Fu deputato all'Assemblea Costituente, deputato alla Camera nella I legislatura e più volte ministro.
Biografia Nacque in un'umile famiglia siciliana. Frequentò le scuole tecniche e, trasferitosi a Catania, conseguì il diploma di ragioniere. Era il fratello minore di Orso Mario Corbino, il fisico direttore del Regio Istituto Superiore di Fisica dell'Università di Roma, maestro dei Ragazzi di via Panisperna e futuro ministro dell'Economia Nazionale. Nel 1910 fu iniziato in Massoneria nella loggia "Xifonia" di AugustaV. Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Mimesis-Erasmo, Milano-Roma, 2005, p.81.. Diversamente dal fratello, però, Epicarmo Corbino fu sempre un convinto antifascista ed ebbe uno spirito liberale.
Tra il 1911 ed il 1923 prestò servizio quale ufficiale del Corpo delle Capitanerie di Porto prendendo parte alla prima guerra mondiale, e congedandosi con il grado di capitano dopo aver scritto vari testi sulla marina mercantile e il commercio internazionale, per dedicarsi alla carriera universitaria..
Dal gennaio 1923 lasciò il Corpo e perché divenuto professore di politica commerciale e legislazione doganale presso l'Istituto superiore di scienze economiche di Napoli. Fu anche importante collaboratore del Giornale degli economisti e Annali di economia, e divenne amico di Benedetto Croce e Giustino Fortunato. Nonostante che il fratello Orso avesse fatto parte del governo Mussolini, si mantenne estraneo al regime fascista ed anzi firmò nel 1925 il manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Croce. In quel decennio produsse gli Annali dell'economia italiana. Concepì la convinzione che la politica economica non fosse un capitolo dell'economia politica, bensì un ramo della politica avente per oggetto lo studio dei fenomeni economici. Nel 1937 fu inizialmente sospeso dall'insegnamento e poi reintegrato. Il volume La battaglia dello Jutland vista da un economista, pubblicato nel 1933, lo pose tra i maggiori critici navali.
Dopo l'8 settembre 1943 si iscrisse al Partito Liberale Italiano. Dopo la liberazione di Napoli il prefetto lo nomino presidente della locale Camera di commercio. Nel novembre dello stesso anno partecipò al primo governo Badoglio, insediatosi a Brindisi, prima come sottosegretario all'Industria (di fatto guidò il ministero essendosi il ministro Leopoldo Piccardi arruolato nell'esercito cobelligerante) e Alto Commissario all'Alimentazione e dal febbraio 1944, a Salerno, in qualità di ministro all'Industria e Commercio. Non riconfermato nell'aprile del 1944 nel secondo gabinetto Badoglio. Per questo motivo nell'autunno dello stesso anno tornò all'insegnamento accademico . Nell'autunno del 1945 fu chiamato a far parte della Consulta Nazionale su designazione della Confindustria.
Fu poi ministro del tesoro nel primo gabinetto guidato da Alcide De Gasperi dal 10 dicembre 1945. Fu eletto nel giugno del 1946 deputato all'Assemblea Costituente con il partito Liberale e dal 1947 aderì al gruppo (fu autore, fra l'altro, dell'emendamento al III comma dell'art. 33 della Costituzione che recita: «Enti privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione senza oneri per lo Stato»).Tornò ministro con il secondo governo De Gasperi e fu in carica dal 14 luglio 1946. «Se Corbino non ci fosse bisognerebbe inventarlo», disse Alcide De Gasperi. “perseguì una politica economica fondata sulla parsimonia e sulla corretta amministrazione” e si oppose in maniera intransigente al cambio della moneta (proposto dal comunista Mauro Scoccimarro, ministro delle Finanze). Tale provvedimento servì a fermare l'inflazione (con l'aiuto decisivo del governatore della Banca d'Italia Luigi Einaudi); d'altro canto ciò fu però un provvedimento impopolare, e la sinistra lo impiccò in effigie in manifestazioni di piazza. Pur di non cambiare le proprie convinzioni, Corbino, che “mai avrebbe barato al gioco per restare in sella”Antonio Maria Fusco, Il Mattino, 26 aprile 1984, si dimise il 13 settembre 1946 dall'incarico governativo. Il 18 settembre successivo fu nominato ministro al suo posto Giovanni Battista BertoneTogliatti, che di Corbino era personale estimatore, anche se irriducibile avversario politico, fu visto in più di un'occasione avvicinarsi di qualche banco per meglio udire le parole di quei discorsi sempre così brillanti, scoppiettanti e dotti”Mario La Rosa, Il Tempo, 26 aprile 1984.
Il 10 maggio 1948 fu eletto deputato anche nella Prima legislatura repubblicana con il PLI. Dal 1949 fu presidente della Commissione interparlamentare per le tariffe doganali. Nel gruppo parlamentare del PLI restò fino al 3 luglio 1951; da quella data al 24 giugno 1953 fece parte del Gruppo misto al Parlamento. Successivamente formò un nuovo partito, l'Alleanza Democratica Nazionale (ADN), movimento nato per contrastare la cosiddetta legge truffa, proposta dal governo nel 1953, che istituiva un premio di maggioranza per i partiti, singoli o apparentati tra loro, che avessero ottenuto la maggioranza assoluta dei consensi popolari, alla quale aveva tentato di opporsi anche in aula, proponendo una soluzione di mediazione denominata "ponte Corbino". In questo modo si tolsero voti ai gruppi di centro (così come fece il gruppo di Ferruccio Parri e Piero Calamandrei), e la legge non ottenne, anche se per poco, l'effetto desiderato.
L'ADN, scioltasi nel 1954, raccolse pochi voti, seppur decisivi, e Corbino non riuscì così a tornare alla Camera. Per questo fu ribattezzato da Sandro Pertini il “Pietro Micca” della politicaErmanno Corsi, La Repubblica, 26 aprile 1984. Si ritirò quindi dalla vita politica, denunciando in un articolo su La Stampa che la partitocrazia aveva "ucciso la politica".
Nel 1958 si ricandidò al Senato, questa volta come indipendente, nelle liste della Democrazia Cristiana, ma non fu eletto. Dal 1959 al 1965 il governo lo nominò presidente del Banco di Napoli, di cui diresse anche la rivista Rassegna economica. Dal 1961 collaborò con il Corriere della Sera. In seguito, fino al 1983, Corbino diresse la Banca Provinciale di Napoli.
Morì a Napoli, in età avanzata, il 25 aprile 1984.
Opere L'emigrazione in Augusta (1914) Economia dei trasporti marittimi (1926) Annali dell'economia italiana dal 1861 al 1914 (1928-1938) La battaglia dello Jutland vista da un economista (1933) Corso di politica economica e finanziaria (1942) Racconto di una vita (1972) E.E.E. - Energia, Ecologia, Economia (1974) Cronache economiche politiche (1980)
I suoi discorsi parlamentari sono raccolti nel volume Scritti e discorsi di un liberista e nel saggio Limiti e scelte nella ricostruzione economica. Collaborò inoltre a molti quotidiani e riviste.
Onorificenze
Note
Bibliografia
E.V. Corbino, Racconto di una vita, ESI-Edizioni scientifiche italiane, Napoli, 1972 (autobiografia). AA. VV., «Epicarmo Corbino», la voce in Biografie e bibliografie degli Accademici Lincei, Roma, Acc. dei Lincei, 1976, pp. 861–862. A. M. Fusco, "Intorno al liberalismo di Epicarmo Corbino", Studi economici, 2011, n. 3, pp. 137–148. G. Silvestrini, "Epicarmo Corbino", Augusta, uomini e cose a cura di Giorgio Càsole, Augusta, 1974, pp. 239-251
Altri progetti
Collegamenti esterni
Corbino, Epicarmo, su sie-asee.it, Archivio Storico delle Economiste e degli Economisti.
Onoranze alla memoria di Giovanni Cuomo in EleA - Archivio aperto dell’Università degli Studi di Salerno
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