Il Casato dei Cicogna è una famiglia patrizia veneziana, aggregata al Maggior Consiglio della Repubblica di Venezia nel 1381 e annoverata fra le cosiddette Casade Novissime. Diedero alla Serenissima un doge, Pasquale Cicogna (1585-1595).

Vari rami si trasferirono in numerose città del nord Italia ma in particolare si ricorda il ramo della famiglia si stabilì a Milano, dove assunse il nome di Cicogna Mozzoni e fu investito dei feudi di Terdobbiate, Tornaco e Peltrengo (1554), con il titolo comitale.

Origini e tradizioni L'insegna dei Cicogna avrebbe avuto origine, secondo la leggenda, da un fatto accaduto ad un Beltramo della famiglia, uomo definito "valorosissimo", il quale mentre dormiva nelle campagne fuori dalla città venne assalito da una grossa serpe, che però venne uccisa provvidenzialmente da una generosa cicogna. Beltramo, in segno di gratitudine per lo scampato pericolo, fece mettere sopra il suo scudo l’effigie di una cicogna. Questa leggenda viene puntualmente riportata in comparizioni dei Cicogna davanti al Collegio dei giureconsulti di Milano per ottenere la cooptazione, nel XVII secolo. Come molte altre antiche famiglie milanesi, anche i Cicogna facevano risalire le loro origini a un'antica gens romana che in epoca imperiale diede all'Urbe consoli e cavalieri. Veniva citato lo storico Cornelio Tacito (vissuto tra il 55 ed il 120 dopo Cristo) che nei suoi annali e nelle sue storie parla di un Cingonio Varrone, comandante militare dell'imperatore Nerone e console designato per gli ultimi mesi del 68 d.C., vittima della sanguinosa repressione ordinata dall'imperatore Galba succeduto al suicida Nerone. Da Roma i Cicogna si sarebbero diffusi nell'Italia settentrionale (Pasquale Cicogna fu doge della Serenissima nel XVI secolo) ed anche Oltralpe, in Germania. Nel XV secolo si ricordano autori come Egenulfo Cicogna e Venceslao Cicogna, comandante germanico, che concorse all'ampliamento della città di Brescia.

La tradizione storica vuole che i Cicogna fossero originari delle isole lagunari. Che si arricchirono col commercio e grazie al servizio militare e finanziario reso alla Serenissima.

Il 4 febbraio 1381 Marco Cicogna, speziale, ottenne l’aggregazione al patriziato veneto per i servigi e i sacrifici pecuniari sostenuti a vantaggio della patria durante la guerra di Chioggia contro Genova.

XV secolo Nel Quattrocento la casata consolidò la propria posizione: Francesco di Marco fu podestà di Malvasia (1480), podestà e capitano di Capodistria, provveditore in Morea (1498); Bernardo Cicogna si distinse nel 1496 contro i corsari di Tunisi come capitano delle galee grosse.

XVI secolo Il secolo d’oro della famiglia fu il XVI, con varie cariche civili e militari: Nicolò Cicogna, podestà di Adria (1510) e di Asola; Giovanni Domenico Cicogna, provveditore delle fabbriche sopra Treviso (1540); Girolamo Cicogna, capitano di Padova (1561) e podestà (1566).

I tre fratelli Pasquale, Giovanni e Antonio furono protagonisti delle guerre contro i Turchi e nella Battaglia di Lepanto. Successivamente, Giovanni cadde alle Curzolari (1570), Antonio divenne procuratore di San Marco, mentre Pasquale fu eletto doge il 18 agosto 1585.

Il dogado di Pasquale Durante il dogado (1585-1595), Pasquale Cicogna fronteggiò la carestia che afflisse Venezia con misure di approvvigionamento dei viveri. Sotto il suo governo fu costruito il nuovo ponte di Rialto (1591), simbolo della munificenza della Repubblica.

Tempi recenti e successione Dopo il XVII secolo la famiglia non fu più protagonista della vita politica Veneziana ma i discendenti mantennero i privilegi a loro concessi, rispondendo in maniera funzionale alle trasformazioni politiche, sociali ed economiche fino ai giorni d'oggi.

Infatti, nonostante la caduta della Serenissima, la famiglia Cicogna continuò a essere riconosciuta tra le casate nobili italiane. La nobiltà patrizia venne confermata con Sovrana Risoluzione dell’11 novembre 1817 dall'Impero Austriaco e con Decreto ministeriale di riconoscimento dell’11 maggio 1891dal Regno d'Italia.

In età contemporanea il ramo principale della famiglia si è diviso in due. Il primo formato dalla discendenza di N.H. Giovanni Cicogna (1886–1954), sposò nel 1919 Livia Brunelli Bonetti e ne ebbe la seguente prole:

N.H. Alessandro (1920 - 2006), sposò (1947) Anna Jurgens, da cui: N.H. Francesco (1948). N.H. Giovanni (1950 - 2011) N.D. Maria Teresa (1922 – 2016), sposò Anteo Genovese.

Il secondo, dal fratello di Giovanni, N.H. Alvise (1890 –1921), sposò Natalia Bottiglieri da cui ebbe:

N.H. Giampaolo (1922 – 1954), sposò nel 1953 Maria Farina ed ebbe: N.D. Alessandra (1957), sposò nel 1975 Giulio Dolcetta. N.D. Marina (1958), sposò Massimo Agnes. N.H. Alvise (1958–1993), sposò Anda dei Conti Calvi di Bergolo (nipote della principessa Iolanda (1901-1986), primogenita di Vittorio Emanuele III e di Elena del Montenegro) da cui: N.H. Giovanni Federico Carlo Maria (2000). N.D. Maria Caterina (2011).

Il ramo lombardo

Parallelamente si sviluppò un ramo della famiglia a Milano. Documentato dal Trecento nei Nobilium familiarum Mediolanensium commenta di Raffaele Fagnani, vide membri attivi nelle istituzioni cittadine già dal 1387 (Picinino de la Cigonia).

Giacomo Cicogna (1468) fu consigliere ducale sotto Bona di Savoia. Il nipote Giovan Pietro Cicogna (†1637), giureconsulto e collegiato, sposò Angela Mozzoni: da qui l’assunzione del cognome Cicogna Mozzoni, con il quale i discendenti conservarono titoli e beni patrimoniali.

Sotto Carlo V e Filippo II alcuni membri furono al servizio della monarchia spagnola: Giovan Pietro fu capitano di fanteria, colonnello, maestro di campo nelle guerre del Piemonte, governatore di Novara; nel 1554 fu creato conte di Terdobbiate, Tornaco e Peltrengo. Il figlio Antonio fu commissario generale dell’artiglieria e partecipò alla presa di Finale (1571).

Tra i discendenti si ricordano: Ludovico Cicogna (†1532), senatore di Milano; Giovan Pietro Cicogna Mozzoni (1565-1637), giureconsulto e membro del Tribunale di Provvigione; La discendente Guendalina Cicogna Mozzoni, che sposò nel 1902 don Gaetano Litta Modignani.

Arma Lo stemma veneziano è descritto: D’azzurro, alla cicogna d’argento, imbeccata e armata di rosso.

Palazzi e ville Palazzo Ariani Minotto Cicogna, a Dorsoduro; Villa Cicogna (XVI secolo), a Visnà di Montebelluna: i Cicogna avevano interessi nella zona almeno dal 1457; Villa Cicogna (XVIII secolo), a Ponzano Veneto; nel 1948 l'ultimo proprietario, Giovanni Cicogna, la donò al comune che la trasformò in municipio; Villa Cicogna, Borlini (XVIII secolo), a Gaiarine, attuale municipio. Villa Colloredo, Cicogna, Gonano-Occhialini, Occhialini (XVI secolo), a Villaorba di Basiliano: fu dei Cicogna a partire dal Seicento; Villa Cicogna (XIX secolo), a Risano di Pavia di Udine; fu dei Cicogna fino al 1969, quando la contessa Nerina la lasciò ai carmelitani scalzi, che in seguito la vendettero. Attualmente è una casa di riposo.

Toponomastica A Venezia la famiglia è ricordata in Calle Cicogna presso San Moisè. Un’altra via, Calle Trevisan o Cicogna a Santa Maria Formosa, prende il nome dall’erudito Emanuele Antonio Cicogna (1789-1867), che non apparteneva al ramo nobile.

Note

Bibliografia

Voci correlate Pasquale Cicogna Cicogna Mozzoni Patriziato veneziano Ponte di Rialto Calvi di Bergolo

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