Grammatica della fantasia. Introduzione all'arte di inventare storie è l'unico volume teorico dello scrittore e pedagogista italiano Gianni Rodari e la sua opera più importante. Fu pubblicato per la prima volta in Italia nel 1973, presso Giulio Einaudi Editore.

Descrizione La Grammatica della fantasia è in qualche modo un resoconto degli studi di Rodari sulla "fantastica", cioè sui meccanismi che regolano i processi creativi e la facoltà umana della fantasia. In particolare lo scrittore si concentra sull'arte di inventare storie, cioè sulle tecniche e strategie che sottendono alla narrazione. Si tratta dell'unico volume dello scrittore di Omegna che non è di pura narrativa ma teoricoIn realtà, nel 1981 seguì un Esercizi di fantasia, a cura di Filippo Nibbi e con prefazione di Tullio De Mauro, per la Editori Riuniti di Roma che riprende la Grammatica in modo applicativo e con esempi, così come presso lo stesso editore Chi sono io? I primi giochi di fantasia (1987), Io e gli altri. Nuovi giochi di fantasia (1988) e Scuola di fantasia (1992), tutti a cura di Carmine De Luca, ma l'unico testo coerente ed esaustivo, voluto da Rodari stesso, è la Grammatica della fantasia, un'opera che presenta l'altra faccia e allo stesso tempo la radice artigianale e da laboratorio della sua narrativa.. Nella quarta di copertina della prima edizione, si riportavano queste parole dell'autore:

Da questa ricerca, che Gianni Rodari ha condotto per molti anni, è nata la Grammatica della fantasia, una proposta concreta che intende rivendicare all'immaginazione lo spazio che deve avere nella vita di ciascuno. Attraverso le più svariate tecniche dell'invenzione, Rodari ci offre con questo suo libro non un "Artusi delle favole"Nel senso di un "manuale" tipo il ricettario di Pellegrino Artusi. ma un efficace ed utile strumento "a chi crede nella necessità che l'immaginazione abbia il suo posto nell'educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola."

Stesura La stesura del libro è avvenuta in seguito a una settimana di formazione intitolata Incontri con la Fantastica per il personale della scuola organizzata dal comune di Reggio Emilia (città alla quale è dedicato il libro) dal 6 al 10 marzo 1972. Le tecniche esposte durante il seminario sono la messa a punto di una riflessione che Gianni Rodari inizia fin dalla fine degli anni Trenta quando legge per la prima volta i frammenti del poeta tedesco Novalis e un fascicolo della rivista Prospettive di Curzio Malaparte dedicata al surrealismo francese.

Composizione L'opera si sviluppa in 45 capitoli.

Indice dei contenuti

Antefatto Il sasso nello stagno La parola «ciao» Il binomio fantastico «Luce» e «scarpe» Che cosa succederebbe se... Il nonno di Lenin Il prefisso arbitrario L'errore creativo Vecchi giochi Utilità di Giosuè Carducci Costruzione di un « limerick » Costruzione di un indovinello Il falso indovinello Le fiabe popolari come materia prima A sbagliare le storie Cappuccetto Rosso in elicottero Le fiabe a rovescio Che cosa accadde dopo Insalata di favole Fiabe a ricalco Le carte di Propp Franco Passatore mette «le carte in favola» Fiabe in «chiave obbligata» Analisi della Befana L'omino di vetro Pianoforte-Bill Mangiare e «giocare a mangiare» Storie in tavola Viaggio intorno a casa mia Il giocattolo come personaggio Marionette e burattini Il bambino come protagonista Storie «tabú» Pierino e il pongo Storie per ridere La matematica delle storie Il bambino che ascolta le fiabe Il bambino che legge i fumetti La capra del signor Séguin Storie per giocare Se il nonno diventa un gatto Giochi in pineta Immaginazione, creatività, scuola Schede: Novalis La doppia articolazione «La parola che gioca» Sul pensare per coppie Lo straniamento Il «percetto subliminale» Fantasia e pensiero logico L'indovinello come forma del conoscere L'effetto di amplificazione Il teatro dei ragazzi Merceologia fantastica L'orso di pezza Un verbo per giocare Le storie della matematica Difesa del Gatto con gli stivali Attività espressive ed esperienza scientifica Arte e scienza

Capitoli Antefatto Rodari inizialmente racconta come a più riprese nella sua carriera si sia cimentato nell'invenzione di storie fantastiche e abbia cercato di teorizzare tecniche di invenzione delle stesse. Se alla fine degli anni Trenta restano semplici annotazioni, o si traducono in alcuni racconti brevi pubblicati da riviste locali, negli anni Sessanta riprende quegli spunti e pubblica su Paese Sera un manuale per inventare favole e, sul Giornale dei Genitori, Che cosa succede se il nonno diventa un gatto (1969), Un piatto di storie (1971), Storie per ridere (1971).

Nella primavera del 1972 viene invitato a Reggio Emilia per tenere un corso di una settimana al personale della scuola. Durante queste giornate, vengono registrate cinque conversazioni, che Rodari rielaborerà pubblicando poi la Grammatica della fantasia.

Il sasso nello stagno La parola è paragonata a un sasso gettato nello stagno: buttata a caso nella mente provoca, proprio come il sasso, infinite reazioni a catena, piccole onde che si espandono sempre più. La stessa parola sasso genera nella mente dell'autore diverse associazioni, anche lontane dalla parola iniziale, come il santuario di Santa Caterina del Sasso, con cui andava col suo amico Amedeo da bambino. La parola mattone genera accostamenti insoliti come: canzone, marrone, massone, torrone, panettone eccetera. Un esercizio praticabile è quello di scomporre la parola in tutte le sue lettere:

S A S S O

E successivamente di scrivere accanto a ogni lettera la prima parola pensata che abbia quella iniziale. Uno sforzo ulteriore di immaginazione permette addirittura di scrivere una storiella:

S – Sulla A – altalena S – saltano S – sette O – oche

O anche, facendosi ispirare dalle precedenti:

S – Settecento A – avvocati S – suonano S – settecento O – ocarine

La parola ciao Le tecniche descritte nel libro durante il corso d'aggiornamento tenuto da Rodari a Reggio Emilia vennero attuate in tempo reale dalle insegnanti; Rodari ebbe quindi dei riscontri proprio in quei giorni su quanto consigliato e attuato in classe.

La maestra Giulia Notari riferì che la sua alunna, Diana, partendo dalla parola ciao aveva inventato una storia in cui il bambino protagonista si ammalava perché riusciva solo a dire parole cattive (le cosiddette parolacce). Il dottore gli suggerisce di cercare parole buone; dopo un po' di parole trovate prende ciao, se la mette in tasca, impara le parole gentili e diviene finalmente buono.

Durante il racconto in classe le "parole cattive" provocano quella che l'autore chiama "comicità escrementizia": i bambini iniziano a elencare tutte le parolacce che conoscono. Per loro si tratta di un gioco delle associazioni che viaggia su quella che Jakobson chiama asse della selezione, ovvero l'asse che collega parole vicine per significato. Altro punto focale in classe è quando viene raccontata la visita dal dottore, sdrammatizzata grazie all'invenzione di strane indicazioni come “guarda in dentro” (invece del classico guarda in su, guarda in giù quando vengono controllati gli occhi). Viene posta l'attenzione sul modo in cui la parola “ciao” è presa in considerazione: non come suono, ma come significato a tutto tondo. Il collegamento mentale quindi non ha portato a altri tipi di saluti, ma a parole “buone” (che avvicinano gli altri) e parole “cattive” (che allontanano gli altri).

Il binomio fantastico Viene precisato che per ispirare una storia non basta una parola ma ne servono due. Citando Henry Wallon si afferma che il pensiero si forma per coppie, il principio da cui si deve partire è proprio l'opposizione: più due parole saranno lontane più sarà possibile generare un binomio fantastico. Ci sono diversi modi per generare due parole lontane fra loro: estrarle a sorte, farle scrivere su due lati della lavagna a due alunni diversi, prenderle a caso da un libro eccetera. Una volta ottenute le parole vanno collegate tra loro da una preposizione articolata, e sul nuovo elemento creato inventare una storia:

il cane con l'armadio l'armadio del cane il cane sull'armadio

Il nonsense non deve a tutti i costi essere eliminato, rende anzi spesso l'attività più divertente per i bambini, che troppo spesso vivono, erroneamente, la scuola come un luogo dove non si può ridere. L'educazione non deve per forza essere noiosa.

Luce e scarpe L'autore riporta la storia inventata da un gruppo di bambini partendo dal binomio fantastico “scarpe” e “luce”. Nella storia un bambino, disubbidendo, prova le scarpe del papà, quest'ultimo per punirlo lo attacca alla luce. Di notte il bambino cade a terra e “rimane acceso” come fosse una lampadina, il papà prova a spegnerlo in più modi (girando la testa, schiacciano il naso eccetera) finché, togliendo le scarpe, finalmente si spegne. In questa storia per l'autore sono rivelabili infiniti significati psicologici, primo fra tutti la necessità di “far finta di.”, di immedesimarsi in una figura di riferimento come il papà, indossando i suoi panni, le sue scarpe. Le soluzioni fantastiche partono da alcune analogie: “attaccare” qualcuno alla luce lo rende come una lampadina, quindi in grado di accendersi, e la stessa analogia dà senso logico alla storia, insegna ai bambini la reversibilità: mettendo le scarpe ci si accende, togliendo le scarpe ci si spegne. I tentativi nel cercare di spegnere il bambino altro non sono che variazioni sul tema che coinvolgono tutti in un gioco collettivo perché richiamano l'esperienza di gesti quotidiani. La storia ha un elemento magico - le scarpe - e una sua morale che incarna appieno i valori tradizionali: il bambino viene punito per una disobbedienza.

Che cosa succederebbe se… Le “ipotesi fantastiche” sono sempre un binomio, ma formato da un soggetto e da un predicato. Rodari riporta come esempio le Metamorfosi di Kafka: “cosa succederebbe se un giorno un uomo si risvegliasse trasformato in scarafaggio?" Allo stesso modo, immaginando un personaggio o un luogo (Milano) bisogna chiedersi cosa accadrebbe se gli venisse posto accanto un predicato (circondata dal mare). La formulazione della domanda è la fase più importante, il racconto verrà da sé. Conviene coinvolgere i bambini facendo riferimento a esperienze personali, ma che al contempo sono guardate con un approccio insolito: addentrandosi nella realtà non dall'entrata principale ma da una finestra, come dice Rodari stesso.

Il nonno di Lenin Questo capitolo è la continuazione del precedente, viene raccontata una storia in cui un giovane Lenin gioca con i suoi amichetti a entrare e uscire dalla casa dalle finestre. Il nonno, preoccupato, mette sotto le finestre delle panche, cosicché possano continuare a giocare ma senza farsi male. Questo atteggiamento è metafora del mettersi al servizio della fantasia dei bambini, l'entrare dalla finestra è divertente e congeniale al lavoro, e le domande possono riguardare anche temi di spessore, utili a sviluppare il pensiero, a crescere. Rodari qui specifica che l'ipotesi fantastica è un binomio fantastico che connette o un nome (la città) e un verbo (vola), o un soggetto (Milano) e un predicato (circondata dal mare) o un soggetto (il coccodrillo) e un attributo (esperto di cacca di gatti).

Il prefisso arbitrario Un modo per giocare con le parole è deformarle. I bambini nell'apprendere il linguaggio lo fanno continuamente, così da esplorare le possibilità di declinazione. Uno dei metodi più produttivi è l'utilizzo del “prefisso arbitrario” come s-, arci-, sotto-, semi-, super-, dis-, bis-, tris- eccetera. (Fra gli esempi: lo stemperino, l'arcicani, il sottogatto, il semifantasma, il superfiammifero, la bispenna, il trinocolo eccetera). Rodari nota come sul fondo ci sia sempre lo scambio fra due elementi (il prefisso e il nome) e quindi un binario.