Il soprannome è anche scritto Can Grande.

Figlio di Alberto I della Scala e di Verde di Salizzole, è l'esponente più conosciuto, amato e celebrato della dinastia scaligera. Signore di Verona dal 1308 al 1311 insieme al fratello Alboino e da solo dallo stesso anno (1311) fino alla sua morte (1329), consolidò il potere della sua famiglia ed espanse quello della sua città fino a divenire, grazie ai suoi successi, guida della fazione ghibellina.

Cangrande non fu solo un abile condottiero, ma anche uno scaltro politico, un accorto amministratore e un generoso mecenate, noto infatti anche perché fu amico e protettore di Dante Alighieri (che, in una lettera, gli dedicò l'ultima cantica della Divina Commedia). Tra i suoi amici si annovera anche Spinetta Malaspina il Grande di Fosdinovo.

Biografia Origini familiari e giovinezza Educazione Nel poema dello storico vicentino Ferreto dei Ferreti si descrive Cangrande come un giovane prodigioso che, non divertendosi a giocare con gli amici, preferiva utilizzare le armi e sognare imprese cavalleresche.Nel Cenni storici e documenti che riguardavano Cangrande I della Scala signore di Verona di Orti Manara è presente il poema in quattro libri, a cui lui ne aggiunge un quinto. Alberto curò personalmente l'educazione militare (e non) del figlio, che infatti provava grande affetto per il padre, da cui ereditò le doti di condottiero e cavaliere: proprio da lui venne insignito del titolo di cavaliere mentre era ancora bambino, insieme al fratello Bartolomeo e ai parenti Nicolò, Federico e Pietro, durante la festa di San Martino nel novembre del 1294, festeggiando in questo modo la vittoria contro Azzo VIII d'Este e Francesco d'Este.

Il padre morì nel 1301, quando Cangrande era poco più che un bambino, per cui venne affidato alla custodia del fratello Bartolomeo, che divenne il nuovo Signore di Verona. Fu sotto il suo principato che per la prima volta Dante Alighieri venne ospitato nella città scaligera, dopo che era stato esiliato da Firenze. Bartolomeo, dopo aver consolidato il potere della famiglia, morì prematuramente il 7 marzo 1304; gli succedette il fratello Alboino, più incline alla mediazione e alla pace che alla guerra.

Cangrande, spesso al suo fianco, mostrava, diversamente dal fratello, un temperamento cavalleresco e ambizioso e proprio per questo motivo ottenne di poter condividere il peso del potere, anche se in rapporto di subordinazione rispetto al fratello, vista la sua giovane età (era appena quattordicenne). L'effettiva co-reggenza sarebbe iniziata solo nel 1308, quando a Cangrande venne affidato il comando supremo delle forze armate..

Guerra contro Ferrara

Nell'aprile del 1305 Azzo VIII d'Este, Signore di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, si sposò con la figlia di Carlo II di Napoli, Beatrice, divenendo così un importante esponente della fazione guelfa dell'alta Italia, contrastato però da una lega formatasi il 21 maggio e composta dalle signorie di Verona, Brescia e Mantova. L'8 novembre si aggiunse alla lega Parma, mentre Modena e Reggio Emilia si aggiunsero l'11 febbraio 1306; anche Francesco d'Este, che dopo il matrimonio del fratello Azzo VIII non poteva più ereditare il potere, si aggiunse all'alleanza. Nel luglio dello stesso anno Alboino conquistò Reggiolo e invase il territorio ferrarese; Azzo VIII fu così costretto ad abbandonare Ferrara, dove, però, i suoi seguaci riuscirono a fermare gli assalti nemici.

Visto che non si riuscivano ad ottenere risultati di rilievo, l'esercito mantovano-veronese si ritirò dai territori ferraresi per andare in aiuto di Matteo I Visconti, che stava cercando di riappropriarsi del potere a Milano dopo essere stato cacciato dai guelfi Torriani. In agosto l'esercito venne affidato a Cangrande, che lo portò non lontano da Bergamo, dove il Visconti, radunati 800 cavalieri e fanti,. si unì alle truppe alleate. Guido della Torre preparò un forte esercito e riuscì a mettere in fuga Matteo Visconti; a quel punto Cangrande non vedeva motivi per continuare l'azione di forza e decise di ritirarsi.

Il 14 marzo Verona (alla cui lega si era nel frattempo unita anche Ravenna) riprese la guerra contro Azzo VIII, mentre il mese successivo venne siglata la pace con Milano. A Ferrara si unì Cremona, che, dopo la sua entrata in guerra, vide il proprio territorio saccheggiato dai cavalieri veronesi. Dopo gli attacchi al territorio cremonese, i cavalieri ritornarono ad Ostiglia, dove furono raggiunti da Azzo VIII insieme alle truppe ausiliarie di Napoli e Bologna. Cangrande e Alboino raggrupparono un esercito di fanti e cavalieri per difendere la città, ma, nonostante questo, Ostiglia venne conquistata e la flotta mantovano-veronese sul fiume Po catturata. Azzo VIII, però, morì e lasciò il potere al nipote Folco, ma, ritenendo ingiusto questo passaggio, Francesco d'Este chiese a papa Clemente V di fare da arbitro per la contesa.

Verona e Mantova non avevano quindi più motivi per continuare la guerra, vista la nascita di lotte intestine a Ferrara, che aveva così perso il ruolo di importante centro guelfo dell'alta Italia; Scaligeri e Bonacolsi chiesero e ottennero il mantenimento dello stato precedente l'inizio della guerra. Durante la guerra morì la madre Verde di Salizzole; l'unico parente stretto di Cangrande ancora in vita rimase quindi il fratello Alboino.

Guerra contro Parma Nel marzo 1308 a Parma era iniziata una lotta interna tra guelfi e ghibellini; così Mantova e Verona, alleatesi con Enrico di Carinzia e Tirolo, Ottone III di Carinzia e i Castelbarco (questi ultimi storici amici di famiglia degli Scaligeri), decisero di intervenire con l'intento di ostacolare i guelfi parmensi, riuscendo a sconfiggere l'esercito nemico. Il 19 giugno l'esercito parmense subì un'altra sconfitta, questa volta a opera di Giberto III da Correggio; si avvicinava dunque la possibilità di portare la città sotto il controllo ghibellino: infatti alla fine della guerra tornarono ghibelline sia Parma che Brescia, anche questa in parte protagonista della guerra. Il giovane Cangrande partecipò anche a questa guerra, combattendo sotto l'esercito veronese, anche se il comando supremo delle forze armate spettò al più anziano ed esperto fratello.

Co-signore di Verona

Nel 1308 Alboino decise di condividere il potere con un Cangrande ormai diciottenne, che fu quindi proclamato Capitano del popolo veronese e divenne co-reggente e Signore di Verona. Nuovo obiettivo dei due Signori divenne indebolire la guelfa Milano, ancora asservita ai Della Torre. La prima opportunità arrivò dall'insurrezione antimilanese scoppiata a Piacenza nel 1309, durante la quale i piacentini riuscirono a scacciare i milanesi.

Il 13 giugno 1309 Piacenza formò una lega con Parma, Verona, Brescia, Mantova e Modena, allargando così il conflitto. Gli Scaligeri inviarono i 500 migliori soldati veronesi a Piacenza, dove sconfissero l'esercito nemico, mentre Parma inviò l'esercito, supportato da truppe veronesi, contro la guelfa Fidenza, ma il cattivo tempo obbligò a interrompere l'assedio e a iniziare le trattative per la pace, che sarebbe stata poi firmata entro la fine dell'anno..

Nell'estate del 1310 Enrico VII di Lussemburgo preparava la sua discesa in Italia, alimentando le speranze dei ghibellini, che auspicavano una restaurazione del suo potere imperiale. Enrico VII arrivò in Italia con l'intento di conciliare la parte guelfa con quella ghibellina sotto il vessillo di un impero unito. Appena mise piede nel territorio italico si presentarono numerosi ambasciatori (compresi legati di Verona) per rendergli omaggio e accompagnarlo a Milano, dove doveva essere incoronato.

Il 15 novembre vennero mandati a lui un giurista e alcuni nobili veronesi, per prestare il giuramento di fedeltà a nome del Comune e della Signoria;. il messaggio venne accolto festosamente e l'imperatore promise che sarebbe andato a Verona. Poco dopo egli ordinò ai Comuni italiani di mandare delle rappresentanze a Milano per il 5 gennaio 1311, giorno in cui sarebbe stato incoronato. Finita la cerimonia dell'incoronazione, l'imperatore cominciò a render note le sue intenzioni: egli voleva una riforma del regno d'Italia, in modo che l'autorità imperiale nelle città fosse rappresentata da vicari esterni, per poter facilitare la convivenza delle fazioni opposte.

A Verona venne nominato vicario imperiale Vanni Zeno da Pisa, intendendo così rendere attuabile il ritorno in città dei Sambonifacio. Ritorno però inaccettabile da parte degli Scaligeri che, infatti, in segno di protesta, rinunciarono addirittura alla signoria. Erano sicuri che il popolo veronese non avrebbe accettato di perdere i propri signori, come infatti accadde. Alla fine l'imperatore, pentito dell'errore commesso, si trovò a poter fare affidamento, per raggiungere i suoi obiettivi, solo sul sostegno dei ghibellini. Dovette presto ricredersi e, il 7 marzo 1311, decise di riconoscere come vicari imperiali di Verona Cangrande e Alboino. A questo punto i due possedevano un doppio riconoscimento della loro autorità: assommarono l'investitura del Comune a quella dell'imperatore. Il lato negativo del vicariato era però quello finanziario, che costava molto denaro e l'obbligo di un contingente di soldati che scortasse il sovrano o, comunque, servisse in Lombardia. Il Comune di Verona promise ad Enrico VII fiorini d'oro, mentre altri fiorini furono spediti al vicario di Lombardia Amedeo di Savoia.

Il maggiore problema nella nuova organizzazione si ebbe con Padova, cui l'imperatore riconobbe l'autorità su Vicenza in cambio di un tributo una tantum e di uno annuale, oltre all'obbligo di eleggere un vicario padovano di fede ghibellina. Ma Padova non gradiva le pretese dell'imperatore; iniziarono così con la città guelfa lunghe trattative. Nell'aprile del 1311 Vicenza si ribellò a Padova ed Enrico VII prese la questione come pretesto per costringere il Comune padovano ad accettare le sue richieste. In seguito ad un attacco subìto, il comandante delle truppe imperiali raggiunse Verona con 300 cavalieri;. i due fratelli scaligeri parteciparono all'impresa con le truppe ausiliarie di Verona a Mantova ed il 15 aprile invasero facilmente Vicenza, mentre la rocca in mano ai padovani veniva conquistata da Cangrande con truppe leggere.

Il 14 maggio gli Scaligeri giunsero all'accampamento di Brescia, dove la fazione guelfa si era impadronita del controllo della città in spregio ad Enrico VII. Durante l'assedio perirono per un'epidemia numerosi soldati; tra questi si ammalò anche Alboino, che fu riportato a Verona. Da lì, solo Cangrande, reclutata nuova fanteria e cavalleria, tornò a Brescia. Per questo merito gli venne affidato il comando supremo dell'esercito; tuttavia la città assediata si arrese solamente il 16 settembre 1311. Dopo aver passato del tempo con il fratello ammalato, Cangrande partì insieme ad una scorta per raggiungere Enrico VII a Genova. Raggiunto però dalla notizia delle gravi condizioni in cui versava il fratello, dovette tornare a Verona, anche per via della possibile minaccia che rappresentava Padova. La notte tra il 28 ed il 29 novembre 1311 Alboino morì e Cangrande divenne l'unico Signore di Verona, all'età di ventidue anni. La salma di Alboino venne posta accanto a quella dal padre Alberto I.

Signore di Verona

Prima guerra contro Padova Quando Cangrande assunse il potere, Verona era ancora un Comune modesto, se messo in confronto con il potente Comune di Padova, tanto che lo scaligero non era nemmeno in grado di pagare il tributo ad Amedeo d'Aosta. Nonostante ciò, egli adempì sempre ai suoi doveri nei confronti dell'Impero: lo dimostrò ancora una volta quando i guelfi bresciani tentarono di far insorgere la città e Cangrande intervenne per sventare il complotto. Cangrande si rivelava, dunque, fondamentale per la causa ghibellina..