Fu basileus dei romei dal 1º gennaio 1259 fino alla sua morte. Michele fu il fondatore della dinastia dei Paleologi, che avrebbe governato l'Impero bizantino fino alla caduta di Costantinopoli (1453). Riconquistò la sua capitale dall'impero latino nel 1261 e grazie a ciò l'impero di Nicea riconquistò la corona imperiale bizantina.

Biografia Origini

Michele Paleologo era figlio del megas domestikos Andronico Paleologo e della seconda cugina Teodora Angelina Paleologina, nipote del Basileus Alessio III Angelo ed imparentata con la famiglia dei Lascaris. Dell'infanzia non è noto molto salvo il fatto che il futuro imperatore fu educato ed accudito dalla sorella maggiore, Maria, moglie di Niceforo Tarcaniota..

In gioventù, seguì la carriera militare insieme al padre Andronico al seguito del quale divenne governatore delle città di Melnik e Serres. Nell'inverno del 1253, fu accusato di complotto dall'imperatore Giovanni III Vatatze che volle sottoporlo a un'ordalia, ovvero prendere in mano un ferro rovente senza bruciarsi. Michele si sottrasse abilmente alla prova, facendo leva sulla estraneità di una simile pratica al diritto bizantino e sulla sua origine "barbarica". Dichiarò infatti che egli si sarebbe sottoposto alla pratica soltanto se un uomo di provata rettitudine quale il Metropolita di Filadelfia avesse preso per primo in mano il ferro rovente per passarglielo. Il prelato, trascinato in questo modo nella discussione, si tirò indietro e dichiarò pubblicamente l'origine straniera di quella pratica giuridica, che veniva eseguita dietro espresso ordine imperiale e in assenza di una comprovata tradizione: questo fu più che sufficiente a far crollare le accuse contro il Paleologo.

Scagionatolo, Giovanni III garantì a Michele la mano della nipote, il titolo prestigioso di megas konostaulos che comportava il comando delle truppe mercenarie latine al servizio dell'impero di Nicea. Tuttavia, alla morte dell'imperatore ed all'ascesa al trono di Teodoro II Lascaris, i rapporti con la corte e con il nuovo imperatore si guastarono nuovamente e pertanto, insieme ad alcuni suoi amici e congiunti, decise di trasferirsi alla corte del sultano d'Iconio Kaykaus II..

Dopo due anni di servizio presso il Sultano, Michele, ottenuto un salvacondotto da parte di Teodoro II e dietro un giuramento di fedeltà, tornò a Nicea. ma, pochi mesi dopo, a causa della sua ben nota appartenenza alla fazione di corte più vicina agli interessi della nobiltà e dei sospetti dello stesso imperatore, fu incarcerato insieme a molti altri militari (tra cui Alessio Strategopulo) e funzionari...

Il 18 agosto del 1258, Teodoro II Lascaris, minato da una grave forma di epilessia, morì a soli 36 anni e gli successe al trono il figlio Giovanni IV Lascaris (1258-1261), un bambino di otto anni; nel suo testamento, Teodoro affidò la reggenza all'amico Giorgio Muzalon, di cui era ben nota la lealtà verso la famiglia imperiale e il disprezzo, ricambiato, per la nobiltà di corte.

Scarcerato, Michele, insieme a molti altri nobili, partecipò alla messa funebre in onore dell'imperatore nel corso della quale Giorgio Muzalon fu ucciso ai piedi dell'altare maggiore; sul mandante dell'attentato nulla è sicuro salvo il fatto che nessuno dei presenti si mosse per salvare il reggente e che lo stesso Michele ne raccolse i maggiori vantaggi: infatti, fu investito del titolo di megas doux, poi, nel novembre 1258, di despotes, infine di co-imperatore..

La riconquista di Costantinopoli

L'ascesa al trono di Michele, quale co-imperatore del giovane Giovanni IV Lascaris, fu certamente dovuta non solo al carisma del primo ma anche al deterioramento della situazione politica internazionale. Infatti, l'impero bizantino, che sotto la guida sapiente di Giovanni III Vatatze aveva notevolmente esteso il proprio dominio a danno dei territori dell'impero latino, aveva bisogno di un governo autorevole e determinato contro il pericolo rappresentato da Manfredi, re di Sicilia, che nel frattempo aveva occupato Durazzo e l'isola di Corfù ed aveva sottoscritto un'alleanza con il despota epirota Michele II e con Guglielmo II di Villehardouin, principe franco dell'Acaia..

Nel 1259, i tre alleati decisero di armare un forte esercito contro l'Impero di Nicea ma le loro forze congiunte furono messe in rotta dall'esercito imperiale nella Battaglia di Pelagonia. Poco dopo, approfittando della debolezza dell'Epiro e dell'Acaia, il cui sovrano Guglielmo II era caduto prigioniero dei bizantini, Michele decise di proseguire l'offensiva riuscendo a riconquistare la città di Durazzo e l'odierna Albania, consolidando in tal modo il confine occidentale di Nicea..

Nonostante la brillante vittoria, Michele era ben consapevole che solo la riconquista di Costantinopoli, ormai ultimo possedimento dell'Impero Latino, avrebbe potuto consolidare il suo prestigio. Nel 1260 tentò di assediare la città via terra ma non ottenne alcun successo poiché la flotta veneziana, alleata dell'imperatore latino Baldovino II, continuò a garantire i rifornimenti alla città, costringendo l'imperatore a stipulare una tregua. Convinto che solo l'alleanza con una potenza navale avrebbe potuto garantire la protezione necessaria alle truppe bizantine per tagliare fuori i latini da ogni linea di rifornimento, Michele stipulò il trattato di Ninfeo con la repubblica di Genova: otteneva così 50 galere, armate, equipaggiate e finanziate da Genova in cambio della concessione di privilegi commerciali riscossione dei dazi e l'accesso esclusivo al mar Nero e fondaci sulle principali isole dell'Egeo...

Venne insignito il capitano Genovese Giovanni De lo Cavo del titolo di Ammiraglio di Costantinopoli e quindi comandante in capo della flotta dell'impero e difensore di tutti i mari e tutte le isole bizantine; in seguito, il 25 luglio del 1261 un esercito bizantino di 800 uomini in avanscoperta, guidato dal generale, Alessio Strategopulo, occupò la città senza incontrare resistenza, mentre l'imperatore latino Baldovino II riuscì a fuggire, ponendo fine al dominio latino dell'impero.

L'usurpazione

Le notizie della riconquista della città raggiunsero per prima la sorella dell'imperatore, Eulogia, la quale cercò inutilmente di convincere il fratello del lieto avvenimento; Michele, però, si sarebbe persuaso solo quando ricevette dallo Strategopulo la spada e la corona che Baldovino aveva abbandonato al palazzo imperiale..

Il 15 agosto dello stesso anno, dopo aver relegato Giovanni IV a Nicea, Michele si fece incoronare imperatore insieme al figlio Andronico II ed iniziò a disporre un lungo e capillare programma di restauro e di ripopolamento della Capitale che, cominciando dal rafforzamento delle mura, avrebbe interessato palazzi, monasteri, chiese ed edifici pubbliciFüchs, Die Höheren Schulen von Konstantinopel im Mittelalter, p. 155.Madden, pp. 110–113.

Ormai sicuro della propria posizione, nel dicembre dello stesso anno, fece accecare il legittimo sovrano Giovanni IV, prontamente relegato in un monastero, e fece maritare all'estero le sue sorelle in modo che non potessero rivendicare il trono. L'accecamento di Giovanni, tuttavia, divenne di dominio pubblico ed il patriarca Arsenio Autoreiano scomunicò Michele: nacque così una lunga controversia tra l'imperatore ed il patriarca che non si concluse neppure quando, ormai sei anni dopo l'usurpazione, Michele fece deporre Arsenio in quanto costui ed i suoi seguaci rifiutarono di deporre le armi e divennero una fazione che avrebbe minato alla base l'autorità imperiale per tutto il regno del PaleologoDonald Nicol, The Last Centuries of Byzantium, 1261–1453, Cambridge: University Press, 1993, p. 44.

Regno La lotta con i Latini

Con la caduta di Costantinopoli, il Papato subì non solo un duro smacco al proprio prestigio ma anche una pesante diminuzione della propria autorità spirituale in quanto i Bizantini erano stati in grado di riaffermare efficacemente il loro diritto a mantenere una chiesa autonoma e separata da Roma e di conseguenza divenne obbiettivo di prima importanza riportare i Greci sotto il controllo occidentale; quanto a Michele, ben consapevole della straordinaria influenza della chiesa, l'occasione andava sfruttata e decise ad inviare alcuni ambasciatori da Papa Urbano IV ma in ogni caso tale missione diplomatica fallì (gli ambasciatori, infatti, non raggiunsero neppure la città eterna in quanto uno fu giustiziato e l'altro dovette fuggire).

Nel 1263, l'imperatore raggiunse un accordo con il principe di Acaia, Guglielmo II Villehardouin, caduto prigioniero dei bizantini a Pelagonia: in cambio della liberazione, il principe avrebbe dovuto cedere oltre un terzo dei propri territori, principalmente la Laconia, pagare un riscatto ed un tributo annuale e nelle terre così conquistate fu istituita la Provincia bizantina di Morea, con Mistra come capoluogo; nello stesso periodo lo stesso imperatore conquistò le città di Anchialo e di Mesembria, importanti roccaforti sul mar Nero..

Dopo Guglielmo II, Michele cercò di accordarsi anche con Manfredi di Sicilia: nell'estate del 1262, il Basileus propose un matrimonio tra lui stesso ed Anna, sorella di Manfredi e vedova di Giovanni III Vatatze ma l'iniziativa non ebbe successo; Anna rifiutò le nozze mentre la moglie di Michele, Teodora, rifiutò di farsi da parte e si appellò al patriarca Arsenio il quale costrinse l'imperatore a rinunciare ai suoi piani; Michele si arrese e rimandò Anna dal fratello, un gesto che permise il rilascio del generale Alessio Strategopulo..

Nel 1263, Michele dovette affrontare una pericolosa questione al confine orientale: il Sultano Kaykaus II, deposto, giunse esule a Costantinopoli per chiedere l'aiuto di Michele ma il Basileus, tenendo in massima considerazione l'alleanza con i Mongoli dell'Iran e non volendo rischiare un conflitto in Anatolia, decise di imprigionare il Sultano deposto (sarebbe stato liberato dai Mongoli di Russia solo diversi anni dopo)Cahen, Pre-Ottoman Turkey: a general survey of the material and spiritual culture and history, tradotto da J. Jones-Williams, 1968, New York: American Council of Learned Societies, 2004, p. 279.

Il disinteressamento di Michele fu certamente giustificato. Infatti, quello stesso anno il Basileus inviò un poderoso contingente mercenario in Morea con l'obbiettivo di conquistare definitivamente il Principato d'Acaia ma le truppe latine, in un attacco di sorpresa, riuscirono ad annientare le truppe bizantine. Pochi mesi dopo, una flotta congiunta bizantino-genovese di 48 galere, subì un'umiliante disfatta nella Battaglia di Settepozzi a seguito della quale le truppe bizantine in Grecia furono tagliate fuori dai rifornimenti mentre i mercenari, privi di paga, decisero di disertare..

Infine, nella primavera del 1265, un'armata bulgara, con l'appoggio di truppe tartare guidate da Nogai Khan, saccheggiò gran parte della Tracia bizantina e per poco non fece prigioniero lo stesso imperatore: a stento, abbandonato anche da alcuni suoi ufficiali, Michele riuscì a raggiungere la costa del Mar di Marmara, dove l'imperatore ed il suo seguito riuscirono ad abbordare due galere latine ed a tornare nella capitale..

Ormai preso in una guerra lunga e dispendiosa, Michele cercò di raggiungere un accordo con i Veneziani: nel 1263, infatti, l'imperatore, a seguito della disfatta di Settepozzi e di dissensi, aveva licenziato la flotta genovese ed aveva cancellato molti dei loro privilegi commerciali ed intraprese lunghe trattative con i Veneziani ai quali promise il ristabilimento delle relazioni commerciali, più gli stessi diritti concessi ai genovesi con il trattato di Ninfeo; tuttavia, il Senato veneziano rifiutò l'accordo e si limitò a concedere una tregua..