Edward mani di forbice (Edward Scissorhands) è un film del 1990 diretto, ideato e co-prodotto da Tim Burton, con Johnny Depp e Winona Ryder. Il film segna l'inizio di una sempre più stretta collaborazione tra l'attore e il regista, nonché l'instaurarsi definitivo della collaborazione tra il regista e il compositore Danny Elfman.

Il film è una fiaba drammatica che ha per sfondo una visione esagerata del sobborgo americano e della tipica famiglia americana che vi abita. Combina intenzionalmente i cliché e gli stili cinematografici degli anni cinquanta, sessanta e ottanta. Il concetto e molti dei temi di Edward mani di forbice richiamano, fra l'altro, il romanzo gotico inglese, Frankenstein di Mary Shelley, ma anche la fiaba francese de La bella e la bestia.

La critica ha acclamato il film, spesso citato come il miglior film di BurtonEdward Scissorhands at , come un racconto senza tempo sull'amore e sull'amicizia. Il film ha avuto un buon successo al botteghino, guadagnando 86 milioni di dollari in tutto il mondo a fronte di un budget di 20 milioni di dollari. Il regista considera Edward mani di forbice come il film che meglio incarna la sua poetica.

Da sottolineare la presenza tra gli attori di Vincent Price, di cui il regista è sempre stato un gran estimatore (vedi il cortometraggio Vincent del 1982). Il film è l'ultimo in cui l'attore ha recitato.

In Italia è uscito al cinema giovedì 25 aprile 1991 distribuito dalla 20th Century Fox, con abbinato il video clip musicale d'animazione Do the Bartman con protagonista Bart Simpson, tratto dall'album Geffen The Simpsons Sing the Blues.

Trama Un'anziana signora racconta alla sua nipotina la storia di Edward Mani di Forbice, un automa con delle forbici al posto delle mani.

Molti anni prima, la rappresentante di cosmetici Peggy Boggs non trova acquirenti per i suoi prodotti; nel tentativo di trovare un cliente visita una villa gotica fuori città, dove scopre Edward. Questi le racconta che il suo creatore, uno scienziato visionario, era morto improvvisamente prima di completarlo con delle mani artificiali; impietosita, Peggy decide di portarlo a casa sua. Edward stringe subito una sincera amicizia col figlio minore di Peggy, Kevin, e col marito Bill. In seguito si innamora perdutamente di Kim, la figlia adolescente di Peggy, nonostante lei provi repulsione nei suoi confronti; anche Kim, tuttavia, scoprirà presto la natura mite di Edward.

Dopo un primo momento di terrore, gli abitanti del quartiere di Peggy scoprono che Edward è abilissimo nel creare sculture con i cespugli utilizzando le sue mani di forbice; in seguito Edward applicherà questo suo talento anche per creare sontuose acconciature per le vicine di casa. Non tutti, però, accoglieranno bene Edward: la fanatica religiosa Esmeralda è convinta che Edward sia il diavolo, mentre Jim, l'arrogante fidanzato di Kim, diventa geloso di lui. Intanto Joyce Monroe, una vicina di casa snob, prova a sfruttare il talento di Edward aprendo con lui un salone di bellezza: la donna cercherà inoltre di sedurlo, con risultati tragicomici. L'apertura del salone causerà però dei problemi, mettendo presto in luce l'ipocrisia del vicinato.

Intanto Jim, desideroso di comprarsi un furgone nuovo, approfitta dell'ingenuità di Edward facendogli scassinare con le sue lame le serrature delle porte della villa dei propri genitori. Il furto però va a monte, ed Edward viene ingiustamente arrestato: Kim è l'unica che si oppone all’arresto, ma viene portata via a forza da Jim. In prigione, uno psicologo che visita Edward capisce che è innocuo. Dopo aver scoperto che Edward è rimasto per tanti anni completamente solo, sostiene che, senza qualcuno che lo guidasse, non gli è mai stato dato alcun mezzo per distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Le piante dalle forme astratte, le acconciature dei cani e i tagli di capelli dei vicini dimostrano la sua immensa immaginazione, lasciando intuire che per Edward la realtà sia qualcosa di distorto. Il poliziotto lo guarda con compassione e, prima di lasciarlo andare, gli chiede di fare attenzione.

Purtroppo però, Joyce, furiosa per il rifiuto di Edward alle sue avances, lo accusa ingiustamente di tentato stupro.

Edward viene rifiutato ed evitato da tutti, tranne che dalla famiglia Boggs, che di conseguenza viene malvista dal vicinato. Kim, intanto, scopre che Edward ha accettato di aiutare Jim col furto solo perché a chiederglielo era stata lei: la ragazza si pente di averlo fatto finire nei guai, e comincia a provare della tenerezza nei suoi confronti. Durante la preparazione degli addobbi natalizi, Edward scolpisce la statua di ghiaccio di un angelo, producendo un getto di fiocchi di neve, sotto i quali Kim danza serenamente. Quando Jim la richiama, Kim si graffia inavvertitamente la mano con le lame di Edward; il ragazzo, geloso, accusa Edward di averla ferita volontariamente, ma Kim lo scaccia via e tronca la loro relazione. All'insaputa di questo Edward, furioso e offeso, vaga per il quartiere distruggendo le sue opere topiarie: i vicini, pensando che voglia far loro del male, chiamano la polizia, che si mette sulle sue tracce. Riflettendo con Kim, intanto, Peggy dice di essersi pentita di aver portato Edward nel paese e di essere stata troppo superficiale: la sua natura docile sarà sempre sopraffatta dall'ipocrisia cittadina, e la cosa migliore per lui sarebbe tornare alla villa.

Mentre Peggy e Bill escono a cercarlo, Edward ritorna a casa da Kim, e questa lo abbraccia; Jim, intanto, medita vendetta su Kim e torna indietro con la sua auto a tutta velocità, rischiando di investire Kevin: accortosi del pericolo, Edward salta addosso al ragazzino per spingerlo al sicuro, ma senza volerlo lo ferisce al volto con le lame, ferendo poi anche Jim che gli si avventa contro. I vicini che assistono alla scena si convincono però che Edward abbia attaccato di proposito Jim e Kevin. Arriva la polizia ed Edward scappa, rifugiandosi nel suo castello. Il poliziotto che lo aveva assistito in prigione, spara in aria alcuni colpi. Il vicinato insegue Edward e irrompe nei giardini del castello.

Kim raggiunge Edward alla villa, e i due si scambiano un momento di tenerezza; sopraggiunge però Jim, che li attacca con dei colpi di pistola: per difendere Kim, Edward lo infilza con le sue forbici e lo getta dalla finestra, dando ai cittadini l'impressione di averlo ucciso. Kim comprende che per salvare il suo amato dovrà abbandonarlo: dopo uno straziante addio, la ragazza corre dai vicini e dice loro che Edward è morto per il crollo del tetto, affermando che i due ragazzi si sono uccisi a vicenda. I cittadini sembrano provare rimorso, ma tornano ugualmente alle loro vite ipocrite.

Nel presente, la vecchia signora che raccontava la storia alla nipotina si rivela essere Kim, e finisce il racconto dicendo di non aver mai più rivisto Edward. Afferma anche di aver deciso di non tornare da lui alla villa, preferendo che Edward, immortale, la ricordi con il suo aspetto da giovane. Aggiunge però che, dalla sua comparsa al quartiere, ogni Natale cade la neve, cosa mai avvenuta prima: è Edward a far nevicare, scolpendo ogni inverno delle statue di ghiaccio con le sembianze di Kim, facendo piovere sulla città dei cristalli di ghiaccio per indicarle che neanche lui la dimenticherà mai.

Personaggi

Produzione Sviluppo Le origini di Edward mani di forbice si possono riscontrare nei disegni d'infanzia del regista Tim Burton, che rifletteva così i suoi sentimenti di isolamento e d'incapacità di comunicazione con le persone intorno a lui. Burton ha affermato che era spesso solo e aveva problemi a intrattenere amicizie. «Avevo la sensazione che le persone avessero semplicemente quest'impulso a lasciarmi da solo per qualche ragione, non so esattamente perché». Ha commentato anche che «questa cosa inconsciamente era connessa a un soggetto che voleva toccare, ma che non poteva; che era sia creativo che distruttivo». Burton ha affermato: «nel business cinematografico, nel successo, nella vita a Hollywood o nella mia infanzia, tre parole si ripetono con una regolarità [...]: paura, pericolo e, più frequente di tutte, incorporeità. Così mi chiedo perché ogni cosa mi sembra incorporea?» Burton, infine, cita, a proposito del film, l'influenza di Frankenstein di Mary Shelley, del Fantasma dell'opera di Gaston Leroux, del Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, di King Kong e de Il mostro della laguna nera.

Dopo il successo di Pee-wee's Big Adventure (1985), Burton portò l'idea ai suoi agenti della William Morris Agency, che lo presentarono a Caroline Thompson, pensando che i due potessero lavorare insieme. Burton lesse una storia breve di lei intitolata First Born, che parlava di un aborto che ritornava in vita e trovò che aveva esattamente il tono che lui stesso voleva per il suo film. Si rese conto che lei era la più adatta a scrivere il copione e commissionò alla Thompson la sceneggiatura, pagandola con qualche migliaia di dollari di tasca propria. Nella Thompson, Burton trovò uno spirito affine che avrebbe poi scritto la sceneggiatura per altri suoi lungometraggi, come Nightmare Before Christmas. Caroline Thompson ha affermato di avere scritto la sceneggiatura come fosse per una "poesia d'amore" rivolta a Burton, che definisce «la persona più articolata che conosca, ma che non riuscirebbe a mettere insieme una sola frase». Inizialmente Burton aveva il piano di realizzare il film come un musical, spiegando che «mi sembrava grande e operistico», ma poi abbandonò l'idea.

Cast Prima di Johnny Depp, che era la prima scelta di Burton fin dall'inizio della produzione, la parte venne proposta a numerosi attori giovani e non quali Tom Cruise, Gary Oldman, Jim Carrey, John Cusack, William Hurt, Robert Downey Jr., e persino Michael Jackson, che però non piaceva al regista.

Drew Barrymore e Crispin Glover erano stati presi in considerazione per i ruoli di Kim e Jim.

Riprese Il cast e il gruppo spese dodici settimane nelle riprese in Florida, dove trovarono una comunità occupata nella quale poter filmare, la suddivisione di Carpenter's Run a Lutz. Riguardo alla location, in accordo con le decisioni dello scenografo Bo Welch, essa doveva essere "un tipo di generico sobborgo pianeggiante, che rendemmo il più banale possibile dipingendo tutte le case in un colore pastello sbiadito, e riducendo le dimensioni delle finestre per farlo sembrare un po' più paranoico." Sessanta differenti case furono ritinteggiate per la visione suburbana di Tim Burton, tutte quante erano abitate e gli occupanti furono d'accordo nel cambiare i loro colori esterni abbaglianti.

Il regista affermò riguardo al film e alla scenografia che "Molto di essa rappresentava per me un ricordo della mia crescita in periferia. Non è un cattivo posto. È un posto bizzarro. È un luogo in cui alcune persone crescono e si chiedono "Perché ci sono resine d'uva sul muro?" (ma altri no). Tentammo di renderlo divertente e strano senza essere critici. È un posto in cui è presente molta integrità." La produzione poi si trasferì in un set di Los Angeles, California, per riprendere le scene del palazzo.

Colonna sonora