La politica della Tunisia si svolge nel quadro di una repubblica presidenziale, con un presidente che funge da capo di stato e capo del governo, una legislatura unicamerale e un sistema giudiziario influenzato dal diritto civile francese. Tra il 1956 e il 2011, la Tunisia era di fatto uno stato a partito unico, con la politica dominata dal secolare Rassemblement Constitutionnel Démocratique (RCD), sotto la leadership degli ex presidenti Habib Bourguiba e Zine El Abidine Ben Ali.

Nel 2011, nel contesto della primavera araba, scoppiò la Rivoluzione dei Gelsomini, che portò alla destituzione del presidente Zine El Abidine Ben Ali e allo smantellamento dell'RCD, aprendo la strada a una democrazia multipartitica.

Nell'ottobre 2014 sono state organizzate le prime elezioni parlamentari democratiche dalla rivoluzione del 2011, che hanno visto la vittoria elettorale del partito laico Nidaa Tounes con 85 seggi nell'assemblea su 217.

La Tunisia fa parte della Lega Araba, dell'Unione Africana e dell'Organizzazione della Cooperazione Islamica. Mantiene stretti rapporti con gli Stati Uniti, la Francia e l'Unione europea, con i quali ha stipulato un accordo di associazione nel 1995, denominato Processo di Barcellona.

I rapporti favorevoli della Tunisia con gli Stati Uniti e l'Unione Europea sono stati guadagnati dopo anni di proficua cooperazione economica nel settore privato, nelle infrastrutture, e nella modernizzazione.

L'Economist Intelligence Unit ha definito la Tunisia una "democrazia imperfetta" nel 2020, inserendola nella stessa categoria di Stati Uniti e Francia. La Tunisia era considerata l'unica democrazia del mondo arabo.

Il primo presidente democraticamente eletto della Tunisia, è stato Beji Caid Essebsi, fondatore del partito Nidaa Tounes. Fu eletto nelle elezioni presidenziali del 2014, e restò in carica fino alla morte avvenuta il 25 luglio 2019, per problemi respiratori.

Nel mese di ottobre si sono tenute nuove elezioni presidenziali, che hanno visto la vittoria al secondo turno, del candidato indipendente Kaïs Saïed contro l'imprenditore e magnate Nabil Karoui, del partito Qalb Tounes; Saïed è stato il secondo presidente eletto a suffragio universale dalla rivoluzione del 2011.

In seguito a varie proteste contro il Governo Mechichi, per la malagestione della pandemia da COVID-19 e la crisi economica, il 25 luglio 2021 il presidente Kaïs Saïed sospese il parlamento, licenziò il primo ministro, consolidando il proprio potere in quello che Ennahda e gli oppositori hanno definito un "colpo di Stato". Dopo il "Golpe" Saied ha sciolto il consiglio della magistratura tunisina, accusato di corruzione e fatto arrestare diversi esponenti politici.

Inoltre a luglio 2022, nel 64º anniversario della Repubblica Tunisina, ha indetto un referendum, molto controverso, con cui è stata approvata una nuova costituzione, che ha aumentato le prerogative del capo di Stato tunisino.

A dicembre 2022 Kaïs Saïed ha indetto nuove elezioni legislative, che hanno visto un'affluenza bassissima; l'opposizione ha boicottato le elezioni e chiesto le dimissioni immediate del presidente.

Ordinamento dello Stato Potere esecutivo In Tunisia, il presidente viene eletto direttamente dai cittadini per un mandato di cinque anni. Il presidente nomina primo ministro il candidato del partito che ha ottenuto il maggior numero di voti alle elezioni legislative, per formare un governo entro un mese. Il candidato deve presentare il suo programma all'Assemblea dei Rappresentanti e ottenere la fiducia della maggioranza dei suoi membri. I governatori vengono nominati dal governo centrale e sono a capo dei 24 governatorati in cui è suddiviso lo Stato. Questi enti territoriali sono a loro volta suddivisi in "delegazioni", che raggruppano diversi comuni o "consigli rurali". L'Imada è la più piccola suddivisione amministrativa della Tunisia.

Potere legislativo Il potere legislativo della Tunisia è esercitato dall'Assemblea dei Rappresentanti del Popolo, un parlamento unicamerale formata da 217 seggi. Le prime elezioni per l'Assemblea si sono svolte il 26 ottobre 2014.

Prima della rivoluzione del 2011 il parlamento era bicamerale, composto dalla Camera dei Deputatichiamata Assemblea Nazionale tra il giugno 1959 ed il giugno 1981 (Majlis al-Nuwaab), che aveva 214 seggi e la Camera dei Consiglieri. I membri venivano eletti con voto popolare per un mandato di cinque anni.

La camera alta era la Camera dei Consiglieri, che contava 112 membri, tra cui rappresentanti di governatorati (province), organizzazioni professionali e personalità nazionali. Di questi, 41 venivano nominati dal Capo dello Stato mentre 71 erano eletti. Circa il 15% dei membri della Camera dei Consiglieri erano donne.

La camera bassa era la Camera dei deputati, composta da 214 seggi. I deputati venivano eletti con voto popolare. Almeno il 25% dei seggi era riservato ai parlamentari appartenenti ai gruppi di opposizione; oltre il 27% dei deputati tunisini sono donne.

A partire dall'indipendenza, Habib Bourguiba instaurò un regime monopartitico di stampo collettivista dove il Partito Socialista Desturiano (PSD) era l'unico partito legale della Tunisia e i vari partiti d'opposizione furono messi al bando, alle elezioni il PSD cconquistava sempre la maggioranza dei seggi. In seguito al colpo di Stato medico del 1987, il generale Zine El-Abidine Ben Ali prese il potere e ribatezzò il PSD nel Rassemblement Constitutionnel Démocratique (RCD). Ben Ali rimase al potere per 23 anni, fino al 2011, quando fu deposto nella Rivoluzione tunisina.

Potere giudiziario Il sistema giuridico tunisino si basa sul diritto civile francese; sono ammesse revisioni delle norme attraverso atti legislativi della Corte Suprema in seduta comune. Il potere giudiziario è indipendente, anche se il consiglio giudiziario è presieduto dal capo dello Stato.

L'Ordine degli Avvocati tunisini è un'associazione forense senza scopo di lucro. a cui sono iscritti tutti gli avvocati tunisini.

Secondo la Costituzione del 2014, la Corte Costituzionale è composta da 12 membri, che ricoprono un mandato di nove anni non rinnovabile.

Il Presidente della Repubblica, l'Assemblea dei Rappresentanti e il Consiglio supremo della magistratura propongono ognuno 4 candidati, di cui almeno tre quarti devono essere giuristi con almeno 20 anni di attività. L'Assemblea dei Rappresentanti approva le candidature con la maggioranza dei tre quinti. Tra di loro i giudici eleggono il proprio Presidente e Vicepresidente, entrambi specializzati in giurisprudenza.

Elezioni Elezioni generali del 2009 Le elezioni nazionali tunisine del 2009, supervisionate dal ministero dell'Interno e tenutesi il 25 ottobre 2009, hanno eletto candidati alla presidenza e alle cariche legislative. Durante la campagna, i discorsi dei candidati sono stati trasmessi dalle stazioni radio e televisive tunisine. La partecipazione è stata dell'89% dei cittadini residenti e del 90% dei cittadini residenti all'estero.

Nel voto presidenziale, Zine El Abidine Ben Ali ha sconfitto i suoi sfidanti, Mohamed Bouchiha (PUP), Ahmed Inoubli (UDU) e Ahmed Ibrahim (Movimento Ettajdid) per un quinto mandato. Il suo 89% dei voti è stato leggermente inferiore rispetto alle elezioni del 2004. Nelle elezioni parlamentari, l'RCD ha ricevuto l'84% dei voti per 161 seggi elettorali. L'MDS ha vinto 16 seggi con il sistema di rappresentanza proporzionale, seguito dal PUP con 12 seggi. 59 donne sono state elette ai seggi legislativi.

L'elezione è stata criticata dai partiti di opposizione e da alcuni osservatori internazionali per le limitazioni imposte ai non titolari. In un caso, la pubblicazione settimanale del partito Ettajdid, Ettarik al-Jadid, è stata sequestrata dalle autorità per aver violato le leggi sulle comunicazioni elettorali. Nel frattempo, una delegazione della Commissione dell'Unione Africana ha elogiato le elezioni per essersi svolte con "calma e serenità". Prima delle elezioni del 2009, la Tunisia ha modificato la sua costituzione per consentire a più candidati di candidarsi alla presidenza, consentendo al massimo funzionario di ogni politico partito a competere per la presidenza indipendentemente dal fatto che detenessero seggi in parlamento.

Elezioni dell'Assemblea Costituente Tunisina del 2011 Dopo la rivoluzione dei gelsomini del 2010-2011 e la vacanza della presidenza da parte del presidente Ben Ali, il 23 ottobre 2011 si sono svolte le elezioni per un'Assemblea costituente. I risultati sono stati annunciati il 25 ottobre 2011 con il partito islamista Ennahda che ha vinto con 37 % dei voti.

Elezioni parlamentari del 2014

Elezioni parlamentari e presidenziali del 2019

Referendum costituzionale del 2022 Con il boicottaggio delle opposizioni e con un tasso di partecipazione che si è fermato al 27% degli aventi diritto, il 25 luglio 2022 - poiché il referendum non prevedeva quorum - è passato il Sì alla nuova Costituzione proposta e fortemente voluta dal presidente Kais Saied. La nuova Costituzione – che ha spazzato via quella approvata nel 2014, dopo la Rivoluzione dei Gelsomini – «reintroduce nel paese un presidenzialismo forte, anzi fortissimo. Al capo dello stato sono riservata numerose prerogative, mentre nessun contropotere è in grado di bilanciarne l’autorità, di fatto, assoluta»Referendum in Tunisia: la vittoria di Saied, ISPIonline, 26 luglio 2022..

Ne è derivata una deriva autoritaria contro la quale il 16 marzo 2023 si è scagliato il Parlamento europeo, approvando con 496 voti favorevoli, 28 contrari e 13 astenuti una risoluzione che esprime «profonda preoccupazione» esortando le autorità del paese nordafricano «a rilasciare tutte le persone detenute arbitrariamente, inclusi giornalisti, giudici, avvocati, attivisti politici e sindacalisti, a rispettare la libertà di espressione e associazione e i diritti dei lavoratori, in linea con la costituzione tunisina e i trattati internazionali». Il testo votato a Strasburgo invita il presidente della Repubblica, Kais Saied, a porre fine alla «repressione in corso contro la società civile» e alla «strumentalizzazione della terribile situazione socio-economica della Tunisia per invertire la storica transizione democratica»Tunisia: il parlamento europeo striglia Saied, Nigrizia, 17 marzo 2023..

Elezioni parlamentari in Tunisia del 2022-2023

Politica e società

Parità di genere

La parità di genere tra uomo e donna precedentemente prevista dalla legge tunisina nelle liste elettorali, e che faceva vantare al paese un primato all'interno del mondo arabo, venne abolita dalla nuova legge elettorale tunisina del 2022.

La Tunisia è l'unico paese del mondo arabo in cui la poligamia è vietata dalla legge. Questo fa parte di una disposizione del Codice dello statuto personale del paese, introdotto dal presidente Bourguiba nel 1956.

Diritti LGBT

Rivoluzione

Media Sotto il regime di Ben Ali, la libertà di stampa era ufficialmente garantita, ma soggetta a stringenti limitazioni, così come una notevole quantità di contenuti web. Ai giornalisti veniva spesso vietato parlare di eventi o argomenti ritenuti controversi. Prima della Rivoluzione dei gelsomini, molti siti web popolari erano censurati come YouTube. Nel 2010 Reporter senza frontiera (RSF) ha incluso la Tunisia nell'elenco dei paesi "nemici di Internet". Nonostante ciò, nel 2005 la Tunisia ha ospitato la seconda metà del vertice mondiale sulla società dell'informazione promosso dalle Nazioni Unite, che ha approvato la libertà di Internet come piattaforma per la partecipazione politica e la protezione dei diritti umani.

Nel 2010, la Tunisia contava più di 3,5 milioni di utenti regolari di Internet e 1,6 milioni di utenti di Facebook e centinaia di internet cafè, noti come "publinet".

Le maggiori stazioni radio private, sono Mosaique FM, Express FM, Shems FM e mentre Hannibal TV e Nessma TV sono le principali stazioni televisive private.

Partiti politici Appello della Tunisia (Nidāʾ Tūnus)