La storia di Palmi riguarda le vicende della città, dalla sua fondazione sino ad oggi.

Premessa

Prima della metà del X secolo Palmi non esisteva, ma è da ritenersi che alcune case coloniche, appartenenti alla vicina città di Tauriana, si dovessero trovare sparse per l'allora contrada De Palmis, così chiamata a causa delle numerose palme che ivi crescevano spontaneamente..

Non è da escludere, però, che già in precedenza la città di Palmi potesse esistere in quanto, nel VI secolo, Cassiodoro in una lettera indirizzata ad Anastasio ("cancellaro" della Bruzia e della Lucania), elogiò un vino chiamato «Palmaziano» ed argomentò che questo nome derivasse da quello di un territorio anche se, successivamente, i glossatori ritennero che fosse riferito non ad un territorio, ma alla sua eccellente superiorità..

Il territorio prima di Palmi Età del Bronzo

Il territorio comunale fu abitato fin dall'Età del bronzo, come testimoniato dai rinvenimenti ottenuti negli scavi condotti, dal 1991, nella Grotta della Pietrosa.. Difatti i reperti rinvenuti sono ceramiche, principalmente della fase tarda dell'età del bronzo, che provano di come la zona fosse abitata in quel periodo. Altri reperti invece sono interpretabili come importazioni dell'area egea. Ciò porta a pensare che le coste tirreniche calabresi rientrassero nelle rotte del commercio miceneo. Sempre dell'Età del Bronzo sono databili anche i resti delle capanne di un villaggio, attivo per circa mille anni, e localizzati a Taureana di Palmi.

Tauriana

In epoca antica, nel territorio comunale di Palmi sorgeva una città chiamata Tauriana, che costituiva l'estremo nord della chora di Rhegion.. Sulla fondazione della città, alcune leggende narrano di una possibile colonizzazione achea dell'area.. La città è segnalata anche in atti ufficiali di età successiva, quando Tito Livio asserisce che, nel 212 a.C., in occasione della Seconda guerra punica, «in Bruttiis» vi fu il passaggio dei Taureani, unitamente ai Cosentini, «sotto la protezione di Roma».. Anche narra dell'esistenza del popolo dei Tauriani, dando un'indicazione della zona in cui vi era il loro territorio. Il confine con quello di Rhegion era dato dal fiume "Pecoli"Originum reliquiae, fr. 71 Peter, p. 75 Probus, ad Verg. Buc. e, secondo alcuni archeologi, questo passo catoniano darebbe una base storica alla leggenda sui legami di Tauriana con gli achei. Di una «città dei Tauriani» scrivono inoltre Pomponio MelaDe Chor., II 4, 67-68 e Plinio il VecchioNaturalis historia, XIII, 5, 10 nel I secolo d.C.. Quest'ultimo la definisce come «Tauroentum oppidum». La Cosmografia ravennate cita, per l'età tardo antica, Tauriana tra le città collocate «vicino allo stretto che divide la Sicilia e l'Italia».Cosmogr., IV 32 Anche la Tavola Peutingeriana, nel segmento VI, riporta l'esistenza della città di Tauriana in età imperiale.

Attorno al III-IV secolo la città divenne sede vescovile.. In età bizantina, all'interno del Thema di Calabria, Tauriana ricadeva nell'area della "Turma delle Saline"..

Negli anni intorno al 590, Tauriana fu preda di scorrerie longobarde provenienti dal ducato di BeneventoStoria della Calabria vol. 2, pag. 3 e, nei secoli successivi, si verificarono scorrerie saracene. Tra il VII secolo e l'VIII secolo Tauriana risultò già gravemente danneggiata o dai saraceni d'Africa o dai longobardi.G. Minasi "Lo Speleota ovvero Sant'Elia di Reggio Calabria" Napoli 1893 Oltre questo, sono le poche le notizie che ci sono pervenute sulla vita della città e sono contenute nel bios della vita di san Fantino il Vecchio, nativo di Tauriana, scritto nell'VIII secolo da Pietro, vescovo della diocesi..

Il resto del territorio in età antica

Nella zona di Tauriana, tra l'altro, vi era più a sud un luogo frequentato e molto noto fin dal I secolo d.C., anch'esso citato da Plinio il Vecchio, che lo chiama con il nome di Portus Orestis. Gabriele Barrio lo riconobbe nella zona di Rovaglioso, però non vi furono ruderi ne altro che potessero attestare l'esistenza di una città in tempi remoti. Pertanto, nei primi secoli dell'era cristiana, non dovette esistere che qualche villaggio il quale, forse transitoriamente tra il V secolo ed il VI secolo, godette di una residenza vescovile.Antonio De Salvo "Notizie su Metauria e Tauriana" p. 78 Difatti vi sono storiografi che affermano che la città di Porto Oreste fosse un'antichissima sede vescovile.

Inoltre, nel periodo compreso tra il VI secolo e l'VIII secolo, quando numerosi monaci bizantini scelsero la Calabria in conseguenza delle persecuzioni iconoclaste proclamate da papa Leone III e dall'occupazione della Sicilia da parte dei saraceni, venne realizzato, nell'attuale contrada Pignarelle, un insediamento rupestre di impronta monastica bizantina.

Altre notizie riguardano il monte Sant'Elia, allora chiamato Salinas..Il nome derivava dal toponimo dato all'attuale Piana di Palmi, cioè Turma delle Saline. La Turma delle Saline era una suddivisione, in quel tempo, del thema di Calabria, cioè la suddivisione amministrativa dell'Impero Bizantino istituita al tempo dell'imperatore Eraclio I Difatti, già da prima del X secolo, la montagna era rinomata per l'esistenza di alcuni conventi di monaci basiliani.. Uno di questi venne fondato, nell'anno 884, da Elia di Enna e le cronache riportano che nella chiesa del monastero vi venne sepolto in seguito anche san Filarete, che passò nel convento gran parte della sua vita.

La nascita di Palmi La distruzione di Tauriana Nel 951 l'emiro di Palermo Abū l-Qāsim al-Hasan, per il mancato tributo dovutogli dai bizantini a cui apparteneva la parte estrema dell'Italia meridionale, spedì agguerrite milizie decise ad occupare la Calabria. Chiesto aiuto al califfo d'Africa, questi mandò prontamente Farag Mohadded con un esercito di saraceni ed una numerosa armata. Pertanto espugnata Reggio Calabria, l'esercito percorse tutto il versante meridionale della Calabria apportando ovunque devastazioni, saccheggi ed eccidi. I taurianensi intanto, saputo della venuta dei saraceni, pensarono di salvarsi altrove poiché nella loro città non potevano apprestarsi ad una valida difesa essendo la stessa sguarnita di mura, scarsa di popolazione ed in gran parte ancora rovinata dalle precedenti incursioni. Per questo furono costretti a rifugiarsi nei più vicini castelli e forti ed abbandonare la nativa Tauriana. La quale fu, infatti, assalita da una turba di agareni, mori e cartaginesi che, non trovando abbondante bottino, la distrussero interamente devastando tutto il territorio circostante.. La parte dei taurianensi dedita ai traffici ed alle arti marinaresche, trovandosi a disagio nei paesi interni, prescelse a stabile dimora il luogo eminente della parte alta della costiera, tra il monte Aulinas ed il fiume Metaurus, cioè sulle alture di Porto Oreste nella contrada De Palmis. Per tradizione, il villaggio che vi edificarono, si suppone che corrisponda all'odierno rione Cittadella..

XI secolo

Nell'XI secolo Seminara era rimasta la sola città a sorgere non lontano dal mare, pertanto cominciò ad esercitare la sua giurisdizione su vaste e spopolate contrade, tra le quali quelle che andavano formandosi nel territorio dell'antica Tauriana ed, in particolare, sul villaggio De Palmis..

Il villaggio è citato nel 1061 da Ruggero I di Sicilia, che era divenuto nello stesso anno conte di Calabria, poiché dispose di donare i fondi appartenenti alla distrutta Tauriana alla chiesa di Santa Maria e dei XII apostoli di Vagnara, tra i quali la chiesa di «San Georgium da Palmis che cum pertinentiis et terris suis».. Nel 1086, invece, il conte aggiunse il territorio abbandonato della diocesi di Tauriana, essendone tra l'altro rimasta vuota la sede, alla nuova diocesi di Mileto.

XII secolo Il 4 febbraio 1169 un terribile terremoto, con epicentro a Catania e stimato di 6.6 gradi della scala Richter, cagionò immense rovine ed un grande numero di morti in tutta la Calabria meridionale..

Provocò ancora più danni e morti invece il terremoto del 24 maggio 1184, con epicentro nella Valle del Crati e stimato di 6.0 gradi della scala Richter.

XIII secolo Si presume che, in questo secolo, il villaggio di Palmae prese incremento, e ciò ebbe a destare l'ambizione su di esso dei feudatari dei castelli o delle terre vicine. Per questo, al tempo della dominazione angioina, la città cominciò certamente ad essere soggetta a qualche feudatario.

Il 5 aprile del 1230 vi fu un gran terremoto che distrusse in parte Reggio Calabria e tutte le terre vicine ad essa.

XIV secolo Nel XIV secolo comunque le dimensioni dell'abitato dovevano essere ancora piuttosto contenute, poiché in alcuni documenti tra il 1310 ed il 1311 viene riportata l'esistenza di un'unica chiesa, dedicata a san Nicola.. Inoltre il villaggio non era munito di mura difensive, poiché all'epoca non era usato l'appellativo di castrum o castellum, e la mancanza del toponimo motta inoltre fa presupporre che si estendesse in un pianoro.

Nel 1333, nella lista dei baroni di Calabria, figurò un certo Jacobus De Roto di Seminara come utile signore della città. Pare che, tale De Roto, non solo esercitasse il dominio di utile signore ma che avesse, dal governo angioino, l'incarico di stare con gente armata in guardia per le costiere da eventuali approdi nemici.

XV secolo

L'abitato, nel XV secolo, cominciò a diventare un villaggio piuttosto notevole, continuando però a seguire ancora le sorti di Seminara, della quale rimaneva casale.. Già nel 1466 il paesaggio circostante l'abitato era caratterizzato da olivi, e le notizie risalenti all'epoca riportano di come l'economia cittadina fosse legata alla produzione dell'olio, oltreché di citragnulj (arance amare), orti e vigne. Non vi sono disegni o dipinti della città del XV secolo, ma la storia della Calabria dell'epoca lascia presupporre che l'abitato fosse costituito dalle case con la chiesa che dominava il borgo medievale. Attorno al centro sorgevano mulini e sul mare la tonnara per la pesca del pesce spada.

In questo secolo vi furono distruzioni, ad opera dei saraceni, di alcuni luoghi e chiese che sorgevano nei territori dell'antica Tauriana.

Nel 1495 il re Ferrandino d'Aragona, dopo aver subito una sconfitta nella prima battaglia di Seminara (parte della prima guerra italiana), contro le truppe del generale Robert Stuart d'Aubigny, cercò rifugio nel villaggio di Palmae. Lo stesso re, per opporsi al tentativo francese di annessione del Regno di Napoli, aveva organizzato una guerra contro le suddette truppe inviando, nel 1494, Gonzalo Fernández de Córdoba che si era distinto in precedenza nella presa di Granada..

Sempre nel 1495 Carlo Spinelli, altre volte detto Jacopo, divenne conte della città di Seminara e quindi feudatario anche di Palmae.

XVI secolo L'ascesa di Palmi