Lospedale San Giovanni di Dio è l'ospedale principale della città di Crotone, con a disposizione oltre 300 posti letto. Gestito direttamente dalla ASL n°. 5 (istituita nel 1995), sorge in via Bologna, 12 di fronte allo stadio Ezio Scida.

Storia

La storia dell'assistenza ospedaliera a Crotone ha radici antiche che risalgono al XII secolo, quando fu documentata la presenza di un ospedale di origini medievali situato fuori dalle mura cittadine e destinato a supportare la comunità locale, gestito all'epoca dai monaci benedettini provenienti dall'abbazia di Santa Maria della Matina. Questa tradizione assistenziale evolse e si consolidò nel XVI secolo, con l'istituzione dell'ospedale oggi noto come San Giovanni di Dio: un'ulteriore traccia di struttura dedicata alla cura dei malati risale infatti alla metà del '500, in un contesto dove l'assistenza sanitaria era inizialmente orientata ai soldati spagnoli di stanza in Calabria. Verso la fine del secolo, però, emerge la necessità di istituire un luogo di ricovero per i poveri e per i pellegrini, che si sviluppa durante il vescovato di Tommaso Monti (1599-1608). A quel tempo, l'ospedale era intitolato a San Jacobo e finanziato con una rendita di circa 70-80 ducati, variabile in base alle annate.. Era gestito da un sacerdote nominato dal vescovo, il quale garantiva l’assistenza spirituale per i degenti, amministrando i sacramenti e ascoltando le confessioni.

Nel 1610, sotto il vescovato di Carlo Catalani, le entrate dell'ospedale aumentarono fino a circa 100 ducati annui e l'ospedale fu dotato di una piccola chiesa situata nella parrocchia di Santa Margherita; tuttavia, questo ampliamento della struttura generò tensioni tra l'amministrazione cittadina e la Chiesa, culminando con la nomina di un rettore di fiducia da parte del vescovo in sostituzione dei procuratori precedentemente eletti dalla città. Nel 1620, tramite apposito decreto, fu restaurato il diritto dell'università cittadina di gestire l'ospedale attraverso i procuratori, con il compito di amministrare le entrate e occuparsi della cura dei poveri ricoverati. Nel 1628 il vescovo Niceforo Melisseno Comneno riordinò l'ospedale introducendo una congregazione chiamata della compuntione, incaricata di sostenere le attività caritatevoli: ogni venerdì i membri della congregazione si riunivano per opere di assistenza e preghiera, assicurando un'attività spirituale costante per i ricoverati. Nel 1666 l'amministrazione dell'ospedale passò ufficialmente ai Fatebenefratelli, su iniziativa del governo cittadino e con il consenso della Chiesa, che nominò frate Bonaventura Pentinachi per prendere possesso della struttura; vennero fissate precise condizioni per la gestione, in base alle quali i frati dovettero garantire assistenza medica e spirituale agli ammalati, destinando parte delle entrate alla manutenzione dell'ospedale e all'acquisto di medicinali per la spezieria.

Nel corso del Settecento l'ospedale si confrontò con nuove difficoltà economiche e con il progressivo degrado degli edifici; la presenza di una guarnigione militare e dei lavoratori impegnati nella costruzione del porto aumentò inoltre la domanda di servizi sanitari, facendo della struttura un importante centro di assistenza per soldati e lavoratori locali. Nel 1750 i Fatebenefratelli assunsero quindi un medico, Giuseppe Vitale, per garantire cure sia ai militari sia ai poveri ricoverati. Con il terremoto del 1783 e le riforme amministrative volute dal re Ferdinando IV, l'ospedale fu trasformato in una struttura laica denominata Pio Civico Ospedale di San Giovanni di Dio, con un'organizzazione più vicina a quella di un ospedale civile e amministrata da rappresentanti della città e del clero; questa fase segnò la progressiva riorganizzazione dell'assistenza sanitaria e delle risorse provenienti dai beni ecclesiastici soppressi.

Negli anni del decennio francese la struttura fu ampliata grazie ai fondi residui del vecchio ospedale e di altre proprietà ecclesiastiche confiscate, anche se queste risorse si ridussero gradualmente. Nel 1831 si decise di ampliarla utilizzando le rendite residue provenienti dai lasciti dei luoghi pii; danneggiato dal terremoto dell'8 marzo 1832, l'ospedale fu in parte ricostruito e restaurato l'anno successivo, mentre continuarono le difficoltà economiche. Nel maggio 1883 il vecchio ospedale fu infine ceduto al Comune e trasformato in casa comunale, mentre un nuovo edificio ospedaliero fu costruito fuori dal centro abitato, in via Poggio Reale, grazie anche all'intervento del barone Berlingieri; la nuova sede rispondeva alla necessità di disporre di maggiori spazi e di strutture più adeguate alle esigenze sanitarie della popolazione.

Nella seconda metà del XX secolo l'ospedale cittadino subì profonde trasformazioni per rispondere alla crescente domanda sanitaria e migliorare le infrastrutture; negli anni successivi alla seconda guerra mondiale furono ampliati i reparti di base, tra cui Chirurgia generale e Medicina interna, mentre nel 1969 la struttura assunse la forma giuridica di ente ospedaliero.. Nel 1972 fu inaugurata la moderna sede di via Bologna; l'edificio ottocentesco di via Poggioreale, cessata la funzione ospedaliera, rimase invece inutilizzato per lungo tempo e nei primi anni 2000 fu destinato dal Comune alla realizzazione del nuovo teatro cittadino, venendo progressivamente recuperato e rifunzionalizzato fino all'inaugurazione, nel 2024, del Teatro Vincenzo Scaramuzza.

Con l'istituzione dell'ASL n. 5 nel 1995 si aprì una nuova fase di ristrutturazione, durante la quale furono introdotti nuovi reparti specialistici, tra cui Cardiologia, Terapia intensiva e Malattie infettive, accompagnati dall'incremento dei posti letto e dalla realizzazione di nuove aree diagnostiche avanzate.

Reparti

Cardiologia Chirurgia generale Geriatria Malattie infettive Malattie tropicali Medicina generale Nefrologia Neurologia Oculistica Ortopedia Traumatologia Ostetricia Ginecologia Otorinolaringoiatria Pediatria Psichiatria Terapia intensiva Terapia intensiva neonatale Unità coronarica Astanteria Neonatologia Oncologia Obitorio

Note

Bibliografia

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