Il Partito Comunista Francese (, PCF) è un partito politico francese di orientamento comunista.

Il PCF fa parte del Partito della Sinistra Europea, e i suoi europarlamentari siedono nei banchi del Gruppo della Sinistra al Parlamento europeo.

Il partito fu fondato nel 1920, a seguito della scissione e adesione all'Internazionale Comunista (Comintern) dell'ala rivoluzionaria della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO). In origine portava ufficialmente il nome di Sezione Francese dell'Internazionale Comunista (SFIC), modificato l'anno successivo in Partito Comunista - SFIC (PC-SFIC), per poi assumere il nome attuale nel 1943, a seguito dello scioglimento del Comintern.

Il partito è stato presente nella politica francese per tutto il XX secolo, sopravvivendo alla caduta del blocco orientale e mantenendosi su posizioni eurocomuniste. Nel corso della sua storia, il PCF ha partecipato a tre governi: il Governo provvisorio della Repubblica francese (1944-1947), all'inizio della Presidenza di François Mitterrand (1981-1984) e alla coalizione di governo della Sinistra plurale (in francese Gauche plurielle) guidata da Lionel Jospin (1997-2002).

Il PCF è stato il partito di sinistra in Francia che ha ottenuto i migliori risultati in diverse tornate elettorali, dal 1945 al 1960, prima di venir superato dal Partito Socialista nel corso degli anni 1970. Da quel momento il PCF perse ulteriore terreno a favore dei socialisti.

Dal 2009, il PCF è stato uno dei principali componenti del Fronte di Sinistra (Front de gauche), a fianco al Partito di Sinistra di Jean-Luc Mélenchon. Nel corso delle elezioni presidenziali in Francia del 2017, il PCF supportò la candidatura di Mélenchon; tuttavia, delle tensioni tra il PCF e il movimento di Mélenchon, La France Insoumise, hanno portato le due parti a portare avanti la campagna elettorale per le elezioni generali in maniera separata. Sebbene il supporto elettorale si è ridotto negli ultimi decenni, il PCF mantiene una forte influenza nella politica francese, in particolare a livello locale. Nel 2012 il PCF sostenne di contare 138.000 membri all'attivo, di cui 70.000 avrebbero pagato una tassa di iscrizione.

Storia Dal 1920 al 1939: dalla nascita al Fronte Popolare Il PCF nacque nel 1920, in seguito alla scissione di una grossa maggioranza di membri dal partito socialista della Sezione Francese dell'Internazionale Operaia (SFIO), per andare a formare un nuovo partito che prese il nome di Sezione Francese dell'Internazionale Comunista (SFIC), l'anno successivo cambiato in Partito Comunista-SFIC (PC-SFIC). Ludovic-Oscar Frossard ne fu il primo segretario generale. Tra coloro che alimentarono e sostennero la scissione vi fu anche il vietnamita Ho Chi Minh, avvicinatosi al marxismo-leninismo al suo arrivo a Parigi, dove era giunto con una delle navi sulle quali ha lavorato in gioventù.

Il nuovo partito SFIC si definiva come rivoluzionario e vicino al centralismo democratico. Gli anni 1920 videro una serie di spaccature interne al partito circa la natura dei rapporti con gli altri partiti della sinistra e circa l'adesione alle direttive del Comintern. Il partito entrò nel Parlamento francese, ma promosse anche azioni di sciopero e si oppose al colonialismo, una posizione isolata nel panorama politico francese dell'epoca. LUnione Intercoloniale, creata nel 1922, riunì gli attivisti provenienti dalle colonie francesi intorno a delle richieste di uguaglianza politica (diritto di voto) e sociale ("uguale retribuzione per uguale lavoro"). Di conseguenza, i comunisti invitarono alla fraternizzazione con gli insorti marocchini durante la Guerra del Rif (1925-1926) e per l'evacuazione del Marocco da parte dell'Esercito francese; chiesero anche la fine dei combattimenti e l'indipendenza della Siria francese durante la Grande Rivolta Siriana (1925-1927), denunciando anche i festeggiamenti per il centenario della colonizzazione dell'Algeria, organizzando in particolare una campagna per boicottare l'Esposizione Coloniale di Parigi del 1931.

Il partito era organizzato attorno alle figure dei dirigenti provenienti per lo più dalla classe operaia, istituendo programmi di formazione e promozione e incoraggiando la presentazione di candidati della classe operaia alle elezioni. La squadra di Maurice Thorez, Jacques Duclos e Benoit Frachon, che erano stati rispettivamente minatore, metalmeccanico e pasticcere, ebbe una longevità eccezionale e guidò il partito per quasi tre decenni. Il ferroviere Pierre Sémard è stato segretario generale del partito dal 1924 al 1929.

Sémard cerco l'unità del partito e alleanze con altre forze politiche, tuttavia la classe dirigente, incluso Maurice Thorez (leader di partito dal 1930 al 1964), impose una linea "stalinista" a partire dalle fine degli anni 1920. Dopo anni di polemiche con i socialisti, nel febbraio 1934, a seguito del tentato colpo di mano delle forze fasciste e della grande manifestazione dei partiti operai, il PC-SFIC avviò una politica di unità antifascista e anti-monopolista, che culminò nel patto d'unità d'azione siglato con la SFIO (luglio 1934) e poi nella nascita della coalizione del Fronte popolare, contribuendo all'affermarsi di tale linea al 7º Congresso del Comintern. Tuttavia il PC-SFIC non partecipò al governo del Fronte popolare diretto dal socialista Léon Blum. Il partito sostenne i repubblicani della Seconda Repubblica spagnola, e si oppose agli Accordi di Monaco del 1938 con Hitler. Fu l'unico partito politico in Francia a denunciare apertamente l'accordo.

Il PCF nella seconda guerra mondiale e nella Resistenza (1939-1945) I primi due anni della seconda guerra mondiale furono segnati da un'ambiguità del PC-SFIC a causa dei rapporti con l'Unione Sovietica, che nell'agosto 1939 aveva firmato il patto Molotov-Ribbentrop, un patto di non aggressione con la Germania. A settembre del 1939 i deputati comunisti votarono per la dichiarazione di guerra contro la Germania nazista, mentre i giovani militanti, tra cui lo stesso Thorez, venivano mobilitati nell'esercito. Il 17 settembre però i sovietici invasero la Polonia. Il 22 settembre il PC-SFIC facendo seguito alle nuove direttive di Mosca che imponevano la neutralità nella "guerra imperialista", pubblicò un appello alla pace. Il 26 settembre il governo di Édouard Daladier decise di mettere fuori legge il PC-SFIC e tutte le organizzazioni legate al Comintern. Tale sequenza di eventi portò a un vasto disorientamento dei militanti e dei quadri locali e causò in poco tempo il totale sbandamento del partito: dai iscritti dell'estate, in pochi mesi la direzione rimasta fedele a Mosca e passata in clandestinità si trovò ad essere in contatto con solo poche migliaia di militanti. Il 1 ottobre l'ex gruppo parlamentare comunista chiese ufficialmente l'apertura di un negoziato con Hitler. Ne seguì in poche settimane l'arresto dei deputati comunisti rimasti fedeli a Mosca, mentre Thorez venne fatto disertare e fuggire in URSS. Durante i mesi della drôle de guerre, il PCF si trovò così ad essere politicamente del tutto isolato, sottoposto a una forte repressione poliziesca e ad avere un'organizzazione distrutta...

Dopo l'invasione tedesca del 1940, l'armistizio del 22 giugno e l'occupazione tedesca di tutta la Francia settentrionale, Duclos e Tréand, in quel momento alla guida del partito a Parigi, per due mesi avviarono una trattativa con l'ambasciatore tedesco, Otto Abetz, col fine di ottenere la legalizzazione de L'Humanité, concentrandosi nella propaganda clandestina solo contro il nuovo regime di Vichy. Fu solo a fine agosto che si decise di mettere fine a qualsiasi negoziato con l'occupante (pur mantenendo una linea ancora neutralista), concentrandosi invece sulla ricostituzione dell'organizzazione del partito, specie in ambito sindacale. La polizia di Vichy reagì operando arresti di massa ai danni dei militanti e dei quadri comunisti, che spesso si erano esposti nel periodo della tentata "legalizzazione". A partire dal gennaio 1941 al progressivo deteriorarsi delle relazioni germano-sovietiche fece seguito un lento allontanamento del PC-SFIC dalle posizioni neutraliste, per adottare infine a maggio come obiettivo primario la "lotta per la liberazione nazionale" e costituire il "Fronte nazionale". In questo periodo l'azione più rilevante diretta dal partito fu un grande sciopero nel Nord-Pas-de-Calais, che arrivò a coinvolgere cento mila minatori e venne represso dai tedeschi con centinaia di fucilazioni...

Il 22 giugno 1941 la Germania invase l'Unione Sovietica. Già a partire dal mese successivo il PC-SFIC iniziò a costituire gruppi di francs tireurs ("franchi tiratori"), grazie anche alla partecipazione di diversi giovani veterani delle brigate internazionali di Spagna. La loro azione consisteva in sabotaggi e, dall'agosto 1941, in attentati contro i tedeschi nelle città. Tale modalità era ancora isolata tra i gruppi della Resistenza francese, poiché i gollisti sostenevano che la lotta armata nel paese occupato andasse avviata solo al momento dell'insurrezione generale. In ottobre i gruppi comunisti vennero uniti in un'organizzazione unica, l'Organisation spéciale (OS, "Organizzazione speciale"), che dal 1942 si chiamerà Francs-Tireurs et Partisans (FTP, "Franchi tiratori e partigiani"). La repressione da parte dei tedeschi e della polizia di Vichy fu feroce: un decreto di Keitel in settembre stabilì l'uccisione per rappresaglia di 50-100 francesi per ogni tedesco, scelti in buona parte tra i comunisti stessi detenuti in prigione o nei campi di internamento francesi. Quelli che non venivano fucilati erano deportati nei campi di concentramento nel Reich. Su questi sacrifici il PCF costruirà, durante e dopo la guerra, un mito, autoproclamandosi "le parti des fusillés" ("il partito dei fucilati")...

Nell'estate del 1942 l'organizzazione militare comunista era ormai quasi del tutto distrutta dagli arresti e dalle esecuzioni. Tra luglio e settembre 1942 tuttavia il governo Laval dapprima avviò i rastrellamenti antiebraici e poi proclamò il servizio di lavoro obbligatorio in Germania per molti operai francesi. Queste due misure portarono immediatamente a un forte afflusso di giovani ebrei e di operai nella Resistenza, soprattutto in quella comunista, storicamente la più vicina al mondo operaio e che fin dal 1940 aveva avviato campagne di solidarietà nei confronti degli ebrei. Il PCF riuscì inoltre a mettere fine al proprio isolamento politico, grazie a un primo accordo con le altre forze della Resistenza e soprattutto all'avvio di una collaborazione con la France libre ("Francia libera") guidata dal generale Charles de Gaulle, che si autodefiniva il legittimo governo francese in esilio...

Queste collaborazioni portarono, dopo lunghe trattative, alla nascita nel maggio 1943 di un organismo unitario tra tutte le organizzazioni e i partiti antifascisti, il Consiglio nazionale della Resistenza (Conseil national de la Résistance, CNR). Il PC-SFIC, inizialmente minoritario all'interno di questo organismo, riuscì nel corso del 1943 a ottenere l'egemonia sia negli organismi unitari sia sul campo. A livello militare era infatti i FTP erano ormai divenuti la forza meglio organizzata, l'unica presente sull'intero territorio nazionale e dotata di una rigida organizzazione "triangolare", che permetteva di ridurre le perdite dovute alle azioni di polizia. Ciò permise di intensificare fortemente le azioni contro i tedeschi e i collaborazionisti. L'efficienza dell'organizzazione militare comunista a sua volta portò nella sua orbita diversi giovani, sindacalisti e intellettuali di sinistra ma non comunisti, che però collaboravano con i FTP. Nel 1943 infine, a seguito dello scioglimento del Comintern, il partito cambiò nome in Partito Comunista Francese (Parti communiste français, PCF)...