Schekman è un biologo cellulare presso la University of California, Berkeley ed ex direttore della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.
Biografia Schekman è nato a Saint Paul, una città del Minnesota. Schekman ha ricevuto un Bachelor of Arts in Scienze Molecolari presso la University of California (UCLA), a Los Angeles, nel 1971. Il suo terzo anno di laurea lo ha trascorso presso l'Università di Edimburgo in Scozia, a seguito di un programma di scambio di studenti. Nel 1975 ha conseguito un dottorato di ricerca presso l'Università di Stanford per la ricerca sulla replicazione del DNA. A partire dal 1991, Schekman è stato un ricercatore del Howard Hughes Medical Institute, Divisione di Biochimica e Biologia Molecolare, Dipartimento di Biologia Cellulare e Molecolare presso l'Università della California, a Berkeley. Il laboratorio di Schekman, presso quella università, ha svolto attività di ricerca inerente agli aspetti molecolari del processo di assemblaggio della membrana e del traffico vescicolare nelle cellule eucariotiche, tra cui i lieviti. Prima di allora, Schekman è stato un membro di facoltà del disciolto Dipartimento di Biochimica presso la stessa università.
Nel 1992 fu eletto membro dell’United States National Academy of Sciences. Schekman è anche membro del comitato di selezione per le scienze della vita e della medicina, che sceglie i vincitori del Premio Shaw. Nel 2002 Schekman ricevette il Albert Lasker Award for Basic Medical Research e il Louisa Gross Horwitz Prize della Columbia University insieme a James Rothman per la loro scoperta della transizione delle membrane cellulari, un processo che le cellule usano per organizzare le loro attività e comunicare con l'ambiente che le circondano. Nel 2011 è stato annunciato che sarebbe stato editor di eLife, una nuova rivista scientifica open access, lanciata nel 2012, la cui pubblicazione è curata dall'Howard Hughes Medical Institute, dalla Max Planck Society e dal Wellcome Trust. Nel 2013 gli è stato assegnato il premio Nobel per la medicina, assieme a James Rothman e Thomas Südhof, per la scoperta dei geni che codificano per le proteine che regolano il traffico delle vescicole.
Dichiarazioni Nel dicembre 2013, pochi giorni dopo l'annuncio dell'assegnazione del Premio Nobel per la medicina, Schekman pubblicò un articolo d'opinione sul quotidiano britannico The Guardian, nel quale criticò il ruolo esercitato da alcune delle più prestigiose riviste scientifiche internazionali, tra cui Nature, Science e Cell, sostenendo che il loro modello editoriale rischiasse di influenzare negativamente la pratica della ricerca scientifica.
Secondo Schekman, l'elevato prestigio associato alla pubblicazione su tali riviste induce molti ricercatori a privilegiare risultati considerati particolarmente innovativi o di forte impatto mediatico, a scapito della solidità metodologia e della riproducibilità degli studi. Egli definì tale sistema una forma di «tirannia» delle riviste ad alto impact factor, accusandole di perseguire logiche di mercato e di promozione del proprio marchio editoriale piuttosto che la diffusione delle migliori evidenze scientifiche.
Schekman espresse inoltre un giudizio critico sull'impiego dellimpact factor come principale indicatore della qualità della ricerca, sostenendo che esso misuri la frequenza con cui una rivista viene citata, ma non necessariamente l'affidabilità o il valore scientifico dei singoli studi pubblicati. Per questo motivo annunciò che il proprio laboratorio avrebbe evitato, per quanto possibile, di sottoporre nuovi lavori alle riviste da lui criticate, invitando la comunità scientifica a promuovere sistemi di valutazione più trasparenti e basati sul merito delle singole pubblicazioni.
Le dichiarazioni di Schekman alimentarono un ampio dibattito internazionale sull'affidabilità dellimpact factor, sui meccanismi di selezione editoriale e sulla crescente attenzione verso la riproducibilità dei risultati scientifici. Negli anni successivi numerosi casi di ritrattazione di articoli pubblicati su riviste di elevato prestigio, nonché iniziative volte a promuovere la trasparenza della ricerca e la diffusione delle revisioni sistematiche, contribuirono a rafforzare il dibattito sulla necessità di riformare i criteri di valutazione della produzione scientifica.
Riconoscimenti 2002 Premio Albert Lasker per la ricerca medica di base e Premio Louisa Gross Horwitz della Columbia University (insieme a James Rothman) per le scoperte sulla transizione delle membrane cellulari. 2010 Premio Massry della Scuola di Medicina Keck, Università della California del Sud 2013 Premio Nobel per la medicina, assieme a James Rothman e Thomas Südhof, per la scoperta dei geni che codificano per le proteine di regolazione del traffico vescicolare.
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