La cosiddetta età traianea e adrianea rappresentò, nell'ambito dell'intera storia romana, uno dei momenti migliori, dei due “secoli d'oro” dell'Impero romano.
Contesto storico All'interno della storia romana si definisce abitualmente età degli Imperatori adottivi, il periodo che va dal 96 (elezione di Nerva) al 180 (morte di Marco Aurelio), caratterizzato da una successione al trono stabilita non per via familiare, ma attraverso l'adozione da parte dell'imperatore in carica del proprio successore. Unanimemente considerata una delle età più fauste della storia romana, la prima parte di questa età (da Nerva ad Adriano) seguì al travagliato periodo della fine della dinastia dei Flavi con la morte di Domiziano (del 96), e precedette la cosiddetta dinastia degli Antonini (dal 138 al 192).
Accadimenti politici e militari (96-138)
Riguardo ai principali eventi politico militari si rimanda per ogni approfondimento alla voce riguardante gli Imperatori adottivi.
Società e governo Traiano fu un oculato statista e filantropo, interessato alle condizioni dei suoi cittadini e pertanto attento nelle riforme sociali e politiche. Per ovviare alla miseria dei ceti più bassi, e tentare di risollevare le condizioni della declinante economia italica, fece istituire lInstitutio Alimentaria. Con quest'ultimo provvedimento Traiano sacrificò parte del suo patrimonio personale per assicurare a centinaia di bambini e giovani bisognosi il sostentamento. Sull'Arco di Traiano di Benevento è raffigurata la distribuzione di viveri alla popolazione e soprattutto ai bambini poveri in base alla Institutio Alimentaria. Così pure dei rilievi sono conservati nel Foro Romano, riferentisi all'istituzione degli «Alimenta Italiae» in favore dei «pueri et puellae alimentari». Con i ricavati e i proventi delle riforme attuate, Traiano edificò collegi e orfanotrofi per i figli illegittimi e gli orfani dei suoi soldati garantendo loro un sussidio mensile e un'istruzione adeguata. Così facendo, l'imperatore garantì agli imperatori successivi un ceto dirigente abile e capace.
Imperatori (1) = primo coniuge (2) = secondo coniuge (non mostrato) (3) = terzo coniuge MAIUSCOLO = deificato (Augusto, Augusta, o altro) la linea punteggiata indica l'adozione o (nel caso di Adriano e Antinoo) presunti amanti
Nuove province romane La Dacia venne conquistata nel corso di due campagne militari condotte da Traiano contro il re Decebalo (101-102 e 105. La creazione delle province procuratorie della Dacia, avvenne durante il principato di Adriano: la Dacia Inferior, istituita in un tempo successivo al 120 rimase procuratoria fino al 169 (negli ultimi anni chiamata Malvensis), mentre la Dacia Porolissensis fu elevata a provincia nel 119-123 e rimase tale fino al 168, quando assieme all'altra provincia sorella della Dacia Inferior, fu ridotta semplice distretto finanziario sotto il comando del legato della Dacia superior, nel frattempo diventato legato delle tre Dacie.
La provincia di Mesopotamia. Venne fondata nel 115 a seguito della campagna contro i Parti di Traiano: il territorio conquistato venne diviso in province, e la Mesopotamia venne istituita facendovi rientrare il territorio della moderna Siria a oriente dell'Eufrate e quello dell'Iraq settentrionale. Il primo governatore fu Decimo Terenzio Scauriano... Fu abbandonata da Adriano soli due anni più tardi nel 117.
Regni/popoli "clienti" I Romani intuirono che il compito di governare e di civilizzare un gran numero di genti contemporaneamente era pressoché impossibile, e che sarebbe risultato più semplice lasciare l'organizzazione di questi piccoli regni, affidata a principi nati e cresciuti nel paese d'origine. Nacque quindi la figura dei re clienti, la cui funzione era quella di promuovere lo sviluppo politico ed economico dei loro regni, favorendone la civilizzazione e l'economia. Un "re cliente", riconosciuto dal Senato romano come amicus populi Romani, di solito non era altro che uno strumento del controllo nelle mani dell'Impero romano. Ciò non riguardava solo la politica estera e difensiva, dove al re cliente era affidato il compito di assumersi l'onere di garantire lungo i propri confini la sicurezza contro infiltrazioni e pericoli "a bassa intensità",E.Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano 1981, p. 37. ma anche le questioni interne dinastiche, nell'ambito del sistema di sicurezza imperiale.E.Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano 1981, pp. 40-41. Ma i Regni o i popoli clienti, poco potevano fare contro i pericoli "ad alta intensità" (come sostiene Edward Luttwak), come le invasioni su scala provinciale. Potevano dare il loro contributo, rallentando l'avanzata nemica con le proprie e limitate forze, almeno fino al sopraggiungere dell'alleato romano: in altre parole potevano garantire una certa "profondità geografica", ma nulla di più.E.Luttwak, La grande Strategia dell'Impero romano, Milano 1981, p. 42.
Nel corso della conquista della Dacia di Traiano degli anni 101-106, l'imperatore romano riuscì ad ottenere aiuti militari dall'antico alleato dei sarmati Iazigi (appena ricondotti all'obbedienza dopo un decennio di nuove guerre condotte contro di loro e gli alleati suebi) contro il re dei Daci, Decebalo, che aveva disatteso i patti di amicitia e di "clientela" verso Roma stipulati al tempo di Domiziano (nell'89). Quest'ultimo dopo due sanguinose guerre fu definitivamente sconfitto e la Dacia fu annessa e trasformata in provincia romana.
In quanto alleati dei Romani, i Nabatei svolsero anche il ruolo di baluardo tra Roma e le popolazioni beduine, poco inclini a piegarsi all'Impero, inoltrando tuttavia le loro mercanzie negli empori settentrionali e fornendo spesso loro beni che da quelle aree provenivano. Essi continuarono a prosperare fino a tutto il I secolo e gli inizi del II, quando Traiano ne incorporò i loro territori nel 105/106, abolendo la loro identità culturale e nazionale, nella nuova provincia romana dell'Arabia Petraea. La loro potenza si era ormai estesa ben dentro l'Arabia, lungo il Mar Rosso fino allo Yemen, e Petra rimase un emporio cosmopolita, malgrado i suoi commerci diminuissero con l'affermazione delle rotte orientali di commercio, da Myoshormus a Copto lungo il Nilo.
Pochi anni più tardi fu la volta del regno d'Armenia ("cliente" di Roma o della Parthia a fasi alterne), ad essere inglobato e trasformato in provincia romana nel 114. Sappiamo infatti che Traiano, raggiunta Antiochia nel gennaio di quest'anno, radunò le legioni ed i suoi migliori generali, tra cui Lusio Quieto e Quinto Marcio Turbone, . (allora praefectus classis Misenis), marciò sull'Armenia e ne conquistò la sua capitale Artaxata. Deposto il suo re, un certo Partamasiri, annesse i suoi territori all'Impero romano. Le sue armate proseguirono da settentrione fino in Media ad est, ed in Mesopotamia settentrionale l'anno successivo.
Nel 116 Traiano, conscio delle difficoltà crescenti della conquista, pensò di dover rinunciare ai territori meridionali della Mesopotamia, facendone però un suo regno "cliente", ma mettendovi sul trono un re a lui fedele: il giovane Partamaspate, incoronato dallo stesso imperatore romano a Ctesifonte. Distribuì infine anche ad altri regnanti territori a nord ed est della nuova provincia d'Armenia.
Adriano, appena insediatosi sul trono, fu costretto a combattere una nuova guerra sarmatica negli anni 117-119, prima contro i Roxolani della Moldavia e della Valacchia, e poi contro gli Iazigi della valle del fiume Tisza (a cui seguì l'abbandono romano del Banato occidentale. Al termine di queste guerre entrambe le popolazioni entrarono nel novero delle popolazioni "clienti" di Roma.
Le popolazioni suebe di Quadi e Marcomanni, tornate all'antica alleanza romana dal 97 (dai tempi dell'ultima fase della guerra suebo sarmatica di Domiziano), si risvegliarono attorno al 135, tanto da costringere l'imperatore Adriano, ad inviare lungo il fronte pannonico il suo erede designato, Elio Cesare, per combatterle nel corso di due campagne (degli anni 136-137), nelle quali sappiamo dalla Historia Augusta, che ottenne buoni successi contro le stesse, come dimostrerebbe la monetazione di quel periodo,Historia Augusta, Aelius Caesar, 3.2-6. costringendole a tornare all'antico stato di popolazioni "clienti".
Religione Traiano celebrò la Providentia, la divinità che sapeva prevedere e provvedere. Il significato che acquista nella monetazione traianea era di augurio al nuovo imperatore perché fosse in grado di garantire e fornire adeguati benefici per il futuro al Populus Romanus intero. RIC Traianus, II, 358; RSC 308.
Adriano, nei confronti dei cristiani, mostrò maggiore tolleranza dei suoi predecessori. Di quest'ultima questione rimane testimonianza, intorno all'anno 122, in un rescritto indirizzato a Gaio Minucio Fundano, proconsole della provincia d'Asia. In esso l'imperatore, a cui era stato richiesto come comportarsi nei confronti dei cristiani e delle accuse a loro rivolte, rispose di procedere nei loro confronti solo in ordine ad eventi circostanziati emergenti da un procedimento giudiziario e non sulla base di accuse generiche.
Cristianesimo e persecuzioni Delle persecuzioni all'epoca di Traiano ci restano alcuni documenti molto importanti. Il primo è una lettera inviata all'imperatore da Plinio il Giovane quando, intorno al 110, era legato nella provincia di Bitinia. Plinio descrive la linea seguita fino ad allora con i cristiani e le accuse loro rivolte, ma chiede ulteriori chiarimenti su come comportarsi con loro. Nella lettera si trova il giudizio negativo contro la religione cristiana largamente diffuso nella cerchia imperiale ed intellettuale dell'epoca, e condivisa dallo stesso Plinio: “nihil aliud quam superstitionem” ("null'altro che superstizione"). Il secondo documento è il rescritto, cioè la risposta ufficiale, in cui l'imperatore detta modalità per trattare la questione cristiana che sarebbero rimaste valide per quasi 140 anni: nessuna ricerca attiva dei cristiani, ma, in caso di denuncia, essi dovevano essere condannati se avessero rifiutato di sacrificare agli dèi; le denunce anonime andavano respinteLepelley cit. p. 235-6. - Frend, 2006 cit. p. 506-8. La corrispondenza fornisce alcune interessanti notizie: a parte la condivisione dell'opinione comune, Plinio non sapeva quasi nulla dei Cristiani, e tantomeno del loro presunto delitto, delle pene da infliggere e delle norme e procedure da applicare nei loro confronti; da ciò si può dedurre che all'epoca non esistevano leggi o decreti anticristiani, che anche gli imperatori non avevano mai preso ufficialmente posizione contro di loro e che nessun processo celebrato contro i Cristiani aveva avuto così tanta rilevanza da poter costituire un precedente utile per un magistrato di Roma. La risposta di Traiano, d'altra parte, dalla quale traspare la difficoltà di stabilire una regola, sembra più attenta alla protezione degli innocenti che all'assoluzione dei colpevoli: colpire i rei, ma astenersi dal ricercarli, né procedere in base a denunce, soprattutto se anonime, e richiedere la semplice prova del sacrificio agli dèiGibbon, op. cit., pagg. 239-240..
Diritto, usi e costumi Traiano fu attento ai problemi sociali ed alla tutela delle clessi più umuili. Egli, infatti, in materia giudiziaria diminuì i tempi dei processi, proibì le accuse anonime, acconsentì il risvolgimento del processo in caso di condanna in contumacia e proibì le condanne in mancanza di prove solide o in presenza di qualsiasi dubbio. Trovò poi modo di organizzare la burocrazia e promulgò leggi a favore della piccola proprietà contadina, la cui base era minacciata dall'estendersi del latifondo.