Anna Perenna era un'antica dea romana che presiedeva al corso dell'anno o, più propriamente, al perpetuo rinnovarsi dell'anno.
Caratteristiche, forme e attributi Personificazione femminile dell'anno e del suo perpetuo ritorno, come si ricava dal fatto che era anche chiamata Anna ac Peranna e che presso i romani vigeva l'augurio di: annare perannareque commode (passare un buon anno dall'inizio alla fine)Ambrogio Teodosio Macrobio, Saturnalia I,12,6, veniva festeggiata all'inizio dell'anno, che per il calendario romano cadeva a marzo.
Per alcune interpretazioni, rappresentava anche la divinità dell'abbondanza e del nutrimento e a testimonianza di questo fatto vale la radice sanscrita "ann" ("cibo"), che ha un corrispettivo romano in "annona" ("approvvigionamenti", "derrate alimentari"), e che si ritrova anche nel nome della divinità indiana Annapurna, dea del cibo e del nutrimento.
Per un'altra interpretazione coincide con amnis perennis, divinità delle acque, mentre altri la ritengono una dea della terra, ed altri ancora la identificano con un simbolo della natura, e infatti la sua festa coincideva con l'inizio della primavera.
Tradizione e leggenda La tradizione più comune, in particolare Ovidio nei FastiOvidio, Fasti III,523 la identifica con Anna, sorella di Didone, che dopo la tragica morte di questa, andò in esilio e si rifugiò a Malta, presso il re Batto, per sfuggire al fratello Pigmalione che la voleva rapire. Nuovamente costretta a prendere il mare, naufragò sulle coste del Lazio dove, amorevolmente ospitata da Enea, suscitò la gelosia della moglie Lavinia. Didone, apparsale in sogno la esortò ad abbandonare la casa ospitale, e da allora si crede che il dio del fiume, il cornigero Numico l'abbia rapita con le sue onde impetuose e l'abbia nascosta nei suoi antri, per tramutarla in ninfa e farla diventare sua sposa.
La decisione della divinità, prettamente laziale, di porsi al fianco dei cartaginesi nei Punica di Silio Italico appare quindi giustificata da questa identificazione con la sorella di Didone.
Secondo un'altra versione, Anna Perenna era una vecchina di animo buono che aiutò i plebei romani durante i tumulti del 494 a.C., rifocillandoli con focaccine preparate con la massima cura da lei. I romani, per riconoscenza, la omaggiarono edificandole una statua.
Celebrazione
La sua festa, comunque, era il 15 marzo e la sua celebrazione prevedeva lunghi banchetti all'interno di un bosco sacro alla dea. Queste feste erano un'occasione per il popolo di dare sfogo a grandi manifestazioni di allegria e di intrattenimento, come balli, canti osceni e soprattutto ubriacature.
Il bosco è stato identificato nell'attuale quartiere di Roma, Parioli, dove sono stati rinvenuti una fonte votiva dedicata alla Dea e numerosi oggetti attestanti pratiche magiche svolte presso il sito, risalente al IV secolo a.C..Tra i vari oggetti nel periodo tardo antico, spiccano delle defixiones ("maledizioni") incise su lastre di piombo e figure antropomorfe in cera e altri materiali organici, inserite a testa in giù in contenitori di piombo.Maria Simonetti,
Opere ispirate a Anna Perenna Enea nel Lazio, tragicomedia di Carlo Goldoni (1760) Anna Perenna, raccolta di novelle di Antonio Beltramelli (1904)
Voci correlate Fonte di Anna Perenna
Note
Bibliografia Metastasio, Didone abbandonata Altri progetti
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