Biografia Infanzia Galeazzo nacque a Milano, il 14 marzo 1320, anche se i dati relativi alla sua infanzia sono scarsi. Era figlio di Stefano Visconti e di Valentina Doria, figlia di Bernabò Doria, figlio a sua volta di Branca Doria. Nel 1340, con i fratelli Matteo e Bernabò, si unì alla congiura di Francesco Pusterla contro lo zio Luchino Visconti, allora signore di Milano: la congiura venne sventata e Pusterla eliminato ma Luchino non trovò prove contro i nipoti. Nel 1343 si imbarcò a Venezia per recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme al seguito di Guglielmo II di Hainaut che lo creò cavaliere nella basilica del Santo Sepolcro. Al ritorno dal pellegrinaggio dimorò per circa un anno nelle Fiandre alla corte del conte, poi tornò a Milano accompagnato da due cavalieri di quella famiglia.Giulini, Memorie, vol. V, p. 319 Nel 1346 una nuova congiura gli costò l'esilio insieme ai fratelli, scacciati da Luchino e da suo fratello, l'arcivescovo Giovanni Visconti. Galeazzo era inoltre sospettato di essere amante della moglie di Luchino, la genovese Isabella Fieschi. L'esilio portò Galeazzo a fuggire dall'amico conte di Hainaut nelle Fiandre dove probabilmente partecipò con il signore ad alcuni scontri militari.

Conquista del potere

Galeazzo rientrò a Milano alla morte di Luchino, avvenuta nel 1349, richiamato dallo zio arcivescovo insieme agli altri fratelli. Giovanni gli donò quale dimora un palazzo nel sestiere di Porta Orientale. Galeazzo venne allora incaricato di governare Bologna per conto della famiglia..

Nel 1350 sposò Bianca di Savoia, figlia del conte Aimone di Savoia. Il matrimonio, quasi certamente organizzato dall'arcivescovo Giovanni, che contemporaneamente accasava Bernabò con una rampolla dei potenti Scaligeri di Verona, mirava chiaramente a garantire uno stabile confine occidentale al dominio visconteo, ormai tangente i confini dei domini sabaudi. Nel 1350 fu inviato da Giovanni Visconti a occupare, alla testa di un numeroso esercito, Bologna.

Nel 1354, alla morte dell'arcivescovo Giovanni, il potere su Milano passò ai tre figli di Stefano Visconti. Mentre Matteo II occupava la parte subpadana del dominio milanese a Bernabò spettarono i domini più orientali, limitrofi alle terre degli Scaligeri, e a Galeazzo spettarono le terre occidentali, vicine al dominio sabaudo: il Seprio, Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Tortona e Alessandria. La città di Milano era gestita congiuntamente dai tre fratelli, che eleggevano a turno il podestà. Soltanto la città di Genova e il relativo contado rimase possesso comune.

Il 26 settembre 1355 Matteo II morì, si presume avvelenato dai due fratelli che si spartirono poi il dominio.

Campagna anti-viscontea di Innocenzo VI Nel 1356 scoppiò una guerra tra i Visconti e una lega composta da Scaligeri, Estensi, Gonzaga, Carraresi, Bologna, il Monferrato, Pavia e l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo rappresentato dal suo vicario, Marquardo di Randeck, vescovo di Augusta. I due signori di Milano erano accusati di conferire dignità ecclesiastiche in spregio al papa, di avere ottenuto il potere con la violenza, di avere teso insidie all'imperatore a Pisa e di avergli chiuso le porte delle città in faccia durante il suo viaggio di ritorno in Germania. Le truppe di Bernabò invasero il bolognese e il mantovano assediando San Polo d'Enza e Borgoforte ma furono sconfitte e costrette a ritirarsi. Galeazzo si dovette difendere da Giovanni II di Monferrato che riuscì catturare Asti, Alba, Cherasco e altri castelli piemontesi di minore importanza. Come se non bastasse persino Pavia, allora retta dai Beccaria, aveva deciso di mettersi sotto la protezione del monferrino. Galeazzo decise allora di anticiparlo assediando la città per acqua e per terra. Dopo due settimane d'assedio lasciò le operazioni a Pandolfo II Malatesta, figlio del signore di Rimini, che fece costruire tre bastiecastelli in legno. Il 27 maggio i pavesi effettuarono una grande sortita attaccando sia la flotta sia l'esercito visconteo, riuscendo a metterlo in fuga e a catturare gran parte delle vettovaglie, navi e macchine d'assedio. L'8 settembre, dopo venti giorni d'assedio, le truppe di Galeazzo riuscirono a catturare Garlasco. A ottobre il conte Lando e Marquardo di Randeck insieme ai loro alleati italiani saccheggiarono con un esercito di circa seimila uomini le campagne del parmense, del piacentino e del milanese accampandosi attorno a Magenta. Giovanni II di Monferrato si congiunse a essi con un migliaio di barbute e pretese il comando dell'esercito dal conte Lando ma ricevette un rifiuto poiché il tedesco non voleva avere alcuno sopra di lui e poiché intendeva attardarsi per saccheggiare le ricche campagne del milanese invece di puntare direttamente su Milano come gli aveva consigliato Giovanni Visconti da Oleggio. Il marchese del Monferrato, irritato per il rifiuto, abbandonò il Conte Lando e puntò su Novara riuscendo a catturarla dopo che il castellano si difese valorosamente. La flotta pavese nel frattempo distrussero il ponte di Vigevano fatto realizzare da Luchino Visconti per facilitare il transito delle proprie navi cariche del bottino frutto dei saccheggi..

Battaglia di Casorate Galeazzo II e Bernabò sfruttarono i dissidi tra i nemici per riorganizzarsi: realizzarono i redefossiFossati provvisti di bastioni attorno ai borghi di Milano, cioè alla parte di città fuori dalle mura. e reclutarono uomini in tutta la Lombardia mettendovi a capo Lodrisio Visconti, Pandolfo II Malatesta e Francesco d'Este; a essi presto si aggiunsero Valeriano Castracani e Pietro Mandelli. Il conte Lando, dopo avere saccheggiato e compiuto ogni genere di violenze a danno di Castano, stava rapinando Rosate, posta sulla strada che avrebbe dovuto condurlo ai quartieri invernali presso Pavia. Il 13 novembre, constatando che i nemici non avevano intenzione di assediare la città, l'esercito visconteo uscì da Milano e si accampò nei pressi di Casorate, tre miglia a sud di Rosate, tagliando la strada al nemico. I generali disposero i 4 200 cavalieri sulla strada per Pavia e i duemila fanti su ciascun lato della strada dietro folte vigne, tali da rendere impossibile una carica di cavalleria nemica. Il 14 novembre inviarono piccole squadre di una ventina di cavalieri ciascuna alla guida del Castracani contro la retroguardia del Lando intenta a guadare il Ticino. Dopo avere incontrato e ingaggiato il nemico in brevi scaramucce, la cavalleria milanese subito fuggì con l'intento di attirarlo nella trappola. Lando abboccò e giunto nel tratto di strada presso le vigne caricò la cavalleria milanese che sbarrava la strada, confidando nella superiorità numerica dei suoi uomini. Essa cedette facendo finta di ritirarsi ma subito Lando fu attaccato ai fianchi dai fanti viscontei che ne uccisero i cavalli con archi e balestre per poi scagliarsi contro i cavalieri appiedati facendoli prigionieri. Dopo avere disfatto il primo corpo d'armata i viscontei attaccarono il secondo riuscendo facilmente a costringerlo alla fuga. La lega anti-viscontea perse 1 500 uomini tra morti e feriti, vennero catturati il conte Lando, Marquardo di Randeck, Raimondino Lupi di Soragna, Dondaccio Malvicini e il Malcalzato, generale dei monferrini, insieme a quasi tutti i capitani e a duecento cavalieri. Pare che il conte Lando riuscisse poi a fuggire a Novara corrompendo due carcerieri tedeschi.. Il 17 novembre, approfittando della situazione, Genova e le cittadine della riviera ligure cacciarono il podestà Biagio Capelli e il governatore Maffeo Mandelli, che aveva violato le condizioni della dedizione ai Visconti, aderendo alla lega. I Visconti vi inviarono Simone Boccanegra per cercare di riportare la calma ma egli colse l'occasione per unirsi alle truppe pisane che lo stavano aspettando e farsi proclamare doge. I genovesi riuscirono in breve tempo a ottenere il controllo su tutta la costa da Monaco a Sarzana...

Nell'estate del 1357 l'offensiva di Bernabò nel mantovano e in Emilia risultò fallimentare. Approfittando della vittoria, i bolognesi e i mantovani inviarono milizie nel milanese che, congiungendosi con quelle di Monferrato saccheggiarono il milanese, il lodigiano, il cremonese e il mantovano minacciando Cassano mentre Ugolino Gonzaga assediò prima Novara, che essendo pressoché indifesa fece dedizione, poi Vercelli. Il 6 aprile 1358 si aprì a Milano una conferenza per la pace che si chiuse l'8 giugno: i Visconti si allearono con le signorie di Mantova, Ferrara e Padova, le città di Novara e Alba tornarono sotto i Visconti che furono però costretti a demolire le fortificazioni del novarese e a cedere Novi, Borgoforte e i castelli catturati nel ferrarese mentre Asti e Pavia restavano sotto il Marchesato di Monferrato; infine Caterina Visconti figlia di Matteo sarebbe andata in sposa a Ugolino Gonzaga, Marco Visconti figlio di Bernabò si sarebbe fidanzato con una figlia di Francesco da Carrara e Maria Visconti figlia di Galeazzo II fu promessa in sposa a uno dei figli di Giovanni II di Monferrato. Giulini afferma che l'apertura delle trattative di pace sia stata possibile proprio per l'egoismo di quest'ultimo che come visto, pretendeva di guidare l'esercito della lega senza però condividerne le conquiste.. Nel settembre del 1358 nacque Rodolfo Visconti, figlio quartogenito di Bernabò con la moglie Regina della Scala e si celebrò il matrimonio tra Caterina e Ugolino...

Assedio e conquista di Pavia Nel frattempo a Pavia era scoppiata una rivolta: il popolo, guidato dal monaco agostiniano Iacopo Bussolari, aveva cacciato i Beccaria dalla città, insieme con i loro aderenti, e distrutto tutte le loro case. Pavia, pur rimanendo formalmente sotto il controllo del marchese di Monferrato, di fatto era governata dal monaco che instaurò un governo popolare in città. I Beccaria quindi si accordarono con Galeazzo II per vendicarsi di Bussolari e riuscirono a scatenare una rivolta ai danni dei pavesi insieme ai Landi che fecero passare dalla parte dei milanesi molti borghi, comunità e castelli del Pavese e dell'Oltrepò come Voghera e Broni (dove i Beccaria detenevano vasti diritti feudali). Nel marzo del 1358 Bernabò insieme al fratello tornò ad assediare Pavia con un esercito al comando di Luchino dal Verme, collocando le truppe davanti a Porta Marenga. In aprile la flotta viscontea riuscì a sconfiggere quella pavese e la città fu assediata anche via fiume. Bussolari nel frattempo nominò venti tribuni, uno per quartiere, con il compito di assoldare altrettante compagnie di cento uomini ciascuna con quattro capitani per compagnia mentre la sua persona sarebbe stata protetta da una guardia di sessanta persone. Il tutto venne finanziato dalla vendita degli abiti e dei gioielli dei cittadini che se ne disfecero liberamente riponendo la loro fede nel frate. Sotto la guida di Antonio Lupo da Parma e con l'aiuto delle truppe del marchese di Monferrato, che si era accampagnato a Bassignana, i pavesi effettuarono una sortita in cui riuscirono a sbaragliare l'esercito di Galeazzo facendo molti morti e prigionieri. Galeazzo però raccolse rapidamente un altro esercito e tornò ad assediarla insieme al fratello tanto che a novembre i cittadini, stremati dalla fame e dalla diffusione di un'epidemia, decisero di arrendersi a Protasio Caimi. Il Bussolari fu processato e poi confinato a vita in un convento del vercellese..