La frazione di Parasacco appartiene al comune di Melfi, in Provincia di Potenza, nella regione Basilicata.

Parasacco dista 13,55 chilometri dal medesimo comune di Melfi ed è situata a 167 metri s.l.m. a poca distanza dalle frazioni di San Nicola di Melfi e Leonessa.

Storia Parasacco compare in documenti come area di pascolo e “posta di pecore” (punto di sosta e ricovero per il bestiame durante la transumanza). Una possibile menzione medievale antica parla di una “optima massaria quae dicitur Parasacco… apud Sanctum Nicolaum de Aufido” (presso San Nicola dell’Ofanto), che alcuni collegano al XIII secolo, ma senza conferma documentaria diretta e univoca nelle fonti primarie accessibili.

Dal XV secolo fu dei Doria (poi Doria Pamphili), che lo tennero fino all’eversione della feudalità nel 1806 (leggi napoleoniche). I Doria lo gestirono come un vasto complesso agricolo-zootecnico, legato soprattutto alla transumanza della Regia Dogana delle Pecore di Foggia.

Nel XVI-XVII secolo il principato di Melfi fu teatro di tensioni agrarie: crisi produttive, contenziosi con la Dogana per i pascoli inclusi terreni come Parasacco e tentativi di conversione dei suoli da pascolo a colture cerealicole. Uno studio fondamentale su questi aspetti è il saggio di Silvio Zotta (1978) sui momenti di crisi agraria nello stato feudale di Melfi tra 1585 e 1615.

Monumenti e luoghi d'interesse

Masseria Parasacco Elemento dominante della contrada di Parasacco è la sua Masseria fortificata (detta appunto di Parasacco) situata a poca distanza dal fiume Ofanto e da un "tratturello" antico che va verso il Tavoliere di Foggia. Nel XIX e XX secolo è stata di proprietà degli Aquilecchia di Melfi.

L'edificio irregolare sia in pianta che in elevazione nel fronte principale e nei lati secondari; presenta una struttura abitativa, una serie di annessi, un pozzo ed una chiesetta. È provvisto di un apparato difensivo (quattro torri angolari con feritoie) realizzato in un periodo successivo a quello di primo impianto. I collegamenti verticali tra i piani si sviluppano in esterno con scalinate su archi ottenuti dall'assemblaggio di blocchi tufacei.

Nel 1846 divenne proprietà di Luigi Aquilecchia il cui nome e la data 1850 sono ancora visibili sulla chiave di volta del portale d'ingresso.

Nel periodo del brigantaggio postunitario Luigi Aquilecchia legato ai Borboni, organizzò a Melfi forze anti-unitarie e si alleò con bande di briganti, tra cui quella di Carmine Crocco. La masseria divenne alternativamente un centro di approvvigionamento per i briganti o un obiettivo di razzie. Fonti storiche ricordano episodi violenti bande assaltarono la masseria Parasacco, trucidando contadini e commettendo violenze.

La masseria è in stato di abbandono e degrado, nonostante sia sottoposta a vincolo monumentale con Decreto Ministeriale del 30 ottobre 1995 ed è inserita nel repertorio dei beni culturali della Regione Basilicata e nel piano paesaggistico regionale.

Note

Collegamenti esterni La Masseria fortificata di Parasacco

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