La festa di Santa Barbara si celebra il 4 dicembre per onorare la santa patrona dei Vigili del fuoco, della Marina Militare, dei minatori e degli artiglieri. La ricorrenza, sentita in tutta Italia e in particolare a Paternò, oltre che nel mondo cristiano in generale, unisce celebrazioni religiose, come processioni e messe solenni, a momenti civili e tradizioni popolari, ricordando il martirio di questa figura legata alla protezione dal fuoco e dai pericoli improvvisi.

Leggenda di santa Barbara

Alcune interpretazioni collegano il culto di santa Barbara a quello dell'antica Bona Dea, divinità romana della fecondità e protettrice del focolare, le cui celebrazioni avvenivano nella stessa data del 4 dicembre.

Per il resto, della vita della santa esistono varie agiografie cristiane, che presentano notevoli differenze tra loro. Secondo alcune di queste, Barbara è figlia di Dioscuro, un uomo di religione pagana che decide di rinchiuderla in una torre a causa della sua grande bellezza, per proteggerla dal mondo esterno e dai pretendenti (che ella comunque respinge sistematicamente); recatasi a vedere i progetti per la costruzione della torre, lei nota che sono presenti solo due finestre, una a nord e una a sud, sicché ordina ai muratori di costruirne una terza, per richiamare la Trinità; prima di entrare nella torre, inoltre, si immerge tre volte in una piscina adiacente, battezzandosi da sola.

Quando Dioscuro scopre la nuova fede della figlia tenta di ucciderla: Barbara riesce a sfuggirgli miracolosamente ma viene vista da due pastori, uno dei quali la tradisce rivelando a Dioscuro la sua posizione; riacciuffatala, suo padre la trascina davanti a un magistrato (o prefetto) di nome Martiniano o Marciano. La giovane rifiuta però di abiurare e viene quindi torturata più volte: viene avvolta in panni rozzi e ruvidi che le lacerano la carne, ma Cristo, apparendole di notte, cura le sue ferite. I carnefici tentano quindi di ustionarla, ma le fiamme accese ai suoi fianchi si spengono quasi subito; le vengono poi tagliate le mammelle, colpita la testa con un martello, e viene fatta sfilare nuda per le strade. Alla fine, suo padre la conduce in cima a una montagna e la decapita lui stesso, e insieme con lei subisce il martirio un'altra giovane cristiana, Giuliana; sceso dalla montagna, Dioscuro viene incenerito da un fulmine o da un fuoco venuto dal cielo come punizione per l'omicidio.

Barbara e Giuliana vengono quindi seppellite da un uomo di nome Valentino, e presso la loro tomba cominciano ad avvenire guarigioni miracolose.

Usanze

In molte comunità minerarie, le famiglie seguono l'usanza del «ramo di Barbara»: il 4 dicembre si tagliano dei rametti di ciliegio e li si mette in un vaso pieno d'acqua esposto alla luce. Dopo circa 21 giorni, se questi rami fioriscono diventano segno di buona sorte. Nel Westerwald, in Germania, i rametti di Barbara erano considerati un simbolo del Natale incipiente, mentre in Provenza si fanno invece germogliare dei chicchi di grano detti «di santa Barbara».

La festa è particolarmente sentita anche in Libano, Siria, Giordania, Palestina e nella provincia di Hatay dai cristiani arabi, che la chiamano Eid il-Burbara e la celebrano ogni anno il 4 dicembre. Il cibo tradizionale per l'occasione è la Burbara, una ciotola di grano bollito con orzo, semi di melograno, uvetta, anice e zucchero.

La tradizione diffusa tra i cristiani libanesi racconta che Santa Barbara si travestì in vari personaggi per sfuggire ai Romani che la perseguitavano; nei pressi di Baalbek attraversò un campo di grano, il quale crebbe miracolosamente per nascondere le sue impronte ai soldati: da qui l'origine del tradizionale dolce di grano nel giorno della festa.

Nel villaggio cristiano di Aboud in Cisgiordania si trova un santuario dentro una grotta dove la santa si sarebbe rifugiata.

La festa in Italia

Tra le varie città italiane, è la principale festa religiosa di Paternò, in provincia di Catania, dedicata a santa Barbara, la patrona della città, originaria di Nicomedia, in Bitinia (l'attuale İzmit in Turchia) e martirizzata secondo la tradizione nel 306 dal padre Dioscuro.

Viene celebrata anche in particolare a Rieti, e in genere dai vigili del fuoco e dagli artiglieri.

L'evento a Paternò si svolge annualmente il 3, 4, 5 e 11 del mese di dicembre, il 27 maggio e il 27 luglio. Il 4 dicembre rappresenta la data del martirio della santa, il 27 maggio è la festa del patrocinio di Santa Barbara durante il quale si ricorda il miracolo della fermata dell'eruzione dell'Etna del 1780, mentre il 27 luglio è la festa della traslazione delle reliquie che vennero portate a Paternò nel 1660 e nel 1731. La festa di Santa Barbara è una delle feste cattoliche più belle e partecipate di Sicilia.

Il culto religioso di santa Barbara venne introdotto a Paternò dai cavalieri dell'ordine Teutonico attorno al XIII secolo.

Secondo la tradizione in seguito alla peste che colpì la Sicilia nel 1576, diffusasi il 22 luglio in città a partire dall'antico quartiere di Santa Barbara (oggi "Falconieri"), gli abitanti portarono le sue reliquie nella chiesa di Sant'Antonio abate, trasformata in lazzaretto, e ne invocarono la protezione. La liberazione della città dal morbo fu interpretata come un miracolo della santa.

I cittadini da quel momento acclamarono Santa Barbara Patrona principale della città, da qui nasce il desiderio dei paternesi di costruire un nuovo tempio alla Santa Patrona per manifestare il loro affetto e la loro gratitudine: ma non potendo ingrandire la vecchia chiesa, perché sita nel centro abitato, il Pubblico Consiglio acquistò dai Padri Benedettini nel 1583 l'oratorio della Maddalena, che si trovava fuori le mura dell'antica città, e diede così inizio ai lavori di costruzione della nuova chiesa che inglobò il vecchio oratorio.

Il 28 maggio del 1583 il Vescovo di Catania accordò la traslazione del titolo di Santa Barbara dalla vecchia chiesa (che divenne l'attuale chiesa della Madonna dell'Itria) alla nuova chiesa della Patrona. Il 16 Aprile 1669 la chiesa venne elevata parrocchia dal vescovo di Catania mons. Michelangelo Bonadies.

Sono numerosi i miracoli fatti dalla santa nei secoli a Paternò, tra questi il miracolo dello scampato pericolo del terremoto del 28 dicembre 1908 che rase a suolo la città di Messina e il miracolo dell'arresto della lava verificatosi ben due volte, nel 1780 e nel 1983.

La festa a Paternò

Preparazione alla festa Ogni anno la festa viene annunciata ai cittadini, con spari di bombe e sfilate di bande musicali per le vie cittadine, il 3 novembre, cioè un mese prima, che nel linguaggio comune dei paternesi viene chiamato 'u mis'î santa Barbara (il mese di santa Barbara).

Le prime celebrazioni eucaristiche hanno inizio il 18 novembre con l'inizio della solenne quindicina in onore della Santa Patrona. Durante la quindicina le celebrazioni eucaristiche vengono animate da diverse comunità parrocchiali.

Nei giorni di preparazione, sin dalle prime luci del giorno dei giovani si recano sul campanile della chiesa della patrona per dare inizio a un lungo scampanio, che viene chiamato 'a nona.

La tradizionale quindicina in onore alla santa si conclude il 2 dicembre.

La giornata del cereo La festa ha inizio il 2 dicembre con la giornata del cereo. Per tutta la mattinata i cerei (a Paternò chiamati varette), girano i diversi rioni della città, per poi ritrovarsi alla sera a sfilare insieme per il corso principale fino alla chiesa di Santa Barbara.

I nove cerei, che rappresentano le varie corporazioni cittadine sono: dei massai che è il cereo che apre la processione della santa dei camionisti, un tempo dei carrettieri; degli ortolani; dei pescatori; dei dipendenti comunali, un tempo dei macellai; dei panettieri o mugnai; dei commercianti, anticamente dei putiari d'ô vinu, cioè coloro che vendevano il vino; dei contadini, il più pesante dei nove il cereo degli operai, chiamato anche dei muratori o di santa Barbara, per il fatto che è l'ultima e precede il fercolo della santa;

I cerei sono stati realizzati nel corso del XVIII secolo in legno scolpito e indorato, che nel tempo sono diventati parte integrante della festa. Paternò vanta di avere il maggior numero di cerei in tutta la provincia dopo Catania.Nella festa di sant'Agata a Catania i cerei - detti cannelore - sono 12.

La vigilia

Il giorno della vigilia della festa, il 3 dicembre, nella chiesa di Santa Barbara fin dal mattino, vengono esposte alla venerazione dei fedeli le reliquie della santa. Segue la celebrazione della messa con la partecipazione del corpo dei vigili del fuoco (dei quali è patrona), presieduta dal parroco.

Nella serata vi è la solenne concelebrazione eucaristica, che precede la processione con le reliquie che ogni anno viene celebrata in una diversa parrocchia della città. La processione percorre le vie principali della città, con la partecipazione delle associazioni, delle confraternite, del clero, delle autorità civili e militari e dei fedeli e si conclude nella chiesa di Santa Barbara con la benedizione solenne.

La vigilia si conclude nella tarda serata con la tradizionale entrata dei cantanti con la partecipazione dei bambini delle scuole elementari paternesi che cantano le varie cantate e inni dedicati alla santa patrona, insieme con i bambini vi è anche la partecipazione di numerosi devoti che cantano le antiche cantate dedicate a santa Barbara dette dei "muraturi" e dei "mulinara" che in antichità i paternesi amavano dedicare alla santa durante le festività.

Giorno del martirio di santa Barbara

Il mattino del 4 dicembre, giorno in cui viene ricordato il Dies Natalis (avvenuto col suo martirio), già dall'alba le campane delle chiese cittadine suonano a festa e vengono sparati 21 colpi dal Castello normanno, mentre le bande musicali suonano per le vie della città.

Verso le ore sette del mattino nella chiesa della patrona si svolge la "svelata della santa" cioè l'apertura della cameretta che custodisce per tutto l'anno il suo simulacro. Successivamente il simulacro e le reliquie della santa vengono portate in processione sull'argenteo fercolo. La prima sosta avviene nel quartiere Falconieri nella chiesa dell'Itria, che prima dell'edificazione della parrocchia di piazza Santa Barbara, aveva ospitato il culto della santa.

La seconda sosta ha luogo in piazza Vittorio Veneto, dove secondo la tradizione sarebbe avvenuto il miracolo del debellamento dell'epidemia di peste, nella piazza hanno luogo i tradizionali fuochi di mezzogiorno, famosi per la loro rumorosità tanto da essere uditi anche nei paesi vicini. Successivamente la vara passa per le varie vie della città e in serata avviene la sosta in piazza Villetta dove ha luogo uno spettacolo pirotecnico, infine la processione continua il suo giro fino al rientro nella chiesa di Santa Barbara, in tarda notte.

Giornata della devozione cittadina La mattina del 5 dicembre per il corso principale della città, la via Vittorio Emanuele, sfilano tutte le autorità civili e militari sino a piazza Santa Barbara, dove vengono resi gli onori al monumento ai caduti in ricordo delle vittime di tutte le guerre.

All'evento fa seguito la messa pontificale celebrata dall'arcivescovo di Catania. Nel pomeriggio il fercolo fa poi il suo cammino nella zona nord della città e in serata avviene la sosta nell'ospedale di Paternò dove ha luogo la benedizione ai malati, per poi andare in piazza Indipendenza dove ha luogo uno spettacolo piromusicale.

Nella tarda notte, il simulacro e reliquie di Santa Barbara giungono in piazza Santa Barbara, dove avviene un grandioso spettacolo pirotecnico dal Castello Normanno, infine al rientro in chiesa del fercolo, i fedeli assistono al rientro della santa nella sua cameretta.

L'ottava della festa