BiografiaFonte:Benedetta Craveri, Madame de la Ferté-Imbault e il suo mondo, Adelphiana, 12 luglio 2002 Marie-Thérèse Geoffrin era nata nel 1715 dal matrimonio tra Pierre François Geoffrin, ricco borghese a cui era stata affidata la gestione e le conseguenti ricche rendite della "Manifacture royale des glaces" (Industria reale dei vetri) di Saint-Gobain, e Marie-Thérèse Rodet, orfana quindicenne di trentaquattro anni più giovane del marito. La vita di Marie-Thérèse fu tutta caratterizzata dalla ostilità nei confronti della madre dalla quale la separavano appena quattordici anni di differenza.
Secondo quanto racconta la figliaMadame de La Ferté-Imbault, Troisième voyage de ma raison, ce 20 janvier 1770, p. 3, in Mémoires intéressants de Mme la Mse d'Etampes de la Ferté-Imbault, Archives Nationales de France, Fonds d'Étampes, Valençay et Geoffrin a sconvolgere i rapporti con la madre era stata la «passione per i gens d'esprit (intellettuali)» che questa aveva sviluppato frequentando il salotto di madame de Tencin e quando aveva cominciato ad allestirne uno proprio. Alla morte di madame Tencin nel 1749 madame Geoffrin ne aveva accolto gli intellettuali nel proprio salotto che, come scrisse Sainte-Beuve, era «il più completo, meglio organizzato e meglio amministrato del tempo», e che sarebbe stato per un lungo periodo il centro della vita culturale francese.
I dissidi famigliari Il marito aveva inutilmente cercato di dissuadere la moglie da questa impresa che implicava la frequentazione anche di persone dalla incerta moralità, come quella della stessa Madame Tencin, ritenendo evidenti le «carenze morali di tutte quelle grandi menti, sul loro orgoglio, sull'assenza di amicizia fra loro»Madame de La Ferté-Imbault, Op.cit.
I continui litigi sull'argomento avevano turbato la giovane Marie-Thérèse che «avendo esattamente il [...] carattere» del padre e sentendo «una istintiva avversione» per quello della madreMadame de La Ferté-Imbault, Op.cit. p. 4 imputava all'ambizione e alla vanagloria di questa la fine della pace familiare e le umiliazioni del padre.
Di fronte alle resistenze della figlia madame Geoffrin reagì con durezza con continue reprimende e punizioni convinta com'era di essere nel giusto con i suoi metodi pedagogici che del resto applicava anche nei confronti del giovane Stanislao II Augusto Poniatowski, futuro re di Polonia, che visse sotto la sua protezione nei mesi che aveva passato in Francia nel 1753. Scrisse in seguito Poniatowski: «La sua estrema vivacità conferisce un'energia particolare alla sua approvazione e alla sua disapprovazione»: «la sua natura era così impetuosa» che quando «si irritava ...perdeva completamente il controllo di quello che diceva» non trattenendosi neppure quando il giovane era ormai divenuto re di Polonia. («Mamma, sono re, non sgridatemi!»)Mémoires du roi Stanislas-Auguste Poniatowski, imp. de l'Académie impériale des sciences, Saint-Pétersbourg, 1914-1924, tomo I, pp. 85 e 568. La stessa sicurezza incrollabile nelle proprie convinzioni la spingeva a sentirsi responsabile dei comportamenti altrui per cui «indottrinava volentieri gli amici che amavano i suoi consigli. Ma si arrabbiava terribilmente con coloro che non li seguivano»Op. cit., p. 95.
L'insofferenza tra madre e figlia Col passare degli anni questa reciproca insofferenza era destinata ad aumentare. Scrive Poniatowski nelle sue memorie: «Madame Geoffrin mi ha detto tante volte: "mia figlia ha un buon carattere, ma non ci acconciamo l'una all'altra più di quanto si acconcino una capra e una carpa" ... Così confesso che sebbene le amassi molto entrambe, ero molto contento di non vederle assieme; perché tra una Madame Geoffrin di buon umore e una irritata intercorreva la stessa differenza che vi è tra un bel cielo nel più bel clima del mondo e una burrasca nelle regioni meno temperate»Stanislao Augusto Poniatowski, Op. cit., p. 87.
I termini usati da Madame Geoffrin per descrivere la figlia non erano certo lusinghieri e rivelavano un astio che continuava nel tempo quando ella si lamentava ad esempio con Julie de Lespinasse e con d’Alembert di identificarsi con «una gallina che aveva covato un uovo d'anatra»8ème Lettre. L'histoire de Mlle de Lespinasse, 1 avril 1777. Ed anche:«Madame Geoffrin eut une fille, qui devint la marquise de La Ferté-Imbault, femme excellente, dit-on, mais qui n'avait pas la modération de sens et la parfaite mesure de sa mère, et de qui celle-ci disait en la montrant: "Quand je la considère, je suis comme une poule qui a couvé un oeuf de cane."» (in Sainte-Beuve, «Madame Geoffrin» [lundi, 22 juillet 1850], in Quelques portraits féminins. Extraits des oeuvres de C.-A. Ste-Beuve, Paris, Editions Jules Tallandier, 1927, p.159) «Madame Geoffrin ebbe una figlia che divenne marchesa de La Ferté-Imbault, donna eccellente, si dice, ma che non aveva la moderazione e il senso della misura di sua madre che ci diceva additandola "Quando io la considero, mi sento come una gallina che ha covato un uovo d'anatra"»
La liberazione dalla tutela materna L'occasione per liberarsi dalla soffocante tutela della madre e contrapporsi più efficacemente al suo autoritarismo fu per Marie-Thérèse diciottenne il matrimonio combinato con Philippe-Charles d'Étampes, marchese di La Ferté-Imbault così descritto il giorno del fidanzamento: «La presentazione si fece a casa della présidente Ferrant, che disse a Monsieur de La Ferté-Imbault di far mostra di tutti i suoi talenti e, di conseguenza, lui esordì recitandomi la dichiarazione che Orosmane fa a Zaïre. Tutti applaudirono e io mi sentii pervasa da un freddo glaciale»Marie-Thérèse de La Ferté-Imbault, Op. cit.
Quattro anni dopo la giovane moglie salutava con sarcasmo la morte per tubercolosi del marchese:«Era bello senza essere gradevole, era brillante ma mancava di solidità e di raziocinio, componeva versi a tutto spiano, scriveva tragedie, recitava, possedeva un reggimento, ma suo padre non gli dava di che mantenerlo, e dunque bisognava assolutamente che sposasse una ragazza ricca»Troisième voyage de ma raison..., op. cit., p. 35
Con la morte dei suoceri, personaggi avari, retrivi, arroganti, poco dopo appena quella del marito, Marie-Thérèse d'Étampes marchesa de La Ferté-Imbault, dopo aver ridato stima e onore alla famiglia dei d'Étampes risolvendo generosamente a sue spese le loro intricate questioni d'interesse, poteva ormai liberamente e fortemente contrapporsi, ormai entrata ed accolta nel mondo dell'alta nobiltà, alla borghese madame Geoffrin.
La carriera mondana di Madame de La Ferté-Imbault Le due donne si incontravano quotidianamente in una convivenza forzata nel palazzo di rue Saint-Honoré, di proprietà della famiglia, sino a quando, dopo la morte della figlia tredicenne, Madame de La Ferté-Imbault si trasferì al piano superiore del palazzo da dove cominciò a tessere la sua rete di amicizie con il gran mondo dell'aristocrazia di corte sino a diventare intima della contessa di Marsan, governante dei figli del re, che la farà partecipe del «partito devoto», molto vicino al Delfino.
Ormai vecchia descrisse così il suo cursus honorum: «Diventata libera e vedova ...mi sono consacrata al Grand Monde e a una vita di svago (che amo fino a un certo punto), e a corte come in città ho passato in rassegna tutta quella che viene chiamata la bonne compagnie.»Mon plan de vie pour ma vieillesse, à commencer dès à present que j'ai 60 ans... Fait à Paris ce 2 mai 1775
Nella sua carriera mondana Madame de La Ferté-Imbault non trascurò la sua formazione culturale che avvenne con la guida di tre tutori frequentatori illustri ed assidui del salotto della madre: Fontenelle, Montesquieu e l'abate di Saint-Pierre che ne curò la formazione morale.
La maschera della gaiezza
Per le donne del '700 mostrare di possedere una buona cultura non era però la chiave d'accesso giusta per essere accettati dal mondo maschile degli intellettuali: allora Marie-Thérèse indossò la veste dell'umorismo e della giocondità che rendeva piacevoli e leggere le conversazioni mondane nel suo salotto.Questo spiega il senso della piccola maschera nelle mani della marchesa de La Ferté-Imbault abbigliata con un domino così come appare nel ritratto di Jean-Marc Nattier.
Ben lo aveva capito il diplomatico tedesco Gleichen che scriveva nelle sue memorie:
In quest'ambito giocoso un rovesciamento della seriosità dei "philosophes" e dei salotti dei razionalisti illuministi fu nel 1775 la fondazione, originata da un'idea della marchesa, della beffarda associazione dell'Ordre des Lanturelus (o Lanturlus)«[L]a marquise de La Ferté-Imbault est surtout connue comme l'excentrique fille de Mme Geoffrin et ses liens avec la Cour, en particulier avec les coteries les plus conservatrices, sont souvent mis en valeur et opposés au salon de sa mère. [...] Malgré les travaux de Pierre de Ségur et de Constantin Photiadès, la société des Lanturelus, émanation du salon de la marquise de La Ferté-Imbault, reste mal connue, obscurcie par l'éclat des salons identifiés au mouvement encyclopédiste. Il est vrai que la société de la marquise de La Ferté-Imbault semble échapper à toutes les qualifications univoques. Fille de Mme Geoffrin, la marquise entretient avec sa mère, et avec les philosophes que celle-ci reçoit, des relations ombrageuses. Ennemie farouche des philosophes, elle est très vite liée avec Grimm, qui est un habitué de son salon et un pilier de la société des Lanturelus. Mais le principal paradoxe est celui de son salon, qui abrite à la fois une société badine et aristocratique, héritière du régiment de la calotte, et la seule authentique tentative de transformer un salon en cabinet philosophique.» (Antoine Lilti, Le monde des salons..., p.132, 309)