L'acanto (pronuncia: ; in latino Acanthus) è una delle più comuni forme di pianta per ornamenti e decorazioni a fogliame. Philippa Lewis & Gillian Darley, Dictionary of Ornament (1986) Pantheon: NY

Architettura

In architettura è un ornamento inciso in pietra o legno in forma di foglie dalla specie mediterranea dellAcanthus spinosus (o anche della variante Acanthus mollis), un genere di piante che ha foglie tagliate profondamente con qualche somiglianza a quelle del cardo selvatico e della celidonia.

Arte greca e romana

Nell'architettura della Grecia antica l'ornamento di acantoLa relazione fra l'acanto ornamentale e la pianta dell'acanto è stata soggetto di lunghe controversie. Alois Riegl argomentò, nella sua famosa opera Stilfragen, che l'ornamento di foglie di acanto ebbe origine come versione delle palmette nelle sculture e solo successivamente incominciò ad assomigliare allAcanthus spinosus. A. Riegl, tr. E. Kain, Problems of style: foundations for a history of ornament (Princeton, 1992), pp. 187-206. compare nelle decorazioni vegetali degli elementi architettonici e nel capitello corinzio. L'esempio più antico che si conosca di colonna corinzia si trova nel tempio di Apollo Epicurio a Bassae nella Messenia (Peloponneso), risalente alla seconda metà del V secolo a.C., ma l'ordine fu usato moderatamente in Grecia prima del periodo romano.

Lo scrittore romano Vitruvio sostiene che l'ordine corinzio sia stato inventato da Callimaco, uno scultore ed architetto greco, che vi sarebbe stato ispirato dalla vista di un cesto votivo, lasciato su una tomba da una giovinetta. Esso conteneva pochi suoi giocattoli ed una tegola quadra vi era stata posta sopra per proteggere il contenuto dalle intemperie. Una pianta di acanto era cresciuta attraverso l'intreccio del cesto.

Il capitello corinzio si diffuse anche in Italia in epoca repubblicana, dando luogo a forme locali (capitello corinzio italico). Con l'utilizzo del marmo di importazione si diffusero nuovamente forme greche che trovarono codificazione in epoca augustea con forme poi adottate per il periodo imperiale romano (con "acanto molle", a fogliette arrotondate) nella parte occidentale dell'impero, mentre nella parte orientale si diffuse una tipologia diversa di foglia d'acanto ("acanto spinoso", con fogliette appuntite). I capitelli ad acanto spinoso furono quindi esportati anche in occidente, spesso prodotti in serie in officine situate presso le cave di marmo.

In età augustea D. E. Strong, Some early examples of the composite capital, in "Journal of Roman Studies", 50, 1960, pp. 119-128., dall'unione della parte inferiore del capitello corinzio, con le foglie d'acanto, e del capitello ionico nacque anche il capitello composito.

Sempre in epoca augustea si diffuse l'uso delle girali d'acanto per fregi e rilievi a decorazione vegetale, come nell'Ara Pacis. L'acanto venne utilizzato con forte valore simbolico, in relazione con la propaganda augustea di un ritorno all'età dell'oro e al culto di Apollo. Gilles Sauron, La promotion apollinienne de l'acanthe et la définition d'une esthétique classique à l'époque d'Auguste, in "L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité. Actes du Colloque international" (congresso di Parigi 1990), Paris, 1993, pp. 75-98.

La popolarità delle decorazioni in forma di foglie di acanto proseguì nell'architettura bizantina, in quella romanica e in quella gotica, ma visse un vero e proprio revival in quella rinascimentale, ed è in uso ancora oggi.

Arte bizantina e medievale Alcune delle più dettagliate ed elaborate decorazioni a forma di foglie di acanto si trova su importanti edifici dell'architettura bizantina, ove le foglie sono tagliate dal basso verso l'alto e distribuite su di un'ampia superficie.

L'impiego di questo motivo proseguì nell'arte medievale, in particolare nelle sculture e nell'intarsio su legno e nei fregi, sebbene esso sia normalmente fortemente stilizzato. Foglie e girali d'acanto compaiono frequentemente ai bordi e nell'ornamento delle lettere iniziali dei manoscritti miniati e si trovano spesso combinati con palmette nei tessuti in seta.

Nel cristianesimo primitivo, e poi in quello medievale, l'acanto era simbolo della ResurrezioneAlfredo Cattabiani, Florario, Milano, Arnoldo Mondadori, 1996, ISBN 88-04-44268-9. p. 591, o anche della capacità di ripresa, dato che la pianta d'inverno fa seccare completamente la parte aerea, per poi rinascere più grande e vigorosa in primavera. Inoltre, le sue spine rappresentano le sofferenze del combattimento, ma anche il suo valore, indicato dalla bellezza della pianta

Era considerato simbolo di verginità in quanto pianta spontanea che cresce in terra non coltivata.

Nel Rinascimento i modelli classici furono seguiti molto da vicino e l'acanto divenne chiaramente riconoscibile ancora su larga scala nelle architetture.

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Note

Bibliografia AA.VV. L'acanthe dans la sculpture monumentale de la renaissance à l'antiquité, Actes du Colloque international (congresso Paris 1990), Paris 1993.

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Categoria:Elementi architettonici decorativi