La Memoria OP 44, detta anche Memoria Roatta dal nome del generale Mario Roatta, all'epoca capo di stato maggiore del Regio Esercito che la firmò, fu un documento emanato il 2 settembre 1943 dal Comando Supremo italiano nell'imminenza dell'armistizio di Cassibile durante la seconda guerra mondiale. Esso conteneva delle disposizioni per i comandi superiori delle forze armate italiane riguardo all'atteggiamento da tenere verso i tedeschi, che - da alleati - si sarebbero, in conseguenza dell'armistizio, trasformati in possibili nemici.

Storia Antefatti Il 10 agosto 1943 il Comando Supremo, ovvero lo Stato Maggiore delle forze armate italiane, approvò uno schema operativo di massima sui piani di difesa da un'aggressione tedesca (Ordine 111 CT). La versione definitiva, redatta dal colonnello Mario Torsiello, fu approvata nella notte tra il 1° e il 2 settembre 1943 (a quella data è ricollegabile il n. prot. 44, mentre OP sta per «Ordine Pubblico»). Fu riprodotta in dodici copie e destinata ai soli comandi, quali i comandi territoriali, i comandi d'Armata in territorio italiano e i capi di stato maggiore delle tre armi, così distribuiteMarco Patricelli, Settembre 1943. I giorni della vergogna, Laterza, Roma-Bari 2009, pp. 44-46.: Gruppo armate Sud (di stanza ad Anagni); Gruppo armate principe Umberto di Savoia; II Armata (di stanza in Jugoslavia); IV Armata (di stanza in Provenza); VII Armata (di stanza a Potenza); VIII Armata (a Padova); Comando della difesa territoriale di Bologna; Comando della difesa territoriale di Milano; Comando della difesa territoriale in Sardegna; Comando della difesa territoriale in Corsica. Le due copie rimanenti erano riservate allo Stato maggiore e al Comando supremo.

La Memoria stabiliva le misure da adottare per reagire ad eventuali attacchi tedeschi. L'OP 44 prevedeva infatti solo la reazione: non menzionava alcuna iniziativa preventiva lasciando perciò l'iniziativa ai tedeschiMarco Patricelli, Tagliare la corda. 9 settembre 1943. Storia di una fuga, Solferino, Milano 2023, pp. 54-59.; né i tedeschi o la Germania venivano nominati esplicitamente: il documento si limitava ad enunciazioni su forze «non nazionali». La parte finale della Memoria conteneva l'innesco operativo: un ordine dello Stato Maggiore che sarebbe stato impartito al momento convenuto con un apposito fonogramma recante l'oggetto «Attuare misure ordine pubblico Memoria 44».

La consegna da rispettare, per i latori della Memoria, era di assistere alla lettura da parte dei generali e presenziare alla distruzione del documentoS. Lepri, L'8 settembre al comando della Quinta Armata, in «Nuova storia contemporanea», 6, novembre-dicembre 2003, p. 118. «[...] l'ufficiale superiore che lo portava ingiunse che fosse bruciato appena letto, fatta eccezione per l'ultima pagina, firmata per ricevuta»Testo precedente ripreso anche da Cristina Siccardi, Maria José, Umberto di Savoia: la fine degli ultimi regnanti: [gli ultimi sovrani d'Italia], Paoline, 2004. ISBN 88-315-2709-6, 9788831527095.. Tutti i fogli originali vennero distrutti. Il colonnello Torsiello scrisse, a posteriori, una copia che conservò per sé.

La Memoria OP 44 fu poi seguita il 6 settembre 1943 da un Promemoria N. 1 diretto alle forze presenti sul territorio nazionale e da un Promemoria N. 2 diretto ai Comandi Gruppo Armate Est e dell'Egeo e al Comando Superiore Grecia.

La mancata attuazione Ancora l'8 settembre, quando gli Alleati resero noto l'armistizio, il Comando non aveva emesso il previsto fonogramma. Pietro Badoglio lo bloccò, ritenendo sufficiente l'annuncio alla radio che lo stesso Capo del governo aveva fatto alle 19:42 dello stesso giorno. Sulla base delle continue informative su attacchi tedeschi, verso le 23 il generale Umberto Utili chiese udienza al Capo di stato maggiore generale Luigi Ambrosio. Alla sua richiesta di dare esecuzione alla Memoria OP 44, Ambrosio rispose che ciò equivaleva a dichiarare guerra alla Germania, atto che non spettava a lui ma al governo, cioè a Badoglio, che non l'aveva fatto. Il proclama di Badoglio, infatti, conteneva una formulazione di non belligeranza, non di rovesciamento delle alleanze.

Anni dopo, le direttive contenute nella Memoria OP 44 sono state ricostruite con notevole attendibilità: la 2ª Armata del generale Mario Robotti, di stanza in Slovenia, Dalmazia e Croazia, avrebbe dovuto interrompere le comunicazioni da Tarvisio fino al mare in collaborazione con l'8ª Armata eliminando la 71ª divisione germanica; la 4ª Armata del generale Mario Vercellino, in fase di rientro dalla Francia, aveva il compito di serrare i ranghi nelle valli Roja e Vermenagna e sbarrare ai tedeschi la via del Monginevro, del Moncenisio e del Frejus; la 5ª Armata del generale Mario Caracciolo di Feroleto aveva il compito di tenere in pugno la base navale di Taranto (di chiara importanza strategica) e, possibilmente, il Brindisino; l'8ª Armata del generale Italo Gariboldi avrebbe dovuto tagliare le comunicazioni tra Germania e Alto Adige, agire contro i tedeschi al di qua del Brennero, interrompere - assieme alla 2ª Armata - le comunicazioni da Tarvisio al mare Adriatico; i comandi superiori di stanza in Sardegna (generale Antonio Basso) e in Corsica (generale Giovanni Magli) dovevano mettere fuori gioco la 90ª divisione e la brigata corazzata tedesca Reichsfurer SS ed assumere il controllo delle due isole.

Note

Voci correlate Armistizio di Cassibile Campagna d'Italia (1943-1945) Comando Supremo italiano Guerra di liberazione italiana Mario Roatta Mancata difesa di Roma Occupazione tedesca di Roma Operazione Achse

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