Ravenna bizantina si riferisce a quella fase nella storia della città in cui Ravenna fece parte dell'impero bizantino come capitale dell'Esarcato d'Italia, territorio bizantino d'oltremare. Questa fase storica ebbe inizio nel 540, quando Ravenna fu conquistata da Belisario, e giunse al termine nel 751, quando la città fu presa da re Astolfo, rimanendo per cinque anni sotto il dominio longobardo.
Età giustinianea: Conquista (540-568) Assedio di Ravenna (539-540)
Giustiniano I, Imperatore romano d'Oriente, intenzionato a recuperare i territori occidentali dell'Impero finiti da più di mezzo secolo in mano ai barbari, decise di ristabilire il dominio imperiale in Italia, estinto nel 476 con la deposizione dell'ultimo imperatore d'Occidente Romolo Augusto. Nel 535 aggredì, dunque, il regno degli Ostrogoti, che si estendeva su Italia, Provenza, Norico, Dalmazia e Pannonia, affidando la riconquista al generale Belisario, che venne nominato strategos autokrator (generalissimo). Belisario nel giro di un quinquennio conquistò la Sicilia e l'Italia centro-meridionale, compresa Roma. Alla fine del 539, Belisario, sottomessa l'Italia a sud del Po, poté porre assedio alla città di Ravenna, dove si era rifugiato Vitige. L'assedio si rivelò però difficile per la resistenza delle mura. Nel corso dell'assedio della città, inoltre, un'ambasceria franca si recò a Ravenna per proporre ai Goti un'alleanza in funzione anti-bizantina in cambio di alcune cessioni di territori ai Franchi; Belisario reagì inviando un'ambasceria presso Vitige avvertendoli di diffidare dai Franchi, un popolo la cui fedeltà era alquanto dubbia, come avevano dimostrato del resto i saccheggi dell'anno precedente ai danni degli stessi Goti. Vitige e i Goti ritennero più opportuno entrare in trattative con l'Imperatore piuttosto con i Franchi, i cui ambasciatori furono congedati tornando a mani vuote. Furono avviate trattative con Belisario che tuttavia continuò a bloccare l'introduzione delle provviste in Ravenna e, per mezzo di traditori, provocò anche l'incendio del magazzino pubblico di grano della città.Procopio, De bello gothico, II, 28. Nel frattempo, però, arrivarono all'accampamento due senatori inviati come ambasciatori da Giustiniano che informarono Belisario che l'imperatore avrebbe concesso la pace ai Goti alle seguenti condizioni:
Ma Belisario, intenzionato a sottomettere tutta l'Italia, annientando totalmente il regno ostrogoto, e a condurre prigioniero Vitige a Costantinopoli, andò su tutte le furie e rifiutò di negoziare a quelle condizioni.Procopio, La Guerra Gotica, II, 29.
Nel frattempo i Goti, oppressi dalla fame e scontenti del loro re Vitige, offrirono a Belisario di diventare Imperatore romano d'Occidente in cambio della sottomissione; Belisario finse di accettare l'offerta, non perché volesse usurpare il trono a danni di Giustiniano, ma per ottenere con l'astuzia la resa di Ravenna. I messi goti accettarono quindi la resa a condizione che Belisario non avrebbe per niente molestato i Goti e sarebbe diventato signore degli Italici e dei Goti. Dopo aver ottenuto il giuramento da Belisario, gli oratori lo esortarono ad entrare a Ravenna. L'esercito di Belisario entrò quindi a Ravenna, e all'entrata le mogli dei Goti sputarono in faccia ai mariti, tacciandoli di vigliaccheria. Belisario fece prigioniero Vitige, trattandolo tuttavia bene, e depredò il tesoro dei Goti, pur guardandosi bene dallo spogliare barbaro alcuno, e stando attento a far sì che l'intero esercito imitasse l'esempio suo. Dopo la caduta di Ravenna, molte guarnigioni gote spedirono ambasciatori a Belisario annunciando la loro resa; Belisario marciò allora per occupare Treviso e altre fortezze nella Venezia, ottenendo anche la resa di Cesena, l'unica città della Flaminia ancora in mani nemiche. Successivamente però alcuni generali sembra abbiano calunniato Belisario, accusandolo di volere usurpare la porpora, e Giustiniano, anche perché aveva bisogno di Belisario in Oriente contro i Persiani, lo richiamò a Costantinopoli.Procopio, La Guerra Gotica, II, 30. Belisario obbedì, contrariando i Goti, fino a quel momento convinti che il generale sarebbe diventato il loro sovrano, che si sentirono ingannati. I Goti ancora in armi nell'Italia transpadana allora elessero re Ildibado, continuando la resistenza armata contro i Bizantini. Belisario, ritornato a Costantinopoli, fu accolto freddamente da Giustiniano, che non volle conferirgli l'onore del trionfo.
Una delle prime opere pubbliche della Ravenna bizantina fu la costruzione di basiliche monumentali. Iniziata nel 532, l'edificazione della Basilica di San Vitale riprese e fu portata a compimento nel 547. Nel 549 terminarono i lavori di costruzione della Basilica di Sant'Apollinare in Classe.
Prosecuzione della guerra sotto Totila e Narsete (540-553)
Diventata bizantina, Ravenna divenne la sede del nuovo Prefetto del pretorio d'Italia Atanasio. È per la prima volta attestato in Italia all'inizio del 540, durante l'assedio di Ravenna, quando fu allontanato, insieme ad altri funzionari, da Belisario con un pretesto; in qualità di prefetto del pretorio, aveva anche l'incarico di rifornire gli eserciti. Poco tempo dopo la partenza di Belisario giunse a Ravenna anche un rapace esattore fiscale inviato da Giustiniano per aumentare la pressione fiscale nella penisola: Alessandro, detto Forficula ("forbicella") per la sua abilità nel rifilare i bordi delle monete d'oro. Giunto a Ravenna, si attirò le antipatie dei romani e dei soldati imperiali stessi con un avido fiscalismo e la riduzione del soldo.Procopio, De Bello Gothico, III,1.
I generali che sostituirono Belisario non diedero prova di elevate capacità. Neanche i prefetti del pretorio dimostrarono di essere all'altezza: dopo Atanasio fu inviato in Italia Massimino, che nulla fece contro la ripresa dei Goti, guidati dal nuovo re Totila.Procopio, III, 6-7. Giustiniano non poté che inviare di nuovo a Ravenna Belisario, cui affidò pieni poteri. Belisario rimase poco tempo a Ravenna: l'ex capitale dell'Impero d'Occidente si trovava troppo lontano dal teatro della guerra, che era il Sud della penisola. Dopo aver richiesto, nell'estate del 545, un robusto aumento di uomini e mezzi all'imperatore, verso la fine dello stesso anno Belisario lasciò definitivamente Ravenna:
Nel frattempo (dicembre 546) Roma cadde nelle mani di Totila, e, anche se Belisario riuscì a riconquistarla poco tempo dopo, non ottenne successi di rilievo e fu quindi richiamato, per sua stessa richiesta, verso la fine del 548.
Nel 552 fece tappa a Ravenna l'esercito di Narsete, che aveva appena ottenuto il comando delle operazioni in Italia. Il generale, alla guida di un esercito di uomini, giunse da Costantinopoli via terra, non avendo avuto abbastanza navi a disposizione per attraversare l'Adriatico.. Giunse a Ravenna il 9 giugno,Agnello, Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis, 62. e qui sostò per nove giorni, prima di riprendere la marcia verso Sud. La campagna di Narsete fu vittoriosa: sconfisse re Totila (che morì per le ferite riportate in battaglia) nella battaglia di Tagina, costrinse alla resa i Goti che ancora occupavano Roma e sconfisse il successore di Totila, Teia, e quanto rimaneva dell'esercito goto in Italia nella battaglia dei Monti Lattari (ottobre 552).
Narsete ritornò a Ravenna solo nella primavera del 554, dopo un'ulteriore campagna militare, questa volta contro una coalizione di Franchi e Alamanni che aveva invaso l'Italia Settentrionale con il pretesto di accorrere in soccorso delle ultime sacche di resistenza ostrogote. Fissò la sua residenza a Classe.Agazia, I, 19. La sua permanenza in città, però, non durò molto, dato che nello stesso anno i Franco-alamanni avevano invaso il meridione della penisola. La battaglia risolutiva si svolse presso il Volturno, in Campania: Narsete riportò la completa vittoria, ponendo fine alle operazioni militari della Guerra gotica..
Governo di Narsete (554-568)
Narsete rimase ancora in Italia con poteri straordinari e riorganizzò anche l'apparato difensivo, amministrativo e fiscale. A difesa della penisola furono stanziati quattro comandi militari, uno a Forum Iulii, uno a Trento, uno presso i laghi maggiore e di Como ed infine uno presso le Alpi Graie e Cozie.. L'Italia fu organizzata in Prefettura e suddivisa in due diocesi, a loro volta suddivise in province. Ravenna, sede del prefetto del pretorio d'Italia, continuò a far parte della provincia di Flaminia, retta da un governatore civile eletto dai notabili e vescovi locali, stando almeno alla Prammatica Sanzione; tuttavia sull'effettiva applicazione di tale principio sono emersi dubbi, dato che da tempo i governatori provinciali erano controllati dall'autorità centrale..
Dal 552 fino ad almeno al 554 fu prefetto del pretorio d'Italia a Ravenna Antioco, che, stando ad Agnello Ravennate (autore del Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis), restaurò, durante il suo mandato, la città di Forum Cornelii, probabilmente verso la fine del 552.Agnello, 79. Antioco ricevette durante il suo mandato, nel 554, un l'importante documento legislativo emanato da Giustiniano: la «Prammatica sanzione sulle richieste di papa Vigilio» (Pragmatica sanctio pro petitione Vigilii). Con essa Giustiniano, ritenendo l'Italia ormai pacificata (pur con sacche di resistenza al Nord, soprattutto nelle Venezie),. estese la legislazione dell'Impero all'intera penisola. Oltre che ad Antioco, il documento fu indirizzato anche al generalissimo Narsete.Giustiniano, Nov. App. VII, promulgata il 13 agosto 554 e indirizzata, oltre che a Narsete, ad «Anthioco v(iro) magnifico praef(ecto) per Italiam».
La guerra aveva inflitto all'Italia danni ingenti. I Goti avevano distrutto numerose città. Ravenna aveva avuto una sorte migliore. A differenza di altre zone della penisola, talmente devastate da essere irrecuperabili, era stata risparmiata quasi del tutto dalla guerra.. Il suo vescovo ricevette da Giustiniano la promozione ad arcivescovo, e Ravenna divenne la sede del governo bizantino nella penisola; la sua curia, che si occupava della riscossione delle tasse, sopravvisse fino al VII secolo, e vi sono evidenze di restauri: l'arcivescovo fece costruire dei bagni pubblici nel VI secolo e l'acquedotto fu restaurato nel VII secolo. I contatti commerciali con Costantinopoli, resi di nuovo stabili, giovarono inoltre alla città. Inoltre, gran parte dei beni confiscati alla Chiesa ariana furono trasferiti alla arcidiocesi ravennate..
Dopo il governo di Antioco, che ebbe termine in data tuttora ignota, l'immediato successore fu "Fl. Mariano Michelio Gabrielio Pietro Giovanni Narsete Aureliano Limenio Stefano Aureliano", di cui però nulla si sa.PLRE IIIb, p. 1495.
Monumenti del periodo giustinianeo
Ravenna era divisa in 30 regiones. Lungo i corsi d'acqua principali si affacciavano, oltre alle chiese e agli edifici pubblici, vari opifici, botteghe, scholae e mulini. L'idrografia urbana era assai complessa; la sua incessante evoluzione influenzò notevolmente gli interventi urbanistici dei Bizantini. Dopo l'interrimento della Fossa Augusta deciso da Onorio nel 402, in epoca bizantina le acque cittadine furono convogliate lungo un fiume che scorreva poche centinaia di metri più ad ovest: il Padenna (sul suo tracciato vi è oggi via Mazzini).P. Fabbri, Il Padenna. L'uomo e le acque nel Ravennate dalla antichità al Medioevo, Ravenna 1975. Le strade romane basolate che costeggiavano il Padenna (sui due lati) furono rilastricate.