Nell'ambito della notoria controversia sul problema della trasformazione dei valori in prezzi di produzione, nodo centrale della teoria marxiana del valore, tra gli accademici, con il tempo, prevalse la prospettiva critica perseguita dalla cosiddetta scuola neo-ricardiana che, sulla base dell'analisi esposta dall'economista Piero Sraffa (1898-1983), concernente la radicale rilettura del pensiero di David Ricardo, dapprima con la sua Introduzione alla riedizione, datata 1951, dell'opera principale dello stesso Ricardo, Principi di economia politica e dell'imposta (1817), e successivamente, in maniera ben più esaustiva, nel suo saggio Produzione di merci a mezzo di merci (1960), articola, seguendo in questo un'impostazione critica già adottata da Ladislaus von Bortkiewicz sul problema della trasformazione esposta da Marx, un'approfondita critica al sistema d'analisi marxiano, giungendo a dimostrarne inesorabilmente la supposta fallacia teoretica.

Le insanabili contraddizioni del procedimento marxiano esposte da Sraffa, mentre hanno spinto molti marxisti ad abbandonare la sua teoria del valore, hanno indotto alcuni studiosi, convinti del suo insostituibile ruolo nella spiegazione delle caratteristiche essenziali e delle tendenze del modo di produzione capitalistico, a dubitare della correttezza dell'interpretazione divenuta ormai prevalente e a tentare interpretazioni alternative della teoria stessa.

Tali studiosi si sono dunque domandati se le contraddizioni messe in luce da Sraffa, e dai neo-ricardiani in generale, piuttosto che lacune interne all'impianto teorico marxiano, non siano, al contrario, il risultato di un'errata interpretazione dell'impianto stesso, che viene erroneamente fatto coincidere con quello sviluppato da Sraffa. Essi rilevano così come quest'ultimo, costruito con successo per altre finalità, presenti delle differenze più che rilevanti con quello di Marx, tali da renderlo in larga misura inappropriato a risolvere il problema della trasformazione, proponendo dunque interpretazioni alternative.

Marx e Sraffa – Differenze Già poco dopo l'uscita di Produzione, diversi marxisti avevano osservato come il sistema marxiano, pur essendo così ricco di determinazioni sociali e storiche, fosse carente dal punto di vista logico, contrariamente alla teoria di Sraffa che, perfetta ed elegante sul piano logico, è invece storicamente e socialmente "muta". Quindi, anche se in maniera ancora non pienamente consapevole, si erano misurati con l'inadeguatezza del modello di Sraffa a dare conto di una serie di specificità storiche del capitalismo.

Nel tempo sono state pertanto evidenziate alcune differenze tra i due modelli e si è cercato di indagare la coerenza interna dell'impostazione marxiana alla luce di interpretazioni alternative della sua teoria che, in misura più o meno accentuata, recuperassero la rottura del padre del socialismo scientifico con gli economisti classici, mettendo in luce di conseguenza le differenze con i neoricardiani.

Ecco alcune differenze evidenziate da diversi autori, con l'avvertenza che su parte di esse non vi è condivisione generale, neppure in ambito marxista.

Mentre il modello di Marx schematizza un sistema ricco di determinazioni storiche di carattere economico e sociale, quello di Sraffa consiste quasi esclusivamente di pochi rapporti tecnici di produzione, non di rapporti sociali. Marx si occupa del valore assoluto delle merci, mentre Sraffa solo del loro rapporto di scambio rispetto a una merce arbitrariamente prescelta. In Marx, contrariamente che in Sraffa, il capitale è, prima che un aggregato di merci, un rapporto sociale. Anche il salario, in Marx, è una forma fenomenica di un rapporto sociale, mentre in Sraffa manca una teoria della formazione del salario; anzi, manca il salario, sostituito dai beni di consumo dei lavoratori, un po' come si potrebbe includere nei costi di produzione il foraggio per il bestiame. In particolare, se anche in Marx i salari tendono ad avvicinarsi all'importo necessario alla riproduzione della classe dei salariati (o alla sussistenza storicamente determinata), essi sono sempre comunque un'espressione monetaria, e vengono conosciuti in termini monetari prima che realmente (prima cioè di conoscere la loro capacità di acquisto, che dipende dal livello dei prezzi dei beni dei consumo dei lavoratori, il quale non può essere conosciuto al momento in cui viene contrattato il salario). Sraffa invece, sostituendo agli input di lavoro gli input di beni salario, presuppone già la quantità, la composizione e i prezzi dei beni che costituiscono i consumi dei lavoratori. Marx introduce la moneta fin dai primi capitoli del Libro primo del Capitale e la considera come la 'necessaria misura esterna' del valore, mentre Sraffa non spiega e neppure presuppone la moneta, come se si fosse in un'economia di baratto. In Sraffa, perché il sistema sia risolvibile, è necessario presupporre una situazione di equilibrio statico in cui i prezzi degli input sono identici a quelli degli output, altrimenti il numero delle incognite sarebbe doppio. Non viene però spiegato come si perviene a questa situazione di equilibrio. In Marx al contrario il capitalismo è caratterizzato da sviluppo discontinuo, da movimento non uniforme dei capitali, da un disequilibrio mai colmato, nonostante i continui processi di riequilibrio, da fluttuazioni non pianificabili e insufficientemente prevedibili. Questo per Marx è il risultato necessario del carattere privato della produzione e dello scambio.

Alla luce di tali considerazioni, alcuni studiosi imputano all'approccio neoricardiano una mancanza di distinzione del capitalismo rispetto agli altri modi di produzione, in quanto astrarrebbe l'analisi da tutta una serie di determinazioni specifiche che Marx al contrario tiene sempre presenti.

È per tale motivo che le interpretazioni alternative della teoria marxiana del valore e i tentativi di mostrarne la coerenza interna, al contrario di quanto emerge dall'approccio di derivazione sraffiana, passano spesso per l'abbandono di qualche punto cardine di tale approccio e per il ritorno alle originarie impostazioni marxiane.

La New Interpretation La prima rottura riguarda la definizione del salario. Duncan Foley e Gerard Dumenil, pervennero autonomamente a una rielaborazione critica del modello di Sraffa divenuta nota come New Solution o New Interpretation.

Secondo questo approccio il valore del capitale variabile è determinato dall'esborso monetario per i salari, cioè dalla quantità di lavoro astratto rappresentato dal denaro anticipato per i salari, e non, come nel modello di Sraffa, dal lavoro incorporato nei mezzi di sussistenza dei lavoratori. Inoltre, per definire il valore della moneta in termini di lavoro da essa rappresentato, i sostenitori della new interpretation scelgono, tra le varie possibilità, il 'numerario' che salvaguarda l'uguaglianza, presupposta da Marx, tra neovalore aggregato e valore monetario del prodotto netto aggregato. In sostanza, presupponendo che solo il lavoro è la fonte del valore (e quindi anche del valore aggiunto in termini monetari) si definisce il valore della moneta (il numero di ore di lavoro generico astratto rappresentato da un'unità monetaria, per esempio da un euro) come il rapporto tra il monte ore di lavoro vivo aggregato e il valore monetario dell'intero prodotto netto aggregato. Tale coefficiente consente di trasformare in ore di lavoro ogni grandezza monetaria. Il capitale variabile sarà di conseguenza pari al salario monetario moltiplicato per il valore della moneta come sopra definito.

In questo modo, essendo coincidenti, per definizione, anche il valore della forza lavoro (lavoro necessario) e il capitale variabile espresso in prezzi (salari monetari), anche la differenza tra prodotto netto e capitale variabile (il plusvalore) sarà uguale ai profitti aggregati, e il saggio del plusvalore potrà essere calcolato senza errore in termini di quantità di lavoro, a prescindere dalla trasformazione.

Non viene invece soddisfatta l'altra uguaglianza prospettata da Marx, quella tra prodotto lordo aggregato espresso in termini di prezzi di produzione e valore complessivo della produzione lorda in termini di lavoro. Ciò in quanto il capitale costante aggregato espresso in termini di lavoro incorporato nei mezzi di produzione non coincide in generale con il capitale costante aggregato espresso in prezzi. Ne consegue che neppure per il capitale complessivo anticipato è soddisfatta l'eguaglianza in termini di aggregati di valori e di prezzi, e che quindi anche il saggio generale del profitto, calcolato come rapporto tra quantità di lavoro, non coincide con il saggio monetario, in quanto i denominatori delle due espressioni (quella in termini monetari e quella in termini di quantità di lavoro) sono diversi tra di loro. Rimane invece salvaguardato un rapporto di dipendenza del saggio del profitto dal saggio del plusvalore.

Le discontinuità più importanti rispetto a Sraffa consistono quindi nel trattamento dei salari e nell'introduzione della moneta.

Il Simultaneous Single System (SSS) I principali rappresentanti di tale approccio sono Fred Moseley, Antonio G. Callari, Richard D Wolff, Chai On Lee, Bruce Roberts.

Si tratta di un ulteriore passo in avanti rispetto alla New Solution e di una sua ulteriore generalizzazione. Infatti, interpretando correttamente Marx, non c'è ragione per escludere che anche il valore del capitale costante sia dato dal lavoro astratto rappresentato dall'esborso monetario per l'acquisizione dei mezzi di produzione. Quindi tutto il capitale (gli input) è quantificato in base al lavoro rappresentato dal denaro complessivamente sborsato per i salari e per i mezzi di produzione. In sostanza si sostiene che il cosiddetto "errore" di Marx non era tale, visto che ampi passaggi del capitale supportano una definizione del capitale costante e di quello variabile nei termini suddetti, e che quindi Marx considerava il valore del capitale già "trasformato" all'atto dell'acquisto dei mezzi di produzione e del pagamento dei salari, prima della immissione di tale capitale nel circolo della produzione. Del resto Marx, già nel Libro primo della sua opera fondamentale, introduce il capitale schematizzando il suo processo di circolazione (la sua metamorfosi) in D - M - D' (Denaro-Merce-Denaro incrementato): all'inizio e alla fine del ciclo c'è, come sappiamo, il denaro. In questo modo vengono recuperate tutte le identità aggregate alla base del procedimento di trasformazione marxiano, e quindi anche il saggio del profitto medio può essere correttamente calcolato, senza incorrere in errore, partendo dal sistema dei valori. Infatti, se tutto il valore del capitale anticipato corrisponde al lavoro contenuto nel (rappresentato dal) denaro sborsato per acquisire i fattori produttivi o, ciò che è lo stesso, il valore degli input è un valore 'già trasformato', anche il denominatore della formula che esprime il saggio generale del profitto coincide nei due sistemi di calcolo.

Il termine Single nella sua denominazione sta a indicare il superamento in questo approccio della dualità dei sistemi di derivazione sraffiana, denunciata da Paul Samuelson. Non esiste più un sistema dei valori che non è influenzato da quello dei prezzi e viceversa. Al contrario il valore del capitale risente del sistema dei prezzi, il quale è il risultato del processo di trasformazione.