Biografia Salvatore Aldisio nacque a Terranova di Sicilia (dal 1927 Gela) il 29 dicembre 1890, da Gaetano Aldisio Vella e Gaetana Trevigne; la cittadina si trovava al centro di una vasta zona agricola in cui iniziavano a prosperare vari organismi dell'associazionismo cattolico e socialista (scuole, cooperative, istituti di credito, ecc.) e le nuove idee alimentavano negli ambienti cattolici l'attenzione verso i problemi della società rurale e delle classi povere.

Salvatore, di famiglia agiata, compì i primi studi in quello stesso clima socio-culturale che in quegli anni e in quella terra generò le prime elaborazioni politiche e sociali del popolarismo democratico cristiano italiano. In questo ambiente, ebbe la sua prima formazione culturale nel movimento cattolico, in stretto contatto con la prestigiosa personalità politica di Luigi Sturzo, attivo già da anni nella contigua Caltagirone.

Compiuti gli studi classici, nel 1906 divenne presidente del circolo giovanile popolare della sua città e iniziò a dirigere il giornale Il garofano bianco. Si laureò in giurisprudenza e agraria e combatté in Cirenaica durante la guerra italo-turca. Nel corso della prima guerra mondiale venne fatto prigioniero sul fronte del Carso e condotto in Boemia.

Fu padrino di battesimo di Sergio Mattarella, figlio dell'amico Bernardo.

Attività politica Il primo dopoguerra Nel primo dopoguerra divenne segretario del Partito Popolare Italiano di Caltanissetta. Alle elezioni politiche del 1921, a soli trent'anni, fu eletto nelle liste del PPI nella circoscrizione Caltanissetta-Girgenti-Trapani.

Da deputato Aldisio, sulla spinta delle forti pulsioni antilatifondistiche del dopoguerra di cui le stesse leghe bianche nel Mezzogiorno si erano fatte interpreti, presentò un progetto di legge volto al frazionamento e alla colonizzazione del latifondo che andava nella direzione della formazione della piccola proprietà contadina. Nell'estate del 1923 si scontrò con il deputato popolare Filippo Meda disposto ad accettare la legge elettorale fascista proposta da Acerbo. Tale scontro politico fu rilevante poiché si inserì nel più generale contrasto tra le gerarchie ecclesiastiche e lo stesso Luigi Sturzo, contrasto che costrinse quest'ultimo ad abbandonare il partito e l'Italia. Nella lotta di Aldisio contro il latifondo emerse altresì un giudizio di netta avversione al fascismo, che confermò nei suoi ulteriori interventi parlamentari, nella successiva condotta politica e nella esplicita condanna di un tentativo siciliano di formare un gruppo politico di ispirazione clerico-fascista (ottobre 1924).

Ricandidato nel 1924 per la XXVII legislatura, ricevette l'appoggio del movimento popolare e in particolare del vescovo di Piazza Armerina Mario Sturzo, fratello maggiore di Luigi Sturzo. Rieletto deputato nel 1924, decadde nel 1926 dalla carica per aver preso parte alla protesta aventiniana.

Seconda guerra mondiale Nel corso del ventennio fascista visse a Gela dove si occupò della sua azienda agricola. Conservò comunque dei contatti con Giuseppe Spataro ed Alcide De Gasperi e nell'estate del 1943, al momento della liberazione della Sicilia dal nazi-fascismo (luglio-settembre 1943), divenne il maggior punto di riferimento del neopopolarismo siciliano.

Dopo lo sbarco alleato in Sicilia, assunse infatti la guida della nascente Democrazia Cristiana siciliana, che fondò nel dicembre 1943 con Bernardo Mattarella e Giuseppe Alessi, nello studio di quest'ultimo a Caltanissetta. Successivamente fece parte della direzione nazionale del partito democristiano, guidato da De Gasperi. Fece parte della giunta della Consulta regionale siciliana.

Aldisio, già deputato del Partito Popolare negli anni Venti, assunse la leadership della Democrazia Cristiana siciliana dopo la caduta del regime fascista, nel 1943; nel marzo 1944 venne nominato prefetto di Caltanissetta, e nell'aprile seguente divenne Ministro dell'interno nel secondo Governo Badoglio.

Il secondo Governo Badoglio fu un governo di unità nazionale nel segno della cosiddetta “svolta di Salerno” condivisa dagli altri partiti del Comitato di liberazione. Non più un governo del re ma un gabinetto ricco anche di tante figure illustri e uomini rappresentativi dei partiti antifascisti e della migliore Italia. Il potere ministeriale passa così ai partiti democratici. Alto Commissario per la Sicilia Nell'agosto 1944 venne nominato dal consiglio dei ministri Alto Commissario per la Sicilia e in questo ruolo s'impegnò per l'affermazione dell'autonomia regionale.

Tra i collaboratori più stretti di Aldisio in questo periodo vi fu Giuseppe «Pino» Orlandi, che lo affiancò come segretario particolare durante l'incarico prefettizio a Caltanissetta, come segretario durante il mandato di Ministro dell'interno e, successivamente, presso l'Alto Commissariato per la Sicilia, dove nel 1945 fu capo dell'Ufficio stampa, spettacolo, sport e turismo. Orlandi proseguì poi la propria carriera nell'amministrazione regionale siciliana, fino a ricoprire, negli anni Ottanta, l'incarico di Segretario generale della Presidenza della Regione Siciliana. Parallelamente svolse una lunga attività ai vertici dello sport regionale, ricoprendo per oltre trent’anni, dal 1966 al 1998, la carica di Presidente del CONI Sicilia.

I primi passi della rinascita democratica italiana videro Aldisio direttamente impegnato a difendere l'unità del paese, in una prospettiva politica ampiamente concordata con De Gasperi e caldeggiata anche da Luigi Sturzo, ancora in esilio a New York, rivolta a battere le tendenze separatiste e ad assicurare all'arco delle forze antifasciste il governo del nascente Stato democratico. Esplicitamente repubblicano, Aldisio fu tra i firmatari del manifesto antiseparatista della prima coalizione dei rinati partiti politici, il Fronte unico siciliano (novembre 1943), e - per la diretta investitura di De Gasperi ed il suo personale prestigio - fu tra coloro che gettarono le fondamenta della Democrazia cristiana in Sicilia (dicembre 1943). Da Ministro si batté per togliere ai separatisti le amministrazioni locali da questi controllate (prevalentemente a tale scopo emise la circolare del 27 aprile 1944 che invitava i prefetti a tenere conto, nella ricostruzione delle giunte municipali, della composizione del governo e del Comitato di Liberazione Nazionale) e puntò al rafforzamento della polizia per meglio combattere l'illegalità diffusa e tendenze indipendentistiche (mercato nero, banditismo, mafia, ecc.).

Il secondo dopoguerra e gli incarichi ministeriali

Salvatore Aldisio restò Alto Commissario per la Sicilia fino al marzo 1946, quando la Consulta regionale siciliana terminò l'elaborazione dello Statuto speciale della regione. Tra il 1943 e il 1946 vi fu una forte spinta politica a favore dell’autonomia speciale: Aldisio, Alessi, Ambrosini, Guarino Amella, La Loggia, Li Causi, Mineo, Restivo, Salemi e Sturzo furono alcuni dei protagonisti e artefici della autonomia regionale.

Aldisio presiedette la Consulta regionale siciliana, un organo istituito per preparare gli statuti per le regioni a statuto speciale, tra cui la Sicilia. La Consulta, sotto la presidenza di Aldisio, elaborò la bozza del futuro Statuto Autonomo della Sicilia, che fu approvato successivamente nel 1946. Il Decreto Luogotenenziale n. 455 del 15 maggio 1946 ha riconosciuto lo Statuto Speciale della Regione Siciliana; fu emanato prima della nascita ufficiale della Repubblica, ma poi confermato dalla Costituzione (art. 116 e seguenti). Questo fa della Sicilia la prima Regione autonoma d'Italia, con uno Statuto approvato prima della Costituzione del 1948. Dal marzo 1946 fece parte della Consulta Nazionale.

Eletto il 2 giugno 1946 alla Costituente con 38.828 preferenze nella lista della Democrazia Cristiana nel Collegio Elettorale di Palermo - Trapani - Agrigento - Caltanissetta, risultò il candidato più votato in Sicilia. Fu Alto commissario per l'Alimentazione nel secondo Governo De Gasperi.Nel 1947 diventò Ministro della Marina Mercantile nel terzo. Come Ministro della marina mercantile, in un solo anno ricostruì la flotta navale italiana portandola da ad un milione e mezzo di tonnellate.

Senatore di diritto nella I Legislatura, Aldisio fu anche Vice Presidente del Senato della Repubblica Italiana dall'8 maggio 1948 al 26 gennaio 1950. Come Vice Presidente del Senato partecipò nel 1949 alla missione italiana in America Latina, unitamente al Sottosegretario agli Esteri, Giuseppe Brusasca. Lo scopo era definire una strategia organica dell'Italia verso l'America Latina, non più come paese bisognoso, ma contribuente allo sviluppo. Durante questa missione ci fu anche una cerimonia ufficiale in Argentina in cui erano presenti Aldisio e Brusasca insieme a figure di primo piano, come Eva Perón. Fu anche Presidente della Confederazione Cooperative Italiane, dal 1948 al 1950. Dopo la nomina a Ministro dei Lavori Pubblici, nel 1950, si dimise da Presidente della Confederazione Cooperative Italiane e fu, al contempo, proclamato, dal Consiglio Nazionale, Presidente onorario della Confederazione per il suo valido concorso al progrediente sviluppo del movimento cooperativo italiano. Nel ruolo di Presidente del Consiglio Superiore del Commercio Interno, Aldisio operò al vertice di un organo consultivo strategico, chiamato a fare da cerniera tra lo Stato e il mondo produttivo. In questa sede contribuì in modo determinante all’elaborazione di pareri e proposte sulle politiche del commercio interno, in una fase cruciale per la ricostruzione economica del Paese.

Fu Ministro dei lavori pubblici nel sesto e settimo Governo De Gasperi. Con la cosiddetta legge Aldisio, la Legge 10 agosto 1950, n. 715, venne costituito un "Fondo per l'incremento edilizio" destinato a sollecitare l'attività edilizia privata per la concessione di mutui per la costruzione di case di abitazione. Nel 1951 propone la demolizione dell'Obelisco di Marconi (progettato da Arturo Dazzi nel 1939), perché secondo lui simbolo fascista.

In qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, promosse l'attuazione del Piano INA-Casa, ideato insieme ad Amintore Fanfani, che si rivelò fondamentale per garantire un'abitazione a molte famiglie italiane nel secondo dopoguerra e per porre le basi del cosiddetto "miracolo economico" italiano degli anni Sessanta. Nel 1952 nel Primo Programma Poliennale di miglioramento ed incremento della rete stradale dell'Anas, presentato dal ministro dei Lavori Pubblici Salvatore Aldisio, non sono previste autostrade a sud di Salerno.

Nel 1953 venne eletto deputato alla Camera nella II legislatura nel Collegio unico nazionale e riconfermato nella III nella circoscrizione Sicilia occidentale. Fu ancora ministro, brevemente, dell'Industria e Commercio nel primo Governo Fanfani dal 19 gennaio al 10 febbraio 1954. Rimase poi in disparte dalla vita di partito quando nel congresso DC del luglio 1954 non fu rieletto nel consiglio nazionale.

Un momento particolarmente significativo dell’impegno di Salvatore Aldisio sui temi dello sviluppo economico e industriale della Sicilia fu rappresentato dai due importanti convegni internazionali «Petrolio di Sicilia», svoltisi a Gela rispettivamente dal 24 al 26 gennaio 1958 e dal 23 al 25 gennaio 1959. Le due iniziative riunirono esponenti politici, studiosi, tecnici e rappresentanti delle maggiori imprese del settore petrolifero, in una fase decisiva per lo sfruttamento delle risorse energetiche dell’Isola e per l’avvio del processo di industrializzazione dell’area gelese. Tra i protagonisti dei convegni figurò Enrico Mattei, Presidente dell’ENI, che intervenne direttamente nel dibattito sulle prospettive dell’industria petrolifera e sul ruolo che l'ENI avrebbe potuto svolgere nello sviluppo economico della Sicilia.