Le elezioni politiche in Italia del 1994 per il rinnovo dei due rami del Parlamento Italiano – la Camera dei deputati e il Senato della Repubblica – si tennero domenica 27 e lunedì 28 marzo 1994. Furono le prime in assoluto nella storia repubblicana a svolgersi a soli due anni dalla precedente tornata elettorale. Si votò, con un nuovo sistema elettorale, in due giornate, per venire incontro alle richieste delle comunità ebraiche, che il 27 celebravano la Pasqua.
Sistema di voto Le elezioni politiche del 1994 si tennero con un nuovo sistema di voto noto come legge Mattarella e introdotto con l'approvazione delle leggi 4 agosto 1993 n. 276 e n. 277, che davano seguito al referendum del 18 aprile 1993. La legge prevedeva per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica un sistema elettorale misto: maggioritario a turno unico per la ripartizione del 75% dei seggi parlamentari unito e, per il rimanente 25% dei seggi, al recupero proporzionale dei più votati non eletti per il Senato (attraverso un meccanismo di calcolo denominato «scorporo») e al proporzionale con liste bloccate e sbarramento del 4% alla Camera. Per la parte maggioritaria, il territorio nazionale venne suddiviso in 475 collegi uninominali per la Camera e in 232 per il Senato. L'attribuzione di questo primo gruppo di seggi avveniva in base a un sistema maggioritario a turno unico (first-past-the-post): veniva eletto parlamentare il candidato che avesse riportato la maggioranza relativa dei suffragi nel collegio. Nessun candidato poteva presentarsi in più di un collegio.
I rimanenti seggi (25%) erano invece assegnati con un metodo proporzionale, funzionante però con meccanismi differenziati fra le due assemblee. Per quanto riguarda la Camera, l'elettore godeva di una scheda elettorale separata per l'attribuzione dei 155 seggi residui, cui accedevano solo i partiti che avessero superato la soglia di sbarramento nazionale del 4%. Il calcolo dei seggi spettanti a ciascuna lista veniva effettuata nel collegio unico nazionale mediante il metodo Hare dei quozienti naturali e dei più alti resti; tali seggi venivano poi ripartiti, in ragione delle percentuali delle singole liste a livello locale, fra le 26 circoscrizioni plurinominali in cui era suddiviso il territorio nazionale, e all'interno delle quali i singoli candidati – che potevano corrispondere a quelli presentatisi nei collegi uninominali – venivano proposti in un sistema di liste bloccate senza possibilità di preferenze. Il meccanismo era però integrato dal metodo dello scorporo, volto a dar compensazione ai partiti minori fortemente danneggiati dall'uninominale: successivamente alla determinazione della soglia di sbarramento, ma antecedentemente al riparto dei seggi, alle singole liste venivano decurtati tanti voti quanti ne erano serviti a far eleggere i vincitori nell'uninominale – cioè i voti del secondo classificato più uno – i quali erano obbligati a collegarsi ad una lista circoscrizionale.
Per quanto riguarda il Senato, gli 83 seggi proporzionali venivano assegnati, secondo il dettato costituzionale, su base regionale. In ogni Regione venivano assommati i voti di tutti i candidati uninominali perdenti che si fossero collegati in un gruppo regionale, ed i seggi venivano assegnati utilizzando il metodo D'Hondt delle migliori medie: gli scranni così ottenuti da ciascun gruppo venivano assegnati, all'interno di essa, ai candidati perdenti che avessero ottenuto le migliori percentuali elettorali. Ancor più che alla Camera, ove lo scorporo era «parziale», lo scorporo «totale» previsto per il Senato faceva funzionare la quota proporzionale di fatto come una quota minoritaria, in aperto contrasto con l'impianto generale della legge elettorale.
Suddivisione Il territorio nazionale venne suddiviso in collegi uninominali e circoscrizioni plurinominali per il proporzionale. Collegi uninominali Per la Camera dei deputati erano 475 i collegi uninominali, mentre per il Senato furono previsti 232 collegi.
Circoscrizioni della Camera dei deputati Le 26 circoscrizioni della Camera dei deputati erano le seguenti:
Piemonte 1 (Torino); Piemonte 2 (Cuneo, Alessandria, Asti, Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola); Lombardia 1 (Milano); Lombardia 2 (Bergamo, Brescia, Como, Sondrio, Varese e Lecco); Lombardia 3 (Pavia, Lodi, Cremona e Mantova); Trentino-Alto Adige; Veneto 1 (Padova, Verona, Vicenza e Rovigo); Veneto 2 (Venezia, Treviso e Belluno); Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio 1 (Roma); Lazio 2 (Latina, Frosinone, Viterbo e Rieti); Abruzzo; Molise; Campania 1 (Napoli); Campania 2 (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno); Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia 1 (Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani); Sicilia 2 (Catania, Messina, Enna, Ragusa e Siracusa); Sardegna; Valle d'AostaCircoscrizione equivalente al solo collegio uninominale di Aosta della parte maggioritaria..
Circoscrizioni del Senato della Repubblica Le 20 circoscrizioni del Senato della Repubblica, corrispondenti alle venti regioni italiane, erano le seguenti:
Piemonte Valle d'Aosta Lombardia Trentino-Alto Adige Veneto Friuli-Venezia Giulia Liguria Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio Abruzzo Molise Campania Puglia Basilicata Calabria Sicilia Sardegna
Quadro politico Queste elezioni politiche arrivarono dopo alcuni eventi che avevano modificato significativamente il quadro politico italiano.
Gli avvenimenti storici dei primi anni novanta suscitarono una profonda ridefinizione dei riferimenti identitari di cui i soggetti politici erano portavoce: ciò implicò spinte di rinnovamento sia nelle forze di sinistra che in quelle tendenzialmente moderate. Nel 1992 e nel 1993 si era verificata una grave crisi della politica italiana, conseguenza dello scandalo di Tangentopoli e della relativa inchiesta giudiziaria (Mani pulite): la notizia di gravi fatti di corruzione portò a perdite di consenso dei partiti tradizionali che, fino ad allora, avevano esercitato un ruolo predominante nella politica italiana.. Nel 1993, a seguito di un referendum, fu adottata una nuova legge elettorale, chiamata legge Mattarella: il nuovo sistema elettorale era misto maggioritario e proporzionale. Il 75% dei seggi (475 per la Camera, 232 per il Senato) è assegnato tramite un sistema uninominale maggioritario a turno unico; il restante 25% dei seggi (155 per la Camera, 83 per il Senato) tramite un sistema proporzionale. Per il maggioritario, il territorio nazionale è suddiviso in tanti collegi quanti sono i seggi da assegnare: ottiene il seggio il soggetto che, nel relativo collegio, abbia ottenuto la maggioranza relativa dei voti. Per il proporzionale, la distribuzione dei seggi avviene alla Camera su base nazionale, tra le liste che abbiano superato il 4%; al Senato su base regionale, in base ai seggi spettanti a ciascuna regione.
Tutti questi cambiamenti ebbero una tale portata che si arrivò a parlare di «Prima Repubblica» e «Seconda Repubblica».
Dopo una fase di grandi trasformazioni (diaspora socialista, diaspora socialdemocratica, diaspora liberale, diaspora democristiana, diaspora comunista, diaspora missina), i principali soggetti che delinearono il nuovo scenario politico furono: Il Partito Democratico della Sinistra, dalle istanze del Partito Comunista Italiano. Il Partito Popolare Italiano, dalle istanze della Democrazia Cristiana. Forza Italia, che coagulò attorno alla figura di Silvio Berlusconi significative porzioni di elettorato liberale, socialista e democristiano ricollocandolo nell'ambito del centro-destra. Alleanza Nazionale, che comprendeva il Movimento Sociale Italiano ed esponenti di destra.Il passaggio dal Movimento Sociale Italiano ad Alleanza Nazione fu ufficialmente formalizzato nel 1995, con il Congresso di Fiuggi.
Da sottolineare è inoltre la nascita di alcuni soggetti volti a riassumere in modo trasversale tradizioni politiche differenti.
Principali coalizioni e forze politiche Coalizione LeaderA partire dal 1994, con la nascita delle coalizioni politiche, viene espresso un leader della forza politica che si presenta alle elezioni. Tale figura è tuttavia ufficiosa, in quanto la vigente legge elettorale (legge Mattarella) non prevede l'indicazione di un candidato vero e proprio. Foto Polo delle LibertàPer la Camera dei deputati: il Polo delle Libertà si presentava in Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Toscana; il Polo del Buon Governo in Umbria, Lazio, Molise, Campania 1, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna; Forza Italia (autonomamente) in Abruzzo, Campania 2, Marche; Alleanza Nazionale in tutte le circoscrizioni ove non configurava il Polo del Buon Governo. Per il Senato si ebbe il medesimo schema, con due sole eccezioni (nelle Marche si presentò il Polo delle Libertà, il Polo del Buon Governo figurò in tutti i collegi della Campania).Coalizione composta da:Forza Italia, Lega Nord, Centro Cristiano Democratico, Lista Pannella-Riformatori e altre formazioni minori.Silvio Berlusconi Polo del Buon GovernoCoalizione composta da:Forza Italia, Alleanza Nazionale-MSI, Centro Cristiano Democratico e altre formazioni minori. Alleanza dei ProgressistiCoalizione composta da:Partito Democratico della Sinistra, Partito della Rifondazione Comunista, Federazione dei Verdi,Partito Socialista Italiano, La Rete, Alleanza Democratica, Cristiano Sociali e Rinascita Socialista. Achille Occhetto Patto per l'ItaliaCoalizione composta da:Partito Popolare Italiano e dal Patto Segni. Mariotto Segni
Campagna elettorale
Il 26 gennaio 1994, Silvio Berlusconi annunciò la sua decisione di entrare in politica, presentando un suo partito politico: Forza Italia. Il suo obiettivo politico era quello di convincere gli elettori del Pentapartito, rimasti in uno stato di sconcerto e confusione in seguito agli scandali delle inchieste di Mani pulite, che Forza Italia avrebbe offerto la novità e la continuazione delle politiche filo-occidentali di libero mercato seguite in Italia dopo la fine della Seconda guerra mondiale.
Berlusconi, che nei mesi precedenti al suo ingresso in politica ipotizzava una coalizione con Mino Martinazzoli e Mariotto Segni., lanciò una massiccia campagna di pubblicità elettorale sulle sue tre reti televisive e decise di allearsi con la Lega Nord di Umberto Bossi (che ruppe il preaccordo con i pattisti di Segni), con Alleanza Nazionale (nuovo nome del MSI) e alcune formazioni minori.
Berlusconi vinse le elezioni, ottenendo il 21% dei consensi per Forza Italia, una percentuale più alta di ogni altro partito.
Sul fronte opposto, la sinistra dell'Alleanza dei Progressisti, guidata da Achille Occhetto e reduce dai successi delle comunali del novembre 1993, era composta da due partiti nati dalla dissoluzione del PCI: il Partito Democratico della Sinistra (PDS) e il Partito della Rifondazione Comunista (PRC).
La campagna elettorale fu segnata da inchieste sui candidati politici: il 16 febbraio la Procura di Roma aprì un'indagine su Achille Occhetto, Massimo D'Alema e Marcello Stefanini, tutti esponenti del PDS accusati di finanziamento illecito in seguito a una denuncia presentata da Bettino Craxi (D'Alema controdenunciò Craxi per calunnia), il 10 marzo Silvio Berlusconi attaccò i magistrati di Milano (con l'esclusione di Antonio Di Pietro) che stavano indagando sulle sue aziende e su alcuni collaboratori (tra cui Marcello Dell'Utri) per false fatture e fondi neri. Il 23 marzo due funzionari della DIGOS si presentarono nella sede romana di Forza Italia chiedendo, per conto del magistrato di Palmi, Maria Grazia Omboni, la lista dei candidati alle elezioni: contemporaneamente, a Milano, altri agenti prelevarono l'elenco dei presidenti di tutti i club del partito.