La Tukery è stata una pirofregata di II rango a ruote della Regia Marina, nata come nave passeggeri (con il nome di Vectis) e successivamente acquisita dal governo provvisorio siciliano (con il nome di Indipendenza, prima, e in uso alla Real Marina del Regno delle Due Sicilie con il nome di Veloce, poi).

Storia Ordinata nel 1848 ai cantieri Thomas & Robert White di Cowes, sull'Isola di Wight, dalla compagnia «Peninsular & Oriental SS Navigation Company» (in precedenza «Orient Line»), la nave avrebbe dovuto chiamarsi Vectis ed avere impiego, come piroscafo passeggeri, sulle rotte oceaniche e verso l'Oriente. L'acquisto per la Marina siciliana Tuttavia durante la costruzione, il 18 luglio 1848, la nave venne acquistata per 90.000 sterline dal governo rivoluzionario costituitosi in Sicilia in seguito all'insurrezione dell'isola. Completata come pirofregata a ruote con il nome di Indipendenza (il cambio di nome fu sancito il 30 agosto 1848, alla vigilia del varo), la nave doveva entrare in servizio per il Governo Provvisorio Siciliano nell'aprile 1849, ma non raggiunse mai la Sicilia: in seguito a pressioni da parte del Regno delle Due Sicilie, infatti, le autorità francesi confiscarono la nave a Marsiglia, dove aveva sostato durante il viaggio che dall'Inghilterra avrebbe dovuto condurla in Sicilia.

Il "Veloce" della Marina borbonica Nel giugno dello stesso anno la pirofregata borbonica Guiscardo si recò a Marsiglia e prese in consegna la nave, che rimorchiò a Napoli.

Il 9 luglio 1849 la nave, consegnata alle autorità borboniche, venne incorporata nella Real Marina del Regno delle Due Sicilie e ribattezzata Veloce e l'indomani arrivò a Napoli, ma già il 30 luglio l'unità, catturata dagli insorti, riassunse il nome di Indipendenza. La repressione della rivolta segnò comunque il ritorno della nave in mano borbonica, di nuovo come Veloce, il 1º gennaio 1850.

L'armamento era composto originariamente da otto cannoni da 200 mm, poi mutato nel 1851 in 2 pezzi lisci da 60 libbre, 4 cannoni-obici lisci da 30 libbre e 2 obici lisci da 12 libbre.

Il 30 giugno 1857, all'indomani dello sbarco a Sapri della spedizione di Carlo Pisacane, la Veloce imbarcò a Mola di Gaeta due compagnie del XI Battaglione Cacciatori e le trasportò a Sapri, dove giunse verso le cinque del pomeriggio.

L'impresa dei Mille Nel corso dell'impresa dei Mille, il 12 maggio 1860, all'indomani dello sbarco di Marsala, la nave, insieme alla pirofregata Ettore Fieramosca ed ai piroscafi Miseno, Maria Teresa e Vesuvio, venne inviata da Napoli in Sicilia, per trasportarvi 16 compagnie della brigata Buonanno, e mezza batteria di obici da 12 pollici. Il 31 maggio l'unità imbarcò le truppe borboniche in ritirata a Trapani e Favignana, per concentrarle a Messina.

Il 5 luglio 1860 la Veloce trasportò da Messina a Milazzo 800 uomini del I Reggimento borbonico, ma durante la navigazione di ritorno a Messina il comandante della pirofregata, capitano di fregata Amilcare Anguissola, condusse la propria nave nella rada di Palermo, si recò dall'ammiraglio Carlo Pellion di Persano – che, a bordo della pirofregata Maria Adelaide, seguiva l'avanzata delle truppe garibaldine – e gli offrì di passare dalla sua parte, ricevendone l'invito ad unirsi alle truppe di Garibaldi. Il Tukery della Marina "garibaldina" La Veloce venne ribattezzata Tukery, in onore del garibaldino ungherese Lajos Tüköry, deceduto in seguito alle ferite riportate in combattimento alcune settimane prima, e divenne il primo nucleo della Marina dittatoriale siciliana, sebbene il passaggio ai garibaldini si limitò solo al comandante Anguissola, cinque ufficiali e pochi altri uomini: il resto dell'equipaggio (130 uomini su 179, o, secondo altre fonti 103 uomini su 144), nonostante l'accoglienza riservata alla nave al suo arrivo a Palermo e le sollecitazioni patriottiche di Garibaldi, preferì rientrare a Napoli. Ricevuta la notizia di questo fatto, Francesco II mise sulle tracce della Tukery la pirofregata Tancredi e poi altre tre unità similari, che tuttavia non riuscirono a trovare la nave.

Nei mesi successivi la Tukery partecipò attivamente alle operazioni navali che appoggiarono l'impresa dei Mille: già l'11 luglio 1860 la pirofregata uscì da Palermo e catturò, al largo delle Eolie, i piccoli piroscafi mercantili borbonici Elba e Duca di Calabria (a bordo dei quali si trovava il maggiore borbonico Raffaele Sario Sforza, poi rimesso in libertà e mandato a Napoli insieme ai suoi sottoposti ed all'equipaggio della nave). Il 18 luglio l'unità si trasferì ad Archi e quindi a Milazzo.

Il 20 luglio la nave svolse un ruolo decisivo nella battaglia di Milazzo: sotto la direzione di Giuseppe Garibaldi, i suoi cannoni fecero fuoco (con tiro a mitraglia) contro l'ala sinistra delle truppe borboniche, costringendole a ritirarsi nel castello di Milazzo ed impedendo inoltre l'invio di rinforzi dalla fortezza alle truppe sul campo. Verso le cinque del pomeriggio, inoltre, la pirofregata, recatasi a Palermo, sbarcò a Milazzo un battaglione di volontari e quindi appoggiò, con il tiro delle proprie artiglierie, l'avanzata delle truppe garibaldine all'interno delle fortificazioni di Milazzo.

Sul finire di luglio vennero sbarcati dalla nave alcuni cannoni-obici Myllar da 60 libbre che furono collocati a Capo Peloro e Punta Faro, armati con personale della stessa Tukery. Il 22-23 agosto 1860 questi pezzi d'artiglieria ebbero uno scambio di cannonate con la pirofregata Borbona, che ricevette un colpo sotto la linea di galleggiamento, dovendo ripiegare verso Siracusa per via della falla apertasi nella carena.

L'attacco al Monarca

Si era frattanto deciso di utilizzare la Tukery per un attacco al pirovascello borbonico Monarca, che era ormeggiato nella rada di Castellammare di Stabia. Il 12 agosto, ultimati i preparativi (che videro anche la sostituzione di parte dei cannoni con bocche da fuoco più moderne giunte da Genova), la nave lasciò Palermo con un equipaggio di circa 150 uomini al comando del capitano di corvetta Burone-Lercari, e con a bordo Alessandro Piola-Caselli, segretario della Marina Dittatoriale Siciliana ed ideatore dell'impresa. La nave soffriva di problemi alle macchine a causa della rottura di un cilindro, sfondatosi accidentalmente a Milazzo, cosa che ostacolava la messa in moto ed i cambiamenti di rotta. La Tukery fece quindi rotta per Messina, ove imbarcò due compagnie del II Battaglione Bersaglieri della Brigata «Medici»: mentre si trovava all'ancora a Ganzirri la nave venne avvistata dalla pirofregata borbonica Borbone il cui comandante pensò di speronarla, ma non mise in atto il suo proposito per l'opposizione degli ufficiali di macchina. Una volta ultimato l'imbarco delle truppe si pianificò l'attacco, che aveva come obiettivo la cattura del Monarca: un primo picchetto di 36 uomini (al comando del luogotenente Giuseppe Colombo) sarebbe rimasto sulla Tukery per rispondere al fuoco del forte di Castellammare di Stabia; un secondo picchetto di 24 uomini, al comando del sottotenente Osvaldo Vecelio, si sarebbe portato sulla coperta di poppa del Monarca per tagliare gli ormeggi; un terzo picchetto di 24 uomini, comandato dal sottotenente Emilio Girardi e dall'ufficiale di marina Lignarolo, si sarebbe portato a poppa, in prossimità della prima batteria, per tagliare gli ormeggi; un quarto picchetto di 44 uomini (comandante luogotenente Gentiluomo Enrico; sottotenente Stoppani Diodato ed ufficiale di marina Canevaro) si sarebbe piazzato a poppa sulla seconda batteria per controllare il corridoio; un quinto picchetto di 24 uomini, al comando del capitano Andrea Sgarallino, sarebbe rimasto a poppa in coperta di riserva; un sesto picchetto di 24 uomini, al comando di Gallo Guglielmi, si sarebbe recato a prua in coperta per tagliare gli ormeggi; un settimo picchetto di 24 uomini (comandante sottotenente Frediani Francesco ed ufficiale di marina Vasalla) avrebbe occupato la prima batteria a prua; un ottavo picchetto di 24 uomini (comandante sergente Mertello ed ufficiale di marina Palagi) avrebbe preso la seconda batteria a prua; Il resto degli uomini sarebbe rimasto al centro del Monarca, per portare rinforzo dove fosse servito.