Calenzano (pronuncia: Sulla pronuncia della z, e sull'etimologia del toponimo, cfr. ) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Firenze in Toscana.

Geografia fisica Il Comune di Calenzano è situato nella piana di Firenze-Prato-Pistoia e si estende su una superficie di . Il suo territorio, per i due terzi montuoso, è compreso tra i Monti della Calvana a ovest, che raggiungono la massima altitudine con i 916 metri di Monte Maggiore e il Monte Morello a est con i 934 metri di Poggio dell'Aia. La parte viabile più elevata è il passo delle Croci a 427 metri.

Lo attraversano in senso longitudinale numerosi corsi d'acqua che, scendendo dai rilievi circostanti, scorrono in direzione nord-sud. Da ovest verso est troviamo il torrente Marinella di Travalle, affluente del fiume Bisenzio, il torrente Marina (principale corso d'acqua del territorio e anch'esso affluente del Bisenzio) da cui prende nome l'omonima valle, la Marinella di Legri, che sfocia nella Marina e il torrente Chiosina. Quest'ultimo nei pressi dell'abitato si immette nel canale Nuovo Garille e sfocia nella suddetta Marina.

Il centro storico di Calenzano ("il Donnini") dista circa da Firenze e da Prato. Intorno all'area densamente urbanizzata e popolata, sorta soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo scorso ai piedi del colle su cui sorgono il castello e il borgo di Calenzano Alto, il paesaggio muta radicalmente, lasciando posto a rilievi coperte di boschi e uliveti tipici dei dintorni di Firenze e di Prato. Il territorio comunale confina in senso orario con i comuni di Barberino di Mugello, San Piero a Sieve, Vaglia, Sesto Fiorentino, Campi Bisenzio, Prato e Vaiano..

A Calenzano si trovano anche due stazioni ferroviarie (Calenzano e Pratignone) dove fermano treni interregionali (linea Firenze-Prato-Bologna) e regionali (linea Firenze-Prato-Pistoia-Lucca-Viareggio).

Classificazione sismica: zona 3s Classificazione climatica: zona D, GG Diffusività atmosferica: bassa, Ibimet CNR 2002

Storia

Dalla Preistoria all'Alto Medioevo Le prime tracce di antropizzazione di questo territorio datano a circa anni fa, in pieno Paleolitico e sono costituite da numerosi strumenti litici, specie in diaspro rosso, ritrovati in particolare nella zona di Travalle.. All'età del bronzo risalgono i primi insediamenti umani, dei villaggi di capanne dislocati nella fascia pedemontana. Il popolo più antico che abitò questo territorio pare sia stato quello dei Liguri. Erano queste genti pastori nomadi, provenienti dalla Liguria e dal Piemonte che si stanziarono nell'area tra il Bisenzio e l'Arno verso il 2000 a.C. È una teoria ormai consolidata quella secondo cui i Liguri furono ricacciati verso nord-ovest dall'avanzata degli Etruschi. Numerosi sono stati nel corso degli anni i ritrovamenti archeologici che testimoniano la massiccia presenza del popolo tirrenico a Calenzano. Uno su tutti, anche se situato in territorio pratese alla confluenza tra il fiume Bisenzio e il torrente Marinella di Travalle, è quello della città di Gonfienti, edificata alla fine del VII secolo a.C. ed estesa su una superficie di ben 17 ettari. Nel 1735 fu rinvenuta sulle pendici di Poggio Castiglioni (un colle posto ai confini tra Calenzano e Prato) la statuetta bronzea detta "l'offerente", conservata al British Museum di Londra. Infine, il reperto forse più importante: il famoso "Cippo di Settimello". Si tratta di un monumentale cippo scolpito in pietra che doveva esser posto sopra un tumulo funerario, da prima conservato al Museo Archeologico di Firenze è collocato nella villa Corsini di Castello.

Arriviamo dunque al periodo della dominazione romana. Le tracce più evidenti lasciate dai latini sono di tre tipi: assetto del territorio, ritrovamenti archeologici e toponomastica. Dalla fondazione della colonia di Florentia tra il 30 e il 15 a.C. derivò una generale opera di riorganizzazione della piana circostante. Le zone paludose furono in gran parte bonificate e le terre a nord e a sud dell'Arno, fino al pistoiese, vennero sottoposte alla centuriazione. Partendo da un centro, come accadeva per disegnare la pianta viaria di città e accampamenti, si tracciavano un cardo e un decumano sui quali si intersecavano in modo ortogonale altre linee che formavano quadrati con lati di circa 700 metri. Questi quadrati costituivano singole unità agricole che spesso venivano redistribuite tra i legionari veterani di guerra. Osservando dall'alto la piana a ovest di Firenze, tale suddivisione è ancora ben visibile. Strade vicinali, fossi e confini di campi seguono le direttrici tracciate dagli antichi agrimensori.

Tutta la piana era in quel tempo attraversata dalla via Cassia che collegava Florentia con Pistoia, Lucca e il porto di Luni. La presenza di questo percorso è testimoniata dai nomi dei luoghi. Terzolle, Quarto, Quinto, Sesto e Settimello non indicano altro che la distanza in miglia da Firenze. La Tabula Peutingeriana pone in corrispondenza del nono miglio la mansio (stazione di posta e cambio dei cavalli) denominata Ad Solaria. Durante i lavori per la realizzazione di una rotonda nella zona detta "il Rosi", sono venuti alla luce i resti di un grande complesso dotato di magazzini, cortile interno e un pozzo, databile al I-II secolo d.C. e identificato dagli studiosi proprio con la sopracitata mansio Ad Solaria. Non è un caso che questa stazione di posta si trovasse in corrispondenza dell'incrocio tra la Cassia e una delle direttrici che andavano verso nord (è il percorso dell'attuale SP8) e valicato il passo delle Croci, raggiungevano il Mugello ricollegandosi alla via Flaminia militare. Di notevole interesse è stato inoltre il ritrovamento nel 2003 dei resti di una villa-fattoria di età augustea poco oltre la località detta "La Chiusa", tra la collina di Montedomini e il torrente Marina. Dagli scavi, condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, si è potuto evidenziare che l'edificio fu occupato per tutta l'età imperiale e abbandonato nel periodo tardo antico a seguito di un incendio.

Vista la sua posizione geografica è evidente che Calenzano, o meglio il primo nucleo che sarebbe diventato il paese attuale, aveva in quel periodo un'importanza strategica notevole, non solo per quanto riguarda la viabilità. Pochi sanno infatti che proprio dalla frazione della Chiusa partiva l'acquedotto che riforniva d'acqua Florentia. Sarà facile notare come "Chiusa" sia un toponimo parlante, dal momento che ricorda la presenza dell'imboccatura dell'acquedotto che captava le acque del torrente Marinella di Legri, scelto dagli ingegneri romani per la sua portata costante durante tutte le stagioni. Si trattava di un'opera di alto livello tecnico realizzata nei primi anni del II secolo d.C., costituita in gran parte da un cunicolo interrato, a tratti ancora esistente, che usciva all'aperto nella zona di Rifredi e proseguiva fino alla città su arcate. Calenzano ha già nel nome un ricordo della presenza latina: il suffisso -ano è indice certo di fondazione romana. Un'ipotesi non accertata faceva derivare il nome del paese da quello di un'antichissima famiglia fiorentina, i Calenzia, che avrebbe posseduto terre in questa zona.. Sembra però più probabile che il toponimo tragga origine dal nome proprio di persona latino Calentius. Nell'età tardoantica e nell'Alto Medioevo si verifica anche a Calenzano quel fenomeno di "vuoto documentario" comune a tante parti d'Europa. Di nuovo può esserci d'aiuto la toponomastica: "castellare", "castiglione", "castellaccio" indicano con molta probabilità la presenza di insediamenti militari bizantini e longobardi. "Salenzano" un piccolo abitato posto in posizione elevata a nord di Legri, trarrebbe origine da sala, termine longobardo che indicava prima una casa da signore e conseguentemente una proprietà terriera. A seguito del crollo del sistema statale romano, vengono meno le condizioni che rendevano possibile un'adeguata manutenzione delle vie consolari. Le zone pianeggianti sono soggette all'azione di bande di briganti e ai periodici straripamenti del torrente Marina. Pertanto si inizia a usare maggiormente una viabilità di crinale, che corre e valica le creste montuose.

Nei primi secoli dell'Alto Medioevo al sistema insediativo e produttivo della villae, sorto in età imperiale, si sostituisce gradualmente quello che fa capo alle pievi. I tre plebati più antichi del territorio di Calenzano sono quello di San Donato, di Santa Maria a Carraia e di San Severo a Legri, tutti fondati tra il X e l'XI secolo. La chiesa di San Niccolò, all'interno del borgo fortificato del castello, diverrà pieve solo nel 1799, distaccandosi dal plebato di San Donato. La testimonianza architettonica più rilevante per l'Alto Medioevo è costituita senz'altro dalla pieve romanica di San Severo a Legri. Citata per la prima volta in documenti del X secolo ma probabilmente di fondazione più antica, forse addirittura risalente al V-VI secolo. La chiesa, così come il vicino castello, possesso dei conti Guidi, sorgeva sull'antica via (uno dei percorsi "di crinale" di cui parlavamo prima) che dalla valle del torrente Marinella, risalendo i contrafforti montuosi arrivava nella località detta "Il Carlone", nei pressi di Vaglia e quindi in Mugello..

Il Basso Medioevo

Valicato il grande spartiacque cronologico dell'anno mille, incontriamo il primo documento in cui è citato il nome "Calenzano". Si tratta di una bolla di papa Innocenzo II del 1134 in cui si nomina la "curtem de Calenzano". La seconda attestazione è costituita da un editto dell'imperatore Enrico VI del 1191 in cui il figlio di Federico Barbarossa conferma ai conti Guidi da Modigliana i loro possessi in Toscana, tra i quali compaiono: "Kalenzanum cum tota curte sua; quidquid habet in monte Morello, quartam partem Castri de Ligari". Proprio alla potente famiglia comitale dei Guidi si deve con ogni probabilità il primo incastellamento della collina di Calenzano. Questo nucleo originario del castello assunse nel XII secolo una notevole importanza strategica, situato com'era al confine tra due diocesi, quella di Firenze e Pistoia (Prato lo diventerà solo nel 1653) e i domini feudali dei già citati Guidi, dei conti Alberti, che controllavano la Val di Bisenzio, e degli Ubaldini, signori ghibellini del Mugello. Risalgono al XIII secolo le prime menzioni di Calenzano inteso come "castello". Ne troviamo traccia nel Libro di Montaperti del 1260 e nel Libro degli Estimi del 1269. In questa seconda fonte in particolare si descrivono i danni subiti dai guelfi di Firenze dopo la sconfitta nella battaglia di Montaperti per opera dei ghibellini, i quali provocarono ingenti distruzioni anche al castello di Calenzano.

Dai Guidi il castello passò sotto la giurisdizione del vescovo di Firenze e infine agli inizi del '300 divenne possesso della Repubblica di Firenze. È interessante notare che altri tre castelli erano dislocati lungo la Val di Marina: Quello di Combiate, presso il passo delle Croci, di cui non resta traccia, difendeva l'accesso alla piana da nord; quello di Legri, già possesso dei conti Guidi poi dei Figiovanni e dei Cattani-Cavalcanti, restaurato in stile neogotico è residenza privata; e il castello di Travalle, anch'esso antico feudo dei Guidi. La proprietà di quest'ultimo, divisa tra i Tosinghi e i Lamberti, fu acquistata dal Comune di Firenze nel 1225. Passato quindi all'antica famiglia dei Corbinelli, a loro rimase per tutto il '600. Da allora il "castellaccio" di Travalle, come viene chiamato, costituisce uno dei poderi della grande villa fattoria prima degli Strozzi Alamanni, poi dei Ganucci Cancellieri. Ai castelli si affiancavano nel controllo del territorio numerose torri d'avvistamento, come la torre di Collina, la "Torraccia" o la torre di Baroncoli.