Il presidente dell'Austria (in tedesco: Österreichischer Bundespräsident, letteralmente "presidente federale austriaco") è il capo dello stato federale dell'Austria. Anche se teoricamente la Costituzione gli affida un grande potere, nella pratica la maggior parte delle sue funzioni sono semplicemente cerimoniali. A norma dell'articolo 60, comma 5 della Costituzione federale il presidente federale d'Austria è eletto direttamente a suffragio universale una volta ogni sei anni, rinnovabili una sola volta. La residenza del presidente si trova nell'ala leopoldina del palazzo Imperiale dell'Hofburg, a Vienna. Accanto ai ministri federali, segretari di Stato ed i membri dei governi statali è uno degli organi supremi dell'esecutivo a norma dell'articolo 19 comma 1 B-VG.
Dal 26 gennaio 2017 il Presidente federale è Alexander Van der Bellen, del partito dei Verdi.
Storia Prima del crollo del multinazionale impero austro-ungarico alla fine della prima guerra mondiale, quello che oggi è la Repubblica d'Austria aveva fatto parte di una monarchia con un imperatore come suo capo di Stato e capo dell'esecutivo. L'impero cominciò a frantumarsi alla fine del 1917 disintegrandosi manifestamente in diversi stati nazionali indipendenti nel corso dell'anno successivo. A partire dal 21 ottobre 1918, i parlamentari del Consiglio imperiale che rappresentavano le province etnicamente tedesche dell'impero formarono un'assemblea nazionale provvisoria per il loro rimanente stato paralizzato. Essi nominarono loro leader il veterano Karl Seitz, come uno dei suoi tre presidenti in gran parte coeguali (21 ottobre 1918 - 16 febbraio 1919). Come presidente, anche lui diventò un membro (ex officio) del Consiglio di Stato austriaco (Deutschösterreichischer Staatsrat).
I presidenti (Seitz, Franz Dinghofer e Johann Nepomuk Hauser) continuarono a fungere come capi dello stato fino al 4 marzo 1919, quando l'Assemblea nazionale costituente assunse collettivamente queste funzioni. Anton David (4 marzo 1919 - 5 marzo 1919) e Seitz (5 marzo 1919-10 novembre 1920) furono presidenti dell'Assemblea nazionale costituente.
Il 12 novembre 1918, il Consiglio di Stato assunse collettivamente le funzioni di capo di Stato in base a una risoluzione dell'Assemblea nazionale. Dopo il rifiuto formale dell'imperatore Carlo I di esercitare la massima autorità dello Stato (non è stata un'abdicazione: ".. Ich verzichte auf jeden Anteil an den Staatsgeschäften. Gleichzeitig enthebe Ich Meine österreichische Regierung ihres Amtes.") l'11 novembre, il Parlamento proclamò la Repubblica dell'Austria tedesca.
Durante le deliberazioni sulla Costituzione federale i cristiano-sociali insistettero principalmente su un capo di Stato separato. Infatti, come detto sopra, era l'Assemblea nazionale costituente a esercitare tali funzioni. Mentre i socialdemocratici, invece preferivano una variante in cui il Consiglio nazionale avrebbe dovuto assumersi i compiti del capo dello stato perché non volevano creare alcun "imperatore sostituto". Allora come compromesso per il presidente, si decise la creazione di un capo dello Stato separato con poteri molto esigui.Karl Ucakar, Stefan Gschiegl: Das politische System Österreichs und die EU. 2. Auflage. 2010, S. 125 f. Il presidente federale veniva eletto dall'Assemblea federale.Theo Öhlinger: Verfassungsrecht. 7. Auflage. 2007, Rz 346 ff.
Karl Seitz svolse le funzioni di capo di Stato secondo la legge del 1º ottobre 1920, che trasferiva le sue funzione verso l'"ex presidente dell'Assemblea nazionale costituente" per il periodo dal 10 novembre 1920, fino al giorno del giuramento del primo presidente della Confederazione il 9 dicembre 1920. Dal momento che l'Austria non aveva finalizzato la sua decisione di strutturarsi come una federazione prima dell'attuazione formale della Costituzione definitiva dell'Austria il 1º ottobre 1920, riferirsi a Seitz come presidente federale sarebbe inesatto. Il primo vero Bundespräsident dal punto di vista formale è stato Michael Hainisch, immediato successore di Karl Seitz. In una nota correlata, molte fonti popolari citano qualche data più o meno casuale tra l'ottobre 1918 e il marzo 1919 come l'inizio della permanenza in carica di Seitz. Mentre molte sono semplicemente fuorvianti, altre sono chiaramente errate: anche se Seitz fu nominato presidente dell'Assemblea nazionale provvisoria, nell'ottobre 1918, sarebbe stato impossibile per lui essere presidente della repubblica austriaca in quel mese, in quanto la repubblica non era stata ancora proclamata.
La costituzione federale originariamente definiva l'Austria un prototipo di repubblica parlamentare assegnando il potere esecutivo così come il potere legislativo quasi completamente al Parlamento. Il governo era nominato dal Consiglio nazionale piuttosto che dal presidente federale, che a sua volta era eletto dall'Assemblea federale e non dal popolo. Il termine del mandato presidenziale era di quattro anni, anziché di sei anni. Il presidente era responsabile verso l'Assemblea federale e, in particolare, non aveva alcun potere di scioglimento del Consiglio nazionale. Non avendo nemmeno molta influenza reale sulla nomina dei giudici della Corte costituzionale, il presidente dell'Austria tutto sommato svolgeva funzioni quasi esclusivamente cerimoniali. Fu sotto questo quadro costituzionale che Michael Hainisch e Wilhelm Miklas si insediarono rispettivamente il 9 dicembre 1920 e 10 dicembre 1928.
Il sistema parlamentare previsto dalla Costituzione era fortemente impopolare, però, il movimento autoritario Heimwehr evolse nel corso del 1920. L'Heimwehr era a favore di un sistema che concedesse più poteri a il capo dello Stato e, alla fine, sotto tale pressione l'establishment politico emanò un emendamento che andava in questa direzione. Dal 7 dicembre 1929, la costituzione predispose, per la carica di presidente della repubblica austriaca, come compromesso per evitare l'introduzione di un sistema schiettamente presidenziale, l'elezione diretta con mandato di sei anni, il potere di nominare il cancelliere federale e su sua proposta i ministri del governo. Introducendo, inoltre, una risoluzione legale del presidente per il Consiglio nazionale. (Art.29) B-VG
Quel che restava, comunque, era il legame di proposta e controfirma. Prima di una qualsiasi elezione popolare però, una coalizione del movimento Heimwehr e Partito-cristiano sociale demolirono del tutto il parlamentarismo austriaco, annullando formalmente la costituzione il 1º maggio 1934. Anche se l'Austria si era trasformata in una dittatura in nome di tutti, il potere si concentrò nelle mani del cancelliere, e non in quelle del presidente. Wilhelm Miklas tornato a essere del tutto impotente accettò di fungere, comunque, da foglia di fico della continuità istituzionale. Egli rimase tecnicamente in carica fino al 13 marzo 1938, il giorno in cui l'Austria venne annessa alla Germania nazista, perdendo di conseguenza la sua sovranità.
Quando l'Austria si ricostituì come nazione indipendente, il 27 aprile 1945, i leader dei partiti che formano il governo provvisorio decisero di non formulare una nuova costituzione, tornando più semplicemente a quella del 1920, come modificata nel 1929. Anche se quella revisione era ancora un po' controversa, a quel punto, faceva parte del più recente quadro costituzionale dell'Austria, dandogli almeno qualche necessaria forma di legittimità democratica, specialmente perché i presidenti dei partiti avevano paura che una lunga discussione avrebbe potuto provocare una reazione dell'Armata Rossa.
La costituzione così emendata tornò in vigore il 1º maggio, quindi includendo l'elezione per voto popolare del presidente. Dopo le elezioni del Consiglio nazionale del novembre 1945, tuttavia, l'Assemblea Nazionale sospese temporaneamente tale disposizione insediando, a partire dal 20 dicembre, Karl Renner come presidente. La sospensione in questione era motivata principalmente dalla mancanza di denaro: nessun tentativo fu mai fatto per prolungarlo, e il benigno settantenne Renner era universalmente rispettato come capo provvisorio dello Stato. A partire dal successore di Renner, Theodor Körner, tutti i presidenti federali d'Austria, sono stati eletti dal popolo.
Il suo status giuridico e le attività sono in linea di principio maggiori di quelle del Presidente federali della Germania e della Svizzera. In pratica, il presidente federale della Seconda Repubblica, esercita con moderazione esercitando focalizzandosi sui suoi doveri cerimoniali, questo viene indicato come il "ruolo di rinuncia". in queste circostanze l'autorità del presidente dipende, soprattutto, dalla loro personalità.
Elezione Il presidente d'Austria è eletto con voto popolare per un mandato di sei anni ed è limitato a due mandati consecutivi. Il voto è aperto a tutte le persone aventi diritto al voto alle elezioni parlamentari, che in pratica significa che il suffragio è universale per tutti i cittadini austriaci dall'età di sedici anni che non siano stati condannati per una pena detentiva di oltre un anno di reclusione. Costoro riacquistano il diritto di voto sei mesi dopo la loro scarcerazione.
Con l'eccezione dei membri di qualsiasi governo e delle ex case regnanti (una misura di precauzione contro il ristabilimento della monarchica, e soprattutto indirizzato ai membri della Casa d'Asburgo), chiunque abbia diritto di voto alle elezioni del Consiglio nazionale e abbia almeno 35 anni di età, può essere eletto alla carica di presidente.
Il presidente è eletto con un sistema a doppio turno. Ciò significa che se nessun candidato riceve la maggioranza assoluta (cioè il 50% più un voto) dei voti espressi al primo turno, poi una seconda votazione nella quale partecipano solo i due candidati che hanno ricevuto il maggior numero di voti al primo turno. Tuttavia la Costituzione prevede inoltre che il gruppo che nomina uno di questi due candidati può nominare un candidato alternativo al suo posto nel secondo turno. Se c'è un solo candidato in un'elezione presidenziale, all'elettorato è concessa l'opportunità di accettare o rifiutare il candidato in un referendum.
Mentre il presidente rimane in carica non può appartenere ad un organismo eletto o detenere altra occupazione.
Giuramento L'articolo 62 della Costituzione federale prevede che il presidente federale deve eseguire il seguente giuramento o affermazione di ufficio, alla presenza dell'Assemblea federale (anche l'aggiunta di un'asseverazione religiosa è ammissibile):
Io prometto solennemente che farò osservare fedelmente la Costituzione e tutte le leggi della Repubblica e di compiere il mio dovere al meglio delle mie conoscenze.
Atti del presidente Nozioni di base
Gli atti del presidente federale si chiamano risoluzioni. Esse in genere richiedono la controfirma (vedi sotto). Mentre nella nomina e giuramento del nuovo governo, noto come a certificato di nomina, richiede la destituzione di tutto governo precedente, dovendo solo preoccuparsi di portarlo a conoscenza.
Vincolo di proposta e controfirma
Anche se per la Costituzione federale, garantisce al presidente ampi poteri tale capacità di agire è limitata dalla proposta e dalla controfirma (art. 67 B-VG). Ciò significa che il presidente federale fondamentalmente può agire solo su raccomandazione del governo (o di un ministro federale autorizzato dal governo federale). Inoltre, la maggior parte degli atti del presidente federale è valida solo se controfirmati dal cancelliere o il ministro federale competente. Questo limita considerevolmente la capacità d'azione autonoma del presidente, Le eccezioni a questo vincolo, attraverso disposizioni costituzionali, sono solamente due (le due eccezioni al vincolo di proposta si legano anche alla proposta di organi diversi dal Governo federale o di un ministro federale).
Le seguenti leggi del presidente federale non richiedono alcuna proposta:
la nomina del cancelliere federale (articolo 70, comma 1 B-VG)