La spedizione dei Rus' in Paflagonia fu un'incursione militare compiuta in un momento storico imprecisato ai danni dell'impero bizantino, probabilmente nella prima metà del IX secolo. Le circostanze storiche su questo evento restano quasi del tutto avvolte dal mistero, poiché non vi è certezza su quando avvenne. In generale, gli studiosi hanno cercato di estrapolare ulteriori informazioni da pochi capisaldi certi, individuati nell'ambasceria rus' giunta nell'impero bizantino nell'838 o 839 e nell'assedio rus' di Costantinopoli dell'860.

La penuria di fonti primarie ha reso ancora più arduo ricostruire con cognizione di causa le vicende, anche perché la credibilità delle stesse è stata giudicata in maniera ondivaga dagli studiosi. Una recente interpretazione sembra collocare l'attacco in un momento precedente rispetto a quando immaginato prima dalla storiografia (818 o 819 anziché 840 circa od oltre), rendendolo così uno dei più antichi episodi di lotta che riguardò i Rus' e i Bizantini, ma i dubbi restano lungi dall'essere dissipati.

Fonti primarie Vita di San Giorgio di Amastri

Una delle pochissime fonti a narrare la spedizione è la Vita di San Giorgio di Amastri, un'agiografia realizzata da un autore anonimo e la cui datazione e paternità appaiono tuttora ampiamente incerte.. A pubblicare per primo l'agiografia fu lo storico russo Vasilij G. Vasil'evskij, che la sviscerò in maniera approfondita nel 1893.. L'opera è incentrata su Giorgio, nato da una famiglia nobile presso Amastri intorno alla metà dell'VIII secolo, vissuto come monaco devoto e protagonista di una strenua difesa della città contro un attacco degli Arabi. In un momento imprecisato posteriore alla morte di Giorgio, avvenuta secondo le ricostruzioni degli studiosi tra l'802 e l'807, si narra che la sua tomba divenne luogo di culto e teatro di miracoli, tra cui un suo provvidenziale intervento atto ad arrestare un'incursione dei Rus'..

Vita di Santo Stefano di Sugdea

Anch'essa analizzata da Vasilij G. Vasil'evskij, la Vita di Santo Stefano di Sugdea costituisce un'altra potenziale testimonianza di una delle più antiche razzie mai condotte dai Rus' contro i Bizantini di cui si abbia conoscenza, oltre a recare forse dei riferimenti spuri all'aggressione della Paflagonia. Pur riferendosi infatti a una località e a un contesto differente, probabilmente addirittura precedente, sembrano esservi dei punti di analogia indiretti con quanto narrato nell'agiografia di San Giorgio di Amastri..

Nell'opera è descritto uno dei miracoli accaduti durante un attacco rus' a Sugdaea (, la moderna Sudak), in Crimea, avvenuto «entro pochi anni» dalla morte del santo, ma senza che vi sia alcun riferimento cronologico. Le ipotesi degli studiosi hanno ristretto il cerchio al 790 circaSecondo , la morte del santo sarebbe avvenuta al massimo nel 787, mentre l'attacco nel 790 circa. o, più tardi, al primo quarto del IX secolo.. L'opera racconta che l'invasione sarebbe stata condotta da un principe rus' proveniente da Novgorod di nome Bravlin, sulla cui esistenza si è discusso a lungo e le informazioni sul quale vanno estrapolate dall'agiografia, come si dirà, con estrema cautela, comprese quelle sulla sua consorte Anna.. Stando alla leggenda, gli aggressori guidati da Bravlin rimasero paralizzati per intervento di santo Stefano quando entrarono nella sua chiesa, e non riuscirono a muoversi se non quando si rassegnarono a liberare coloro che avevano catturato..

Contesto storico

La spedizione rus' in Paflagonia avvenne in un momento storico profondamente incerto e individuato da diversi studiosi in epoche differenti. Per questo motivo, è opportuno innanzitutto chiarire il quadro geopolitico durante il quale gli eventi ebbero luogo.

Impero bizantino

Dato che le poche fonti primarie disponibili sul tema menzionano per la prima volta i Rus' in quel frangente, gli storici hanno focalizzato la propria attenzione sulla necessità di ricostruire gli eventi che riguardarono l'impero bizantino poco prima dell'840.

Grosso modo in quegli anni, il basileus Teofilo (regnante dall'829 all'842) si era impegnato molto nel tentativo di rafforzare la solidità politica, economica e diplomatica del suo Stato.. Criticato dai suoi contemporanei per la sua zelante visione iconoclasta, il vero punto critico della parentesi al potere di Teofilo coincise con le diverse sconfitte militari riportate, in particolare lungo le frontiere orientali. Nell'838, il califfo abbaside al-Muʿtaṣim (r. 842-847) guidò una grossa campagna in Asia Minore conquistando Ancira e poi, dopo un estenuante assedio, la strategica Amorio, in Frigia, città simbolo della dinastia regnante bizantina, quella degli amoriani. La caduta di Amorio, unita all'avanzata musulmana in Sicilia e alle incursioni arabe a Creta, ebbe un drastico impatto psicologico sull'imperatore Teofilo, che comprese l'impossibilità per l'impero di fronteggiare in autonomia la potenza islamica.. Di conseguenza, egli cercò sostegno diplomatico in Occidente inviando ambasciatori a Venezia, alla corte dell'imperatore carolingio Ludovico il Pio (r. 814-840) a Ingelheim e persino in Spagna presso l'emiro omayyade ʿAbd al-Raḥmān II (r. 822-852)...

L'ambasciata rus'

Benché le fonti bizantine risultino le più geograficamente prossime e, in teoria, le più affidabili per la ricostruzione delle vicissitudini legate ai Rus', esse patiscono spesso un'ottica eccessivamente campanilista e limitata ai confini del proprio impero o, addirittura, alle mura della sola Costantinopoli.. Pertanto, non forniscono alcun dettaglio utile per analizzare qualche episodio storico relativo al popolo in esame o a quelli circostanti, ovverosia i Cazari e gli Ungari. Gli autori bizantini si dimostrano dunque taciturni e del tutto indifferenti rispetto al resoconto fornito dagli Annales Bertiniani, un'opera occidentale a cui si deve il primo riferimento storico certo ai Rus' (o perlomeno il più antico a essere sopravvissuto).La sezione in esame è opera di Prudenzio, vescovo di Troyes, uno dei tre diversi autori degli annali e che descrive in maniera assai affidabile gli anni tra l'835 circa e l'861: . Egli fu forse addirittura testimone oculare dell'ambasceria: ... Nell'838 o 839, due ambasciatori si presentarono a Costantinopoli assieme a un piccolo seguito dichiarando di essere stati spediti dal loro re, il «chacanus»,Si ritiene questo termine una versione latinizzata della parola turca khagan e di derivazione cazara. È opportuno ricordare che il titolo di khan viene applicato da varie fonti primarie anche con riferimento ai primi principi di Kiev: ; . Che i Rus' si fossero invece organizzati in precedenza in un khaganato resta ancora oggetto di dibattito: . per stringere rapporti cordiali («amicitiae causa»). Essi si facevano chiamare «Rhos». e imploravano venisse fornita loro una scorta armata per fare ritorno in patria, poiché impossibilitati a procedere da soli lungo la stessa strada a causa della presenza di nemici «barbari e selvaggi dalla straordinaria ferocia».

Pare che l'imperatore bizantino Teofilo dimostrò un'encomiabile cortesia diplomatica durante l'incontro, sia pur senza assumere impegni di natura militare.. La sua decisione finale fu quella di far accompagnare il seguito da alcuni suoi emissari alla corte dell'imperatore carolingio Ludovico il Pio a Ingelheim, vicino a Magonza, nel giugno dell'839.. Gli Annales Bertiniani riferiscono che Teofilo narrò i dettagli dell'accaduto in una missiva, ma Ludovico volle comunque approfondire di persona lo scopo della spedizione straniera, forse anche perché non aveva mai sentito parlare dei «Rhos».. Interrogando il gruppo, scoprì che proveniva dalla terra degli «Sueones», ovvero degli Svedesi, un dato che sembrerebbe dimostrare l'origine scandinava dei Rus'.. Poiché sospettava si trattasse di spie e non di una delegazione pacifica, Ludovico fece recapitare una lettera di risposta a Teofilo tramite gli ambasciatori bizantini riferendo che aveva deciso di trattenerli finché non avesse compreso la reale motivazione del viaggio, aggiungendo che se le parole dei Rus' fossero state sincere li avrebbe aiutati, altrimenti li avrebbe rispediti a Costantinopoli..

L'Europa orientale

Tempo prima rispetto all'arrivo dell'ambasceria rus', l'imperatore Ludovico aveva dovuto respingere alcune incursioni eseguite da guerrieri scandinavi, motivo per cui non aveva alcun interesse ad aiutare un popolo dimostratosi nei suoi confronti ostile. Per tale ragione, anziché tenere fede al patto con Teofilo, decise forse di segregarli a tempo indeterminato nelle sue prigioni.. Si tratta comunque soltanto di una supposizione, visto che il destino degli ambasciatori rus' arrivati da Ludovico il Pio rimane avvolto da un alone di mistero..

Nei limiti del possibile, è opportuno a questo punto ricostruire con dovizia il quadro geopolitico dell'Europa orientale nella prima metà del IX secolo, invero abbastanza complesso. Le prove archeologiche e le ricostruzioni degli specialisti hanno spronato tanti ad affermare, con ampio grado di approssimazione, che lo sviluppo di un'organizzazione politica fosse già cominciato e che i nuclei rus' si stessero formando attorno a una o più località.. In passato si era azzardato anche altro, in quanto si era creduto che la fondazione della Rus' di Kiev fosse avvenuta quanto meno intorno all'840 e sicuramente prima dell'862 (considerata, per tradizione, la data di nascita), così come che la moderna capitale ucraina fosse già uno snodo precipuo.. Conseguentemente, si era fermamente creduto che i «Rhos» provenissero di sicuro da Kiev e che, dunque, si esprimessero a nome e per conto di quell'entità statale appena nata lungo il corso del fiume Dnepr.. Simili entusiasmi sono andati raffreddandosi con il tempo, poiché più di recente negli ambienti accademici si è preferito escludere Kiev e il corso del medio Dnepr dai siti attorno a cui i Rus' si sarebbero concentrati sin dal principio.Secondo Simon Franklin e Jonathan Shepard, prima del 900 Kiev non può essere considerata un centro originario dei Rus' perché, pur essendo abitata, non mostra i connotati di un'economia mercantile internazionale né di un'élite politico-militare autonoma. L'assenza quasi totale di prove numismatiche risalenti all'VIII-IX secolo conferma che il medio Dnepr non fosse una zona di transito stabile dei traffici rus', mentre le evidenze archeologiche e onomastiche suggeriscono che Kiev fosse piuttosto un avamposto tributario sotto controllo cazaro. Solo tra la fine del IX e l'inizio del X secolo, con il declino del potere cazaro e lo sviluppo del quartiere mercantile del Podil (la moderna Città Bassa), Kiev assunse un ruolo centrale nei traffici e nella formazione della Rus'. Di conseguenza, il centro politico dei primi rus' va ricercato più a nord, in aree quali la Svezia centrale, Staraja Ladoga, Rjurikovo Gorodišče o l'alto Volga: . In più, si è dubitato si fosse raggiunto un livello di maturità diplomatica e amministrativa già così avanzato rispetto a come si voleva credere in passato, benché l'esistenza di una sorta di sistema politico appaia un'ipotesi razionale. Ad oggi, è stata inoltre finalmente superata l'atavica contesa tra normannisti e anti-normannisti, figlia anche di dispute politiche tra studiosi germanici e slavi. I primi caldeggiavano un'origine dei Rus' esclusivamente variaga, mentre i secondi sostenevano che uno sviluppo autonomo sarebbe avvenuto su sola iniziativa di comunità slave.. La storiografia contemporanea tende a riconoscere un apporto scandinavo iniziale, soprattutto a livello dinastico e militare, ma inserito in un contesto slavo orientale pre-esistente e rapidamente dominante..