Le spade celtiche costituirono l'archetipo dal quale svilupparono le spade europee dell'Età del ferro. Si trattò di un insieme piuttosto disomogeneo di armi da taglio del tipo spada dalla foggia e dalle dimensioni variabili, non inquadrabili in una tipologia uniforme, che influenzarono significativamente lo sviluppo della spada presso le due culture, Romani e Germani, che prima convissero con i Celti e poi li soppiantarono nel dominio sulle terre dell'Europa continentale. Da un precedente modello celtico svilupparono infatti sia il gladius sia la spatha, le armi da cui originò, in buona sostanza, la spada carolingia (751-987) che fu archetipo della spada d'armi in uso alla cavalleria medievale..

Storia

I Celti, un insieme di popoli indoeuropei parlanti le lingue celtiche, legarono il loro nome e la loro storia a due momenti tecnologico-culturali cruciali nella storia dell'Europa continentale, la Cultura di Hallstatt (IX-VI secolo a.C.) e la Cultura di La Tène (V-I secolo a.C.), facendovisi tedofori della lavorazione del ferro.. Nell'arco di questi nove secoli, svilupparono diverse tipologie di spada che ebbero poi larga diffusione in Europa anche presso i vari popoli con i quali le tribù celtiche si incontrarono e scontrarono: Antichi Romani, Germani, Traci, Daci, Illiri e Greci.

Periodo di Hallstatt

Durante la protoceltica cultura di Hallstatt si diffusero nell'arco alpino i modelli di spada lunga tipici del Bronzo Recente (2300-1100 a.C.): la Spada a lingua da presa con lama non molto larga e foggia "a foglia di salice"; la Spada ad antenne, erroneamente ritenuta, dagli studiosi del XIX secolo, arma celtica vera e propria; e la c.d. "Spada Mindelheim", l'arma halstattiana per antonomasia, con codolo piatto, lama a forma di foglia e grande pomolo piriforme, a volte riccamente decorato con incisioni ed intarsi.Per un approfondimento sulle Spade hallstattiane, si rimanda, per quanto datato, a in Bibliografia. Questa tipologia di spada era arma precipua degli esponenti politici di spicco, soliti servirsene per il combattimento montato, in sella al cavallo o sul pianale del carro da guerra..

Prendendo a riferimento il sistema cronologico definito ad inizio XX secolo da Paul Reinecke (1872-1958) proprio studiando la Cultura di Hallstatt, le prime spade in ferro apparvero al volgere del "Periodo Hallstatt B" (1050-800 a.C.), frammiste a quelle in bronzo,. divenendo più comuni del successivo "Periodo Hallstatt C" (800-620 a.C.), specificatamente nel corso del VII secolo a.C.,. come esemplificato dalle spade Mindelheim già realizzati in ferro, a volte con pomolo ancora in bronzo o con pomolo interamente in ferro..

Le prime spade in ferro furono più corte e massicce di quelle in bronzo, in pratica delle daghe, probabilmente in funzione di uno stile di combattimento che ormai prediligeva gli scontri di fanteria e non più di cavalleria,.. o forse anche perché, in battuta iniziale, la competenza siderurgica degli spadai hallstattiani non permetteva loro i virtuosismi dell'ormai evoluta forgia di spade in bronzo. Sempre in questo periodo cominciò anche la produzione, durante la forgia, delle prime forme di acciaio da carbocementazione.. Durante il conclusivo "Periodo Hallstatt D" (620-450 a.C.), ormai in piena Età del ferro, le spade celtiche sono ormai stabilmente in ferro e le loro dimensioni principiano a crescere, riportandosi sugli standard delle spade dell'Età del bronzo (v.si seguito).

Periodo di La Tène

Nel corso V secolo a.C., a cavallo tra la fase finale di Hallstatt e l'avvio della fase di La Tène, c.d. "Periodo La Tène A" (450-380 a.C.), nonostante il frazionamento in tribù e popoli spesso in lotta tra loro, i Celti avviarono migrazioni su vasta scala, affrontando le Alpi, i Monti Balcani ed i Carpazi.. Un ruolo fondamentale, in questa "Età della migrazione celtica" venne svolto dalle consorterie armate che andavano via via soppiantando le antiche dinastie hallstattiane nel controllo del potere politico-militare.. A capo delle orde armate di giavellotto, lancia e scudo, il leader aveva a sua disposizione spade in ferro di ridotte dimensioni per le stoccate, con lame massicce lunghe circa 40–50 cm (Spada "La Tène A1"). Al volgere del secolo, 400 a.C. circa, la spada inizia già a montare una lama di 60 cm (Spada "La Tène A2").

A partire dal IV secolo a.C.. ed ancor più dal III secolo a.C.. il contatto dei Celti con il modello militare della falange oplitica greca, imperante nel Mediterraneo, imprime un massiccio sviluppo alle tattiche militari degli hyperborei ed al loro armamento:. la lama della spada di fanteria si standardizza sulla lunghezza di 60–66 cm (Spada "La Tène B") ed il fodero diventa di metallo; nel III secolo a.C. la catenella di sospensione del fodero diventa ad anelli metallici, onde garantire miglior controllo sull'arma durante la carica,.. mentre lo scudo rinforzato da una spina verticale ed un umbone ben testimonia il ricorso dei Celti a una scherma mista di spada e scudo caratterizzata da colpi violenti;. tra i Celtiberi, il contatto massiccio con le colonie greche e fenicie porta all'introduzione di armi elleniche come il makhaira, corta arma monofilare dal tagliente concavo, che viene sviluppata dagli armaioli celtico-iberici in un'arma più versatile, poi nota come "Falcata";Il nome "Falcata" per indicare il makhaira dei Celtiberi venne coniato nel XIX secolo dallo storico spagnolo Fernando Fulgosio.

Sono questi gli anni in cui principiano le Guerre romano-celtiche (IV secolo a.C.-54 d.C.) ed in cui si colloca il celebre Sacco di Roma (390 a.C.) da parte dei Galli di Brenno durante il quale, vuole la leggenda, il condottiero barbaro avrebbe gettato la sua spada sul piatto della bilancia utilizzata per pesare il riscatto in oro che i romani furono tenuti a pagare per salvarsi..

La definitiva evoluzione delle spade celtiche venne innescata dalla più o meno contestuale scomparsa dei carri da guerra, quanto meno tra i Celti dell'Europa continentale (tra i Britanni il carro era ancora in uso ai tempi delle Spedizioni cesariane in Britannia),. cui si accompagnò lo sviluppo massiccio delle forze di cavalleria. La spada si allunga, per permettere al cavaliere di colpire agilmente un nemico appiedato stando in sella. Intorno al 260 a.C. le lame celtiche sono prodotti ibridi, atti a colpire sia di punta che di taglio, con lama di 65–80 cm (Spada "La Tène C"). Un secolo e mezzo dopo (125-100 a.C.), i cavalieri dei celti imbracciano armi atte unicamente a colpire di taglio con lama di 80–90 cm, a volte anche di più (Spada "La Tène D"),... ed i fanti seguitano ad utilizzare armi più corte (Spade "La Tène B" o "La Tène C")..

Sviluppi

Sin dal IV secolo a.C., l'espansione dell'areale celtico in Europa tanto quanto il diffondersi tra i Celti della pratica del mercenariato in favore delle culture/civiltà con le quali entrarono in contatto (il primo es. è convenzionalmente fissato alla partecipazione celtica alla battaglia di Imera al fianco dei Cartaginesi nel 480 a.C.) favorì la diffusione in Europa delle loro armi e, soprattutto, delle loro spade. Limitandoci a considerare il territorio della Penisola italiana, osserviamo così che la Spada "La Tène B" si diffuse ampiamente non solo nei territori italiani di comprovato insediamento celtico, la Gallia Cisalpina, ma anche nel Centro Italia (Toscana, Lazio,Per un sunto dei reperti d'armi lateniane ritrovate nel solo Lazio v.si Abruzzo, Umbria) e presso le popolazioni settentrionali dello Stivale che comunque resistettero o s'amalgamarono ai Celti come i Veneti ed i Reti..

La prova più evidente del successo tecnologico riscosso dalle spade lateniana fu con buona probabilità la loro adozione da parte dei Romani: dalla seconda guerra punica (218-202 a.C.) sino agli ultimi giorni della dinastia giulio-claudia (27 a.C.-68 d.C.), l'esercito romano utilizzò infatti quale arma d'ordinanza per la fanteria una spada direttamente derivata dalla "La Tène B" oggi indicata come "spada italo-celtica". (già Gladius hispaniensis).... Successivamente, si diffuse tra le forze di cavalleria dell'Impero romano, formate principalmente da coscritti provenienti dalle Gallie,. la spada celtica lunga ed elastica, poi nota come spatha. Detta arma ebbe poi larga fortuna presso le truppe di mercenari germani che sempre più frequentemente militarono sotto le insegne di Roma, originando la spatha romano-barbarica diffusasi in tutta Europa al tempo delle Invasioni barbariche che portarono alla dissoluzione dell'Impero romano. Giunta sino alle terre della Scandinavia, la spatha servì da modello per lo sviluppo della spada vichinga e, tramite essa, della spada d'armi in dotazione al cavaliere medievale dell'Anno Mille. Ancora poco chiari sono invece i possibili legami tra la spatha celtica d'epoca tarda e la claymore, variante scozzese della spada a due mani del Basso Medioevo.

Costruzione

L'impugnatura

Caratteristica peculiare delle spade celtiche fu l'elsa in forma di "X", altrimenti detta impugnatura antropomorfa: i bracci della X costituivano gli arti inferiori (avvolti intorno al forte della lama) e superiori di una figura umana maschile la cui testa si collocava nel punto solitamente occupato dal pomolo.. Negli esemplari più antichi (VI secolo a.C.) la foggia antropomorfa era molto accentuata, con le braccia dell'uomo-impugnatura levate in posizione orante, quasi a formare un tridente... Questo modello, sviluppato in contesto halstattiano, segna una differenza marcata rispetto al pomolo distintivo della spada Mindelheim, piriforme, più largo alla base, spesso già sontuosamente decorato con tarsie d'ambra o avorio.

In epoca pienamente lateniana, le impugnature delle spade celtiche andarono incontro ad un importantissimo processo evolutivo. La lama dell'arma venne dotata di una parte terminale in forma di linguetta, il codolo, intorno alla quale il manico doveva essere assemblato. Guardia, impugnatura e pomello venivano infilati in quest'ordine sul codolo, la cui punta veniva poi ribattuta contro il pomolo per chiudere il tutto. Alcuni rivettini, posizionati negli appositi buchi lasciati sul manico e sul codolo stesso, garantivano ulteriore stabilità all'insieme. Si smise cioè di assemblare l'impugnatura in metallo sull'arma tramite un processo di fusione.

Le spade lateniane del IV-III secolo a.C. presentano comunque esemplari antropomorfi ma dalla linea nettamente semplificata. Le braccia e le gambe dell'orante spariscono, lasciando solo i piedi, le mani e la testa, ridotti a pomelli, che vanno ad ornare, rispettivamente, la guardia semi-circolare ed il pomolo. Solo la testa, vertice estremo del pomolo, mantiene una certa caratterizzazione figurativa ancora nei tardi esemplari.

Il ricorso alla figura dell'orante quale elemento decorativo tridimensionale si riscontra anche nell'elmo celtico, ove sostituisce il cimiero come nel caso del famoso Elmo di Filottrano.

Il fodero

Altra peculiarità delle spade celtiche, a partire dalle daghe da stocco in uso al termine della cultura di Hallstatt, fu l'opulenta decorazione del fodero..