Lamoy (cinese tradizionale: ; Pe̍h-ōe-jī: Ē-mn̂g-ōe), noto anche come dialetto (di) Amoy, amoynese, Hokkien di Amoy, Amoy Hokkien, Xiamenhua, xiamenese e dialetto di Xiamen, è un dialetto della famiglia dei dialetti hokkien della lingua min nan, originario della provincia meridionale del Fujian (nella Cina sudorientale), nell'area incentrata intorno alla città di Xiamen. È estremamente simile al taiwanese: di fatto, la relazione tra i due idiomi è simile a quella tra l'inglese britannico e l'inglese americano. L'amoy è ampiamente considerato il dialetto di prestigio all'interno dell'hokkien e del min nan in generale (compreso il taiwanese). Per tale ragione, l'amoy è spesso chiamato semplicemente hokkien o min nan.
L'amoy e il taiwanese parlati sono entrambi miscugli delle parlate di Zhangzhou e Quanzhou. Come tali, essi sono molto strettamenti allineati dal punto di vista fonologico. Tuttavia, ci sono sottili differenze tra i due, in conseguenza della separazione fisica e di altri fattori storici. Le differenze lessicali sono lievemente più pronunciate. Generalmente parlando i dialetti hokkien di Amoy, Quanzhou, Zhangzhou, Taiwan e dell'Asia sudorientale sono mutuamente intelligibili.
Storia Nel 1842, in conseguenza della firma del Trattato di Nanchino, Xiamen (Amoy) fu scelta come porto commerciale. Xiamen e l'isola di Gulangyu si svilupparono rapidamente, il che produsse come risultato un grande afflusso di popolazione dalle aree limitrofe come il Quanzhou e lo Zhangzhou. Il miscuglio di questi vari accenti ha formato nel tempo la base per l'amoy. Nel corso degli ultimi secoli, un gran numero di discendenti di quelle aree sono migrati a Taiwan. Alla fine, l'amoy divenne noto popolarmente come taiwanese tra i residenti locali. Come già accennato, proprio come l'inglese britannico e l'inglese americano, ci sono sottili differenze lessicali e fonologiche fra il taiwanese e l'amoy, che tuttavia non pongono generalmente barriere alla comunicazione. I parlanti amoy si sono diffusi anche nel resto dell'Asia sudorientale, dove la lingua è divenuta nota genericamente come hokkien.
Caratteristiche speciali L'amoy parlato preserva molti dei suoni e delle parole del cinese medio. Tuttavia, il vocabolario dell'amoy fu influenzato nei suoi stadi iniziali anche dalle lingue dei popoli Minyue. L'amoy parlato è conosciuto per il suo uso estensivo della nasalizzazione.
Diversamente dal mandarino, l'amoy distingue tra consonanti iniziali non aspirate sonore e sorde (il mandarino non ha sonorizzazione delle consonanti). Diversamente dall'inglese, esso differenzia tra consonanti iniziali sorde non aspirate e aspirate (come fa anche il mandarino). In termini meno tecnici, i parlanti nativi hanno poca difficoltà a sentire la differenza tra le seguenti sillabe:
Non aspirate AspirateBilabiali Pausabo 母po 保pʰo 抱Velari Pausago 俄ko 果kʰo 科 SonoreSorde
Accenti
Un confronto fra l'amoy e altri dialetti min nan si può trovare nella pagina indicata sopra.
Introduzione generica ai toni L'amoy è simile agli altri dialetti min nan in quanto fa uso di cinque toni, benché soltanto due nelle sillabe marcate. I toni sono numerati tradizionalmente da 1 a 8, con 4 e 8 che sono i toni marcati, ma quelli numerati 2 e 6 sono identici nelle maggior parte delle regioni. Numero del tono Nome del tono Lettera del tono1 Yin piano 2Yin ascendente 3 Yin calante 4 Yin entrante 5 Yang piano 6=2 Yang ascendente 7 Yang calante 8 Yang entrante
Sandhi tonale L'amoy ha regole del sandhi tonale (cambiamento dei toni) assai estese: in un enunciato, solamente l'ultima sillaba pronunciata non è interessata dalle regole. Che cosa sia un enunciato, nel contesto di questa lingua, è un tema ricorrente della ricerca linguistica. Ai fini di questo articolo, un enunciato può essere considerato una parola, una locuzione o una breve frase.In termini più precisi, in linguistica per enunciato s'intende una «sequenza di parole che forma un segmento reale di discorso (orale o scritto), prodotto in una determinata situazione di comunicazione e sufficiente a dare l'informazione richiesta; può essere molto lungo o costituito anche di una sola parola e talora sintatticamente incompleto». Si veda Il diagramma illustra le regole che governano la pronuncia di un tono su ognuna delle sillabe interessate (cioè, su tutte tranne l'ultima in un enunciato):
Letture letterarie e colloquiali Come altre varietà del min nan, l'amoy ha regole complesse per le letture letterarie e colloquiali dei caratteri cinesi. Per esempio, il carattere per grosso, 大, ha una lettura vernacolare di tōa (), ma una lettura letteraria di tāi (). A causa della natura approssimativa delle regole che stabiliscono quando usare una data pronuncia, un discente della lingua deve spesso semplicemente memorizzare la lettura appropriata per una parola caso per caso. Per singole parole sillabiche, è più comune usare la pronuncia vernacolare. Questa situazione è comparabile alle letture on e kun del giapponese.
Si pensa generalmente che le letture vernacolari abbiano una data anteriore a quelle letterarie; le letture letterarie sembrano essersi evolute rispetto al cinese medio. Il seguente diagramma mostra alcune delle variazioni di suono viste più comunemente:
ColloquialiLetterarieEsempio[p-], [pʰ-][h-]分punhundivisione[ts-], [tsʰ-], [tɕ-], [tɕʰ-][s-], [ɕ-]成chiâⁿsêngdiventare[k-], [kʰ-][tɕ-], [tɕʰ-]指kíchídito[-ã], [-uã][-an]看khòaⁿkhànvedere[-ʔ][-t]食chia̍hsi̍tmangiare[-i][-e]世sìsèmondo[-e][-a]家kekafamiglia[-ia][-i]企khiākhìstare in piedi
Pronuncia Insieme alla scrittura moderna, vengono messi degli accenni dalle convenzioni di alcuni autori di dizionari ottocenteschi di dialetti Minnan, utili da consultare in ricerche filologiche. In particolare, il grosso deriva dalla romanizzazione molto complessa di uno dei primissimi dizionari di Minnan, cioè un dizionario di Hokkien scritto e pubblicato da Walter Henry Medhurst nel 1832. La romanizzazione si standardizza dal 1934 in poi. Il primissimo è l'"Arte de la Lengua Chio Chiu" (漳州?) di Melchior de Mançano (1580-1630?), un missionario dominicano. Scritta nel 1620-1621, rappresenta forse una varietà di Hokkien originaria di Fujian e parlata dai cinesi che vivevano fuori da Manila, nelle Filippine. La sua romanizzazione assomiglia a quella più tarda di Francisco Varo, l'autore dell'"Arte de la Lengua Mandarina".
Nella colonna accanto, viene messo anche il Tâi-lô. Da un paragone, risulta che il Tâi-lô sia più aderente alla pronuncia rispetto al POJ. A questo si aggiunge il pregio che non utilizza diacritici non tonali e apici, a differenza del POJ. Oggi, il POJ e il Tâi-lô sono entrambi largamente usati e grossomodo sono testa-a-testa nell'utilizzo. Quanto al resto, il Tai-lo e il POJ sono largamente identici, ragion per cui si indicano solo le differenze in Tâi-lô (in scrittura corrente al computer, si può semplificare in "Tai-lo": i diacritici indicano soltanto l'intonazione della vocale). +Lettera/digrafo POJDifferenze Tâi-lôTrascriz.