La seconda battaglia di Governolo è un avvenimento del Risorgimento, nel cui contesto di Guerra regia è spesso citata semplicemente come battaglia di Governolo. La prima battaglia di Governolo, infatti, avvenuta il 24 aprile 1848, fu combattuta nel contesto della Guerra di popolo.
Lo scontro avvenne il 18 luglio 1848, durante la prima guerra d'indipendenza italiana, tra le truppe del Regno di Sardegna, guidate dal generale Eusebio Bava, e quelle dell'Impero austriaco, comandate dal generale Francesco di Liechtenstein. I piemontesi vinsero lo scontro grazie al decisivo intervento dei bersaglieri, ma complessivamente il loro schieramento si indebolì, poiché si estese di ben 20 km. Tale fattore fu determinante nella successiva battaglia di Custoza.
Gli antefatti
Dopo essere stato fermato nella sua avanzata nel Quadrilatero di fronte a Verona nella battaglia di Santa Lucia del 6 maggio 1848, il re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia era riuscito a stento a contenere la controffensiva austriaca del generale Josef Radetzky nella battaglia di Goito del 30 maggio. Affluiti, però, ingenti rinforzi austriaci in Veneto, il 10 giugno, il generale Giovanni Durando, al comando dei volontari pontifici, nella battaglia di Monte Berico, perdeva la città di Vicenza, mettendo in crisi la posizione italiana.
Lo stesso 10 giugno, a nord, il 2º Corpo piemontese comandato da Ettore de Sonnaz avanzò contro l'altopiano di Rivoli conquistandolo senza colpo ferire. L'azione rafforzò tatticamente l'ala sinistra dello schieramento piemontese, ma la indebolì strategicamente, in quanto la prolungò troppo.. Dopo Rivoli si ebbe da parte piemontese un altro mese di stasi, durante il quale si iniziò il blocco di Mantova. I volontari modenesi e quelli pontifici, intanto, denunciavano all’esercito sabaudo la pericolosa in Veneto del 4° Corpo austriaco del generale Karl von Culoz, formato da 3 brigate. Una di queste era comandata dal generale Francesco di Liechtenstein, il quale fece una puntata a Ferrara per rafforzare il presidio e fare incetta di viveri. Ritirandosi, ebbe ordine di lasciare un presidio di qualche compagnia a Governolo, per assicurare il passaggio del Mincio in questa zona. Il resto del 4° Corpo si ritirò a Mantova...
Quando il comandante piemontese del 1° Corpo, Eusebio Bava, ricevette la richiesta di soccorso da parte dei volontari modenesi e pontifici sulla sponda destra del Po, propose a re Carlo Alberto di Savoia di effettuare un’azione su quella riva per dare manforte ai volontari. Si decise, pertanto, di inviare oltre il Po la Brigata “Regina”, una compagnia di bersaglieri, la 6ª batteria di artiglieria a cavallo e il Reggimento “Genova Cavalleria”. Con queste truppe, il 16 luglio Bava si mise in marcia da Goito per Borgoforte. Seppe poi che la brigata di Liechtenstein era in marcia da sud verso Ostiglia per raggiungere il Quadrilatero. Decise, così, di avvicinarsi al nemico e prendere Governolo..
La battaglia
Concentrate le sue truppe a Borgoforte, sulla riva sinistra del Po, il 18 luglio mattina, Bava si mise in marcia verso est in direzione di Governolo, mandando in avanguardia il 10° Reggimento di fanteria con tre squadroni del “Genova Cavalleria” che, compiendo un arco da nord, doveva raggiungere Governolo passando per Bagnolo San Vito. Questa forza era guidata dal generale Ardingo Trotti, comandante della Brigata “Regina”. Marciando verso la sponda opposta del Mincio, rispetto a quella di Governolo, il 17 luglio 1848 il generale Bava pensò di dividere le sue forze. La fanteria di linea e parte dell’artiglieria avrebbero attaccato dalla sponda destra; i bersaglieri, al comando del capitano Giuseppe Lyons, si sarebbero imbarcati, avrebbero risalito il corso del fiume e assalito direttamente Governolo..
Accortesi dell’avvicinamento delle unità di Trotti, le poche truppe austriache sulla sponda destra del Mincio si rifugiarono a Governolo, sull’altra riva, e tirarono su il ponte levatoio che congiungeva le due sponde. Quando i piemontesi raggiunsero la loro posizione in vista di Governolo, fra le due sponde iniziò un fuoco di fucileria e di artiglieria che si fece consistente dalla sponda piemontese per l’arrivo dell’intera 6ª batteria di cannoni. Contemporaneamente alcune compagnie del 9° Reggimento di fanteria, che invece si erano avvicinate per ordine di Bava da sud, aprivano il fuoco impegnando analogamente gli austriaci da altre posizioni..
La battaglia continuava così a distanza quando i bersaglieri, che avevano risalito il Mincio in barconi coperti, raggiunsero Governolo e presero di sorpresa gli austriaci, riuscendo a tagliare le funi che tenevano il ponte levatoio che si abbassò. Prontamente, dall’altro lato del fiume, tre squadroni del “Genova Cavalleria” attaccarono caricando gli austriaci che si disorientarono e presero la strada di nord-est per Villimpenta e Nogara; ma poi si ripresero e si disposero in quadrato, decisi a resistere. L’impeto tuttavia della cavalleria, appoggiata dai cannoni piemontesi caricati a mitraglia li fece rinunciare e arrendere quasi tutti, assieme a 2 loro cannoni e alla bandiera del battaglione. Ricevuta la notizia dell’assalto piemontese, alcuni battaglioni austriaci lasciarono Mantova e si diressero verso Governolo, ma non arrivarono in tempo per soccorrere il presidio e desistettero dall’attaccare i piemontesi..
Il bilancio e le conseguenze
Con la brillante azione dei bersaglieri e della cavalleria i piemontesi conquistarono Governolo e un punto strategico di attraversamento del Mincio quasi alla confluenza con il Po. Lamentarono 6 soldati uccisi e 23 feriti della Brigata “Regina” oltre ad almeno 4 morti del “Genova Cavalleria”, fra cui i sottotenenti Rodolfo Gattinara di Zubiena (medaglia d’oro al valor militare) e Giacinto Silvio Appiotti. Oltre a vari caduti, gli austriaci lamentarono circa 400 prigionieri. Con la conquista di Governolo la linea del fronte piemontese contava ormai più di 70 Km. Troppo lunga per essere efficacemente presidiata e difesa. Le conseguenze di questa situazione si ebbero con la successiva battaglia di Custoza..
Ancora durante la prima guerra d'indipendenza fu impostata e varata una nave piemontese il cui nome doveva ricordare la battaglia. Si tratta della pirofregata Governolo.
Note
Bibliografia
Armando Rati, Governolo e i volontari mantovani nel Risorgimento, Mantova, Sometti, 2008. ISBN 978-88-7495-285-4
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