Figlio di un sacerdote di nome Bacco, era il fratello di due generali bizantini (Ciro e Salomone) e nipote del celebre generale Salomone. Durante il suo mandato di governatore della Tripolitania, assassinò 80 dei principali esponenti della tribù maura dei Levati (Leuathae), atto che intensificò le ostilità con le tribù berbere.
Prese parte alla battaglia di Cillium in cui suo zio trovò la morte e fu nominato prefetto del pretorio d'Africa. Durante il suo mandato, adottò una condotta negligente trascurando i problemi che affliggevano il territorio sotto la sua giurisdizione, rendendosi in breve tempo impopolare. Alla notizia dell'aggravarsi della situazione in Africa, Giustiniano inviò Areobindo e Atanasio per condividere il potere con Sergio. Questa misura aggravò ulteriormente la situazione, e Sergio fu richiamato. Tempo dopo, su richiesta di Belisario, fu inviato in Italia con un esercito.
Biografia
La famiglia di Sergio era originaria di Dara, in Mesopotamia. Era figlio del sacerdote Bacco, fratello degli ufficiali Ciro e Salomone, e nipote del celebre generale Salomone. Viene attestato per la prima volta nel 543 quando divenne duca di Tripolitania (dux militis Tripolitanae provinciae) e elevato al rango di vir spectabilis; le fonti sostengono che fosse ancora giovane ai tempi. A Leptis Magna, capoluogo della Tripolitania, ricevette la visita della tribù maura dei Levati (Leuatahae), che richiedeva i consueti doni e garanzie di pace. Su consiglio di Pudenzio, permise solo a 80 comandanti tribali di entrare in città, con la promessa che avrebbe ottemperato alle loro richieste. Fu offerto un banchetto ai Mauri, nel corso del quale i comandanti Mauri furono proditoriamente massacrati. Uno di loro, tuttavia, riuscì a fuggire e a informare i suoi di ciò che era appena successo, con la conseguenza che i Mauri insorsero. Nella battaglia conseguente, combattuta nei pressi di Leptis Magna, i Mauri ebbero la peggio, riportando pesanti perdite: le proprie donne e figli furono ridotti in schiavitù, e i loro accampamenti furono saccheggiati.Procopio di Cesarea, II, 21.
Nel 544, poiché la rivolta stava sfuggendo di mano, Sergio partì per Cartagine per richiedere rinforzi a suo zio Salomone. Accompagnò lo zio Salomone e i fratelli Ciro e Salomone nella marcia contro il capotribù Antalas. Sergio si accampò con gli altri a Tébessa e prese parte presumibilmente alla battaglia di Cillium, nella quale suo zio trovò la morte e i Bizantini ebbero la peggio; secondo le fonti, Sergio lasciò morire suo fratello Salomone. Dopo la morte di suo zio, Sergio fu nominato governatore militare d'Africa dall'imperatore Giustiniano I (r. 527–565), e gli furono concessi pieni poteri civili e militari. Probabilmente Sergio fu nominato sia magister militum vacans sia prefetto del pretorio d'Africa, rimanendo in carica presumibilmente fino al 545 quando Atanasio e Areobindo furono spediti in Africa.
Il mandato di Sergio come prefetto del pretorio d'Africa è dipinto a tinte fosche da Procopio di Cesarea, che sostiene che non si dimostrò per niente all'altezza del compito affidatogli, facendo precipitare verso la rovina l'Africa bizantina, devastata dai Mauri. Procopio accusò Sergio di aver abusato della superiorità della propria posizione e dell'autorità della propria carica, alienandosi ben presto, per la propria fiacchezza ed effeminatezza, il favore sia della popolazione (anche perché si mostrava troppo bramoso delle loro donne e delle loro ricchezze) sia degli ufficiali e dei soldati, in particolare dell'ufficiale Giovanni di Sisinnio; inoltre non prese misure atte ad arrestare l'avanzata dei Mauri condotti da Antalas o dei ribelli sotto il comando di Stotzas.Procopio di Cesarea, II, 22. In una lettera indirizzata a Giustiniano, Antalas sostenne che avrebbe cessato le ostilità se Sergio fosse stato distituito e sostituito da un altro generale, ma l'imperatore non accolse la richiesta. Secondo quanto riportato dalle fonti, a questo punto l'esercito bizantino di stanza in Africa era talmente malridotto che a Padre Paolo di Hadrumetum furono negati 80 uomini per la riconquista della sua città.
La crescente impopolarità di Sergio nell'Africa bizantina, insieme alle incursioni ricorrenti da parte dei ribelli e dei Mauri, portò alla fuga di molti africani in Sicilia e in altre isole, mentre i notabili si rifugiarono a Costantinopoli. Consapevole della gravità della situazione, Giustiniano inviò in Africa, probabilmente nella primavera del 545, il magister militum Areobindo e il prefetto del pretorio Atanasio. Tuttavia Sergio non fu richiamato ma condivise il comando delle armate con Areobindo, mentre fu sostituito come prefetto del pretorio da Atanasio. Sergio ricevette l'ordine di fronteggiare i Mauri della Numidia mentre Areobindo avrebbe dovuto affrontare quelli della Byzacena. All'apprendere che Antalas e Stotzas si trovavano nei pressi di Le Kef (nelle vicinanze del confine con la Numidia), Areobindo inviò il suddetto Giovanni a confrontarsi con essi e scrisse a Giovanni chiedendogli rinforzi. La richiesta non ricevette risposta, il che contribuì a una pesante sconfitta bizantina nella quale Giovanni trovò la morte, anche se riuscì almeno a uccidere Stotzas. Dopo tale disfatta, Sergio fu richiamato e il comando dell'esercito di stanza in Africa passò interamente ad Areobindo; ciò si verificò due mesi prima della rivolta di Guntari che ebbe come conseguenza la morte di Areobindo.Procopio, II, 24.
Tornato alla corte di Costantinopoli, Sergio si guadagnò il favore dell'imperatrice Teodora (r. 527–548), che lo prosciolse da qualsiasi accusa di cattiva amministrazione dell'Africa bizantina. Inoltre, divenne uno dei pretendenti della nipote (abiatica) di Antonina, la moglie di Belisario. Successivamente, probabilmente nell'autunno del 547, fu spedito insieme al principe di Iberia Pacurio con un esercito in Italia, in seguito alla richiesta di rinforzi da parte di Belisario. Le sue attività in Italia non vengono descritte dalle fonti. Viene attestato per l'ultima volta nel 559 quando era un patrizio. In quell'anno fu derubato e fatto prigioniero dagli Unni Cutriguri di Zabergan che stavano devastando la diocesi di Tracia, venendo poi riscattato.Agazia, V, 23.
Note
Bibliografia Procopio, La Guerra Vandalica Agazia, Storie
Categoria:Magistri militum per Africam Categoria:Prefetti del pretorio d'Africa Categoria:Guerra gotica (535-553)