Ebbe un ruolo di primo piano durante i "fatti di Dongo" e nell'esecuzione di Mussolini il 28 aprile 1945. Secondo alcune versioni è ritenuto colui che scaricò due colpi di pistola di grazia sul corpo ormai agonizzante del DuceG. Cavalleri, F. Giannantoni, M. J. Cereghino, La fine. Gli ultimi giorni di Benito Mussolini nei documenti dei servizi segreti americani (1945-1946), Garzanti, 2009..

Biografia La giovinezza e la partecipazione alla Guerra d'Etiopia e alla spedizione in Russia Luigi Pietro Canali nasce a Como in via Rienza il 16 marzo 1912 in una famiglia modesta e progressista. Suo padre Edoardo è infermiere, la madre Maddalena Zanoni tessitrice. A quindici anni trova lavoro come apprendista contabile in una piccola azienda, ma continua gli studi per corrispondenza per poter ottenere il diploma di ragioniere. Conosce discretamente il francese e l'inglese e si applica allo studio dell'esperanto. A sedici anni si trasferisce come impiegato alla Società Funicolare Como-Brunate.

Nel 1935 viene chiamato alle armi e destinato al fronte etiopico dove rimarrà fino al luglio 1938 come sergente radiotelegrafista della 74ª Compagnia del Genio militare di stanza ad Amba Alagi. Il 22 aprile 1936 scrive alla madre:

Al rientro dall'Africa trova lavoro presso la società idroelettrica "Comacina", ottiene il diploma di ragioniere alle scuole serali e si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio, riuscendo a superare con successo alcuni esami. Durante il conflitto mondiale viene inviato sul fronte russo come capitano del Genio. Qui tenta, senza riuscirci, di formare una banda partigiana antifascista con alcuni commilitoni. Rientra in Italia con gli ultimi contingenti il 26 luglio 1943 ed il giorno dell'armistizio è a Como in licenza.

Canali comandante partigiano Canali aderisce al PCI di cui diventerà nel settembre 1943 rappresentante del partito nel CLN comasco, nel giugno 1944 Capo della Giunta militare del CVL e responsabile militare provinciale all'interno del movimento resistenziale, di cui sarà il principale organizzatore, dimostrando straordinarie doti politiche e militari. Assumendo il nome di battaglia di "Capitano Neri"; insieme a Luigi Clerici, Elio Zampiero, Pietro Terzi, Renato Morandi fonda la 52ª Brigata Garibaldi. Quando Luigi Clerici viene arrestato e ucciso dai fascisti, Canali ne assume il comando, aggiungendo al nome della formazione quello del compagno ucciso.

Il 27 settembre 1943 sposa Giovanna Martinelli e ha una figlia, Luisella. Il 4 agosto 1944 viene nominato comandante di Brigata, nel settembre 1944 vice comandante del Raggruppamento Divisioni Brigate d'assalto Garibaldi Lombardia del Comasco e della bassa Valtellina, il mese successivo comandante della 1ª Divisione Garibaldi che si trovava in una grave crisi organizzativa e in seguito vice comandante del Raggruppamento lombardo Divisioni d'assalto Garibaldi.

Nel settembre 1944, il comando garibaldino di Milano gli affianca la staffetta Giuseppina Tuissi "Gianna" per i collegamenti tra i repartiI due vengono definiti "amanti" o "legati sentimentalmente" dalla letteratura. Ma, dalle testimonianze dei compagni che hanno vissuto con loro raccolte dallo storico Giorgio Cavalleri, oltre la certa simpatia e stima che si era creata tra loro, non è mai stato manifestato un comportamento che potesse far supporre che i due fossero amanti. Cfr.: Giorgio Cavalleri, Ombre sul lago, Edizioni Arterigere, 2007, pag 82.. "Neri" e la Tuissi sono arrestati il 7 gennaio 1945, alla vigilia di un'importante e delicata missione a Lugano, a Villa di Lezzeno dagli uomini della 11ª Brigata Nera "Cesare Rodini", portati in carcere a Como e crudelmente torturatiNell'ottobre 1946, la Corte d'Assise di Como recita in un processo contro aguzzini fascisti: "Le torture che indubbiamente raggiungono il diapason dell'efferatezza appaiono soltanto quelle inflitte al capo partigiano luigi Canali e alla sua compagna Tuissi "Gianna", v. Giorgio Cavalleri, Ombre sul lago, p. 89.. Successivamente il capitano Neri riesce a fuggire dal carcere di Como Borghi e "Gianna" è rilasciata. In seguito alla fuga, Paolo Porta, con lo scopo di screditarlo presso il Comando delle Brigate Garibaldi, farà circolare la voce del suo tradimentoVittorio Roncacci, cit, p 91..

Il 25 febbraio 1945, in un retrobottega milanese, si riunisce un tribunale del popolo istituito dalla delegazione per la Lombardia del comando generale delle Brigate Garibaldi e presieduto da Amerigo Clocchiatti "Ugo". Pietro Vergani "Fabio" assume il ruolo di pubblico accusatore dei due partigiani, in un sommario processo e viene emessa una sentenza di condanna a morte per tradimento. I garibaldini comaschi però, conoscendo il loro capitano e la sua staffetta, non sono dell'idea di rendere esecutiva la condanna, tanto che i due, dopo diverse peripezie, ritornano il 21 aprile tra i compagni di lotta che li accolgono e, poiché il grado di capitano era stato assunto da Pier Luigi Bellini delle Stelle "Pedro", nominano Luigi Canali Capo di stato maggiore della 52ª Brigata, carica del tutto inusuale tra le brigate Garibaldi. Al Comando generale non resta che prenderne atto.

Arresto e uccisione di Mussolini e Clara Petacci

L'arresto e la custodia di Mussolini Il 27 aprile 1945, a Musso, "Neri" partecipa alle delicate trattative con i comandanti di una colonna motorizzata tedesca in ritirata verso il nord, in quanto la forza del nucleo dei partigiani del posto di blocco è decisamente inferiore a quella dei tedeschi. Le trattative si concludono con un accordo: i tedeschi avrebbero potuto proseguire subordinatamente alla consegna dei fascisti al loro seguito, al successivo posto di blocco di Dongo, dopo alcuni chilometri. Tra i catturati, il partigiano Urbano Lazzaro riconosce e arresta Benito Mussolini; al suo seguito, l'amante Claretta Petacci e sei ministri della Repubblica di Salò, oltre a numerose altre personalità.

In attesa di decisioni in merito, e temendo per la sua incolumità, l'ex duce è trasferito nella caserma della Guardia di Finanza di Germasino, un paesino sopra Dongo. Nello stesso tempo, i prigionieri rimasti a Dongo, vengono interrogati e schedati dal "Capitano Neri" e separati in tre gruppi distinti: alcuni vengono trasferiti anch'essi a Germasino, i ministri rimangono rinchiusi nei locali del municipio e altri distribuiti nell'ex caserma del carabinieri e in case private. "Gianna" esegue l'inventario di tutti gli ingenti valori e beni, e documenti sequestrati ai componenti della colonna.

Alle 23:30 Mussolini viene condotto in cella per la notte ma, all'1:00, viene svegliato e fatto salire su una vettura, con il capo fasciato per non essere riconosciuto. Di nuovo a Dongo, Mussolini è riunito alla Petacci, su richiesta di quest'ultima; poi, i due prigionieri sono fatti salire su due vetture, con a bordo anche "Pedro", il partigiano Michele Moretti "Pietro", il Capitano Neri e la Tuissi '"Gianna'" SandrinoFerruccio Lanfranchi, Parla Sandrino uno dei cinque uomini che presero parte alla seconda esecuzione di Mussolini, in: Corriere d'Informazione, 22-23 ottobre 1945 e condotti verso il basso lago.

Neri, d'accordo con Moretti, è del parere di trasferire Mussolini in una baita a Brunate, sopra Como, per consegnarlo alle forze alleate inglesi presso cui aveva avuto riparo durante la fuga dal carcereFranco Servello, Luciano Garibaldi, Perché uccisero Mussolini e Claretta. Giunti a Brienno, tuttavia, ci si rende conto che è troppo rischioso procedere oltreGiorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pp. 57-58. L'intenzione di "Pedro" è invece di porre in salvo Mussolini, essendo stato contattato dal tenente colonnello Sardagna, rappresentante del CVL a Como - su ordine del comandante generale Raffaele Cadorna - che aveva predisposto un traghettamento del prigioniero dal molo di Moltrasio sino alla villa superprotetta sul Lago di Como dell'industriale Remo Cademartori. "Pedro" riesce quindi a convincere il gruppo a dirigersi verso Moltrasio, ma, giunti sul molo, non viene rinvenuta nessuna imbarcazioneGiorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pp. 56-57.

Intorno alle ore 3:00 di notte del 28 aprile, Mussolini e la Petacci sono quindi fatti scendere e alloggiare a Bonzanigo, una frazione di Mezzegra, presso una famiglia di conoscenti di lunga data del Capitano Neri (casa De Maria) e di cui il capo partigiano si fida ciecamenteSuccessivamente Alice Canali, sorella del Neri, spiegò così la decisione del fratello: “Lia De Maria era nostra sorella di latte. Avevamo avuto la stessa balia. Mio fratello sapeva di potersi fidare ciecamente di lei e del marito” Cfr. Luciano Garibaldi, cit., p. 163. Due partigiani sono incaricati del piantonamento notturno.

La fucilazione Alle 14:10 del 28 aprile, l'ufficiale del comando generale del CVL, Walter Audisio colonnello Valerio, e l'ispettore del comando generale delle Brigate Garibaldi, Aldo Lampredi Guido, giungono a Dongo, con il supporto di quattordici partigiani,Si trattava di partigiani provenienti dall'Oltrepò Pavese, appartenenti alle brigate "Crespi" e "Capettini" giunti a Milano la mattina del 27 aprile. Vedi Paolo Murialdi,Prima e dopo la fucilazione di Mussolini, Materiale resistente, ANPI Sezione di Voghera, Aprile 2000 agli ordini del comandante Alfredo Mordini "Riccardo", ispettore politico della 3ª Divisione Garibaldi-Lombardia "Aliotta", e di Orfeo Landini "Piero".

A Dongo "Valerio" si incontra con il comandante Pier Luigi Bellini delle Stelle, comunicandogli di aver avuto l'ordine di fucilare Mussolini e gli altri prigionieri dal CNL di Milano. Dopo aver preso visione delle credenziali, e ritenendole sufficienti, "Pedro" - presenti Neri e Moretti - gli rilascia il suo consensoAi fini di tale decisione, fu decisiva l'esibizione, da parte di "Valerio", del lasciapassare in lingua inglese, rilasciato dall'agente americano Emilio Daddario. Cfr.: Giorgio Cavalleri, Franco Giannantoni e Mario J. Cerighino, cit., pp. 69-70.

Alle 15:15 "Valerio" si muove da Dongo con una Fiat 1100 nera verso Mezzegra, distante 21 km, più a sud, dove - in frazione Bonzanigo - l'ex dittatore è prigioniero. Sono con lui Aldo Lampredi "Guido" e Michele Moretti “Gatti”, che conosceva il luogo, essendoci già stato la notte prima. Secondo la descrizione dei fatti data da "Valerio",In nome del popolo italiano, Teti Stampa, Milano, 1975 sostanzialmente confermata dal memoriale di Aldo Lampredi, consegnato nel 1972 e pubblicato su "l'Unità" nel 1996, Valerio sarebbe stato l'unico esecutore della fucilazione, alle ore 16:00-16:30 del 28 aprile 1945, davanti al cancello di Villa Belmonte, in località Giulino di Mezzegra.

"Valerio" avrebbe scaricato sull'ex capo del fascismo e sulla Petacci una raffica mortale con il mitra di Michele Moretti – essendosi la sua arma inceppata – e poi inflitto un colpo di grazia sul corpo di Mussolini con la pistola (presumibilmente quella del Lampredi). Nel 2009, tuttavia, i ricercatori Cavalleri, Giannantoni e Cereghino, effettuarono un attento esame dei documenti dei servizi segreti americani degli anni 1945 e 1946, desecretati dall'amministrazione Clinton. Da tale esame è emerso un rapporto datato 30 maggio 1945 dell'agente dell'OSS Valerian Lada-Mokarski, che riferisce una differente versione di fatti, compreso un determinante ruolo rivestito dal "Capitano Neri".