La storia della medicina araba è in buona parte legata all'Islam anche se in essa è stato inglobato tutto il patrimonio di conoscenze empiriche acquisite in età preislamica (la cosiddetta medicina del Profeta)
Dalla seconda metà dell'VIII secolo fino alla fine dell'XI secolo durante il periodo degli Abbasidi, l'arabo, che divenne presto per l'Oriente quello che il latino e il greco erano per l'Occidente, fu forse la principale lingua scientifica dell'umanità.
La religione, che ebbe tanta parte nella trama della conquista araba, ebbe anche una parte di primo piano nello sviluppo della medicina araba, che in realtà araba fu più che altro per il veicolo linguistico in cui fu espressa ma non per una prevalenza etnica, visto che ad essa contribuirono possentemente i Persiani, i Siriaci, i mesopotamici, i Copti, gli ebrei convertiti e non, l'elemento indiano, centro-asiatico e berbero nordafricano.Ralph H. Mayor, Storia della medicina, Sansoni, Firenze, pag. 207 Ad essi potranno essere aggiunti infine i Cinesi.Fan Xingzhuen, "Historical facts of the interchanges between Chinese and Arabic medicines", in Journal of Medical History, Beijing, IV (1952) In cinese.
Il primo periodo Nell'anno 431 il Concilio di Efeso depose Nestorio dal suo incarico di patriarca di Costantinopoli e lo scomunicò con i suoi seguaci, poiché affermavano che la madre di Gesù non era la madre di Dio.
I nestoriani si ritirarono ad Edessa in Asia Minore dove fondarono una scuola che fiorì e divenne in breve tempo famosa. Successivamente, in quanto considerati eretici, furono vigorosamente combattuti da Ciro, vescovo di Alessandria, che li perseguitò senza sosta e nell'anno 489 fece chiudere la scuola e disperse gli insegnanti. Molti maestri e studenti accettarono però l'asilo loro offerto dal re Kobad di Persia ed emigrarono a Jundishapur in cui vi era già un'università fondata nell'anno 340 dal re Shapur II, e in seguito durante il regno di Cosroe I (531-579 d.c) la città divenne uno dei più grandi centri intellettuali del mondo.
Jundishapur era all'altezza della sua gloria e reputazione quando gli arabi invasero la Persia e la occuparono nel 636 d.C. La struttura accademica, invece di essere turbata dagli invasori, fu incoraggiata e aiutata e ben presto divenne il più grande centro del sapere medico del mondo islamico e tale rimase fino a che Baghdad, due secoli dopo, non ne trasse via i più grandi maestri per costituire la sua Bayt al-Ḥikma.
I nestoriani in questo periodo avevano tradotto numerose opere greche in siriaco, la lingua della scuola medica, affinché gli studenti potessero familiarizzare con gli scritti di Ippocrate, Galeno e di altri medici greci soprattutto della scuola di Alessandria.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 208
Secondo il cronista arabo al-Qifti(1172-1248 d.c), i nestoriani prendevano il buono da ogni antica osservazione e ad esso aggiungevano le proprie. È certo che nel grande ospedale di Jundishapur, chiamato Bimaristan e poi Maristan, veniva data grande importanza all'insegnamento pratico, condotto al capezzale del letto del malato.
Primo medico arabo Il primo medico arabo del quale abbiamo qualche notizia è stato al-Ḥārith b. Kalada al-Thaqafī, nato a Ta'if vicino alla Mecca e morto nel 670 d.C., si dice avesse studiato medicina a Gondeshapur. Dopo aver esercitato la professione per molti anni in Persia, ove tra i suoi pazienti poté annoverare lo stesso Shahanshah sasanide Cosroe II, ritornò nell'Arabia natale, dove divenne medico e amico del profeta Maometto.
Periodo omayyade Il primo intervento mirante a rafforzare le precarie conoscenze mediche, fu quello di Khālid b. Yazīd b. Muʿāwiya (668 ca ‒ 704 ca), figlio del secondo califfo omayyade Yazīd I e mancato califfo egli stesso, a causa delle preferenza accordata dalla vasta famiglia omayyade, nel raduno di al-Jābiya, al ramo omayyade marwanide rappresentato da Marwān b. al-Ḥakam. È probabilmente però leggendario che Khālid abbia ordinato ad alcuni studiosi egiziani di tradurre in arabo opere greche e copte di alchimia, medicina e astronomia e che avesse egli stesso studiato alchimia grazie al monaco bizantino Maryānos.
Occorre ricordare che in quei tempi, a un medico ebreo persianoSeyyed Hossein Nasr, Scienza e civiltà nell'Islam, Milano, Feltrinelli, 1968, pp. 159-60. di Bassòra, di nome Masarjawayh o Masarjoyah, viene attribuito il merito di aver tradotto dal siriaco un’opera greca di un prete alessandrino, di nome Ahrūn (Aronne), che in lingua araba fu intitolata al-Kunnāsh (che in siriaco significa “Sommario medico”). Esso era articolato su 30 capitoli dallo stesso Autore - anch'egli alessandrino - che visse all’epoca del basileus Eraclio I tra il 610 e il 641. Il Kunnāsh fu tradotto all’epoca del califfo Marwān b. al-Ḥakam (784–785) e di esso parla Ibn Abī Uṣaybiʿa nel suo ʿUyūn al-anbāʾ fī ṭabaqāt al-aṭibbāʾ che affermava che qualche uomo della corte di ʿUmar II avesse trovato il Kunnāsh nella bottega di un libraio di Damasco e che il califfo avesse impartito subito istruzioni affinché fosse reso pubblico e accessibile al grande pubblico.
Periodo abbaside
Dopo il periodo omayyade, l'Islam si diffuse verso Oriente e ciò determinò un cambiamento del centro decisionale stesso del Califfato, che con al-Manṣūr si trasferì a Baghdad, fino ad allora un trascurabile villaggio dell'Iraq ajamī (Iraq non-arabo).Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 209
In un primo tempo il califfato ebbe sede a Medina, poi per breve periodo a Kufa e infine a Damasco. Nel 776 esso fu trasferito a Baghdad, e Gradualmente la città attrasse gli uomini di cultura di Jundishapur e divenne centro medico e "capitale scientifica" dell'Islam.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 210
L'epoca d'oro islamica si fa generalmente coincidere con il periodo che va dall'anno 750 all'anno 850. Fu soprattutto in questi anni che gli Arabi realizzarono il meglio delle loro conoscenze materiali e intellettuali, grazie al poderoso concorso dei Persiani allora convertitisi in massa.
Nella medicina fu in prevalenza un periodo di traduzione di testi e di compilazione. Due califfi in questo periodo furono celebri protettori del sapere: Hārūn al-Rashīd (763-809 d.C.) (reso popolare dalla silloge favolistica delle Mille e una notte) che era stato fondatore del primo ospedale di Baghdad, e il figlio al-Maʾmūn (786-883 d.c) il quale con la Bayt al-Ḥikma, sosteneva che era la ragione e non la superstizione che doveva essere alla base della fede.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 211
Costui per la sua tolleranza e generosa protezione del sapere fu acerbamente attaccato dai musulmani oltranzisti, che lo consideravano addirittura un miscredente. Sotto l'impulso dei due califfi Baghdad divenne il centro culturale del mondo islamico e nell'anno 1160 poteva già contare 60 ospedali, i più grandi dei quali avevano biblioteche mediche. I cronisti islamici ci hanno lasciato accurate descrizioni circa la loro amministrazione: Il medico capo e i chirurghi tenevano lezioni e dimostrazioni per gli studenti che poi esaminavano e a cui rilasciavano diplomi, se idonei.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 212
Ibn Bakhtīshūʿ, Mesuè il Vecchio, Ḥunayn ibn Isḥāq
Il vero grande progresso in campo medico avvenne in età abbaside, quando a Gond-e Shāpūr operava con somma perizia il cristiano assiro Jirjīs b. Bakhtīshūʿ, la cui nomea era già tale da essere invitato dal secondo califfo abbaside al-Manṣūr per curare una patologia difficile da guarire. Furono tali le sue capacità da indurre al-Manṣūr a trattenerlo con tutti gli onori a Baghdad, anche se dovette dopo vari anni rassegnarsi a farlo tornare in patria - su richiesta di Jirjīs - ma carico di ricchezze e di una fama del tutto meritata.
Tra gli allievi di Jirjīs b. Bakhtīshūʿ figurava a Gond-e Shāpūr un suo correligionario, Yūhannā b. Māsawayh,O, alla persiana, Māsūya. (777-857), che in Occidente sarà noto come Mesuè il Vecchio o Janus Damascus. Ibn Māsawayh imitò il Maestro e si recò quindi a Baghdad, diventando subito l'oftalmologo e il medico privato del visir barmecide del califfo Hārūn al-Rashīd, nipote di al-Manṣūr. Fu un fecondo traduttore e compilatore, oltre che autore di numerose opere originali, sulla dietetica, sui rimedi medici, sulle febbri, sulla flebotomia, sui disturbi dello stomaco, sul catarro, sui bagni, sulle affezioni della voce, sulle malattie ginecologiche, sulla diarrea, sulle coliche e sull'alchimia. Le sue opere, specialmente quelle che trattano della dietetica e dei rimedi, sono state molto lette dagli studiosi europei nel corso di tutto il Medioevo.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 213
In questo stesso periodo, il visir del califfo (e suo fratello di latte), Yahya ibn Khalid - appartenente alla famiglia visirale dei Barmecidi - affidò al medico indiano Mikna il compito di tradurre dalla sua lingua opere di medicina, delle quali il Sarat è sopravvissuto fino ai nostri giorni, mentre per le traduzioni dal greco ebbe occasione di mettersi in luce un allievo di Ibn Māsawayh, Ḥunayn b. Isḥāq, diventato noto nell'Occidente cristiano come Johannitius o Johannitius Onan.
Anche Ḥunayn b. Isḥāq (809-873) era un cristiano, nativo della città di al-Hira, che si trasferì prima a Jundishapur e in seguito a Baghdad. Qui divenne il più celebre e fecondo dei traduttori e col figlio Isḥāq b. Ḥunayn e il nipote Ḥubaysh b. al-Ḥasan b. al-Aʿsam, tradusse dal greco in arabo tutte le opere di Galeno, di Paolo di Egina, la Materia medica di Dioscoride e l'intero “Corpus Hippocraticum”.Ibidem
Le sue opere originali sono numerose come le sue traduzioni e hanno uno stile fluido, esatto nei dettagli e molto accurato. Le sue opere furono più di 100 e tra le più conosciute vi sono: ”Questioni di Medicina”, ”Dieci trattati sull'occhio”, il più antico testo sistematico di oftalmologia conosciuto, e infine l'“Isagoge”, un'introduzione alla medicina che dà un completo quadro del sistema medico di Galeno.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 214
Le origini dell'alchimia araba Nella storia della medicina araba Jabir ibn Hayyan, nato nell'813 d.C. ebbe una parte molto importante, seppur non appariscente, come padre dell'alchimia araba.
Molti dei termini adoperati nella chimica moderna sono di origine araba, specialmente le parole alchimia, alcool, alcali, alambicco e aldeide. I farmacisti arabi, o "sandeloni", introdussero un gran numero di rimedi naturali: la sena, la canfora, il muschio, la mirra, il tamarindo, la noce moscata, i chiodi di garofano, l'ambra grigia e il mercurio per ricordarne alcuni. Furono gli stessi Arabi a creare nuovi solventi come l'acqua di rose e di arancio e il tragacanto e inoltre conoscevano già gli effetti anestetici della cannabis.
L'alchimia anche se fallì in uno dei suoi scopi principali, cioè la scoperta della “pietra filosofale” (sostanza capace di trasformare i metalli in oro), ha dato importanti risultati come la scoperta di nuove sostanze chimiche come gli acidi minerali, il bismuto, l'antimonio, il fosforo, lo zinco e l'ammoniaca. La stessa parola elisir deriva dall'arabo al-iksīr.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 215
Al Kindi
Al-Kindi (813-873), conosciuto in occidente come Alkindus, divenne medico dei califfi al-Maʾmūn e al-Mu'tasim a Baghdad. Egli si distinse anche come filosofo, astronomo e matematico e le sue opere sono più di 200, tra cui 22 di medicina. La sua opera medica più conosciuta fu quella riguardante la preparazione e il dosaggio delle medicine, tradotta più tardi in latino sotto il nome di Liber de medicamentis compositis. Al-Kindi è stato considerato dai suoi contemporanei come la mente più grande del suo tempo.Ralph H. Mayor, op. cit., pag. 216
Con Rāzī la medicina araba passa dal periodo delle traduzioni a quello dell'originalità.
Razi
Abū Bakr Muḥammad b. Zakariyyāʾ al-Rāzī (841-926) nacque vicino a Teheran e fu una delle più grandi figure e senza dubbio la più originale della medicina araba.