De provinciis consularibus (Orazione sulle province consolari) è un'orazione tenuta in Senato da Cicerone nel 56 a.C. a favore della proroga (contraria alle leggi vigenti) dell'imperium di Cesare nelle Gallie. Cicerone sente il bisogno di giustificare quello che i senatori avversi a Cesare e ai populares consideravano un voltafaccia, e afferma che la preoccupazione per i superiori interessi dello Stato, a cui il triumviro sta provvedendo con la sua impresa grandiosa, deve passar sopra ogni altra considerazione.

Contesto storico Siamo in una fase critica della carriera politica di Cicerone: a un anno dal ritorno dall'esilio, appare relegato in una posizione di secondo piano all'interno della scena politica romana, dove regnano incontrastate ormai le figure dei triumviri; la voce di Cicerone gode però ancora di un particolare prestigio presso l'opinione pubblica romana. Da qui nasceva l'esigenza per i triunviri di portarlo quanto più possibile dalla propria parte. Esigenza che si incontrava con la necessità da parte di Cicerone di ricollocarsi nell'agone politico, al fine di perseguire il proprio personale progetto politicoEmanuele Narducci,Introduzione a Cicerone, pp. 115-117, Roma - Bari, Laterza, 2005 ISBN 88-420-7605-8;; come ribadito nella celebre lettera a , dove è presente l'immagine del nocchiero costretto a cambiare rotta per assecondare i venti, al fine di condurre ugualmente in porto la naveMarcus Tullius Cicero, Ad Familiares I, 9;.

L'orazione è stata pronunciata in Senato nel maggio del 56 a.C. a favore di una proroga dell'incarico di Cesare nelle Gallie. Si doveva decidere su quali province assegnare per l'anno 54 a.C. secondo la lex Sempronia: assegnatari avrebbero dovuto essere i due consoli in carica nel 55 a.C., ovvero secondo gli accordi di Lucca, gli altri due triunviri Pompeo e CrassoEmanuele Narducci,Introduzione a Cicerone, pp. 117-118, Roma - Bari, Laterza, 2005 ISBN 88-420-7605-8;. Cicerone propose invece di assegnare come province consolari la Macedonia e la Siria, sotto il comando rispettivamente di Lucio Calpurnio Pisone Cesonino e Aulo Gabinio, consoli nel 58 a.C. e fra i responsabili dell'esilio ciceronianoEmanuele Narducci,Introduzione a Cicerone, pp. 96-97, Roma - Bari, Laterza, 2005 ISBN 88-420-7605-8;.

Uno dei Leitmotiv dell'orazione è l'attacco costante a ClodioPer esempio in questo passo: Marcus Tullius Cicero, Le orazioni, a cura di Giovanni Bellardi, III vol., pp.642-643, Torino, UTET, 1975-1981;, suo nemico giurato ed estensore nel 58 a.C. della Lex de exilio Ciceronis. L'inimicizia fra i due risaliva allo scandalo della Bona Dea: alla fine del 62 a.C. la buona società romana fu travolta da uno scandalo che ebbe anche importanti ripercussioni per le future vicende politiche ciceroniane. Secondo le ricostruzioni storiche, durante i riti femminili denominati della Bona Dea, Clodio si sarebbe travestito da donna al fine di introdursi di notte in casa di Cesare, che all'epoca deteneva la carica di pontefice massimo. Scopo di Clodio era intrattenersi con Pompea, moglie di Cesare e nipote di Silla; scoperto il travestimento da una schiava, si era immediatamente dato alla fuga. Cesare, nel tentativo di non inimicarsi un personaggio in ascesa nel campo dei populares come Clodio, decise di non testimoniare al processo per sacrilegio che ne seguì, limitandosi a ripudiare Pompea. Nel corso del processo, Clodio si difese asserendo di trovarsi lontano da Roma il giorno del sacrilegio; Cicerone però si presentò a testimoniare, affermando di avere ricevuto una visita da parte di Clodio a Roma lo stesso giorno. Non sono del tutto chiari i motivi che portarono a un progressivo deterioramento dei rapporti fra Cicerone e Clodio, inizialmente amichevoli al punto che quest'ultimo si offrì come sua guardia del corpo nel periodo del consolato e della congiura di CatilinaEmanuele Narducci,Introduzione a Cicerone, pp. 85-86, Roma - Bari, Laterza, 2005 ISBN 88-420-7605-8;.

Struttura dell'opera L'orazione potrebbe essere suddivisa in due parti: ad una prima parte (1, 1 – 7, 17) dove Cicerone attacca duramente Pisone e Aulo Gabinio, elencandone le malefatte in un crescendo reso ancora più efficace da un sapiente uso della preterizioneSi può notare l'uso di questo espediente retorico per esempio nell'iterazione del verbo mitto in questo passo: Marcus Tullius Cicero, Le orazioni, a cura di Giovanni Bellardi, III vol., p.622, Torino, UTET, 1975-1981;; segue una seconda parte (8 – 20, 47) che invita vivamente il senato affinché sia prorogato l'incarico a Cesare nelle Gallie, per meglio consolidarne la conquista.

Cicerone inizia la sua requisitoria dalla Macedonia:

Dopo avere elencato una lunga serie di misfatti e spoliazioni compiuti da PisoneIV. Ipsam vero urbem Byzantiorum fuisse refertissimam atque ornatissimam signis quis ignorat? Quae illi, exhausti sumptibus bellisque maximis, cum omnis Mithridaticos impetus totumque Pontum armatum affervescentem in Asiam atque erumpentem, ore repulsum et cervicibus interclusum suis sustinerent, tum, inquam, Byzantii et postea signa illa et reliqua urbis ornanemta sanctissime custodita tenuerunt; te imperatore infelicissimo et taeterrimo Caesonine Calventi civitas libera et pro eximiis suis beneficiis a senatu et a populo Romano liberata, sic spoliata atque nudata est, ut, nisi C. Vergilius legatus, vir fortis et innocens, intervenisset, unum signum Byzantii ex maximo numero nullum haberent. Quod fanum in Achaia, qui locus aut lucus in Graecia tota tam sanctus fuit, in quo ullum simulacrum, ullum ornamentum reliquum sit? Emisti a foedissimo tribuno plebis tum in illo naufragio huius urbis, quam tu idem, qui gubernare debueras, everteras, tum, inquam, emisti grandi pecunia, ut tibi de pecuniis creditis ius in liberos populos contra senatus consulta et contra legem generi tui dicere liceret. Id emptum ita vendidisti, ut aut ius non diceres aut bonis civis Romanos everteres. Quorum ego nihil dico, patres conscripti, nunc in hominem ipsum, de provincia disputo. Itaque omnia illa, quae et saepe audistis et tenetis animis, etiamsi non audiatis, praetermitto; nihil de hac eius urbana, quam ille praesens in mentibus vestris oculisque defixit, audacia loquor; nihil de superbia, nihil de contumacia, nihil de crudelitate disputo. Laeteant libidines eius illae tenebricosae, quas fronte et supercilio, non pudore et temperantia contegebat; de provincia quod agitur, id disputo. Huic vos non summittetis, hunc diutius manere patiemini? cuius, ut provinciam tetigit, sic fortuna cum improbitate certavit, ut nemo posset, utrum protervior an infelicior esset, iudicare. Marcus Tullius Cicero, Le orazioni, a cura di Giovanni Bellardi, III vol., pp. 626-628, Torino, UTET, 1975-1981;, sposta il focus della sua requisitoria sull'altro ex console responsabile del suo esilio. Sin dall'esordio Cicerone non manca di mettere in evidenza l'effeminatezza di Aulo Gabinio, perfidamente paragonato ad una regina orientale:

Ma per Cicerone, la colpa maggiore di Aulo Gabinio come governatore è l'aver perseguito una politica ostile ai pubblicani, una delle componenti della società romana che maggiormente aveva appoggiato la sua carriera politicaSull'importanza dell'appoggio dato a Cicerone dai pubblicani (provenienti anche loro dal ceto equestre), durante il consolato e poi durante l'esilio cfr. Marcus Tullius Cicero, Le orazioni, a cura di Giovanni Bellardi, III vol., nota 5, 1 p. 630, Torino, UTET, 1975-1981;:

Dopo avere terminato l'elenco degli insuccessi militari dei due ex consoli, Cicerone passa ad elencare i motivi per i quali Cesare debba rimanere al suo posto in Gallia:

Secondo Cicerone, sull'esempio di quanto fecero i patres Marcus Tullius Cicero, Le orazioni, a cura di Giovanni Bellardi, III vol., pp.638-639, Torino, UTET, 1975-1981;,eventuali differenze fra uomini politici andrebbero messe da parte per il bene supremo della res publica, vista l'importanza strategica della conquista cesariana:

Particolarmente importante in questa orazione è il tentativo da parte di Cicerone di ricostruire storicamente i rapporti intercorsi con Cesare, cercando di minimizzare le ostilità fra i due:

Note

Bibliografia

Marcus Tullius Cicero, Vol. 15: Pour Caelius ; Sur les provinces consulaires ; Pour Balbus, texte établi et traduit par Jean Cousin, Paris, Les belles lettres, 1962. Marcus Tullius Cicero, Vol 13: Pro Caelio ; De provinciis consularibus ; Pro Balbo, with an English translation by R. Gardner, London, The Loeb classical library, 1958. Marcus Tullius Cicero, Epistulae ad familiares, edited by D. R. Shackleton Bailey, Cambridge, Cambridge University Press, 1977. Emanuele Narducci,Introduzione a Cicerone, Roma - Bari, Laterza, 2005 ISBN 88-420-7605-8; Luigi Pareti, Storia di Roma e del mondo romano, Torino, UTET, 1952-1961. Giovanni Rotondi, Leges publicae populi romani: elenco cronologico con una introduzione sull'attività legislativa dei comizi romani, Hildesheim, Olms, 1962. David Stockton, Cicerone: biografia politica, Milano, Rusconi, 1994.

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(copia presso la Biblioteca nazionale di Monaco di Baviera)

Categoria:Orazioni di Cicerone