Cattafi è una frazione del comune di San Filippo del Mela, nella provincia di Messina, in Sicilia. Cattafi dista 2 km dal centro comunale.

Sorge su un'altura a circa 120 m sul livello del mare. Grazie alla presenza di un hotel e vari ristoranti, rappresenta il cuore del turismo filippese. Numerose sono le antiche tradizioni contadine e popolari, patrimonio dei cittadini di Cattafi, tutt'oggi tramandate e intensamente vissute da tutta la comunità. Particolarmente rinomato è il Carnevale Cattafese, durante il quale sfoggia con la sua austerità e tutta la sua vivacità la tipica maschera dello Scacciuni.

La storia degli Scacciuni Negli anni compresi fra il 1500-1600 d.C., com'è noto, i Turchi imperversavano con le loro scorribande lungo le coste dell'Italia meridionale sbarcando, e in più di un'occasione con successo, anche sulla costa messinese.

Nel caso particolare, gli storici citano il famoso e testimoniato episodio in cui "gli infedeli", in corrispondenza della località "Saja" (in direzione Archi-Cattafi, subito dopo l'inizio dell'attuale centro abitato), si addentrarono, con l'indubbio scopo di depredare la ricca e ridente cittadina del tempo. I Cattafesi, però, forti d'armi rudimentali, attrezzi da lavoro e tanto coraggio, riuscirono ad arginare l'invasore: dapprima, sostenendo da soli una valida difesa dell'abitato; poi, contrattaccando con l'aiuto di una guarnigione militare, accorsa in aiuto.

A conforto di questa tesi, si legge nel libro "San Filippo del Mela e l'antico Artemisio" del Prof. Paolo Maggio, quanto segue: "Nel luglio del 1544, fu Antonio Balsamo, barone di Cattafi, che, con 120 armati a cavallo, accorse in aiuto alle altre forze, riuscendo a far prendere il mare alle orde di Hjerddis Barbarossa, ammiraglio di Solimano I, che si erano spinte, saccheggiando ed incendiando, fin sono l'abito di Santa Lucia".

Gli uomini dunque riuscirono a schiacciare i Turchi da cui si originò il termine Scacciuni, ancora utilizzato: a quel tempo, e per svariati secoli ancora, si avvicendarono nella fiorente cittadina dell'epoca personaggi di spicco con facoltà di comando, definiti dapprima "Caporioni", poi "Capibastuni", infine "Scacciuni".

Erano i benestanti del luogo, che si assumevano il compito di difendere i più deboli; si eleggevano difensori ad oltranza delle "ragazze da marito" nel villaggio; si facevano garanti per gli uomini, provenienti dai paesi limitrofi, in cerca di moglie.

La leggenda inoltre racconta che, nel giorno del matrimonio, gli "Scacciuni" accompagnavano a suon di marranzano, tamburello e zufolo, la sposa in chiesa ove alla presenza del corteo nuziale, la consegnavano al concubino, garanti della sua illibatezza. Lo sposo, poi, aveva l'obbligo di appendere il "lenzuolo della prova" che arrestava e contraccambiava l'affidabilità e l'operato dello "Scacciuni".

Essi indossavano un costume d'origine eurasiatica, che sfoggiavano nelle grandi occasioni, quale segno di potere e di comando. L'abito, fortemente multicolore, era caratterizzato da: un alto copricapo conico, variopinto e tempestato di pietre preziose; una camiciola bianca, intersecata da nastri coloratissimi; un corto pantalone, sovrastato da una gonna, a sua volta arricchita da trine di svariati colori e svolazzanti, che si dipartivano dalla vita: guanti rigorosamente bianchi ed un nerbo, intrecciato ancora una volta da stoffe variopinte, simbolo di forza, vigoria ed efficacia.Com'è il costume degli "Scacciuna" balarm.it 12 febbraio 2023

Note

Bibliografia Salvatore Zullo, Ricordi di Salvatore Zullo. Paolo Maggio e Padre Giovanni Parisi, San Filippo del Mela e l'antico artemisio, Andrea Lippolis editore, 1978-2007.

Categoria:Frazioni di San Filippo del Mela