La teoria della mente (spesso abbreviata in "ToM", dall'inglese Theory of Mind) è la capacità di attribuire stati mentali - credenze, intenzioni, desideri, emozioni, conoscenze - a se stessi e agli altri, e la capacità di comprendere che gli altri hanno stati mentali diversi dai propri. La teoria della mente, formulata nel 1978 da David Premack e Guy Woodruff, è fondamentale in ogni interazione sociale e serve ad analizzare, giudicare e comprendere il comportamento degli altriGweon, H., Saxe, R. (2013). Developmental cognitive neuroscience of Theory of Mind. Neural Circuit Development and Function in the Brain: Comprehensive Developmental Neuroscience. Elsevier. Ed: J. Rubenstein & P. Rakic.

La teoria della mente è una teoria nel senso che la presenza della mente propria e altrui può essere inferita soltanto attraverso l'introspezione, e attraverso la congettura che gli altri, avendo atteggiamenti e comportamenti simili ai nostri, abbiano anche stati mentali propri. In questo senso, ogni individuo possiede una propria teoria della mente, e alcune condizioni come l'autismo Pdf. e la schizofrenia sono state interpretate come un deficit specifico di questa abilità.

Modelli teorici I principali modelli teorici che tentano di spiegare l'origine e lo sviluppo della teoria della mente sono i seguenti: Teoria della teoria Secondo la "teoria della teoria" (theory-theory), i bambini sono naturalmente portati a costruire teorie per spiegare le loro osservazioni. Come gli adulti, anche i bambini cercano spiegazioni per comprendere l'ambiente che li circonda, e nel farlo traggono spunto sia dalle loro esperienze dirette che dall'osservazione di ciò che fanno gli altri. Attraverso la loro crescita e sviluppo, i bambini continueranno a formare teorie intuitive, rivisitandole e modificandole man mano che si imbattono in nuovi risultati e osservazioni, non diversamente da quello che fanno gli scienziati. La progressione delle teorie intuitive dei bambini riguarderebbe il mondo fisico e biologico, i comportamenti sociali, e i pensieri e le menti altrui, ovvero la teoria della mente.

Teoria della simulazione La teoria della simulazione sostiene che gli esseri umani danno un senso al comportamento degli altri simulandone mentalmente le azioni, ovvero attivando processi mentali che, se messi in pratica, produrrebbero un comportamento simile. Ciò include il comportamento intenzionale e l'espressione delle emozioni. La teoria afferma che i bambini usano le proprie emozioni per prevedere ciò che gli altri faranno, in altre parole, proiettando i propri stati mentali sugli altri. La teoria della simulazione prevede che le persone capiscano gli altri attraverso una sorta di risposta empatica. Tale teoria si basa sia su una riflessione filosofica che su dati neurobiologici, in particolare sulla scoperta dei neuroni specchio.

Teoria modulare I fautori della teoria modulare spiegano la teoria della mente alla luce della teoria della mente modulare di Jerry Fodor. Secondo quest'ipotesi esisterebbe nella mente umana un modulo specifico e geneticamente determinato, deputato a sviluppare l'abilità di comprendere la mente propria e altrui (ToM module), che avrebbe però bisogno dell'interazione con l'ambiente sociale per svilupparsi appienoAlan M. Leslie, Pretense, Autism, and the Theory-of-Mind Module. Current Directions in Psychological Science, 1992. https://doi.org/10.1111/1467-8721.ep10767818.

Sviluppo Lo studio di quali animali siano in grado di attribuire stati mentali agli altri, così come lo sviluppo di questa capacità nell'ontogenesi e nella filogenesi umane, ha identificato diversi precursori comportamentali alla teoria della mente. La comprensione dell'attenzione, la comprensione delle intenzioni altrui e l'imitazione di altre persone sono i comportamenti distintivi di una teoria della mente che può essere osservata all'inizio dello sviluppo, e i precursori di quella che in seguito diventerà la teoria della mente nell'adulto. In studi con animali non umani e esseri umani pre-verbali, in particolare, i ricercatori osservano preferenzialmente questi comportamenti per fare inferenze sul livello di sviluppo della mente.

Simon Baron-Cohen ha identificato la comprensione dell'attenzione congiunta, un'abilità sociale riscontrata tra i 7 e i 9 mesi di età, come "precursore critico" dello sviluppo della teoria della mente. Comprendere l'attenzione congiunta implica capire che l'atto di guardare in una direzione può essere diretto in modo selettivo, che l'altro valuta l'oggetto visto come "di interesse" e che l'atto di osservare può indurre delle credenze sull'oggetto osservato. L'attenzione può essere richiamata e resa condivisa dall'atto di indicare, un comportamento che richiede di tenere conto dello stato mentale dell'altra persona, in particolare se essa noti l'oggetto o se lo trovi a sua volta di interesse. Baron-Cohen ipotizza che l'inclinazione a riferirsi spontaneamente a un oggetto come interessante (puntamento protodichiarativo) e ad apprezzare allo stesso modo l'attenzione diretta da un altro, possa essere il motore alla base di tutta la comunicazione umana ed animaleCharles Taylor,The Language Animal: The Full Shape of the Human Linguistic Capacity, Cambridge, 2016, Harward University Press.

La comprensione delle intenzioni altrui è un altro precursore critico per la comprensione della mente, perché l'intenzionalità è una caratteristica fondamentale degli stati mentali. Daniel Dennett definisce la "posizione intenzionale" (intentional stance) come la comprensione che le azioni degli altri sono dirette verso l'obiettivo e derivano da particolari credenze o desideri. In studi recenti sull’interazione con sistemi di intelligenza artificiale generativa è stato proposto il termine noosemia per indicare la tendenza degli utenti ad attribuire stati mentali e intenzionalità a tali sistemi.De Santis, E.; Rizzi, A. (2025). Noosemia: toward a Cognitive and Phenomenological Account of Intentionality Attribution in Human-Generative AI Interaction. arXiv preprint.

I bambini di 2-3 anni sono in grado di discriminare se lo sperimentatore ha svolto la stessa azione volontariamente o accidentalmente, e i bambini di 18 mesi sono in grado di eseguire manipolazioni mirate che gli sperimentatori adulti hanno tentato e fallito, suggerendo che i bambini abbiano la capacità di rappresentarsi il comportamento manipolatorio degli adulti come implicante obiettivi e intenzioni.

Alcune ricerche in psicologia dello sviluppo suggeriscono che la capacità del bambino di imitare gli altri si trova all'origine sia della teoria della mente sia di altre conquiste socio-cognitive come l'assunzione di prospettiva e l'empatia. Secondo Meltzoff, la comprensione innata del bambino che gli altri sono "come me", gli permette di riconoscere l'equivalenza tra gli stati fisici e mentali apparenti negli altri e quelli percepiti dal sé. Ad esempio, il bambino usa le proprie esperienze, orientando la testa e gli occhi verso un oggetto di interesse, per capire i movimenti di chi, a sua volta si rivolge verso un oggetto, intuendo che generalmente si tratterà di un oggetto di interesse o di significato.

Anche se la maggior parte delle ricerche sull'argomento ha per oggetto i bambini, la teoria della mente si sviluppa in modo continuo durante l'infanzia e nella tarda adolescenza, parallelamente allo sviluppo delle sinapsi nella corteccia prefrontale, che è l'area del cervello coinvolta nella pianificazione delle azioni e nei processi decisionali. I bambini sembrano sviluppare la teoria della mente in modo sequenziale: la prima abilità a svilupparsi è la capacità di riconoscere che gli altri hanno desideri diversi. I bambini sono in grado di riconoscere che altri hanno credenze diverse subito dopo. La successiva abilità che si sviluppa è la capacità di riconoscere che gli altri hanno accesso a diverse conoscenze. Infine, i bambini sono in grado di capire che gli altri possono avere false credenze e che sono capaci di nascondere le emozioni. Sebbene questa sequenza rappresenti la tendenza generale all'acquisizione di competenze, sembra che si ponga maggiore enfasi su alcune abilità in determinate culture, portando a sviluppare competenze più preziose prima di quelle che non sono considerate importanti. Ad esempio, nelle culture individualistiche come quella degli Stati Uniti, una maggiore enfasi viene posta sulla capacità di riconoscere che gli altri hanno opinioni e credenze diverse. In una cultura collettivistica, come la Cina, questa abilità potrebbe non essere così importante e quindi svilupparsi più tardi.

Meccanismi cerebrali Studi di neuroimaging hanno individuato specifiche regioni del cervello impegnate durante i compiti che presuppongono il possesso di una teoria della mente. La ricerca tramite la PET, utilizzando compiti di comprensione verbale e pittorica di una storia, ha identificato un insieme di regioni cerebrali tra cui la corteccia prefrontale mediale (mPFC) e l'area intorno al solco temporale superiore (pSTS), e talvolta la corteccia del precuneo, l'amigdala e la corteccia temporopolare.

Gli studi del laboratorio di Rebecca Saxe al MIT, utilizzando un compito di falsa credenza, hanno trovato un'attivazione molto coerente nella mPFC, nel precuneo e nella giunzione temporo-parietale (TPJ), lateralizzata a destra. In particolare, è stato proposto che la rTPJ sia selettivamente coinvolta nel rappresentare le credenze degli altri. Tuttavia esiste un certo dibattito su questa conclusione, poiché alcuni scienziati hanno notato che la stessa regione viene attivata durante il riorientamento spaziale dell'attenzione visiva. Jean Decety dell'Università di Chicago e Jason Mitchell di Harvard hanno quindi proposto che la rTPJ svolga una funzione più generale implicata nella comprensione della falsa credenza e nel riorientamento attenzionale, piuttosto che in un meccanismo specializzato per la cognizione sociale. Tuttavia, è possibile che l'osservazione di regioni sovrapposte per la rappresentazione delle credenze e il riorientamento attenzionale possa essere semplicemente dovuta a popolazioni neuronali adiacenti, ma distinte, che codificano per ciascuna abilità.

Le evidenze neuropsicologiche forniscono supporto ai risultati di neuroimaging riguardanti le basi neurali della teoria della mente. Studi con pazienti affetti da una lesione dei lobi frontali e la giunzione temporo-parietale del cervello mostrano che essi hanno difficoltà con alcuni compiti implicanti la ToM. Ciò dimostra che tale competenza è associata a parti specifiche del cervello umano. Tuttavia, il fatto che la corteccia prefrontale mediale e la giunzione temporoparietale siano necessarie per compiti di teoria della mente non implica che queste regioni siano specifiche per quella funzione, poiché la TPJ e la mPFC potrebbero essere deputate a svolgere funzioni più generali, ma necessarie per l'utilizzo della teoria della mente.

Le ricerche di Vittorio Gallese, Luciano Fadiga e Giacomo Rizzolatti all'Università di Parma hanno mostrato che alcuni neuroni sensomotori, che vengono definiti neuroni specchio, scoperti nella corteccia premotoria delle scimmie rhesus, possono essere coinvolti nella comprensione delle azioni. La registrazione mediante singoli elettrodi ha rivelato che questi neuroni scaricavano quando una scimmia eseguiva un'azione, così come quando la scimmia vedeva un altro agente svolgere lo stesso compito. Allo stesso modo, gli studi di risonanza magnetica con partecipanti umani hanno mostrato regioni cerebrali (presumibilmente contenenti neuroni specchio) che sono attive quando una persona vede un'azione diretta a uno scopo di un'altra persona. Questi dati hanno portato alcuni autori a suggerire che i neuroni specchio possono fornire la base per la teoria della mente nel cervello, e supportare la teoria della simulazione della lettura della mente (vedi sopra).