È stato un apprezzato docente di diritto romano, fra i più attivi legislatori all'Assemblea Costituente per la Democrazia Cristiana, tra i principali artefici della Carta Costituzionale, per due volte sindaco di Firenze (1951-1957 e 1961-1965) e più volte deputato. Cattolico fervente (durante il suo mandato da primo cittadino è stato soprannominato il «sindaco santo»), rappresentante di spicco del cristianesimo sociale, nel suo operato ha promosso il dialogo politico, la pace tra i popoli, l'ecumenismo, la carità e il rispetto della dignità umana. Già Servo di Dio, è stato dichiarato Venerabile il 5 luglio 2018 da papa Francesco.
Biografia
Nacque il 9 gennaio 1904 in una modesta casupola in via Giulia nº 10 a Pozzallo, allora provincia di Siracusa, oggi libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia, secondogenitosi pensava fosse il primo per la morte prematura della primogenita Cristina di Gaetano, amministratore dei beni del marchese Corrado Tedeschi, e di Angela Occhipinti, sarta. Venne battezzato qualche giorno dopo nella chiesa della Madonna del Rosario, a pochi passi dalla sua casa natale.
Carriera accademica e conversione Terminata la scuola elementare, nel 1914 venne mandato dai genitori a studiare a Messina, presso lo zio materno Luigi Occhipinti. Tre anni dopo si iscrisse all'istituto di ragioneria, acquisendo il diploma nel 1921. L'anno seguente supera anche l'esame di maturità classica a Palermo, sotto la supervisione del professore di italiano Federico Rampolla del Tindaro, che lo indirizza a proseguire gli studi in giurisprudenza.
Il giovane La Pira è affascinato da Gabriele D'Annunzio e Tommaso Marinetti, dal loro ideale di cambiamento della Fondazione La Pira,, legge molto e si avvicina ad altre esperienze, condividendole con il suo gruppo di giovani amici di cui fanno parte anche il poeta Salvatore Quasimodo e Salvatore Pugliatti, giurista e futuro rettore dell'Università degli Studi di Messina..
La Pira rimase fortemente colpito dall'ascolto di un coro di suoreL'episodio è ricordato da Fioretta Mazzei, che conclude dicendo "[…] il professore doveva essere poco più che quindicenne"; cfr. . e si avvicinò al cattolicesimo, convertendosi definitivamente in occasione della Pasqua del 1924, data segnata in calce sul suo Digesto, strumento di lavoro quotidiano per un docente di diritto romano. A tal proposito, La Pira ebbe a dire:
La conversione può essere attribuita anche all'incontro con monsignor Mariano Rampolla, nipote dell’omonimo Cardinale Mariano Rampolla del Tindaro., fratello del professor Federico Rampolla. La riscoperta della fede cattolica si trasformò ben presto in desiderio di consacrazione,. che lo porterà a diventare terziario domenicano già nel 1925, a Messina, assumendo il nome di Fra Raimondo, nel primo nucleo di terziari fondato dal padre Enrico de Vita OP in Sicilia e, successivamente, grazie ad una speciale dispensa, anche terziario francescano attraverso la fondazione dell'Istituto della Regalità voluto dal Padre francescano Agostino Gemelli. La Pira sceglie di essere "libero apostolo del Signore", come lui stesso si definisce cercando la sua missione nella società.
Nel 1926 si trasferisce a Firenze seguendo il professor Emilio Betti, relatore della sua tesi di Diritto romano; qui, in qualità di terziario La Pira risiede in una modesta cella presso il convento domenicano di San Marco, dove rimarrà a vivere per il resto della sua vita. Si laurea con lode presentando una tesi sulla successione ereditaria e nel 1927 diviene professore supplente di Diritto Romano all'Università di Firenze, assumendo la cattedra ordinaria nel 1933. In questo periodo, iniziò un'importante amicizia spirituale con suor Teresina di Gesù Bambino, nata contessa Virginia Sardi, monaca nel Carmelo fiorentino S. Maria degli Angeli cui si aggiunse il titolo di Monastero di Santa Maria Maddalena dei Pazzi.
Nel 1934 promuove la fondazione della "Messa del Povero" presso la chiesa di San Procolo, successivamente spostata alla Badia fiorentina, in cui viene fornita assistenza materiale e spirituale ai poveri.
Nel 1939 fonda «Principi», rivista in lingua latina volta alla difesa dei diritti della persona umana, critica il fascismo e condanna apertamente l'invasione della Polonia. La rivista è soppressa dal regime. In quegli anni tra i suoi studenti c'è anche il sociologo Franco Fortini. La Pira crea nel 1943 il foglio clandestino San Marco. Il regime fascista lo avverserà e costringerà La Pira ad interrompere le pubblicazioniVedi . Nel luglio dello stesso anno prese parte ai lavori che portarono alla redazione del Codice di Camaldoli.
In seguito è ricercato dalla polizia e fugge prima presso la famiglia Mazzei nella loro villa di Fonterutoli, vicino a Siena, e poi a Roma, dove viene protetto da padre Giovanni Battista Montini, il futuro Papa Paolo VI. Tornerà a Firenze il 2 settembre nel 1944, qualche settimana dopo la liberazione della città.
Attività politica La vocazione sociale di La Pira si esprime nell'impegno politico; alle accuse e gli avvertimenti mossigli da più parti, circa il pericolo di compromissione nell'attività politica, risponderà:
Elezione all'Assemblea Costituente
Nel 1946 viene eletto all'Assemblea costituente ed è parte integrante del nucleo centrale del "dossettismo": nello stesso anno insieme a Giuseppe Dossetti e ad altri, fonda l'associazione Civitas Humana; fa parte della cosiddetta "comunità del porcellino", collabora al periodico Cronache Sociali. Il gruppetto di sodali è formato da Giuseppe Dossetti, Amintore Fanfani, La Pira, Giuseppe Lazzati.
La Pira svolge un'opera apprezzata nell'ambito della "Commissione dei 75", specialmente nella redazione dei Principi Fondamentali. L'attuale Art. 2 della Costituzione viene modellato attorno alla sua proposta iniziale. L'Articolo 2 della Costituzione Italiana recita: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
La sua relazione alla Sottocommissione I accostò la centralità dell'individuo secondo la tradizione cristiana alla religione di Stato di stampo hegeliano realizzata dal fascismo in Italia. A causa di tale esperienza storica trovava necessaria una specifica menzione dei diritti umani nella Costituzione italiana, per la prima volta nella storia dell'Occidente.
Richiamandosi all'analisi keynesiana La Pira sottolineava: «Bisogna che lo stato intervenga direttamente con un piano organico di investimenti capaci di operare, a scadenze determinate, in graduale assorbimento della manodopera disoccupata: questi "massicci" investimenti costituiscono, del resto, uno stimolo efficacissimo per gli investimenti privati». Per La Pira la spesa pubblica non escludeva quella privata, ma era lo Stato che doveva assumersi la responsabilità di stimolare una domanda che fosse in grado di assorbire tutta la mano d'opera, dal momento che nessun'altra autorità o ente privato aveva i poteri necessari.
Eletto alla Camera dei deputati nel Collegio di Firenze - Pistoia con le elezioni del 18 aprile 1948, fu nominato sottosegretario al Ministero del Lavoro e Previdenza sociale nel Governo De Gasperi V. Ministro era l'amico Amintore Fanfani. Nell'estate 1958 Fanfani gli offrì di entrare nel suo secondo governo come ministro della Pubblica istruzione, ma La Pira preferì declinareEttore Bernabei, Diari 1/1956-1960 - Tra giornalismo e impegno politico. A cura di Gianni La Bella. Rubettino 2022..
Attività da sindaco di Firenze
Il 6 luglio 1951 è eletto sindaco di Firenze. Si dimette dalla carica di deputato nel 1952 venendo sostituito dal compagno di partito Giuseppe Leoni. Tra i suoi primi atti volle, come gesto simbolico della sua linea politica, conferire al galeatese don Giulio Facibeni il titolo di Cittadino Benemerito di Firenze per la sua Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa.
Sarà sindaco per due mandati: 1951-1957 e 1961-1965. Tra le principali realizzazioni si ricordano la ricostruzione dei ponti Alle Grazie, Vespucci e Santa Trinita distrutti dalla guerra, la creazione del quartiere-satellite dell'Isolotto, l'impostazione del quartiere di Sorgane, la costruzione di moltissime case popolari, la riedificazione del teatro comunale, la realizzazione della centrale del latte, la ripavimentazione del centro storico. Firenze venne dotata di un numero di scuole tale da ritardare di almeno vent'anni la crisi dell'edilizia scolastica in città..
Di fronte al grave problema degli sfrattati, respinta la sua richiesta di graduare gli sfratti da parte dei proprietari, La Pira chiese ad essi di affittare al Comune un certo numero di abitazioni non utilizzate. In mancanza di una disponibilità in tal senso, ordinò la requisizione degli immobili stessi, basandosi su una legge del 1865 che dà la facoltà al Sindaco di requisire alloggi in presenza di gravi motivi sanitari o di ordine pubblico. Davanti al Consiglio comunale tenne un accorato discorso in difesa del suo operato:
Si batte per evitare il fallimento e la chiusura della Fonderia delle Cure. Interviene attivamente e con successo presso Enrico Mattei a difesa dei posti di lavoro delle officine Pignone, la cui crisi aveva colpito duramente la regione Toscana minacciando di coinvolgere tremila operai, che mise a servizio delle esigenze meccaniche del gruppo ENI con il nome di Nuovo Pignone. Nel 1972 i lavoratori delle officine Pignone, ispirandosi ai principi di umanità e cristianità di Giorgio La Pira,. fondano il G.I.D.S.(Gruppo Internazionale Donatori di Sangue). In seguito si adopera per le Officine Galileo e Le Cure.
Per il suo intervento, fu accusato di statalismo e di "comunismo bianco". Tra gli altri critici a difesa della libera iniziativa don Luigi Sturzo che lo ammoniva del rischio di finire in un "marxismo spurio" se non si atteneva ai principi del non-statalismo e dell'interclassismo. La Pira rispose così:
La Pira volle accanto a sé, come assessore alle Belle Arti e alla Pubblica Istruzione, Piero Bargellini (più tardi anche sindaco di Firenze al posto dello stesso La Pira, verrà ricordato come il sindaco dell'alluvione che colpì la città nel 1966) sotto la cui guida furono restaurati palazzi, monumenti e tabernacoli, fu riscattato il Forte Belvedere, rinnovate le mense scolastiche, furono potenziati il Maggio Musicale Fiorentino e la Mostra dell'Artigianato, nacque la Mostra dell'Antiquariato.
A iniziare dal 1947 La Pira ispirò la nascita di un movimento cattolico giovanile fiorentino denominato "Obiettivo Giovani di San Procolo", dal luogo ove egli si riuniva in preghiera coi volontari. Suo discepolo e braccio destro per tale iniziativa fu il giovane sacerdote fiorentino Danilo Cubattoli, il quale, insieme a Ghita Vogel, Ulisse e Marigù Pelleri e Fioretta Mazzei, dette vita sotto l'egida di La Pira a una vera e propria associazione che si concentrò sull'assistenza e l'avviamento professionale di giovani provenienti dalle più umili classi cittadine. Nei successivi decenni il sodalizio ha stimolato istituzioni e privati a prevenire e superare situazioni di disadattamento e di emarginazione di molti giovani in difficoltà. Questa creatura originata dalla passione cristiana di Giorgio La Pira e di Danilo Cubattoli poté fregiare Firenze dell'apertura della prima casa famiglia italiana nei primi anni cinquanta. Presidente della società San Vincenzo de' Paoli, di Firenze, ne animò le attività caritative e sociali.