Agiografia La vicenda di Urso è stata tramandata nel V secolo da sant'Eucherio di Lione, che perpetuò la memoria della legione tebana: secondo questa narrazione Urso e Vittore sarebbero stati i soli due soldati scampati all'eccidio della legione, avvenuto sotto l'imperatore Massimiano.

Nel "codex 569" della Biblioteca dell'Abbazia di San Gallo si narra che i due soldati si rifugiarono nell'antica Salodurum, odierna località svizzera di Soletta, ma il governatore Astaco li catturò e li fece torturare. Poterono riprendere la loro predicazione dopo essere stati miracolosamente liberati. Nuovamente arrestati sfuggirono al rogo, spento da una pioggia miracolosa. Decapitati infine e gettati nel fiume Aar, furono visti galleggiare tenendo le loro teste fra le mani. Furono allora recuperati dai compagni di fede e sepolti in un luogo segreto. Le reliquie di Vittore furono traslate a Ginevra, Soletta continuò invece a custodire i resti di sant'Urso in una chiesa a lui dedicata.

Culto thumb|left|Fontana con la statua di Sant'Urso. Soletta (Svizzera). La Chiesa cattolica lo ricorda il giorno 30 settembre insieme a san Vittore: dal Martirologio Romano: "A Soletta nell'odierna Svizzera, santi Urso e Vittore, martiri, che si dice appartenessero alla Legione Tebea".

In quanto membri della legione tebana, i due santi sono venerati anche dalla Chiesa copta.

Note

Bibliografia Denis Van Bercham, The Martyrdom of the Theban Legion, Basilea 1956. David Woods, The Origin of the Legend of Maurice and the Theban Legion, in "Journal of Ecclesiastical History", XLV (1994), pp. 385-395.

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