Locarno è un comune svizzero di 16 655 abitanti, capoluogo del distretto omonimo e polo regionale, sulla sponda settentrionale del lago Maggiore, a cavallo tra le Prealpi Luganesi e le Alpi Lepontine: il lago Maggiore viene chiamato pure Verbano.

La città è, per popolazione, in terza posizione nel Canton Ticino dopo Lugano e Bellinzona. Considerando tutta la zona urbana la popolazione supera le unità. La stazione ferroviaria si trova all'esterno dei confini comunali, a Muralto, e uno dei suoi simboli, la Madonna del Sasso, si trova sul territorio comunale di Orselina.

È una rinomata meta turistica, grazie in particolare al favorevole microclima, che consente alla vegetazione mediterranea e subtropicale di prosperare, e alla presenza del lago. La sua notorietà è dovuta anche al Locarno Film Festival, secondo festival cinematografico in termini di longevità (prima edizione nel 1946) dopo quello di Venezia.

Geografia fisica Territorio La città, adagiata in una conca protetta da una corona di montagne, si sviluppa alle pendici del Poncione di Trosa,. sul lato sinistro della foce della Maggia (uno dei maggiori estuari lacuali d'Europa), mentre sulla sponda destra troviamo i borghi di Ascona e Losone.

Con i suoi poco più di 190 m s.l.m., misurati alla foce della Maggia, Locarno è la quota più bassa della Svizzera, ma il territorio comunale arriva sino ai metri e oltre di Cardada-Colmanicchio.

Il comune di Locarno è formato dal territorio principale, compreso all'incirca tra il lago Maggiore, il fiume Maggia, la Cimetta ( m) e il torrente Ramogna e alcune frazioni, tra le quali rientra pure l'exclave situata sul Piano di Magadino.

Il Piano di Magadino è compreso all'incirca tra il lago Maggiore, la foce del Verzasca, il fiume Ticino, il torrente Riarena e la Strada principale 13, al suo interno si trovano l'Aeroporto cantonale di Locarno e il polo di sviluppo economico di Riazzino, e dista 6,5 km dal centro della città in direzione Bellinzona.

Clima La regione gode d'un buon soleggiamento con abbondanti precipitazioni annue.

Storia Dalla preistoria al Medioevo I primi insediamenti organizzati risalgono all'età del bronzo (attorno al 1000 a.C.) e sono testimoniati, tra gli altri, dai sepolcreti di San Jorio e Sant'Antonio. Altre necropoli, e fra esse quelle della frazione di Solduno, segnalano una presenza continuata anche nella successiva età del ferroGilardoni. 1967, 381..

Forse già nel VII secolo a.C. i Leponzi si sovrapposero e si amalgamarono alla popolazione autoctona, probabilmente ligure, dando vita a una comunità liguro-celtica. La conquista romana risale al II secolo a.C., come provano tombe sia nel "pagus" sia nelle vallate circostanti; Muralto, stando alle indagini otto e novecentesche, era un fiorente centro residenziale romano, quasi certamente il maggiore dell'area. Scriverà ai primi del secolo scorso il prelato, prefetto della Biblioteca Ambrosiana e archeologo Giovanni Baserga: « All'inizio dell'impero romano, il Locarnese doveva già possedere una popolazione numerosa, ricca e industriale, non era punto scomparsa la popolazione gallica, che aveva preceduto la conquista e la penetrazione di Roma, anzi essa convisse e presto si fuse con gli elementi latini [...] ». Nel museo del Castello Visconteo sono conservate le colombe vitree romane legate ai riti funebriSilvestrini, 1938, 4-7..

Scomparsi nel III secolo d.C. i Romani, scarse, per non dire nulle, sono le tracce altomedievali. Esistono purtuttavia documenti che si riferiscono alla zona datati 712, 807, 822, 842 e, nell'866, si parla della cessione della "corte regia" di Locarno e delle sue pertinenze all'imperatrice Engelberga (anche Angelberga o Angilberta).

Attorno al 1000, il contado finì nelle mani dei Milanesi: feudatari i Da Besozzo, valvassori maggiori dell'arcivescovo. Dal loro ceppo nasceranno le famiglie nobiliari locarnesi: i Duni, i Magoria, i Muralto, gli Orelli. Questa corporazione godette di grande autonomia e guadagnò autorità e forza nel tempo potendo imporre dazi e pedaggi. Beneficiò della protezione di Federico I il Barbarossa che, dopo averle concesso l'esercizio di un mercato mensile nel 1164, la pose, il 27 aprile 1186, da Biasca, sotto la diretta dipendenza imperiale; i "fideles homines" della pieve ottennero anche l'esenzione dal servizio militare e dalle imposte. Privilegi confermati dagli imperatori Ottone IV di Brunswick il 19 aprile 1210Motta, 1991, 37, 38. e Federico II di Svevia nel 1219.

Tra il 1239 e il 1249 Locarno fu governata dal condottiero Simone Orelli, fedelissimo dei Visconti. Nel periodo immediatamente successivo, il dominio passò perciò a Como, che lo manterrà sino al 1342, sebbene non ininterrottamente a causa delle continue guerre tra guelfi e ghibellini (il borgo verrà dato alle fiamme dai vendicativi comaschi (ghibellini) nel 1259 oppure, come riportano altre fonti nel 1260 o 1262). Il 1º maggio 1340 Luchino e Giovanni Visconti, risaliti dal lago al comando di una munita flotta, assediarono ed espugnarono il castello e tutta la regione tornò sotto sovranità milanese. Il 1439 viene ricordato per l'infeudamento da parte di Filippo Maria Visconti dei conti Rusca, che grande blasone daranno alla comunità, a partire dal capostipite Franchino Rusca. Saranno lui e i figli, ad esempio, a trasformare la primigenia fortezza in residenza signorile. Ingentilito, ma non indebolito, il maniero resiste all'assedio dei 15'000 Svizzeri calati dal nord nel 1502-1503. Alla testa dei difensori, a dar man forte ai Rusca, si trova il governatore francese; le terre lombarde erano infatti passate nel frattempo sotto il controllo del giglio.

L'evo moderno

La capitolazione è solo rinviata di qualche anno, poiché, con la Pace di Friburgo, nel 1516 la zona a capo del Verbano viene ceduta ai Confederati. Inizia l'epoca balivale, che durerà fino al 1798 e che, se assicurerà stabilità in un momento che oltre confine sarà molto turbolento, isolerà il Locarnese dal positivo fervore dell'illuminismo austriaco. Simbolicamente, si vorrebbe far coincidere il lungo periodo di decadenza che segue con la quasi completa distruzione del castello, ossia l'emblema stesso della potenza cittadina, decisa dai nuovi occupanti nel 1531. Tuttavia, a dare inizio allo stillicidio di sciagure che si abbatteranno sulla regione è, nel 1515, il crollo, dovuto a una piena, del ponte della Torretta di Bellinzona, da dove transitavano genti e merci con destinazione non solo una Locarno fiorente di traffici e commerci, ma l'intera Lombardia, a cui si accedeva dalla comoda via lacuale.

Nei decenni seguenti, portata da profughi sfuggiti all'inquisizione milanese, s'infiltra, si diffonde e attecchisce la dottrina protestante. Per sedare le lotte che oppongono cattolici e riformati, i padroni elvetici impongono a questi ultimi di rinunciare alla nuova religione o di lasciare la loro terra. Alcune centinaia di loro scelgono l'esilio e il 3 marzo 1555 abbandonano Locarno, tra gli altri, molti esponenti dei casati più influenti: Appiani, Duni, Marcacci, Muralti, Orelli, Trevani... . Il borgo perde così buona parte della sua classe dirigente, composta in prevalenza da intellettuali e mercanti.Due saggi, pubblicati in concomitanza col 450º anniversario della cacciata, trattano approfonditamente e con rigore storico il tema: cfr.: Simona Canevascini e Piero Bianconi, L'esilio dei protestanti locarnesi, Armando Dadò Editore, Locarno 2005, e Ferdinand Meyer, La comunità riformata di Locarno e il suo esilio a Zurigo nel XVI secolo, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 2005..

A cavallo tra il 1576 e il 1577 infierì la peste e la popolazione calò ulteriormente e drasticamente. La testimonianza è quella di San Carlo Borromeo che nel 1584, poco prima della morte, scrive: «Con questa occasione (la fondazione del Collegio Papio d'Ascona, n.d.r.) ho consolato ancora, in quel poco che io ho possuto, quei poveri uomini di Locarno, la quale terra è restata tanto desolata dalla peste, che di 4.800 anime che v'erano, ve ne sono restate 700; e ancora non è finita...».

Nella mappa del 1581 che nella Galleria delle carte geografiche dei Palazzi Vaticani riguarda il Ducato di Milano, il toponimo compare nella forma Lacarno.

L'evo contemporaneo Una sequela di disgrazie determinerà l'epoca successiva. Sintetizza nel 1797 il commissario bernese Karl Viktor von Bonstetten: «In tutt'Italia non c'è forse terra così generosa abitata da gente misera come quella dei villaggi lungo il Ticino»; e dolendosi per l'isolamento del capoluogo, dove «s'ingrassano frati e si costruiscono chiese» senza curarsi della mefitica aria del delta, lo descrive «affondato in superstizioni e paludi»von Bonstetten, 1984. Il 22 giugno 1754 a Biegno in val Veddasca venne firmato il regolamento per i confini del baliaggio di Locarno con lo Stato di Milano.

Un'aria che, finalmente, si muoverà non poco sulla scia dei fermenti rivoluzionari e reazionari successivi all'ingresso trionfale in Milano, il 15 maggio del 1796, di Napoleone Bonaparte. Due anni dopo, le autorità locarnesi dichiarano l'indipendenza e l'appartenenza alla Svizzera. Il generale Guillaume Brune, comandante delle truppe francesi in Svizzera, propone la creazione di un Cantone con Locarno capitale. Con l'Atto di Mediazione napoleonico del 1803 nasce in effetti la Repubblica del Canton Ticino e il borgo si proclama città.

E capitale cantonale, seppur transitoria, Locarno lo sarà dal 1821 al 1827; il governo ebbe sede nel convento di San Francesco, mentre gli uffici amministrativi si trovavano al castello. Governo e parlamento torneranno in città tra il 1839 e il 1845, tra il 1857 e il 1863 e, infine, tra il 1875 e il 1881, secondo uno schema di rotazione a turni di sei anni fissato dalla Costituzione cantonale del 1814. Allo scopo, tra il 1837 e il 1838, venne edificato su progetto dell'architetto Giuseppe Pioda (1810-1856) il palazzo, attualmente della Società Elettrica Sopracenerina, che domina con la sua mole il lato sud di Piazza GrandeMotta, 1991, 57..

Sarà questa una fase burrascosa e, contemporaneamente, di un dimenticato dinamismo, contrassegnata com'è dalle faide politiche, anche cruente, tra conservatori e progressisti, ma pure dall'agognata e provvidenziale ricostruzione del ponte della Torretta (1813-1815) e, soprattutto, dalla realizzazione della linea ferroviaria, inaugurata il 20 dicembre 1874; due vie di comunicazione, unitamente a quella del lago (le cui acque sono solcate da un piroscafo a vapore, il Verbano, sin dal 1826), che romperanno un torpore e un isolamento durato tre secoli e che consegneranno "le village où l'on s'endort" (definizione del romanziere francese Henri Lavedan, 1859-1940) e la sua plaga alla nascente "industria dei forestieri".Motta, 1991, 51.

La prima pietra di questa nuova e redditizia attività era stata posata già nel 1870 con la fondazione della Società Operai ed Esercenti, che per missione aveva anche la tutela degli interessi degli albergatoriAlfonsito Varini e Alberto Amstutz, Vicende del turismo locarnese, Edizioni Pedrazzini, Locarno 1985; Alfonsito Varini, Economia e commerci locarnesi dell'Ottocento, Armando Dadò Editore, Locarno 1988..