La battaglia di Capo Bon del 468 fu una battaglia navale combattuta tra l'Impero romano e i Vandali e che vide la vittoria dei Vandali, che impedirono così ai Romani di recuperare l'Africa.

Contesto storico La conquista vandalica dell'Africa

I Vandali erano una popolazione germanica che nel 406, sospinta dagli Unni, varcò il Reno, devastò la Gallia romana (406-409) per poi stanziarsi in Spagna meridionale, sottraendola al controllo romano. Nel 429, condotti dal loro re Genserico, i Vandali invasero l'Africa, forse chiamati dal comes Africae Bonifacio, che era stato proclamato dalla reggente Galla Placidia hostis publicus ("nemico pubblico") in quanto accusato di voler separare l'Africa dall'Impero. Se la notizia del tradimento è vera (è stata recentemente messa in dubbio da Heather), in ogni caso Bonifacio si pentì dell'invito e, riconciliatosi con Galla, tentò di arrestare l'invasione vandalica, senza alcun successo. Il comando dell'esercito fu allora affidato al generale romano-orientale Aspar che, se non riuscì a sconfiggere Genserico, lo spinse perlomeno a negoziare: nel 435, con gli accordi di Trigezio i Romani riconoscevano a Genserico il controllo di Mauritania e parte della Numidia, ma le province più prospere del Nord Africa (Proconsolare, Byzacena e il resto della Numidia) rimanevano in mani romane.

Quattro anni dopo, però Genserico conquistò proditoriamente Cartagine, violando i patti, e con l'astuzia spinse l'unno Attila a invadere l'Impero romano d'Oriente, impedendogli di aiutare l'Impero d'Occidente in una progettata spedizione contro i Vandali (nel 441 una flotta romano-orientale contenente intorno ai soldati fu inviata in Sicilia per riconquistare l'Africa, ma fu richiamata alla notizia dell'attacco di Attila). L'Impero d'Occidente, privato del sostegno dell'Impero d'Oriente (minacciato da Attila), fu costretto a negoziare: nel 442 riconobbe a Genserico il possesso di Cartagine e della Proconsolare, Byzacena e parte della Numidia, mentre Genserico restituiva ai Romani le Mauritanie e il resto della Numidia, province però fortemente devastate dal conflitto e comunque minacciate dai Mauri (popolazioni del deserto native dell'Africa).

La perdita dell'Africa fu un serio colpo per l'Impero d'Occidente. I territori africani rimasti in mano all'Impero erano stati devastati dai saccheggi dei Vandali, tanto che Valentiniano III fu costretto a concedere alla Numidia cinque anni di esenzione fiscale per unità di terreno coltivabile. Anche le altre province subirono danni ingenti: da un editto fiscale del 21 giugno del 445 risulta che Numidia e Mauritania Sitifense versavano solo 1/8 delle tasse che versavano prima dell'invasione. La crisi economica dovuta alla perdita o alla devastazione di così tante province costrinse gli Imperatori a ridurre i benefici fiscali che favorivano i possessori terrieri ed evidentemente anche a ridurre i ranghi di un esercito già debole: ciò è testimoniato da una legge in cui il regime di Ezio giustificò l'introduzione di una nuova tassa con il fatto che lo stato si trovava a corto di soldi per il mantenimento dell'esercito a causa del calo di gettito fiscale dovuto alle perdite territoriali o alle devastazioni belliche. Secondo stime di Heather, la perdita delle imposte che versavano le province devastate o occupate dai Vandali era l'equivalente dei costi di mantenimento di almeno fanti o di cavalieri, molti dei quali dovettero quindi essere licenziati a causa delle ristrettezze economiche..

Dall'Africa i Vandali allestirono una flotta di imbarcazioni pirata e saccheggiarono le province dell'Impero, giungendo addirittura a saccheggiare Roma nel 455. Dopo il sacco di Roma si impadronirono delle Mauritanie, della Sardegna, Corsica e Isole Baleari.JB Bury, History of the Later Roman Empire, Capitolo 8

Antemio e i preparativi di una riconquista Come già detto, la perdita dell'Africa fu fatale per l'Impero d'Occidente, perché il gettito fiscale proveniente dalla diocesi d'Africa era essenziale per mantenere l'esercito d'Occidente. Il governo imperiale, a corto di soldi a causa delle continue mutilazioni territoriali (con conseguente calo delle entrate fiscali), non poté dunque far nulla per potenziare l'esercito e anzi fu costretto a ridurne gli effettivi per ragioni di bilancio, portando ad ulteriori perdite di territori. L'unico modo per far rinascere l'Impero invertendo la tendenza di rapido declino era dunque sconfiggere i Vandali e riconquistare le ricche e produttive province dell'Africa. Il primo a tentarci fu l'Imperatore Maggioriano (457-461), la cui spedizione contro i Vandali, però, non partì mai a causa della distruzione della sua flotta ad opera dei pirati vandali, forse aiutati da traditori. Maggioriano, al ritorno in Italia, fu detronizzato e ucciso dal generale di origini barbariche Ricimero, che pose come imperatore fantoccio Libio Severo (461-465), non riconosciuto tuttavia né dall'Imperatore d'Oriente, né dai generali Egidio (in Gallia) e Marcellino (in Dalmazia), che secessionarono dall'Impero, creandosi domini propri in Gallia settentrionale e in Dalmazia.

Nel frattempo, i Vandali continuarono a devastare quasi indisturbati le coste dell'Italia meridionale e della Sicilia, e furono vane le proteste di entrambe le parti dell'Impero. Intorno al 456, secondo un frammento della Storia di Prisco di Panion, Marciano, Imperatore della parte orientale dell'Impero, inviò ambasciatori presso Genserico, pregandolo di guardarsi dal devastare l'Italia e di restituire la libertà alla moglie e alle figlie di Valentiniano III fatte prigioniere durante il sacco di Roma del 455: ma l'ambasceria non ottenne niente da Genserico.Prisco, frammento 24. Secondo lo stesso Prisco di Panion, Marciano inviò un'ulteriore ambasceria, condotta dal vescovo Bleda, presso Genserico, con le medesime richieste, ma Genserico fu inflessibile e, congedato il vescovo, il re dei Vandali ordinò al suo esercito e alla sua flotta di condurre incursioni a fine di saccheggio in Sicilia e in Italia meridionale. Ciò ovviamente generò le proteste dell'Imperatore d'Occidente Avito, il quale inviò ambasciatori presso Genserico, ammonendolo di rispettare i patti e non devastare l'Impero: in caso contrario, Avito avrebbe risposto con la guerra.

Nel 456 Genserico inviò una flotta di sessanta navi a devastare la Sicilia e l'Italia meridionale: l'esercito romano, condotto dal generale Ricimero, riuscì tuttavia a sventare l'invasione, infliggendo due sconfitte agli invasori, dapprima nei pressi di Agrigento e, infine, nei pressi della Corsica.. Questi successi fecero sì che Avito decise di premiare Ricimero nominandolo magister militum praesentalis. Proprio Ricimero, con il sostegno di un altro abile generale, Maggioriano, cominciò a tramare contro Avito: sfruttando il malcontento del senato e del popolo romano nei confronti di Avito, i due generali riuscirono a detronizzare l'Imperatore. Venne quindi nominato imperatore Maggioriano, il quale tentò di rimettere in sesto lo stato dal punto di vista della potenza militare: a tal fine rinforzò l'esercito tramite il reclutamento di numerosi mercenari barbari e ricostituì una nuova flotta, che a quell'epoca nell'Impero d'Occidente era pressoché scomparsa.. Si adoperò anche a difendere l'Italia meridionale dai saccheggi dei Vandali, ottenendo alcuni successi: nel 458 un'orda di invasori vandali che aveva invaso la Campania per devastarla fu sconfitta nei pressi del Volturno dall'esercito romano.

Maggioriano, una volta stretta alleanza con i Goti della Gallia e sottomesso i popoli limitrofi ai suoi domini con la forza o con la diplomazia, si accinse ad invadere con una flotta di trecento navi l'Africa, per riconquistarla ai Vandali.Prisco, frammento 27. Genserico, temendo il valore di Maggioriano, gli inviò un'ambasceria, con la quale gli fece sapere che nel caso ci fosse una qualche divergenza tra i due popoli, questa poteva essere risolta con le negoziazioni invece che con la guerra. Ma Maggioriano rifiutò di negoziare e congedò l'ambasceria, costringendo Genserico a mettere a fuoco tutta la Mauritania, dove sarebbe dovuta approdare la flotta di Maggioriano, contaminandone persino le acque. La flotta di Maggioriano, tuttavia, non partì mai, perché distrutta dalla flotta vandala mentre era ormeggiata in un porto della Spagna; probabilmente erano stati dei traditori ad informare i Vandali dell'ubicazione della flotta romana.. Maggioriano, privato di quella flotta che gli era necessaria per l'invasione, fu costretto a firmare con i Vandali un trattato svantaggioso, di cui le fonti non riferiscono le condizioni, ma che presumibilmente comprendeva il riconoscimento da parte romana dell'occupazione vandala della Mauritania e forse anche di Sardegna, Corsica e Isole Baleari.. Tornato in Italia, Maggioriano fu detronizzato e ucciso per ordine di Ricimero.

Genserico colse l'uccisione di Maggioriano come pretesto per rompere il trattato stretto con lui e invadere di nuovo l'Italia e la Sicilia.Prisco, frammento 29. Il generale romano Marcellino si era all'epoca ritirato dalla Sicilia avendogli Ricimero portato via il nerbo dell'esercito: odiando Marcellino, infatti, Ricimero aveva profuso denaro ai soldati romani, quasi tutti mercenari unni, spingendoli a disertare da lui. Marcellino, costretto, pertanto, ad abbandonare la Sicilia per via delle insidie di Ricimero, ritornò in Dalmazia, che separò dall'Impero non avendo riconosciuto il nuovo Imperatore d'Occidente, Libio Severo.. Essendo la Sicilia esposta ai saccheggi dei Vandali, l'Imperatore inviò un'ambasceria presso Genserico, intimandogli di rispettare il trattato stretto con Maggioriano, di restituire la libertà alla moglie e alle figlie di Valentiniano III e di guardarsi dal devastare la Sicilia e l'Italia meridionale. Genserico accettò unicamente, nel 462, di liberare Eudocia e Placidia, e solo dopo aver costretto Eudocia a sposare Unerico, ma non cessò di devastare l'Italia meridionale e la Sicilia: intendeva, infatti, ora ricattare l'Impero d'Occidente, costringendolo a nominare come Imperatore Olibrio, imparentato con Genserico in quanto marito di Placidia.

In quell'epoca l'Impero d'Occidente non doveva temere unicamente i Vandali, ma anche la rivolta di Egidio, il quale, forte dell'appoggio dell'esercito delle Gallie, aveva separato la Gallia dal resto dell'Impero, non riconoscendo il nuovo Imperatore Libio Severo: Egidio era, infatti, un uomo di fiducia di Maggioriano e, di conseguenza, non era disposto a riconoscere il nuovo regime responsabile della sua uccisione.Prisco, frammento 30. Ricimero riuscì tuttavia a mettergli contro Visigoti e Burgundi, al prezzo di nuove pesanti concessioni territoriali (ai Visigoti cedette Narbona e ai Burgundi concesse di espandersi nella Valle del Rodano), per cui Egidio, intento a guerreggiare i Barbari nelle Gallie, non ebbe l'opportunità per invadere l'Italia. Anche Marcellino e l'Impero d'Oriente non riconobbero il nuovo Imperatore d'Occidente e si rifiutarono per tale motivo di prestargli soccorso contro i Vandali. E così, all'arrivo di ogni primavera, i Vandali procedevano a devastare indisturbati l'Italia meridionale e la Sicilia, come narrato da Prisco di Panion:

L'Impero d'Oriente non aveva acconsentito a prestare la flotta all'Impero d'Occidente, non solo perché non riconosceva come Imperatore legittimo Libio Severo, per cui non era disposta ad appoggiarlo, ma anche perché il trattato con i Vandali del 462, con cui l'Impero d'Oriente riotteneva la restituzione di Eudossia e Placidia, imponeva all'Impero d'Oriente di non intervenire contro i Vandali in appoggio all'Impero d'Occidente..