Le Ville pontificie di Castel Gandolfo sono costruzioni erette in un'area di circa 55 ettari situata nei Castelli Romani, nella Città metropolitana di Roma Capitale, inclusa tra le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia.

Sono state concesse alla Santa Sede con i Patti Lateranensi del 1929 in quanto costituiscono la residenza suburbana frequentata dai papi fin dall'epoca di Urbano VIII (1623-1644).

Storia

Le preesistenze antiche

Il cratere del Vulcano Laziale collassò circa 150.000 anni fa dando vita a varie bocche vulcaniche più piccole, alcune spentesi semplicemente (Vallericcia, Valle Marciana) ed altre invase dall'acqua (lago Albano, lago di Nemi).

Le pendici del vulcano collassato divennero meta privilegiata del turismo residenziale del patriziato romano fin dall'età repubblicana. Nellager Albanus, così chiamato dal ricordo della leggendaria capitale latina, "madre" di Roma, Alba Longa, ci rimangono i resti di almeno due grandi ville repubblicane, attribuite a Publio Clodio Pulcro. e Gneo Pompeo Magno.. Altre ville più modeste sono state identificate sulle rive del lago Albano (almeno tre), in località Cavallacci ad Albano Laziale, a Costa Caselle presso Marino, a Palazzolo in comune di Rocca di Papa.

Tutte queste proprietà furono in un modo o nell'altro acquisite dal demanio, e sotto Ottaviano Augusto costituirono un'unica tenuta imperiale nota come Albanum Caesari.. L'ultimo imperatore flavio, Domiziano, volle costruirsi una fastosa villa al centro di questa tenuta, in posizione panoramica sia sul lago che sulla pianura costiera sottostante.. La villa fu frequentata fino all'epoca adrianea, e poi decadde. Settimio Severo edificò ai margini della proprietà l'accampamento dei suoi veterani della Legio II Parthica, i Castra Albana, di cui rimangono abbondanti resti nel centro storico di Albano Laziale..

Il Liber Pontificalis riferisce che sotto il pontificato di Silvestro I (314-335) l'imperatore Costantino I donò la villa ed altre proprietà imperiali sui Colli Albani alla basilica cattedrale di San Giovanni Battista (probabilmente l'antica cattedrale di Albano, oggi intitolata a san Pancrazio martire).. Non sappiamo se la donazione sia vera o si tratti di un apocrifo (come la più nota donazione di Costantino), di certo la villa fu abbandonata, anche se forse la proprietà fu inclusa in qualche patrimonia o domusculta, istituti tipici dell'organizzazione agraria del Lazio altomedioevale.

Dal Medioevo all'inizio del dominio camerario

Nell'XI secolo il potente cenobio basiliano di Santa Maria di Grottaferrata aveva importanti interessi economici nella zona di Castel Gandolfo, che nasce e si sviluppa ai margini dell'antica proprietà imperiale e poi ecclesiastica, intorno ad una chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, menzionata per la prima volta nel 1116..

In seguito, intorno alla prima metà del XIII secolo, il feudo viene occupato dai Gandolfi, una famiglia di nobili liguri, che lasciarono una traccia indelebile nel toponimo del luogo. Tra XIII e XIV secolo il castello fu oggetto di alterni passaggi di proprietà tra i Gandolfi, i Capizucchi ed i Savelli, la potente famiglia baronale romana, che entrò in possesso definitivamente di Castel Gandolfo all'inizio del Quattrocento, dopo il torbido periodo di anarchia che nei territori ecclesiastici coincise con l'assenza e la debolezza del Papato.

Il feudo seguì le alterne fortune dei suoi proprietari per tutto il XV secolo. Nel 1436, durante la guerra tra papa Eugenio IV ed i Colonna (di cui i Savelli erano alleati, assieme ai Prefetti di Vico, in funzione anti-Orsini), il castello fu raso al suolo dal cardinale Giovanni Maria Vitelleschi, comandante in campo dell'esercito pontificio.. Fu nuovamente tolto ai Savelli da Sisto IV nel 1482, durante la guerra tra lo Stato della Chiesa ed il Regno di Napoli; ed infine i Savelli, al pari di tutte le altre famiglie baronali romani ostili ai Borgia, furono spogliati di tutti i loro feudi da Alessandro VI, che nel 1501 li donò ai propri nipoti.

Alla morte di papa Borgia, nel 1503, i Savelli rientrarono in possesso del feudo. La potente famiglia tuttavia si trovò in una pessima situazione economica, e più volte vendette il castello, salvo riacquistarlo con diritto di prelazione. Nel 1585 il feudo di Castel Gandolfo fu elevato a ducato; tuttavia, la situazione debitoria dei Savelli era ormai così compromessa che undici anni dopo, nel 1596, la Camera Apostolica pignorò il feudo in cambio del pagamento di 150.000 fiorini ai creditori dei principi decaduti.

Di fronte alle insistenze dei Savelli nel tornare in proprietà del feudo e nel cedere le restanti quote di proprietà, papa Clemente VIII si indispettì, dichiarò Castel Gandolfo bene inalienabile della Santa Sede (1604), fece sequestrare alcune proprietà dei Savelli (tra cui Palombara Sabina) e fece collocare sulla facciata del palazzo baronale una significativa lapide che recita: Qui potenti minora negat, maiora permittit ("Chi nega al potente le cose più piccole, poi gli consente quelle più grandi"), oggi murata sulla facciata interna del Palazzo Pontificio dalla parte dei giardini.

Il periodo camerario: da Urbano VIII al 1798

I papi, tornati a Roma dopo il periodo della "Cattività avignonese" (1309-1377) e lo Scisma d'Occidente (1378-1417), presero l'usanza di allontanarsi dall'Urbe in alcuni periodi dell'anno. Papa Martino V (1417-1431) amava recarsi nel feudo natale di Genazzano, di proprietà della sua famiglia, i Colonna;. il suo successore, papa Eugenio IV (1431-1447) fu troppo preso dalle lotte senza tregua contro i baroni romani, che lo costrinsero anche a fuggire (ma non per villeggiare) a Firenze; papa Niccolò V (1447-1455) iniziò la costruzione del complesso papale sul Vaticano, fuori le mura Aureliane ed in posizione più salubre del Laterano. Il papa umanista, Pio II (1458-1464), amò viaggiare e descrisse i luoghi visitati nei dotti "Commentarii" latini. Papa Paolo II (1464-1471) frequentò palazzo Venezia; papa Sisto IV (1471-1484) iniziò a frequentare il castello della Magliana, fatto costruire da suo nipote Girolamo Riario: ed i suoi successori Innocenzo VIII, Alessandro VI, Giulio II e Leone X continuarono a frequentarlo. Papa Clemente VII (1523-1534) si fece costruire sulle pendici di Monte Mario Villa Madama.

Il primo pontefice a scegliere i Colli Albani per stabilire la propria residenza suburbana fu Paolo III (1534-1549), che stabilì la sua residenza a villa Rufina, oggi Falconieri, a Frascati, sede vescovile suburbicaria di cui era stato cardinale vescovo. Tuttavia abitò la villa solo per brevi periodi, poiché andava più spesso nei feudi della sua famiglia, i Farnese, in Tuscia.

Il primo papa che villeggiò a Castel Gandolfo fu Urbano VIII, al secolo Maffeo Barberini.. Il cardinal Barberini infatti già possedeva a Castel Gandolfo un appartamento, fuori le mura presso la porta Romana: e da papa pensò di continuare le sue villeggiature castellane, adeguandosi alla nuova dignità. Perciò incaricò Carlo Maderno,. assistito da Bartolomeo Breccioli e Domenico Castelli,. di riadattare ed ampliare l'antico castello e palazzo baronale dei Gandolfi e dei Savelli alla nuova funzione di Palazzo Pontificio: fu costruita una nuova ala rivolta verso il lago, e fu piantato il giardino retrostante, non grandissimo, sostanzialmente immutato da allora. Sotto il pontificato di Urbano VIII furono progettate le due "gallerie" di Sotto e di Sopra, così chiamate per via delle folte querce che creavano quasi una "galleria" di foglie sulla strada. I lavori dovettero terminare entro il 1629, quando fu coniata una medaglia commemorativa della nuova "suburbana aedes pontificum", come riporta Gaetano Moroni nel suo "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica".

Il 10 maggio 1626 Urbano VIII partì per la sua prima villeggiatura verso Castel Gandolfo. In quello stesso anno, Urbano VIII fu anche il primo papa a firmare un documento ufficiale con la dicitura (di suo conio) "ex arce Gandulphi". L'anno seguente, il 24 ottobre 1627, celebrò nella cappella del Palazzo Pontificio il matrimonio tra suo nipote Taddeo Barberini ed Anna Colonna, figlia del principe Filippo I Colonna,. duca di Paliano e della vicina Marino, nel cui palazzo Colonna gli ospiti ebbero servita una cena fastosa, e gli sposini trascorsero la loro prima notte di nozze. Nel 1628 lo stesso Taddeo acquistò alcuni terreni presso la Villa Pontificia, e nel 1631 la vicina villa di monsignor Scipione Visconti:. nacque così villa Barberini. Urbano VIII smise di villeggiare a Castel Gandolfo nel 1637, dopo una seria malattia. Il suo successore, Innocenzo X (1644-1655), non andò mai a Castel Gandolfo.

Papa Alessandro VII (1655-1667), al secolo Flavio Chigi, tornò ad utilizzare la Villa castellana, recandovisi per la prima volta nel 1656. Commissionò a Gian Lorenzo Bernini l'ampliamento del Palazzo Pontificio e la costruzione della nuova collegiata di San Tommaso da Villanova, dedicata a Tommaso da Villanova, da lui canonizzato nel 1658. Nel 1662, Alessandro VII commissionò al frate minore osservante Giorgio Marziale, già aiutante del Bernini,Alberto Crielesi, Santa Maria "ad Nives" di Palazzolo, p. 18, Velletri, Edizioni Tra 8 & 9, 1997. la risistemazione della strada che dal convento di Santa Maria ad Nives di Palazzolo girava intorno al lago da sud fino alla galleria di Sopra ed a Castel Gandolfo, strada che venne ribattezzata "via Alessandrina". Gaetano Moroni riporta una medaglia celebrativa dei lavori promossi dal papa a Castel Gandolfo coniata nel 1660..

Dopo Alessandro VII, nessun papa tornò a villeggiare a Castel Gandolfo per quarantaquattro anni.. Solo Innocenzo XI (1691-1700), trovandosi a passare mentre andava a visitare Anzio e Nettuno, passò una notte nel Palazzo Pontificio: ma era una sera piovosa e nebbiosa, ed il posto gli fece tanta impressione che non volle più tornarvi.

Clemente XI (1700-1721) vi tornò a villeggiare nel maggio 1710 su consiglio dell'archiatra monsignor Giovanni Maria Lancisi, dopo una malattia, e tornò a Castel Gandolfo fino al 1715. Nel 1710 conferì al paese il titolo di Villa Pontificia, che di fatto equiparava gli abitanti a quelli dei Sacri Palazzi Apostolici nel Vaticano, ponendo il feudo sotto l'amministrazione del maggiordomo dei Sacri Palazzi.

Questo privilegio generò una piccola controversia legale, sciolta da papa Benedetto XIII con la costituzione apostolica "Aequitatis" del 24 settembre 1728, che confermò la giurisdizione di Castel Gandolfo all'allora maggiordomo Camillo Cybo-Malaspina. Castel Gandolfo conservò questo status particolare fino alla fine dello Stato Pontificio nel 1870, a parte la breve parentesi repubblicana (1798-1799) e quella napoleonica (1807-1814).Vedi anche Governatori di Castel Gandolfo.

Dopo Clemente XI, passarono altri venticinque anni senza che nessun papa villeggiasse a Castel Gandolfo: solo Benedetto XIII (1724-1730) vi volle passare, il 7 giugno 1729, di ritorno dalla visita all'exclave pontificia di Benevento, durante la quale si era fermato a pernottare ad Albano.

Papa Benedetto XIV (1740-1758) tornò a villeggiare assiduamente nella Villa Pontificia tra il 1741 ed il 1756:. egli tra l'altro fu il papa che emanò più documenti ufficiali "ex arce Gandulphi". Sotto il suo pontificato gli interni del Palazzo Pontificio furono affrescati da Pier Leone Ghezzi (1747) e fu costruita la nuova loggia delle Benedizioni con il campaniletto a vela che domina la facciata del palazzo (1749)..