Il teatro dell'Africa e del Medio Oriente della seconda guerra mondiale comprende l'insieme delle campagne terrestri e navali combattute nell'Africa subsahariana e nel Medio Oriente, dal giugno del 1940 al novembre del 1941. Il grosso dei combattimenti venne sostenuto dalle forze italo - tedesche e dei governi a queste allineati (la Francia di Vichy, l'Iraq e l'Iran), e le forze del Regno Unito e dei paesi del Commonwealth, supportate da altri contingenti delle nazioni Alleate come Etiopia, Francia libera, ed Unione Sovietica.
Le forze in campo e gli obiettivi strategici Italia L'entrata in guerra dell'Italia a fianco della Germania il 10 giugno 1940 aprì un nuovo fronte di operazioni per le forze Alleate: le truppe italiane dislocate in Libia e nell'Africa Orientale Italiana (o AOI, corrispondente alle attuali Etiopia, Eritrea e Somalia) si trovavano in posizione ottimale per minacciare i possedimenti britannici in Sudan ed Egitto, ed in particolare il canale di Suez, importantissima via d'acqua che garantiva i collegamenti più rapidi tra il Regno Unito e le sue colonie in India ed Estremo Oriente. Le unità navali italiane dislocate nell'AOI costituivano poi una minaccia potenziale anche per i convogli che transitavano per il Mar Rosso, unica via alternativa alle rotte passanti per il Mediterraneo per rifornire rapidamente le truppe britanniche dislocate in Egitto.
Allo scoppio della guerra, le forze italiane dislocate in AOI potevano contare su una certa superiorità numerica, almeno sotto il profilo delle forze terrestri: il viceré Amedeo di Savoia-Aosta comandava tra gli . ed i . soldati nazionali, oltre a poco più di soldati indigenti reclutati localmente; di contro, le forze britanniche dislocate a difesa di Sudan, Kenya e Somalia Britannica ammontavano verso la fine del 1939 a circa uomini (tra truppe nazionali, reclutate localmente o provenienti dai Dominion), incrementati a circa alla fine del 1940 tramite l'invio di due divisioni indiane e di tre brigate sudafricane.. In ambito aeronautico le forze dei due contendenti si equivalevano, mentre in campo navale la Regia Marina poteva schierare solo 8 sommergibili, 7 cacciatorpediniere e poco altro naviglio minore, forze troppo esigue per contrastare efficacemente le più numerose unità britanniche.
Il vero punto debole della posizione italiana in AOI era il suo essere completamente isolata dalla madrepatria e quasi del tutto tagliata fuori dai rifornimenti: il controllo di Suez e Gibilterra da parte dei britannici impedivano rifornimenti regolari dall'Italia, e solo pochi mercantili provenienti dal Giappone o gli aerei da trasporto decollati dalla Libia garantivano un esiguo approvvigionamento di materiale bellico.. Le scorte ammassate in Etiopia prima dello scoppio delle ostilità erano cospicue ma costituite in massima parte da materiali bellici vecchi ed obsoleti, soprattutto sotto il profilo delle artiglierie e del munizionamento. A ciò si aggiungeva l'endemica presenza nella zona di bande di guerriglieri etiopi, formatesi dopo la campagna del 1935 - 1936 e mai del tutto debellate dagli italiani; allo scoppio delle ostilità, i britannici si premunirono di inviare aiuti e rifornimenti ai guerriglieri, particolarmente forti nelle regioni occidentali dell'Etiopia, nonché di allestire in Sudan una forza mista di truppe britanniche, sudanesi ed etiopi (la Gideon Force) sotto il comando del colonnello Orde Charles Wingate..
Regno Unito La stessa regione del Medio Oriente era di fondamentale importanza per i britannici: i giacimenti petroliferi di Mosul in Iraq e la raffineria di Abadan in Iran fornivano tutto il petrolio di provenienza non americana importato dal Regno Unito negli anni '30 - '40; questi giacimenti costituivano quindi obiettivi di importanza strategica per i britannici, e di conseguenza erano importanti bersagli per le forze dell'Asse.. I dirigenti politico-militari britannici avevano costituito fin dalla prima guerra mondiale il Middle East Command che coordinava tutte le forze disponibili nell'intero teatro mediororientale; le limitate forze terrestri erano rinforzate dalla componente aerea fornita dal RAF Middle East Command.
Iraq L'Iraq era formalmente un alleato del Regno Unito, legato a questo da un trattato di mutua assistenza firmato nel 1930: in cambio del supporto militare britannico alla difesa del paese, l'Iraq concedeva al Regno Unito l'uso di due basi aeree (la RAF Shaibah vicino a Bassora e la RAF Habbaniyya tra Ramadi e Falluja), importanti punti di rifornimento sulla rotta aerea che univa l'Egitto all'India.; sul finire degli anni '30, tuttavia, il sentimento nazionalista ed anti-britannico si fece molto forte nel paese, ed in particolare all'interno delle sue forze armate, virtualmente dominate dal Quadrato d'oro (i quattro più importanti esponenti militari del paese). L'esercito iracheno era una formazione numerosa e ben equipaggiata con materiali bellici forniti dai britannici, ma mancava di esperienza.; l'aeronautica era una forza composita dotata di velivoli di provenienza britannica, americana ed italiana, mentre la marina, la più debole delle tre forze armate, disponeva solo di un pugno di navi leggere.
Iran Più complessa era la situazione dell'Iran: allo scoppio della guerra, lo scià Reza Pahlavi aveva proclamato la neutralità del paese, cercando di mantenere una posizione di equidistanza tra i due blocchi; questo atteggiamento era dettato da un lato dal timore di un'invasione sovietica del paese, dall'altro dai buoni rapporti sorti tra Iran e Germania nazista negli anni '30., vista la collaborazione da parte di numerosi tecnici tedeschi ai progetti di modernizzazione avviati dallo scià. L'esercito iraniano era una forza numerosa ma male equipaggiata e peggio addestrata; l'aviazione disponeva di una sessantina di apparecchi obsoleti, mentre la marina schierava alcune unità leggere.
Francia La sconfitta della Francia nel giugno del 1940 rappresentò un grave colpo per la causa degli Alleati: sebbene il nuovo governo di Vichy fosse ufficialmente neutrale, era opinione comune negli ambienti britannici che esso fosse assoggettato o comunque fortemente influenzato dai tedeschi; i rapporti tra Regno Unito e Vichy erano d'altronde molto tesi, soprattutto dopo il bombardamento della flotta francese a Mers-el-Kébir da parte delle unità della Royal Navy britannica. La maggior parte delle colonie francesi rimase fedele al governo di Vichy, e lo stesso fece la gran parte delle forze armate: le forze francesi dislocate nelle colonie africane e del Medio Oriente erano numericamente considerevoli, ma dotate di equipaggiamenti bellici piuttosto datati (il loro ruolo principale era la difesa delle colonie da rivolte locali), e fortemente limitate nei movimenti dalle clausole dell'armistizio di Compiègne. Dopo i fatti di Mers-el-Kébir, il grosso della flotta francese era stato spostato a Tolone, ma diverse unità leggere rimanevano dislocate nei porti del levante o dell'Africa settentrionale; tra queste vi erano anche due corazzate ancora in costruzione: la Jean Bart (completata al 75%) si trovava ancorata a Casablanca, mentre la Richelieu (completata al 95%) si trovava a Dakar, praticamente immobilizzata dopo l'attacco di un aerosilurante britannico.
Operazioni principali L'Africa Orientale Italiana L'avanzata italiana e il contrattacco britannico
L'11 giugno 1940, il giorno dopo la dichiarazione di guerra dell'Italia alla Francia e al Regno Unito, la prima fa bombardare dalla sua aviazione Port Sudan e Aden, territori britannici e poi una base aerea in Kenya il 13 giugno. Al duca Amedeo d'Aosta venne dato l'ordine di tenersi strettamente alla difesa dell'Africa Orientale Italiana, che il duca interpretò come "difesa attiva" dando il via ad una serie di attacchi che colsero di sorpresa le forze difensive degli Alleati nella regione. Il 4 luglio, gli italiani avanzarono in Sudan portando alla conquista di Cassala, del forte di Gallabat e di diversi altri villaggi lungo il Nilo Azzurro. A sud, gli italiani invasero la colonia britannica del Kenya, avanzando per circa 100 km oltre il confine, conquistando forti e postazioni strategiche entro la fine di luglio, oltre a diversi villaggi come Buna, nonostante le truppe coloniali dell'Impero britannico resistessero con più tenacia che in Sudan. Il 3 agosto, le truppe italiane del generale Guglielmo Nasi penetrarono nella Somalia britannica sconfiggendo gli inglesi e le tribù locali, occupando infine Berbera, capoluogo locale, il 19 agosto.
Terminata l'illusione di una guerra-lampo italiana e dopo una parvenza di successo iniziale, iniziò il contrattacco Alleato, avvenuto su più fronti. I britannici poterono infatti contare sui rinforzi e rifornimenti giunti non solo dalla madrepatria, ma anche dall'India, dall'Australia, dalla Nuova Zelanda e dal Sudafrica. Nel novembre 1940, avanzarono su Gallabat e Metemma con un attacco che si risolse in un nulla di fatto. Gli italiani si ritirarono da Gallabat lasciando sul terreno 175 morti, ma anche i britannici furono costretti a lasciare il forte, bombardati da terra e dal cielo.
L'avanzata britannica Nel gennaio 1941 le forze italiane erano ancora in superiorità numerica, anzi erano cresciute numericamente a ben uomini grazie al reclutamento di cittadini italiani ed etiopi a seguito dello scoppio della guerra. Le forze britanniche invece potevano contare su oltre uomini, senza contare le forze della guerriglia etiope anti-italiana.
Sul fronte con il Sudan, i britannici indussero gli italiani ad evacuare la città di Cassala e a ripiegare in Eritrea sulle posizioni fortificate prima di Agordat, dove avvenne la battaglia di Agordat, poi di Cheren. Lo scontro decisivo con i britannici si ebbe proprio nella battaglia di Cheren, dove le truppe italiane riuscirono a tenere le posizioni dal 3 febbraio al 27 marzo 1941.
Sul fronte keniano, il generale Alan Gordon Cunningham aveva assunto il comando nel novembre 1940 e nei mesi seguenti aveva raggruppato le sue forze, con l'afflusso di importanti rinforzi e di grandi quantità di mezzi e materiali. Il corpo di spedizione era formato inizialmente da due divisioni, la 11ª e la 12ª Divisione africana,. con soldati tra sudafricani, britannici, nigeriani, rhodesiani e neri della Costa d'Oro. Queste truppe disponevano di 300 moderni pezzi d'artiglieria e soprattutto di oltre automezzi, oltre ad alcune squadriglie aeree modernamente dell'aviazione sudafricana..
Il comando italiano di Amedeo d'Aosta decise di affrontare l'offensiva nemica organizzando un debole schieramento a cordone lungo quasi 600 km sul corso del fiume Giuba che, essendo in molti tratti in secca, non avrebbe potuto costituire un reale ostacolo alle moderne truppe motorizzate. Il generale De Simone, responsabile del settore, disponeva di circa soldati, di cui italiani, organizzati nella 101ª Divisione somala schierata a nord e nella 102ª Divisione somala posizionata a sud. Si trattava di forze numerose ma poco addestrate, scarsamente equipaggiate, con artiglierie antiquate, pochi mezzi e solo una decina di vecchi aerei..
L'offensiva di Cunningham ebbe inizio il 21 gennaio 1941 e il confine somalo venne superato in sette punti. Entro il 10 febbraio, tutti gli avamposti italiani furono conquistati; la situazione apparve così difficile che il Duca d'Aosta dovette accogliere la richiesta del generale De Simone di ripiegare dietro il Giuba. Chisimaio venne abbandonata frettolosamente ed il 14 febbraio i britannici entrarono senza combattere. Il giorno seguente il generale Cunningham sferrò subito l'attacco alla linea del fiume tra Gelib e Giumbo. Tra il 17 e il 20 febbraio, l'11ª e la 12ª Divisione africana superarono il Giuba; le difese italiane, attaccate a Gelib sui fianchi e alle spalle, si disgregarono e, il 20 febbraio, il generale De Simone ordinò la ritirata generale che si trasformò rapidamente in rotta;. le perdite ammontarono a soldati tra morti, dispersi e prigionieri..