Lo scopo generale della sua opera è quello di stabilire che nulla può essere compreso in modo stabile né mediante la sensazione, né mediante il pensiero; per questo motivo, egli sostiene che né i pirroniani né gli altri filosofi conoscono la verità delle cose.
Vita e opere Fece parte dell'Accademia platonica che, dal tempo di Arcesilao fino a Carneade, ebbe un indirizzo scettico. Al tempo di Enesidemo, l'Accademia si divise in fazioni contrastanti, finendo per abbandonare l'indirizzo scettico, allora seguito, a favore di forme di pensiero proprie degli stoici. Uno dei capi, o scolarchi, dell'Accademia, Filone di Larissa, tornò a una forma di scetticismo moderato accettando molte convinzioni e conoscenze, per quanto ritenute non certe, mentre un successivo scolarca, Antioco di Ascalona, propose una filosofia dogmatica e sincretistica dal momento che, secondo lui, il primo Platone, gli stoici e molti altri filosofi avrebbero sostenuto le stesse cose.
Enesidemo, non accettando che l'Accademia fosse divenuta una scuola a indirizzo stoico, intorno al 43 a.C. fondò una propria scuola ad Alessandria, facendo riferimento alla scuola scettica di Pirrone. Scrisse otto libri di Discorsi pirroniani andati perduti.
Per il suo tentativo di riportare lo scetticismo alla genuina impostazione di Pirrone, Enesidemo fu chiamato il "secondo fondatore della scuola scettica".
I tropi Elencò dieci tropi (trópoi), cioè modi, argomenti fondamentali che vogliono dimostrare la necessità di sospendere il giudizio su ogni questione. Così li presenta Sesto Empirico
Grazie a questi tropi, Enesidemo giunge ad una completa relativizzazione sia del sapere che del comportamento dell'uomo. Egli mette infatti in rilievo le differenze che sussistono tra gli esseri viventi, tra i regimi politici, tra le varie condotte della vita, tra le costumanze, tra le leggi, e dice pure che i sensi umani sono deboli, che la conoscenza viene condizionata da molte cose esteriori quali le distanze, le grandezze, i movimenti e oltre a ciò dal fatto che non si trovano nelle medesime i giovani e gli anziani, quelli che sono svegli e quelli che dormono, concludendo che l'uomo non ha percezione di nulla allo stato di semplicità o purezza. Infatti a suo avviso tutte le cose sono confuse e vanno considerate come relative.
Bibliografia Sesto Empirico, Schizzi pirroniani, a cura di Antonio Russo, Bari, Laterza, 1988. Emidio Spinelli, Enesidemo e la corporeità del tempo, in Il concetto di tempo, a cura di Giovanni Casertano, Atti del XXXIII Congresso Nazionale della Società Filosofica Italiana, Loffredo, Napoli, 1997 Emidio Spinelli, Istanze anti-metafisiche nel pirronismo antico. Enesidemo, Sesto Empirico e il concetto di causa, in G. Movia, Alessandro di Afrodisia e la “Metafisica” di Aristotele, Vita e Pensiero, Milano, 2003
Voci correlate Agrippa (filosofo) Scetticismo filosofico
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