Linvasione del Golfo di Lingayen (in filippino, Paglusob sa Golpo ng Lingayen) fu uno sbarco anfibio operato dagli Alleati sull'isola di Luzon, nelle Filippine, durante la seconda guerra mondiale, nell'ambito della campagna delle Filippine. Nelle prime ore del mattino del 6 gennaio 1945, un'ampia forza alleata comandata dall'ammiraglio Jesse Oldendorf giunse all'imboccatura del golfo, di fronte a Lingayen, sulla costa occidentale di Luzon. Le navi da guerra della Marina statunitense e della Marina australiana bombardarono le postazioni giapponesi lungo la costa per tre giorni. Il 9 gennaio, lS-Day, la 6ª Armata degli Stati Uniti sbarcò su un'area di 40 km tra Lingayen e San Fabian.

Occupazione giapponese di Luzon

Durante la seconda guerra mondiale, il golfo di Lingayen si rivelò un'importante area strategica sia per le forze statunitensi che per quelle giapponesi. Il 22 dicembre 1941, la 14ª Armata dell'Esercito Imperiale giapponese, al comando del tenente generale Masaharu Honma, sbarcò nella parte orientale del golfo, occupando le municipalità di Agoo, Caba, Bauang e San Juan. I soldati di Honma incontrarono scarsa resistenza e, dopo alcune piccole schermaglie con i male equipaggiati soldati statunitensi e filippini a difesa dell'isola in inferiorità numerica, i giapponesi riuscirono a prendere il controllo del golfo. Dopo la sconfitta, il generale Douglas MacArthur ordinò alle truppe di lasciare Luzon e di ritirarsi nella penisola di Bataan, all'estremo sud dell'isola. A seguito della sconfitta nella battaglia omonima, i prigionieri di guerra filippini e statunitensi furono costretti a compiere una cosiddetta marcia della morte.

Dopo aver tentato di stabilire un governo alleato indipendente con l'appoggio delle truppe statunitensi agli ordini del generale MacArthur nell'isola di Corregidor, gli Alleati furono costretti dai giapponesi alla resa dopo la conseguente battaglia, il 6 maggio 1942. Già l'11 marzo, un riluttante MacArthur, la sua famiglia e il suo staff avevano abbandonato le Filippine, come era stato ordinato loro da Washington. Per i successivi tre anni la zona del golfo di Lingayen rimase in mano alle forze giapponesi.

Avvenimenti Il bombardamento

Dal 3 al 9 gennaio 1945, la forza d'invasione dell'ammiraglio Oldendorf percorse una lunga rotta circolare, passando accanto alla già liberata isola di Leyte, nelle Filippine sudorientali, per virare poi verso occidente, a sud delle Visayas meridionali attraverso lo stretto di Suriago e il Mare di Bohol. La flotta virò poi verso nord e seguì la costa occidentale delle isole di Negros, Panay e Mindoro. Infine si diresse verso il golfo di Lingayen nell'isola di Luzon, a est di Bagaio. Nel golfo, i dragamine ripulirono due "canali" in direzione nord-sud, uno per l'area di sbarco più a ovest, vicino a Lingayen, l'altro per l'area più a est, verso San Fabian. La stretta "base" del golfo dalla vaga forma rettangolare forniva un'altrettanto stretta area di sbarco, 35-45 km, da cui però le forze statunitensi sarebbero state ad appena 150 km dalla capitale Manila.

A mezzogiorno del 6 gennaio 1945, dal golfo ebbe inizio un pesante bombardamento aeronavale sulle ipotetiche posizioni difensive giapponesi a Lingayen. In seguito, le stime sulla resistenza lungo la costa e nell'entroterra dell'area di sbarco si dimostrarono inaccurate e buona parte del bombardamento si rivelò non necessario..

Lo sminamento Furono intraprese demolizioni degli ostacoli in acqua, in prossimità dei siti designati e nei luoghi stessi dello sbarco, da parte delle Squadre Sottomarine di Demolizione (Underwater Demolition Teams), ma queste non trovarono alcuno ostacolo sulle spiagge, incontrando solamente una mina e sporadiche forze giapponesi. Il tenente comandante W. R. Loud, a capo delle squadre di sminamento, affermò di aver trovato altre dieci mine nelle operazioni effettuate fino alla sera del 7 gennaio, evidenziando una possibile sovrastima della resistenza giapponese stimata dall'intelligence alleata e dalla resistenza filippina.. Sempre il 7 gennaio, furono trovate due mine galleggianti, nessuna delle quali fissata al fondale. Furono ritrovate quindi circa 10-12 mine, un numero molto ridotto per un'area in cui ci si poteva attendere uno sbarco anfibio, soprattutto se confrontato con il gran numero di mine ritrovate al largo delle spiagge di Iwo Jima, mesi prima. Mentre venivano ripuliti dalle mine i due canali, furono posizionate delle boe per delimitarne i "canali" che le imbarcazioni potevano attraversare per raggiungere la costa in sicurezza.

Gli sminatori operarono con efficienza e coraggio considerando che erano costantemente obiettivi di attacchi aerei, diversi dei quali causarono danni o affondarono le loro imbarcazioni. Il loro compito fu portato a termine tra il 6 e l'8 gennaio, sotto frequenti attacchi e con il maltempo, incluse onde alte nell'area orientale del golfo il 7 gennaio. Le navi statunitensi furono oggetto di attacchi kamikaze per tutto il viaggio, dal 2 gennaio fino al 13 gennaio, con maggior forza il giorno 7. Tra il 6 e l'8 gennaio gli aerei delle portaerei di scorta statunitensi eseguirono dalle 250 alle 300 missioni, mitragliando e bombardando gli obiettivi sulle spiagge, ma anche per colpire aerei giapponesi, inclusi i kamikaze, molti dei quali però sfuggirono agli attacchi statunitensi. Sempre il 7 gennaio, venne lanciato un attacco aereo su Luzon da parte degli aviatori dell'ammiraglio Halsey, in risposta ad una urgente richiesta da parte dell'ammiraglio Kinkaid e del generale MacArthur. Gli equipaggi aerei, una volta fatto ritorno alle portaerei, affermarono di aver distrutto almeno 75 aerei a terra. L'8 gennaio, gli statunitensi avvistarono nella città di Lingayen, come conseguenza del bombardamento pre-sbarco, un corteo di cittadini filippini con tanto di bandiere degli Stati Uniti e delle Filippine, decidendo di concentrare il fuoco dei bombardamenti altrove per non colpire i civili..

Lo sbarco e gli scontri a terra

Alle 9:30 del 9 gennaio 1945, circa 68 000 uomini, al comando del generale Walter Krueger, della 6ª Armata statunitense, sbarcarono sulle spiagge del golfo di Lingayen, senza incontrare alcuna opposizione. Nei giorni successivi continuarono gli sbarchi, fino ad un totale di 200 000 soldati, che andarono a formare una testa di ponte che si estendeva per 30 km, dalle città di Sual e San Fabian a est, alla base della penisola di Bolianu e obiettivo del I Corpo d'Armata, passando per Dagupan, al centro del golfo e obiettivo del XIV Corpo d'Armata, fino a raggiungere Lingayen all'estremo ovest della testa di ponte. Il numero di uomini agli ordini di Douglas MacArthur, in totale circa 280 000, arrivò a superare il totale di quelli mai avuti a disposizione del generale Dwight D. Eisenhower sul fronte europeo per una singola operazione.

Durante il viaggio, la Task Force 78, comandata dal viceammiraglio Daniel E. Barbey e il cui obiettivo era San Fabian, si trovava a tre giorni di navigazione dietro i convogli dell'ammiraglio Oldendorf. Nello stesso periodo, la Task Force 79, agli ordini del viceammiraglio Theodore Wilkinson e con obiettivo l'area di Lingayen, si trovava alla medesima distanza da Oldendorf. Una volta sbarcati, i soldati sulle spiagge di Luzon sarebbero stati molti più di quelli impiegati il primo giorno dello sbarco in Normandia. Nel giro di pochi giorni, le truppe statunitensi catturarono senza difficoltà i centri abitati costieri, mettendo in sicurezza oltre 32 km di spiagge e penetrando per 8 km nell'entroterra.

Le perdite navali tra il 3 e il 13 gennaio 1945

Durante il periodo dal 13 dicembre 1944 al 13 gennaio 1945, incluso quindi anche l'ingresso della flotta alleata nell'arcipelago delle Filippine, dalle azioni nel golfo di Leyte fino a quelle nel golfo Lingayen, passando per le isole Mindoro e Marinduque, un totale di 24 navi furono affondate e 67 rimasero danneggiate dai kamikaze. Tra le navi perse nel periodo dal 3 all'11 gennaio sono incluse le navi da battaglia , e USS Colorado, quest'ultima anche colpita accidentalmente da fuoco amico, l'incrociatore pesante , l'incrociatore leggero USS Columbia e i cacciatorpediniere dragamine USS Long e USS Hovey.

Il generale MacArthur, nelle prime fasi dell'operazione, rimase a bordo dell'incrociatore leggero USS Boise. Il 5 gennaio, un mini sottomarino giapponese sparò due siluri contro il Boise ma l'incrociatore attuò delle manovre evasive per evitare di essere colpito. Il 7 gennaio, un aeroplano giapponese sganciò una bomba mancando di poco l'incrociatore. Per tutto il tempo, il Boise usò i propri cannoni contraerei contro i kamikaze e fu testimone di diverse navi vicine che furono colpite dai giapponesi.

L'affondamento della USS Ommaney Bay

Il 3 gennaio 1945, la , una portaerei di scorta, venne gravemente danneggiata da un Yokosuka P1Y kamikaze. Alle 17:12, lo Yokosuka superò lo schermo difensivo dei cacciatorpediniere senza essere avvistato e puntò direttamente sulla prua della Ommaney Bay. Il capitano della portaerei, Young, in seguito, riferì che l'avvicinamento del kamikaze venne facilitato dal bagliore accecante del Sole.. Young, consapevole del pericolo dei kamikaze, aveva posizionato diversi uomini di guardia sul ponte. Tuttavia, l'assenza di segnali radar, problema comune e presente durante tutta la battaglia, convinse la task force che gli aerei giapponesi si fossero ritirati e lo Yokosuka colse tutti di sorpresa. La fu in grado di rispondere solo con fuoco contraereo inaccurato, mentre la Ommaney Bay non ebbe neanche il tempo di reagire..

L'aereo tranciò la sovrastruttura con l'ala, facendola crollare sul ponte di volo, virando poi verso il ponte stesso sul lato anteriore di dritta, rilasciando le due bombe, di cui una penetrò all'interno dell'hangar dove scatenò una serie di esplosioni tra gli aerei pieni di carburante. La seconda bomba danneggiò il sistema antincendio facendo crollare la pressione dell'acqua, rendendo più difficile la lotta contro il fuoco.. Le fiamme, le esplosioni, il calore intenso e l'oscurità dovuta al fumo forzarono l'abbandono nave e il conseguente affondamento della portaerei con un siluro, in tarda giornata... Il colpo inflitto dal kamikaze rappresentò la più grande perdita di vite umane per una singola nave con 93 morti e 65 feriti. 19 caccia Grumman FM-2 Wildcat e 10 aerosiluranti Grumman TBM Avenger affondarono con la Ommaney Bay. Nessuno dei suoi aerei riuscì a decollare prima dell'attacco.

L'attacco alla USS Manila Bay Lo storico Samuel Eliot Morison afferma che nel tardo pomeriggio del 5 gennaio, tra le 16:51 e le 17:50, 16 aerei kamikaze e 4 aerei di scorta colpirono la USS Helm, la , la USS Louisville, la , la USS Manila Bay e la USS Savo Island, dopo essere decollati alle 15:57 dal campo d'aviazione di Mabalacat, in precedenza noto come Clark Air Base, a nord di Manila. Gli attacchi ebbero luogo a ovest di Luzon, circa 150 km al largo di Corregidor. La vicinanza del campo d'aviazione alle navi alleate e l'addestramento ricevuto dagli equipaggi aerei aumentarono l'efficacia degli attacchi kamikaze...

Appena prima delle 17:50 del 5 gennaio, due kamikaze si lanciarono sulla Manila Bay da babordo.. Il primo velivolo centrò il ponte di decollo a dritta, a poppavia del ponte, causando un incendio nel ponte di decollo e nell'hangar, distruggendo inoltre la trasmittente radio. Il secondo aereo mancò di poco la torre di plancia, vicino al fianco di dritta, e finì in mare oltre la prua. 8 aerosiluranti Avenger e un caccia Wildcat rimasero distrutti nell'attacco kamikaze.

Le squadre antincendio prontamente misero le fiamme sotto controllo e, in ventiquattro ore, la nave recuperò limitate capacità di decollo e appontaggio. La maggior parte dei sistemi elettrici e delle comunicazioni furono riparati entro il 9 gennaio, quando l'invasione anfibia era in corso.