Esponente anche della filosofia neoidealistica italiana, fu allievo di Giovanni Gentile, ma ruppe in seguito con il maestro a causa dell'appoggio di quest'ultimo al regime fascista, avvicinandosi a Benedetto Croce.

Considerato uno dei grandi storici del suo tempo, s'interessò sia alla storia antica che a quella risorgimentale, a cui s'ispirò per il suo impegno politico. Per il suo ideale liberal-progressista è stato definito l'ultimo grande erede di Giuseppe Mazzini.Così Galante Garrone, giudizio condiviso da Francesco De Martino, in un articolo del novembre 1975 su «Mondoperaio», pp. 26-32 ()

Biografia Si laureò in lettere e filosofia all'Università di Palermo nel 1912 sotto la guida di Giovanni Gentile con la tesi Gesù e le origini del cristianesimo, pubblicata nel 1913.

Nel 1914 sposò Eva Zona, sua compagna di studi, dalla cui unione nacquero cinque figli, tra cui, nel 1919, Pietro Omodeo. Allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruolò volontario, vedendo in quel conflitto la continuazione ideale del Risorgimento, diventando ufficiale d'artiglieria.

Insoddisfatto tuttavia dall'esito bellico, che secondo Galante Garrone rappresentò un «aspro e doloroso risveglio alla realtà»,Alessandro Galante Garrone, introduzione a A. Omodeo, Momenti della vita di guerra (1934), Torino, Einaudi, 1968, p. XI. Omodeo cercò comunque di trovare un significato spirituale alla «missione storica» di quanti «seppero ben morire»: Nel 1919 iniziò a insegnare al liceo e nel 1922 divenne docente di Storia antica nell'Università di Catania. Nel 1923 passò all'Università di Napoli, dove tenne la cattedra di Storia del cristianesimo. Risultato del suo insegnamento sono i volumi dedicati agli Atti degli apostoli e alla figura di San Paolo - che insieme alla sua tesi su Gesù costituiscono la Storia delle origini cristiane (1925) - e La mistica giovannea, pubblicata nel 1930: come storico del cristianesimo l'Omodeo si rifà alla critica razionalistica tedesca e al Loisy.

Altre opere incentrate sulla storia del cattolicesimo nel secolo XIX sono Un reazionario: il conte Joseph de Maistre, 1939 e Aspetti del cattolicesimo della Restaurazione, pubblicato postumo nel 1946.

Si dedicò poi alla storia del Risorgimento difendendo le tesi del liberalismo cavouriano contro le alterazioni critiche del Risorgimento operate dagli storici monarchici e fascisti, e sviluppando la concezione crociana della storia in cui si realizza l'idea della libertà: L'età del risorgimento italiano del 1931, La leggenda di Carlo Alberto, (1940), V. Gioberti e la sua evoluzione politica, e principalmente L'opera politica del conte di Cavour del 1942. Postumi uscirono G. Calvino e la Riforma in Ginevra, Il senso della storia e Difesa del Risorgimento.

Altri suoi scritti, notevoli per l'impostazione critica crociana, sono le raccolte di saggi Tradizioni morali e disciplina storica (1929), Figure e passioni del Risorgimento italiano (1932), e la raccolta di testimonianze storiche Momenti della vita di guerra (1934).

Nel 1925 non aveva firmato nessuno dei manifesti degli intellettuali di Gentile e di Croce, ma nel 1928 ruppe definitivamente con l'antico maestro e si avvicinò a Benedetto Croce. Della loro relazione è testimonianza l'intensa corrispondenza che scambiarono tra il 1921 e la morte di Omodeo. Nel 1931, come docente, prestò giuramento di fedeltà al fascismo imposto dal regime pena la perdita della cattedra e l'esclusione dall'insegnamento.Sergio Romano, 1931: i professori giurano fedeltà al fascismo, in Corriere della Sera, 14 febbraio 2006 (p. 39).

Questo il suo giudizio, espresso nel 1945, sulle forze armate durante il regime fascista, che lo ostacolò per le sue idee:

Dopo il 25 luglio 1943 Omodeo divenne rettore dell'Università di Napoli, e caldeggiato dal suo maestro Benedetto Croce, s'iscrisse al Partito d'Azione. Dall'aprile al giugno 1944 fu ministro dell'educazione nazionale (che con lui riprese la denominazione di "Ministero della pubblica istruzione") nel secondo governo Badoglio. Dal 1945 al 1946 fu membro della Consulta nazionale.

Fu socio dell'Accademia dei Lincei e condirettore, insieme al suo grande amico Luigi Russo, della rivista Belfagor.

Morì nel 1946, per le conseguenze di una mielite forse contratta sin dal 1917 sul Carso durante la prima guerra mondiale. Benedetto Croce, che sperava potesse raccogliere la propria eredità, lo aveva elogiato come uno dei suoi migliori collaboratori, insieme a De Ruggiero, alla rivista La Critica,, e designato come primo direttore dell'Istituto italiano per gli studi storici a cui entrambi erano impegnati a dar vita nell'immediato dopoguerra. Alla notizia della sua dipartita, Corce reagì con «un impeto di pianto».

In seguito all'inaugurazione dell'Istituto italiano per gli studi storici, la cui direzione Croce affidò, in sostituzione di Omodeo, a Federico Chabod, la famiglia donò al nuovo istituto la biblioteca di Omodeo, che la possiede tuttora.

Lo storicismo liberale di Omodeo Adolfo Omodeo reinterpretò in senso religioso e soprattutto storicistico l'attualismo di Gentile, da lui coniugato con lo storicismo idealistico di Croce, fino a realizzare, come rilevato da Eugenio Garin, una sorta di convergenza tra i due massimi esponenti dell'idealismo italiano.E. Garin, Cronache di filosofia italiana (1900-1943), pag. 409, Bari, Laterza, 1959. In maniera simile al percorso filosofico di Guido De Ruggiero, infatti, egli unì la conoscenza storica del pensiero con l'azione creativa nella sintesi dello spirito.

Partendo inizialmente da una disamina del problema religioso, per il quale trovava maggiori attenzioni da parte di Gentile, Omodeo intendeva studiare le origini del cristianesimo per poter meglio affrontare le dinamiche storiche che dal passato avevano generato il presente, e sviscerarne così l'origine dei problemi.

In polemica col modernismo teologico, per lui l'afflato spirituale dei primi cristiani, «momento di una ricchezza inesauribile» che si era poi sclerotizzato all'interno delle istituzioni ecclesiastiche, conteneva in sè il germe della laicità moderna e della valorizzazione protestante dell'individuo.

D'altra parte gli risultò estranea anche la cultura positivistica, con cui entrò in contatto durante la frequentazione della Scuola Normale di Pisa, sentendosi piuttosto attirato dal radicalismo repubblicano e rivoluzionario del Settecento, da cui riteneva sarebbero germogliate le correnti morali e ideali del Risorgimento, come quelle di Lambruschini, Rosmini, Gioberti, Manzoni, imperniate su un'idea religiosa intesa come forza creatrice di civiltà e fondativa della libertà, in un connubio di mito e ragione ripreso da Georges Sorel, oltre che dalla concezione hegeliana di un cristianesimo quale razionalità incarnata.

Quella di Omodeo era dunque una sorta di religiosità laica, che trovava molte affinità con Giuseppe Mazzini, del quale egli fu autore di un'originale interpretazione che lo accostava al liberalismo di Cavour: entrambe queste figure, integrandosi a vicenda, furono da lui annoverate insieme come i due poli della lotta risorgimentale italiana, alla quale Omodeo attribuiva una valenza europea, non soltanto nazionale, ritenuta un momento della più generale storia moderna della libertà; ad essa egli volle dedicare il resto della sua attività di storico, dopo essersi occupato di quella cristiana.

Nonostante la loro reciproca avversione, giunse così a definire Cavour un «involontario» collaboratore di Mazzini, affermando che «c'era del mazziniano anche in Cavour»,Cit. in riletto in una chiave etica-religiosa:

Distanza da Croce e successivo accostamento I suoi giudizi su Mazzini allontanavano Omodeo sia da Gentile, sia da Croce, notoriamente critico verso il mazzinianesimo repubblicano.

A distanziarlo ulteriormente da quest'ultimo, era la sua avversità alle politiche di Giovanni Giolitti, con cui invece Croce collaborò proficuamente, l'adesione di costui al Partito Liberale Italiano, espressione a suo avviso di un liberalismo «pigro» o conservatore, e in generale il giudizio fortemente negativo di Omodeo su tutta l'epoca successiva all'unità d'Italia, nella quale vedeva il dissolvimento degli ideali del Risorgimento, «una età da tener alta nel ricordo come ispirazione, da ritrovare nel futuro, ma che non si prolungava direttamente nella vita quotidiana presente degli uomini e delle istituzioni».

Sul piano filosofico, le sue posizioni storiografiche che risentivano dell'attualismo gentiliano l'avevano spinto ad affemare la contemporaneità della storia in una maniera più netta e vigorosa di Croce, contro il quale sosteneva non solo che la storia è resa viva dai propri interessi e motivazioni, ma anche dalla coscienza odierna di sé con cui si rivaluta il passato in funzione del presente, nell'unità di pensiero e azione, ovvero nella coincidenza di res gestae e historia rerum gestarum.

La storia, infatti, comporta non solo una comprensione ma anche una valutazione di natura etica, un giudizio che si compie quando la volontà creatrice dell'Io risolve la realtà già accaduta, con le sue molteplici esperienze, nell'unità attiva del soggetto, sicché «conoscere la storia è farla».

Questa dunque non è semplicemente «giustificatrice», come nella definizione crociana,«La storia non è mai giustiziera, ma sempre giustificatrice; e giustiziera non potrebbe farsi se non facendosi ingiusta, ossia confondendo il pensiero con la vita, e assumendo come giudizio del pensiero le attrazioni e le repulsioni del sentimento» (Benedetto Croce, Teoria e storia della storiografia , pag. 98, Milano, Adelphi, 2001). bensì giustiziera, secondo il motto hegeliano Weltgeschichte ist das Weltgericht («la storia del mondo è il tribunale del mondo»),Hegel, Grundlinien der Philosophie des Rechts (1820), § 340-1, che a sua volta riprendeva un aforisma di Schiller; citato anche in Enciclopedia, § 548. poiché la storia stessa reca in sé la sua giustificazione, come sentenza che incide su di essa, non in maniera trascendente o moralistica, ma immanente al suo divenire, «in concreti momenti di coscienza, nella spiritualità della nuova storia, nell'umana attività che opera».A. Omodeo, Res gestae e historia rerum gestarum, in "Annuario della Biblioteca filosofica" di Palermo, vol. III, p. 8, Alberto Reber, 1913.

D'altra parte Omodeo evidenzierà in seguito certe prese di distanza anche dall'attualismo di Gentile, da cui pure aveva appreso «la concretezza del reale», ma aderendovi in maniera «troppo ingenua», dubitando in particolare degli esiti speculativi di alcuni colleghi come Guido De Ruggiero e Fazio-Allmayer, e impegnandosi affiché la «convertibilità» vichiana della filosofia in storia non restasse solo una vuota formula.Aa.Vv., Ricordo di Adolfo Omodeo, pag. 23, Università degli studi di Trieste, 1968. Restarono in ogni caso forti tracce della sua importazione attualistica, anche quando, avvicinatosi definitivamente a Croce, tendeva ad attenuare la portata delle sue distizioni tra le quattro forme dello Spirito, non mostrando interesse né per l'utile economico, né per la categoria dell'estetica, ravvisando piutosto un'infinità di distinti «per quanti sono i momenti di individuazione».A. Omodeo, in Tradizioni morali e disciplina storica, Bari, Laterza, 1929, p. 262.

Dalla collaborazione con Croce scaturì anche un'approfondita analisi del liberalismo francese, in cui nel corso della Restaurazione ottocentesca Omodeo vedeva operare una sorta di battaglia culturale per l'edificazione di una nuova civiltà, condotta dalla religione della libertà contro le forze reazionarie dell'autoritarismo clericale.

Opere principali Res gestae e historia rerum gestarum (1913) Storia delle origini cristiane (1921-1925) Tradizioni morali e disciplina storica (1929) La mistica giovannea (1930) L'età del Risorgimento italiano (1931) Figure e passioni del Risorgimento italiano (1932) Momenti della vita di guerra (1934) Joseph de Maistre (1936-1937)