Oria è un comune italiano di abitanti della provincia di Brindisi in Puglia.
Situata in territorio collinare nel Salento settentrionale, presenta insediamenti umani già nel Neolitico come testimoniano i rinvenimenti rupestri presso la grotta di Sant'Anna. Secondo Erodoto fu fondata dai Cretesi con il nome di Hyria, fu secondo Strabone sede del basileus e quindi capitale politica dei Messapi. Nel I sec. a.C. divenne municipium romanum battente moneta propria.
Uno studio pubblicato nel 1819 collocava Rudiae città natale di Quinto Ennio nell'ambito dell'antica diocesi di Uria (Oria) sulle propaggini delle Murge, identificate con i "monti calabri" citati da Ovidio.
La città è nota per la sua ricchezza archeologica, per il suo centro storico di impronta medioevale ricco di viuzzole e scalini, per il Castello Svevo di Federico II a forma di vascello, per la fiorente comunità ebraica attiva dal I al X sec. d.C. Dalla fine del XVI secolo è sede dell'omonima diocesi.
Geografia fisica
Territorio
Oria è collocata sulle più elevate alture di un cordone collinare di antiche dune fossiliMario Del Prete, Le dune infrapleistoceniche di Oria, Università di Potenza. nel Nord Salento, che le conferiscono una posizione dominante sulla circostante pianura salentina. L'altezza massima con 166 metri s.l.m., è raggiunta dal Colle del Vaglio sulla cui sommità è costruito il castello. Oria è percorsa dall'antica via Appia nel tratto compreso tra Brindisi e Taranto.
Idrografia
Il territorio di Oria, rispetto a quello dei comuni limitrofi, è da sempre interessato da fenomeni sorgentizi e di ruscellamento superficiale. Sono presenti alcuni corsi d'acqua per lo più a carattere stagionale, i principali dei quali sono il "canale Pezza dell'abate" e il Canale Reale, entrambi sgorgano infatti da alcune risorgive localizzate ai margini delle suddette colline; dirigendosi prevalentemente verso sud, infiltrandosi nel terreno e continuando il loro percorso in maniera sotterranea nelle aree carsiche, la più importante delle quali, situata nei pressi del santuario di San Cosimo alla Macchia, in contrada Case Grandi, è localmente nota come La Vora; non si esclude, quindi, che il loro percorso sotterraneo possa captarne le acque addirittura in direzione delle coste del mare Ionio, distante pochi chilometri. Nella parte settentrionale del territorio oritano scorre per un breve tratto il ben più noto Canale Reale che nasce a Villa Castelli e sfocia nel mare Adriatico nei pressi della Riserva naturale statale Torre Guaceto. Nell'agro circostante la città di Oria, è da sempre numerosa la presenza di pozzi d'acqua dolce; specie nella pianura settentrionale, dove le acque piovane attraversano gli strati superficiali del terreno, nella pianura a sud della città, l'assenza di strati argillosi e l'affioramento in superficie di terreni calcarei, permeabili, porta le acque a una profondità maggiore.
Clima Oria ha un tipico clima mediterraneo, con estati calde e inverni miti, ma non sono rari i fenomeni di gelo notturno e giornate in cui la temperatura non supera i 6-7 °C (a causa dell'influenza di aria fredda proveniente dai Balcani), così come d'estate la temperatura, a causa del vento di scirocco, può toccare i 39-40 °C nelle ore più calde del giorno.
Storia
La fondazione di Oria, secondo Erodoto, avvenne quando un gruppo di cretesi naufragò lungo le coste salentine non lontano da Oria. I cretesi scelsero il colle più alto per iniziare la costruzione della città in quanto da lì potevano ben controllare tutto il territorio circostante. Diedero a tale città il nome Hyria e quindi, poiché spesso gli antichi coloni greci davano al luogo in cui s’insediavano la stessa denominazione della loro città d’origine, si può anche pensare che si trattasse di migranti provenienti dalla città beota di Yrìa.Lorenzo Rocci, Vocabolario greco-italiano. P. 1929. 37ª ed. Roma, 1993.
Durante l'VIII secolo a.C. Oria comincia la sua evoluzione da abitato "sparso" a città vera e propria: infatti abbiamo una concentrazione probabilmente di capanne sul colle più alto della città. Oria divenne la capitale politica della confederazione messapicaG. Papatodero, Della fortuna di Oria città in provincia d'Otranto nel regno di Napoli, dal principio della sua fondazione fino ai tempi, né quali fu ai romani soggetta, Napoli, edizione f.lli Raimondi, 1775., intessendo rapporti sia con gli altri centri messapici sia con le città magno-greche. Di particolare interesse risulta il rapporto con la vicina e potente città di Taranto, con la quale il rapporto non era certo dei più pacifici, anche se vi erano periodi di floridi scambi culturali e commerciali. La rivalità dei Messapi con Taranto giunse all'apice nel 473 a.C. quando i Tarantini, uniti ai Reggini si scontrarono con i Messapi. Tale forte conflitto fini con l'indebolire sia i Messapi sia i Tarantini. Nel 272 a.C. Taranto e di lì a poco i Messapi finirono nella sfera d'influenza di Roma; Oria non perse però la sua importanza. Nell'88 a.C. divenne municipio romano.
Tra l'VIII e il X secolo, la città di Oria raggiunge il suo massimo splendore culturale. Il suo prestigio è dovuto alle scuole della sua comunità ebraicaC. Colafemmina (a cura di),Ahimaaz ben Paltiel, Safer Yuhasin, Cassano Murge, 2001.. Tra i più noti maestri di Oria AmittaiB. Ligorio, "Uno Zidduq haDin di Amittai da Oria nel rito funebre degli ebrei romani", in Yrie: quaderni di studi storici salentini, anno III 2012, il nipote Amittai ben ShefatiahI. Fasiori, La scuola poetica ebraica di Oria nel secolo IX: inni per lo shabbat di Amittai ben Shefatiah, prefazione di Cesare Colafemmina, Messaggi ed. Cassano, 2012 e il medico Shabbetai DonnoloP. Mancuso (a cura di), Shabbatai Donnolo, Safer Hackhmoni, Firenze 2009.. Donnolo, grazie al suo sapere e alla sua perizia non comune, anticipa l'archiatra, figura tipica del Basso MedioevoG. Lacerenza, Gli ebrei, in Umberto Eco (a cura di), Il Medioevo. Barbari, cristiani, musulmani, Milano, Encyclomedia Publishers, 2010, p. 251. Amittai, Shefatya ben Amitai, Amittai ben Shefatiah, Shabbatai ben Abraham Donnolo e Ahimaaz ben Paltiel hanno prodotto una cospicua mole di fonti utili alla ricostruzione del pensiero mistico, della filosofia e della mentalità ebraica tra IX e X secoloB. Ligorio, Sapere e Denaro da Shabbatai Donnolo a Federico II, Taranto, 2010.. La presenza ebraica favorì i commerci con l'Imamato fatimide, avendo avuto contatti con i loro correligionari egiziani e nordafricani in Sicilia.Moshè Gil, Shipping in the Mediterranean in the Eleventh Century A.D., in Journal of the Near-East Studies, 67 (2008), pp. 247-292.
In seguito la città fu un territorio di transizione tra Bizantini e LongobardiG. D'Amico, La città di Oria nella Longobardia Inferiore, Oria, 1990. nei pressi del centro abitato città doveva trovarsi il cosiddetto limitone dei greci; una sorta di confine tra territori longobardi e bizantini. Nel corso del IX-X secolo fu spesso bersaglio dei Saraceni, che saccheggiarono e distrussero più volte la città. L'imperatore Ludovico II nell'867 si recò in Oria per liberarla dai Saraceni, che nel 847 avevano costituito l'Emirato di Bari. Ma gli attacchi non cessarono; nel 924 i saraceni misero a ferro e fuoco la città e ci furono numerose vittime.
Nell'XI secolo si assistette all'ascesa dei Normanni: nel 1062 fu conquistata da Roberto il Guiscardo.
Nel 1190 viene infeudata da Tancredi di Lecce a Niccolò de Noha.
Federico II ampliò a partire dal 1225 la fortificazione normanna, stabilendo l'obbligo per nobili, possidenti, ecclesiastici e comunità sia urbane sia rurali di contribuire alla manutenzione del castello di OriaB. Ligorio, Federico II Ebrei, castelli e ordini monastici in Puglia nella prima metà del XIII secolo, prefazione di S. Bernardi, Artebaria ed., Martina Franca, 2011..
Sotto il dominio degli Angioini Oria subì un nuovo assedio, nel 1433 venne saccheggiata dal condottiero Giacomo Caldora. Divenne poi feudo degli Orsini Del Balzo.
Alle soglie del 1500 Oria dovette subire nuovi assedi; celebre l'aspra resistenza contro gli spagnoli che assediavano la città, salvata secondo la leggenda dal patrono san Barsanofio e dal valore di tutti i cittadini. Da questo momento in poi la città fu infeudata a diverse famiglie: nel 1560 Papa Pio IV comprò il feudo elevato a Principato per il nipote Federico Borromeo ma alla morte di questo, senza figli, fu ereditato dal fratello san Carlo Borromeo che alienò il feudo al vescovo di Cassano nel 1572; per poi passare agli Imperiali di origine genovese. Dopo il XVI secolo cominciò anche un lento declino dell'antica città, soprattutto a causa dello sviluppo del borgo di Francavilla Fontana. Nel corso del Settecento a cura del principe Michele Imperiali, Marchese di Oria e Principe di Francavilla, vennero restaurati alcuni monumenti della cittàV. Basile, Gli Imperiale in terra d'Otranto: architettura e trasformazioni urbane a Manduria, Francavilla Fontana e Oria tra , Congedo ed., Galatina, 2008., tra cui Porta Manfredi.
Nella seconda metà dell'Ottocento, nonostante la propaganda post-unitaria, non mancarono a Oria voci contrastanti l'unità: per citare solo un esempio negli atti di polizia contro associazioni e atti contro lo Stato, figurano parole oltraggianti la persona del re in casa di Luigi Lombardi. Vi furono anche altri atti di presunte riunioni sovversive in cui parteciparono cittadini oritani e dei paesi limitrofi. Il 21 settembre del 1897, la città venne investita da un potente ciclone che danneggiò gran parte dei monumenti antichiG. Corrado, Il terribile Ciclone del 21 settembre 1897, Oria 1904..
Durante le guerre mondiali il comune ha versato il suo contributo alla Patria: furono molti infatti gli oritani morti combattendo.
Simboli
Lo stemma di Oria è stato riconosciuto con decreto del Capo del Governo del 6 maggio 1928 ed è descritto come: «campo di cielo, al castello di tre torri, sopra montagna, sostenuto da due leoni, affrontati e controrampanti. Il tutto al naturale, i leoni coronati di oro; al serpe nero, uscente dalla torre centrale e ondeggiante in banda e rivoltato in atto di difendersi da una cicogna in volo, al naturale».
Presso la chiesa di San Francesco di Paola vi è una statua quattrocentesca del patrono di Oria, san Barsanofio, che tiene in mano una riproduzione di questo stemma. Quindi lo stemma cittadino era utilizzato almeno da tale periodo, ciò non esclude che sia stato utilizzato anche precedentemente ma non sappiamo la modalità di tale uso, in ogni caso a oggi la raffigurazione più antica rimane questa. Il leone e il serpente erano presenti anche in un antico mosaico raffigurante un leone che aveva tra le fauci un serpente, segnalato nel XIX secolo presente nel palazzo vescovile che oggi è andato perduto o comunque non se ne ha più notizia.
Il gonfalone, concesso con DPR del 1º ottobre 1951, è un drappo partito di giallo e di azzurro.
Onorificenze Con decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri del 1º ottobre 1951, a Oria è stato conferito il titolo di città in riconoscimento della sua storia plurimillenaria, peraltro già rivendicato come sede vescovile.
Dal 2012 la città è Bandiera arancione, prestigioso riconoscimento del Touring Club Italiano.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture militari Castello Svevo di Federico II di Svevia