Il Governo Fanfani VI è stato il quarantaquattresimo esecutivo della Repubblica Italiana, il terzo e ultimo della IX legislatura.
Esso, nato in seguito alle dimissioni del governo precedente, rimase in carica dal 18 aprile al 29 luglio 1987 (sebbene già dimissionario dal precedente 28 aprile), per un totale di 102 giorni, ovvero 3 mesi e 11 giorni.
Contava al suo interno 21 ministri con portafoglio, 4 ministri senza portafoglio, 2 sottosegretari alla presidenza del Consiglio dei ministri e 31 sottosegretari ai vari ministeri, per un totale di 59 membri (incluso il Presidente del Consiglio).
L'esecutivo, composto da soli esponenti della DC e tecnici, non ottenne la fiducia alla Camera dei deputati a seguito di un voto quasi surreale: un governo monocolore democristiano che ottenne la fiducia da socialisti, socialdemocratici e radicali, che da quel governo erano esclusi, mentre i democristiani si astennero. Pertanto Fanfani diede le dimissioni appena 10 giorni dopo il suo insediamento, provocando lo scioglimento anticipato delle Camere. Questa fu l'ultima esperienza di Amintore Fanfani a Palazzo Chigi.
Compagine di governo Appartenenza politica L'appartenenza politica dei membri del Governo, al momento dell'insediamento, si può così riassumere:
Partito Presidente Ministri Sottosegretari Totale 1 19 33 53 - 6 - 6Totale 1 25 33 59
Provenienza geografica La provenienza geografica dei membri del governo si può così riassumere: RegionePresidenteMinistriSottosegretariTotale1 -34 -538 -426 -156 -415 -224 -224 -134 -213 -112 -112 -112 - -22 - -22 - -22 - -11 - -11
Situazione parlamentare Camera Collocazione Partiti SeggiCamera dei Deputati Governo DC (225) Astensione PSI (73), PRI (29), PSDI (23), PLI (16), PR (11), Misto (4) Opposizione PCI (198), MSI-DN (42), DP (7), Misto (2)Senato della Repubblica Governo DC (120) Astensione PSI (38), PRI (12), PSDI (8), PLI (6), Misto (9) Opposizione PCI (108), MSI-DN (18)
Composizione CaricaTitolare SottosegretariPresidenza del Consiglio dei ministri Sottosegretari di Stato alla Presidenza del Consiglio Presidente del Consiglio dei ministri Amintore Fanfani (DC) Mauro Bubbico (DC)Segretario del Consiglio dei ministri Nicola Sanese (DC)Sottosegretario con delega ai Servizi di sicurezzaMinistri senza portafoglio Affari regionali e Funzione pubblica Livio Paladin (Indipendente) Coordinamento delle iniziative per la Ricerca scientifica e tecnologica Luigi Granelli (DC) Coordinamento della Protezione civile Remo Gaspari (DC) Interventi straordinari nel Mezzogiorno Salverino De Vito (DC) Rapporti con il Parlamento Gaetano Gifuni (Indipendente) MinisteroMinistri Sottosegretari di Stato Affari esteri e Coordinamento delle Politiche comunitarie Giulio Andreotti (DC) Francesco Cattanei (DC) Giorgio Santuz (DC) Interno Oscar Luigi Scalfaro (DC) Adriano Ciaffi (DC) Angelo Pavan (DC) Grazia e Giustizia Virginio Rognoni (DC) Luciano Bausi (DC) Bilancio e Programmazione economica Giovanni Goria (DC)(ad interim) Alberto Aiardi (DC) Finanze Giuseppe Guarino (DC) Franco Bortolani (DC) Carlo Merolli (DC) Ferdinando Russo (DC) Tesoro Giovanni Goria (DC) Carlo Fracanzani (DC) Eugenio Tarabini (DC) Difesa Remo Gaspari (DC) Tommaso Bisagno (DC) Giuseppe Pisanu (DC) Pubblica istruzione Franca Falcucci (DC) Domenico Amalfitano (DC) Mario Dal Castello (DC) Lavori Pubblici Giuseppe Zamberletti (DC) Mario Tassone (DC) Gianfranco Rocelli (DC) Agricoltura e Foreste Filippo Maria Pandolfi (DC) Mariotto Segni (DC) Trasporti Giovanni Travaglini (Indipendente) Giuseppe Santonastaso (DC) Poste e Telecomunicazioni Antonio Gava (DC) Giuseppe Avellone (DC) Industria, Commercio ed Artigianato Franco Piga (DC) Pasquale Lamorte (DC) Sanità Carlo Donat-Cattin (DC) Niccolò Grassi Bertazzi (DC) Gualtiero Nepi (DC) Commercio con l'Estero Mario Sarcinelli (Indipendente) Alberto Rossi (DC) Marina mercantile Costante Degan (DC) Antonino Murmura (DC) Partecipazioni statali Clelio Darida (DC) Angelo Picano (DC) Lavoro e Previdenza sociale Ermanno Gorrieri (Democrazia Cristiana) Andrea Borruso (DC) Pietro Mezzapesa (DC) Beni culturali ed ambientali Antonino Pietro Gullotti (DC) Paola Cavigliasso (DC) Turismo e Spettacolo Mario Di Lazzaro (Indipendente) Luciano Faraguti (DC) Ambiente Mario Pavan (Indipendente) Giorgio Postal (DC)
Cronologia 1987 Marzo 4 marzo: mentre il capo dello stato avvia una serie di consultazioni telefoniche non ufficiali l'esecutivo del PSI propone per l'incarico Ciriaco De Mita o Arnaldo Forlani. La direzione nazionale della DC risponde che De Mita non può assumere l'incarico causa le incompatibilità stabilite dallo statuto del partito. e che il candidato unico è Giulio Andreotti. 5-7 marzo: Francesco Cossiga avvia le consultazioni coi presidenti delle camere, gli ex presidenti della repubblica e le delegazioni dei partiti. DC e PSI mantengono le proprie indicazioni per Andreotti o per De Mita o Forlani. Socialdemocratici, repubblicani e liberali premono per continuare l'esperienza della maggioranza a cinque a prescindere dal presidente incaricato. Tra le file delle opposizioni i comunisti insistono sul fallimento del pentapartito e si mantengono in posizione di attesa. MSI, demoproletari e radicali si schierano per le elezioni anticipate.Nel dibattito tra i partiti si inserisce una presa di posizione della Congregazione per la dottrina della fede, che ha pubblicato un documento contro l'inseminazione artificiale e e chiede espressamente che siano approvati provvedimenti legislativi che la proibiscano senza eccezioni. La DC (per bocca di Mariapia Garavaglia) fa sapere che non presenterà proposte di legge pro o contro la materia, i repubblicani (Danilo Poggiolini) sostengono la posizione comunista che ritiene legittimo il pensiero della Chiesa finché non avanza la pretesa di condizionare le scelte del legislatore.Il messaggero, 6-8 marzo 1987 9 marzo: Cossiga conferisce ad Andreotti l'incarico di formare il nuovo governo. Il mandato è pieno e il presidente incaricato usa subito toni concilianti verso i socialisti, ai quali assicura che nel programma dell'esecutivo troveranno spazio le riforme istituzionali. Cossiga, attaccato per la sua scelta dal PSI, risponde che la scelta è il frutto delle indicazioni dei partiti.Il messaggero, 10 marzo 1987 10 marzo: Andreotti inizia il suo giro di consultazioni mentre Craxi dichiara che il veto nei suoi confronti non è sulla persona, ma solo di ordine politico. I tre alleati minori del governo, PSDI, PRI e PLI, puntano alla ricostituzione del pentapartito ma concordano che ci si trova di fronte ad una crisi al buio, probabilmente lunga e difficile da risolvere. La DC lo invita a puntare anzitutto sul programma per affrontare il problema dei referendum. Nel pomeriggio Andreotti si incontra col presidente dimissionario ma nelle stesse ore diversi dirigenti del PSI, riuniti in un convegno romano, fanno sapere per bocca di Salvo Andò che ai referendum non si rinuncia. Al termine della giornata il presidente incaricato dichiara di voler comunque continuare il tentativo.Il messaggero, 11 marzo 1987 12 marzo: il PSI pone tre condizioni: non toccare i referendum, impegno per l'elezione diretta del capo dello stato e scioglimento delle camere in caso di fallimento. Craxi, incontrato nuovamente Andreotti, dichiara che il veto è indirizzato a chi vuole usare il suo nome contro i socialisti. Il presidente incaricato è intanto pressato dalla DC affinché faccia presto e non prolunghi la crisi fino al congresso dei socialisti.Consiglio dei ministri: l'esecutivo uscente è chiamato a ratificare alcuni affari correnti rimasti in sospeso. Sono approvati un aumento di stipendio per gli ufficiali e sottufficiali delle forze armate (+128.000 lire, circa 642 miliardi in tre anni), uno stanziamento di 1.500 miliardi in due anni per il ripianamento dei bilanci delle USL e una indennità non ancora quantificabile per gli allevatori costretti ad abbattere i propri capi a causa dell'afta epizootica.Il messaggero, 13 marzo 1987 16-20 marzo: Andreotti si dichiara ottimista sull'accordo di maggioranza ma nelle consultazioni continua a pesare il problema dei referendum, pretesi dai socialisti e osteggiati dai repubblicani. Entrambi i partiti minacciano di non entrare nell'esecutivo se non saranno soddisfatte le loro richieste ma il presidente incaricato non può far altro che avanzare proposte per alleggerire la portata della consultazione sulla giustizia, senza indicare la via per evitare quella sul nucleare. Propone inoltre un ministero senza portafogli per le riforme istituzionali, ma le posizioni restano distanti. Come ultima carta Andreotti propone di ricorrere a una moratoria sull'energia nucleare che da una parte accontenterebbe la DC (favorevoli anche PSDI e PLI), dall'altra il PSI (che vedrebbe comunque celebrati i referendum) ma resta da superare l'intransigenza dei repubblicani sul voto.Il messaggero, 17-21 marzo 1987 25 marzo: dopo due settimane di consultazioni e proposte Andreotti rinuncia al mandato. A pesare sul fallimento la perentoria richiesta di Dc e PRI, che fin dall'inizio hanno sostenuto che un nuovo governo si poteva formare solo se si trovava un accordo su nucleare e giustizia in grado di evitare i referendum. Il capo dello stato annuncia nello stesso giorno un nuovo giro di consultazioni, dal quale però non emergono nomi.Il messaggero, 26 marzo 1987 27 marzo: Cossiga conferisce un mandato esplorativo al presidente della camera, Nilde Iotti, prima donna e primo esponente del PCI ad assumere tale incarico. Secondo un'opinione diffusa, tuttavia, le cose non cambieranno, e la posta in gioco è ormai soltanto chi e come guiderà il paese ad elezioni anticipate che sembrano ormai inevitabili.Il messaggero, 28 marzo 1987 31 marzo-5 aprile: congresso del PSI: nel pieno della crisi del suo governo Craxi apre l'assise toccando i temi caldi del momento a partire dai referendum, che i socialisti pongono come condizione irrinunciabile per la collaborazione di governo.
Aprile
1 aprile: fallito anche il tentativo di Nilde Iotti Cossiga rinvia il governo alle camere con la motivazione che non c'è altra via percorribile. La decisione, fortemente osteggiata dalla DC, giunge dopo che De Mita ha rifiutato l'incarico e per costringere i partiti della disciolta maggioranza a assumersi le proprie responsabilità. Craxi dovrebbe parlare al senato entro pochi giorni ma il passaggio parlamentare è contestato anche dai repubblicani. Nella DC De Mita viene pressato per la ricerca di un accordo, anche a costo di rinunciare alla contestazione dei referendum.Un pretore di Firenze solleva un'eccezione di costituzionalità sull'ora di religione dopo il ricorso di un gruppo di genitori. I loro figli, pur avendo scelto di non avvalersene, sono costretti a rimanere in classe per la mancata programmazione di attività alternative, e ciò viola il nuovo concordato laddove vieta qualsiasi forma di discriminazione.Il messaggero, 2 aprile 1987 3-5 aprile: quando non è ancora fissata la data del dibattito al senato DC e PRI confermano che non voteranno per la fiducia. In mancanza di altre opzioni chiedono l'affidamento dell'incarico ad una figura istituzionale di primo piano, un politico ma anche un esponente dell'economia, non escludendosi la soluzione di un governo che traghetti il paese verso le elezioni anticipate. Da Rimini, impegnato nel congresso del suo partito, Craxi propone una maggioranza che garantisca i referendum, con o senza la DC e con un esecutivo anche a termine, ed è in questo sostenuto dai comunisti, che a loro volta chiedono all'eventuale nuovo governo l'approvazione di alcuni provvedimenti legislativi urgenti.Il messaggero, 4-6 aprile 1987