Conosciuto come l'imperatore della cocaina, è considerato il criminale più ricco in assoluto, con un patrimonio stimato di oltre 76 miliardi di dollari nei primi anni '80, patrimonio aumentato in seguito, con una media di guadagno che si aggirava intorno ai 90 milioni al giorno, ovvero più di 30 miliardi l'anno. Quando il suo impero raggiunse la massima espansione, la rivista Forbes stimava che egli fosse il settimo uomo più ricco del mondo, controllando l'80% della cocaina del mondo e il 20% delle armi illecitamente circolanti. Ancora oggi è classificato come il più potente e ricco narcotrafficante della storia, avendo superato, alla guida del cartello di Medellín, il cartello di Sinaloa, di Calí e di Guadalajara.

È stato anche il più sanguinario responsabile, diretto e mandante, della morte di un numero imprecisato di forze di polizia colombiane, agenti statunitensi, civili e quattro candidati in politica. Nel 1982 ha inoltre avuto una breve carriera politica, venendo eletto alla Camera dei rappresentanti della Colombia.

Biografia Primi anni Pablo Emilio Escobar nacque il 1º dicembre 1949 a Rionegro, nel dipartimento di Antioquia in Colombia, terzo dei sette figli concepiti dall'agricoltore Abel de Jesús Escobar Echeverri (1910-2001) e dall'insegnante di scuola elementare Hermilda Gaviria (1918-2006). La famiglia, di umili origini contadine e facente parte dell'etnia Paisa, era molto povera e quando Pablo aveva sei anni, decise di trasferirsi a Medellín in cerca di lavoro e per migliorare le proprie condizioni di vita.

Cominciò la sua carriera criminale commettendo piccoli furti e truffe. Escobar a 13 anni entrò a far parte di un movimento di cultura giovanile noto come Nadaismo (una sorta di dadaismo in versione colombiana) che incoraggiava i giovani a sfidare l'ordine stabilito. Parte di questo movimento di controcultura prevedeva la sperimentazione di droghe, portando il futuro boss della droga a prediligere l'uso della marijuana che non lo avrebbe mai abbandonato.

Carriera criminale Nel 1974 venne arrestato per furto d'auto, in seguito al quale venne trasferito nel carcere di Ladera (Colombia), dove incontrò un importante contrabbandiere del luogo, Alberto Prieto. Dopo la scarcerazione, Escobar cominciò a lavorare per Prieto e, grazie al contrabbando, venne a conoscenza del nascente business della cocaina, nel quale iniziò a diventare protagonista nel 1975. La sua fama crebbe dopo che un narcotrafficante di Medellín, noto come Fabio Restrepo, fu assassinato nel 1975 – apparentemente proprio da Escobar – dopo aver acquistato 14 chilogrammi di droga. In seguito gli uomini di Restrepo furono informati che da quel momento avrebbero lavorato per Escobar. Quando il suo business guadagnò notorietà, Escobar divenne noto a livello internazionale.

Corruzione e intimidazione caratterizzavano il sistema colombiano durante l'era di Escobar. Egli praticava un'efficace strategia nota come plata o plomo, in spagnolo letteralmente "argento (soldi) o piombo", che consisteva nel proporre una alternativa a chi si trovava sulla sua strada: lasciarsi corrompere o morire. Per applicare questa strategia, controllare le operazioni, "eliminare" gli informatori, gli infiltrati o semplicemente chi potesse intralciare i suoi affari, Escobar si circondò fin dai primi anni di un gruppo di guardie personali, perlopiù giovani provenienti dalle comunas, che avevano il compito di organizzare gli spostamenti del capo, salvaguardare la sicurezza nella sua tenuta Napoles e, soprattutto dalla fine degli anni '80, organizzare omicidi, stragi con autobombe, sequestri.

Il successo

Quando il suo impero raggiunse la massima espansione, la rivista Forbes stimava che egli fosse il settimo uomo più ricco del mondo, controllando l'80% della cocaina del mondo e il 20% delle armi illecitamente circolanti. La sua organizzazione possedeva flotte di aerei, navi, veicoli costosi, così come ricche proprietà e vasti appezzamenti di terreno: le stime indicano che il cartello di Medellín incassasse 30 miliardi di dollari l'anno al suo momento più alto (circa 80 milioni di dollari al giorno). Ciononostante, Escobar era considerato un eroe per molti abitanti di Medellín, si trovava a suo agio nelle relazioni con il pubblico e riuscì ad accreditarsi la fama di benefattore dei poveri al fine di ottenere consenso politico.

Fanatico degli sport, fece costruire stadi di calcio sponsorizzando squadre locali, ma anche scuole e ospedali, coltivando così la sua immagine anche nelle vesti di Robin Hood distribuendo talvolta denaro ai poveri in cambio di fedeltà. La popolazione di Medellín, infatti, lo aiutava spesso fornendogli coperture, nascondendo informazioni alle autorità, o in ogni altro modo. Pablo Escobar, interessato a essere amato quanto temuto, venne così mitizzato da buona parte della popolazione povera colombiana nonostante le stragi senza precedenti di civili, poliziotti e militari colombiani di cui era responsabile.

Collaborazione con il criminale nazista latitante Klaus Barbie

Il nazista Klaus Barbie (alias Klaus Altmann) verso gli anni attorno al 1970 divenne capo della sicurezza del narcotrafficante e criminale Roberto Suarez Gómez (1932-2000, noto all'epoca come il "Re della cocaina"). Lo ha rivelato la rivista tedesca Der Spiegel dopo l'intervista con il figlio del narcotrafficante, Gary Suarez Gómez, aggiungendo che per il padre il nazista Barbie-Altmann era considerato "persona importante per via della sua esperienza sulla sicurezza, sulla strategia militare e del lavoro svolto nei servizi segreti".

E a proposito di Pablo Escobar, Gerardo Caballero, il genero di Gary ha ammesso durante l'intervista al settimanale tedesco che "Barbie ci ha aiutato molto, anche per lavorare con il colombiano Pablo Escobar". Barbie già agiva nei servizi segreti boliviani mentre faceva affari con i narcotrafficanti. Un rapporto della CIA (maggio 1974) rivelava i sospetti sul nazista e del suo coinvolgimento con il mondo della droga boliviana.

La carriera politica I primi passi di Pablo Escobar nel mondo della politica iniziarono con l'elezione a consigliere comunale di Envigado, nel 1979. Nel 1982 Escobar iniziò a interessarsi alla politica nazionale, accettando di candidarsi in una lista del Movimento Rivoluzionario Liberale, una formazione che appoggiava la candidatura di Luis Carlos Galán, del partito Nuovo Liberalismo. Tuttavia, a causa dei sospetti legati alla natura truffaldina della fortuna di Escobar, Galán decise di rifiutare pubblicamente l'adesione del Movimento Rivoluzionario Liberale. Nonostante ciò, Escobar venne presentato al politico Alberto Santofimio Botero, capo della formazione politica Alternativa Liberal, del quale il narcotrafficante divenne presto esponente di spicco. Grazie al progetto Medellín sin tugurios, un piano per costruire oltre cinquecento abitazioni per famiglie povere, Escobar ottenne una grande popolarità nella propria città natale, tanto da essere definito "un Robin Hood" da una nota rivista colombiana. Al termine di una dura campagna elettorale, Pablo Escobar venne eletto alla Camera dei rappresentanti, il 14 marzo 1982.

La carriera politica di Escobar subì un duro colpo quando il quotidiano El Espectador pubblicò, il 25 agosto di quell'anno, la notizia che il narcotrafficante era stato arrestato nel 1976 per essere stato trovato in possesso di un carico di cocaina. Il 26 ottobre 1983 la Camera privò Escobar dell'immunità parlamentare, e il narcotrafficante si dimise il 20 gennaio 1984.

La guerra contro lo Stato e il Cartello di Cali

Pablo Escobar visse come una profonda umiliazione il fallimento della sua carriera politica, e si mise in moto per vendicarsi contro quelli che identificava come i responsabili. Il suo primo obiettivo fu il Ministro della Giustizia Rodrigo Lara Bonilla, che più di tutti si era battuto alla Camera per denunciare le attività illecite di Escobar, assassinato dai sicari il 30 aprile 1984. La paura delle ripercussioni causò un esodo di tutti i narcotrafficanti colombiani, che si rifugiarono a Panama, il cui uomo al potere, il generale Noriega, aveva una lunga storia di collaborazione con i cartelli del narcotraffico.

Nell'estate di quell'anno, elementi dell'M-19 informarono Escobar che alcuni membri del governo sandinista del Nicaragua presieduto da Daniel Ortega erano disposti ad accoglierlo. Escobar si stabilì lì con la famiglia e con il socio d'affari José Gonzalo Rodríguez Gacha, con cui cominciò a studiare delle rotte per introdurre cocaina negli Stati Uniti d'America dal suo nuovo avamposto. È in quest'occasione che Escobar venne in contatto con il pilota americano Barry Seal, che agiva come informatore per le agenzie americane. In occasione della spedizione di un carico dall'aeroporto di Managua, Seal scattò delle fotografie a Escobar e Gacha insieme a funzionari del governo sandinista, fornendo una prova inconfutabile delle attività criminali del narcotrafficante. Barry Seal sarebbe stato successivamente assassinato a Baton Rouge il 19 febbraio 1986 da sicari del cartello di Medellín. Le foto pubblicate dai giornali colpirono non solo Escobar, ma anche il regime sandinista, che si vide costretto a cacciare il narcotrafficante dal Paese, per mettere a tacere le accuse di appoggio a un'organizzazione mafiosa. Il capo del cartello di Medellín stabilì perciò anche contatti con il generale cubano Arnaldo Ochoa Sánchez per esportare tonnellate di cocaina attraverso Cuba; nel 1989 il generale Ochoa verrà arrestato e condannato a morte insieme ad altri tre ufficiali dell'esercito cubano con le accuse di traffico di droga, corruzione ed alto tradimento. Secondo la DEA, la condanna del generale Ochoa serviva ad occultare le responsabilità di Fidel Castro e del fratello Raúl nel narcotraffico di Escobar.

Nel giugno del 1985 Iván Marino Ospina, membro dell'M-19, informò Escobar del piano del gruppo guerrigliero di attaccare e occupare un edificio governativo. La scelta finale cadde sul Palazzo di Giustizia, sede della Corte Suprema e luogo dove erano custoditi i fascicoli relativi alle indagini su Escobar, che finanziò parte dell'operazione nella speranza di ottenere un vantaggio personale. L'attacco avvenne il 6 novembre, protraendosi per due giorni; dodici magistrati vennero assassinati, e un incendio distrusse completamente le carte relative ai processi e alle estradizioni.

Il 12 dicembre 1986, dopo mesi di uccisioni ai magistrati, avvocati e giornalisti, la Corte Suprema colombiana annullò il trattato di estradizione con gli Stati Uniti, siglato sette anni prima. La decisione fu duramente contestata dal quotidiano El Espectador, nemico di vecchia data di Escobar, ritenendo che l'annullamento dell'estradizione avrebbe rafforzato il narcotraffico. Deciso a mettere a tacere gli articoli contro di lui, Escobar fece uccidere il direttore del giornale, Guillermo Cano Isaza, che venne assassinato il 17 dicembre. Nonostante l'annullamento dell'estradizione, la persecuzione dei nemici di Escobar non terminò. Il 13 gennaio 1987, l'ambasciatore colombiano in Ungheria, Enrique Parejo Gonzalez, venne ferito dai proiettili di un sicario di Escobar ma sopravvisse.