Loffensiva di Belgrado (; in tedesco Belgrader Operation) fu una grande manovra strategica di attacco, coronata da successo, sferrata nell'autunno 1944 dall'Armata Rossa nel settore meridionale del fronte orientale, durante la seconda guerra mondiale. Dopo il crollo del sistema di alleanze della Germania nei Balcani, a seguito della rovinosa sconfitta di Iași-Chișinău, e la defezione della Romania e della Bulgaria, le forze sovietiche raggiunsero preziose posizioni strategiche da cui poterono attaccare le numerose forze tedesche in Jugoslavia, riuscendo, con un audace movimento di mezzi corazzati, a raggiungere e liberare Belgrado (20 ottobre 1944), dopo una dura battaglia dentro la città.

All'operazione parteciparono con un ruolo di grande rilievo le forze jugoslave dell'Esercito popolare di liberazione di Tito, che entrarono nella capitale insieme ai carri armati sovietici e combatterono accaniti scontri dentro l'area urbana contro le truppe tedesche.

Anche l'esercito bulgaro ebbe una parte importante minacciando le linee di comunicazione nemiche. Tuttavia l'Esercito tedesco, nonostante la perdita della capitale jugoslava e le dure perdite subite, riuscì ad evitare la distruzione completa. Battendosi con accanimento ed abilità, salvaguardò le sue vie di comunicazione facendo ripiegare in salvo in Bosnia e Croazia le truppe presenti in Grecia e in Macedonia e continuando a combattere in questo teatro di operazioni fino alla resa finale del 1945.

L'Armata Rossa nei Balcani

Il 20 agosto 1944 l'Armata Rossa sferrò la sua terza grande offensiva estiva dell'anno, successiva alle clamorose vittorie in Bielorussia e in Volinia (operazione Bagration e offensiva Leopoli-Sandomierz) che avevano condotto i sovietici fino in Prussia orientale ed in Polonia, alla linea della Vistola. Le forze dei generali (presto promossi per le loro vittorie marescialli dell'Unione Sovietica) Malinovskij e Tolbuchin attaccarono le forze tedesco-rumene del Gruppo d'armate Ucraina Sud ottenendo in pochi giorni uno straordinario successo con conseguenze decisive non solo dal punto di vista strategico-operativo ma anche da quello politico-diplomatico..

Il fronte moldavo-rumeno del nemico venne completamente sbaragliato, diciotto divisioni tedesche vennero rapidamente circondate e distrutte, aprendo la strada di Bucarest e del Danubio per le colonne corazzate sovietiche. La sconfitta provocò drammatici sviluppi in Romania con la destituzione il 23 agosto del Conducător Antonescu e il cambio di alleanze deciso immediatamente dal re Michele; la Romania passò dalla parte alleata mettendo in campo cospicue forze armate accanto all'Armata Rossa e cooperando alla liberazione del resto del paese.. L'8 settembre anche la Bulgaria, verso cui le forze sovietiche si avvicinavano senza trovare opposizione, abbandonò l'alleanza con la Germania e si affiancò all'Unione Sovietica, aprendo il paese alla pacifica occupazione delle forze del 3º Fronte ucraino del maresciallo Tolbuchin. Stalin e l'Armata Rossa avevano così ottenuto risultati di grande importanza politica e militare ed erano in posizione per dominare l'area balcanica, minacciando l'Ungheria, ultimo debole e precario alleato del Terzo Reich e l'area greco-jugoslava dove stazionavano forze tedesche molto numerose, impegnate in compiti di occupazione e di repressione della resistenza delle popolazioni invase, organizzata principalmente dalle organizzazioni militari comuniste legate all'Unione Sovietica..

Operazione Belgrado

I piani dell'Armata Rossa Dopo aver raggiunto fondamentali posizioni strategiche in Romania ed in Bulgaria, lo Stavka si proponeva di sfruttare la momentanea debolezza del nemico e proseguire l'avanzata sia nelle pianure ungheresi, in direzione di Budapest e di Debrecen con le armate del centro e dell'ala destra del 2º Fronte ucraino del maresciallo Rodion Malinovskij, in connessione con le forze del 4º Fronte ucraino del generale Vasilij Petrov, in combattimento in Slovacchia; sia in Jugoslavia, puntando direttamente su Belgrado e contando sul supporto del nuovo alleato bulgaro e sulle cospicue e combattive forze dell'Esercito popolare di Tito..

I piani dell'Armata Rossa (delineati per la prima volta il 20 settembre) per la marcia su Belgrado, prevedevano l'intervento principale del 3º Fronte ucraino del maresciallo Fëdor Tolbuchin che avrebbe attaccato, dalle sue posizioni al confine bulgaro, direttamente sulla capitale jugoslava, partendo da Vidin. Con la 57ª Armata concentrata a Negotin e la 37ª Armata schierata a Jambol e Burgas, il 3º Fronte ucraino, avrebbe attraversato la Morava, valicato le difficili montagne fino a Petrovac e quindi marciato per Palanka e Belgrado, impegnando audacemente in testa il 4º Corpo meccanizzato delle guardie (concentrato con urgenza a Jambol) come forza di sfruttamento rapido in profondità.. Le armate del maresciallo Tolbuchin sarebbero state supportate dalle forze dell'ala sinistra di Malinovskij (46ª Armata con tre corpi), che avrebbero attaccato Vršac e Pančevo, a nord di Belgrado, mentre l'esercito bulgaro avrebbe attivato tre armate e marciato su Niš e Leskovac per cercare di intercettare le comunicazioni delle forze tedesche schierate in Grecia e Macedonia. L'Esercito popolare jugoslavo avrebbe impegnato due raggruppamenti, con quattro corpi di truppe (I Korpus, XII Korpus, XIII Korpus e XIV Korpus), per collegarsi con le forze meccanizzate di Tolbuchin e liberare insieme la capitale slava.

Nel complesso l'Armata Rossa avrebbe impegnato diciannove divisioni di fucilieri, oltre 500 carri armati e cannoni semoventi, aerei, raggruppati nella 17ª Armata aerea, che installò un "gruppo operativo" in Bulgaria con basi a Lom, Sofia e Plovdiv, ed in una parte della 5ª Armata aerea; inoltre sarebbe entrata in azione anche la "Flottiglia del Danubio". L'offensiva sovietica, organizzata e pianificata con la massima urgenza, sarebbe iniziata alla fine di settembre, le forze jugoslave avrebbero marciato su Belgrado a partire dal 9-10 ottobre; mentre i bulgari sarebbero passati all'attacco l'8 ottobre.

Le forze tedesche nei Balcani

Le numerose ed eterogenee forze tedesche schierate in Jugoslavia e in Grecia erano state poste da Hitler al comando dell'esperto feldmaresciallo Maximilian von Weichs, nominato responsabile generale del teatro Sud-Orientale (Oberbefehlshaber Süd-Öst).. Raggruppate in due gruppi d'armate (Gruppo d'armate E, schierato in Grecia, Albania e isole greche, al comando del generale della Luftwaffe Alexander Löhr, e Gruppo d'armate F, schierato in Jugoslavia al comando diretto di Weichs), le forze tedesche ammontavano a circa uomini, di cui del Gruppo d'armate E., con una congerie di equipaggiamenti tedeschi e di preda bellica, numerosi reparti "ad hoc", alcune formazioni di cannoni d'assalto e cacciacarri, numerose unità Waffen-SS volontarie, ed efficienti divisioni di "Jäger" (fanteria leggera) e truppe da montagna..

Si trattava di forze carenti di equipaggiamenti pesanti ma molto combattive e decise a difendere il territorio ed eventualmente a sfuggire alla distruzione organizzando un metodico ripiegamento In realtà Hitler era risolutamente contrario ad organizzare una ritirata dalla Grecia, minacciata dal concentramento di forze sovietico-bulgare sul fianco. Al contrario, ipotizzando possibili contrasti tra sovietici e britannici per i tradizionali conflitti di interesse nell'area greco-turca, era deciso a resistere senza cedere alcun territorio..

Per proteggere le comunicazioni del Gruppo d'armate E e sbarrare la strada per la Serbia, il feldmaresciallo von Weichs, con le forze del Gruppo d'armate F disponibili, costituì due raggruppamenti principali: il 34º Armeekorps del generale Friedrich-Wilhelm Müller schierava la 1ª Divisione da montagna e la 7ª Divisione SS da montagna "Prinz Eugen" a difesa della linea della Morava.; mentre più a nord per proteggere Belgrado era in via di organizzazione un Armee-abteilung Serbian al comando del generale Hans-Gustav Felber con i due distaccamenti "Schneckenburger" e "Stern", costituiti da elementi di due divisioni di "Jäger", da SS della 4ª SS Polizei, da una divisione della FlaK e da kampfgruppen improvvisati con cannoni d'assalto, cacciacarri e fanteria motorizzata. Il contingente tedesco impegnato nella campagna sarebbe aumentato più tardi ed avrebbe opposto un'accanita resistenza intralciando la manovra sovietica e riuscendo infine a coprire con successo la ritirata delle forze stazionanti in Grecia..

Offensiva combinata

Già alla fine di settembre si svolgevano le manovre preliminari delle armate sovietiche per raggiungere le posizioni di partenza da cui sferrare l'offensiva principale, ed il 30 settembre il 75º Corpo dell'Armata Rossa, sul fianco sinistro del 3º Fronte ucraino del maresciallo Tolbuchin, entrava finalmente a Negotin, supportato anche dalle cannoniere della "Flottiglia del Danubio" che avevano risalito il fiume. Nel contempo si tenevano importanti incontri tra i capi politici e militari per coordinare al meglio la complessa offensiva combinata.. Il 19 settembre Tito in persona volò a Mosca per incontrare Stalin. L'incontro fu piuttosto freddo; Stalin irritò il capo jugoslavo con i suoi modi bruschi e rivolgendosi a lui per tutto l'incontro chiamandolo "Walter" (il vecchio nome di battaglia adottato da Tito durante la sua partecipazione alla guerra di Spagna), ma, nonostante chiari contrasti di vedute politiche, i due si accordarono in modo soddisfacente sugli aspetti militari e sulla collaborazione tra i sovietici e le forze partigiane a cui sarebbero stati forniti armi moderne ed abbondanti equipaggiamenti..

Il 5 ottobre il generale Birjuzov, capo di stato maggiore del maresciallo Tolbuchin, raggiunse Craiova, sede temporanea del quartier generale slavo, dove si incontrò a sua volta, insieme ad un rappresentante bulgaro, con Tito; l'accordo tripartito tecnico-militare fu raggiunto, l'Esercito popolare jugoslavo mantenne la sua preziosa autonomia strategica e il 6 ottobre Peko Dapčević, comandante del "1º Gruppo d'armata" ricevette gli ordini definitivi di attaccare verso Obrenovac in collaborazione con gli alleati..

Nel frattempo era proseguita, con una certa difficoltà, l'offensiva del 3ºFronte ucraino del maresciallo Tolbuchin; dopo duri scontri, la 57ª Armata (generale Gagen) riuscì ad avvicinarsi alla Morava e a prendere contatto il 4 ottobre con i primi reparti jugoslavi; l'avanzata combinata continuò nell'aspro territorio di montagna nelle regioni orientali della Serbia, duramente contrastata dalle due combattive divisioni dellArmeekorps del generale Müller. Solo l'8 ottobre, al centro del fronte d'attacco della 57ª Armata, il 68º Corpo, dopo aver guadagnato terreno, raggiunse il fiume e conquistò una preziosa testa di ponte a Velika Plana. Tolbuchin decise di sfruttarla per velocizzare l'avanzata verso Belgrado, facendo entrare in campo il 4º Corpo meccanizzato delle guardie, che già il 9 ottobre ricevette ordine di muovere attraverso i difficili sentieri montuosi, partendo dalla sua area di concentrazione a sud di Vidin e raggiungere la capitale jugoslava entro il 14 ottobre..