Il regionalismo, in Italia, è il processo di decentramento che ha portato a concedere autonomia legislativa e amministrativa alle regioni italiane.

Il decentramento amministrativo in Italia è stato introdotto nel 1948 con la Costituzione Italiana, in cui viene esplicitamente citato all'articolo 5, come principio alternativo e opposto al principio dell'accentramento amministrativo. La sua realizzazione è avvenuta in maniera graduale e progressiva, in tema si ricordano la legge 16 maggio 1970, n. 281, la legge 22 luglio 1975, n. 382 e il d.lgs. 31 marzo 1998, n. 112.

Storia Dal risorgimento al ventennio fascista Le istanze regionaliste e del federalismo in Italia trovarono ampia espressione nel Risorgimento: Vincenzo Gioberti, Carlo Cattaneo e Giuseppe Ferrari furono i principali sostenitori dello Stato federale. Nel marzo 1860, in seguito ai plebisciti risorgimentali, il Regno di Sardegna si era notevolmente ingrandito fino a confinare col Veneto e con le Marche e ad inglobare la Toscana. Emerse così il problema di quale ordinamento amministrativo adottare; il presidente del Consiglio Camillo Benso, conte di Cavour incaricò il suo ministro dell'Interno, Luigi Carlo Farini, di avviare una riflessione sull'assetto del nuovo Stato. Farini ottenne dal parlamento l'istituzione, con legge del 24 giugno 1860, di una «Commissione temporanea di legislazione», presso il Consiglio di Stato (a Torino), appositamente incaricata.

Il 13 agosto – quando Giuseppe Garibaldi aveva già conquistato la Sicilia e si apprestava a risalire la Calabria diretto a Napoli – Luigi Carlo Farini aprì ufficialmente i lavori della Commissione delineando un piano di riassetto dei poteri territoriali. Farini partì dal presupposto che occorresse «rispettare le membranature naturali dell'Italia». In altre parole, occorreva prendere atto dello storico frazionamento della penisola in più stati e accettare i confini degli stati preunitari nel nuovo ordinamento: così, le antiche frontiere interne sarebbero divenute fattore di coesione. Il documento, detto Nota Farini (anche se fu redatto dal segretario della commissione, Gaspare Finali), elencava sei aggregati interprovinciali: Piemonte, Sardegna, Liguria, Lombardia, «Emilia» (nome che designava all'epoca il territorio da Piacenza a Cattolica) e Toscana. La Nota fu recepita il 31 agosto 1860 in un progetto di legge.

Gli eventi militari si susseguirono con tale rapidità da scavalcare in breve tempo il progetto della commissione: in settembre l'esercito sabaudo conquistò Marche ed Umbria (cui seguì il plebiscito d'annessione); nel Sud l'avanzata dei Mille di Garibaldi procedeva sicura, tanto che si prospettava un trionfo per il generale nizzardo. Farini si sentì improvvisamente al di fuori dei giochi e, deciso a non farsi sopraffare dagli eventi, il 28 settembre partì per Napoli al seguito di Vittorio Emanuele IIL'ex Regno delle Due Sicilie fu annesso il 21 ottobre.. I lavori della commissione proseguirono con il successore di Farini agli Interni, Marco Minghetti.

In breve tempo Minghetti elaborò il proprio progetto (nota orientativa del 28 novembre 1860) ribaltando la prospettiva di Farini: secondo il nuovo ministro la provincia era il vero perno delle tradizioni locali; l'istituzione delle regioni (di cui non venne fornito l'elenco) era contemplata solo in via transitoria, per «facilitare il trapasso dallo stato di divisione» alla formazione di un ordinamento politico coeso. Il «discentramento amministrativo» prefigurava l'istituzione di un ente intermedio tra Province e Stato, il «consorzio interprovinciale», le cui competenze comprendevano: lavori pubblici; scuole pubbliche superiori; bonifiche fondiarie; caccia e pesca. Per quanto riguarda gli organi direttivi, come la provincia aveva un consiglio ed era guidata da un organo monocratico (il prefetto), così il consorzio interprovinciale sarebbe stato guidato da un «Governatore» con poteri effettivi, concepito come "delegato del ministro dell'Interno".

L'anno seguente, all'inizio della VIII Legislatura del Regno di Sardegna, la commissione guidata da Minghetti consegnò il progetto in Consiglio dei Ministri, che approvò quattro decreti per la sua realizzazione. Il 13 marzo 1861 Minghetti presentò al Parlamento subalpino i decreti e contro di essi si formò un'ampia e trasversale maggioranza. Per evitare un repentino affossamento, il ministro ottenne di trasferire il dibattito in commissione, dove però il progetto fu bocciato il 22 giugno. Infine, il presidente del Consiglio Bettino Ricasoli il 9 ottobre di quell'anno abolì le Luogotenenze di Firenze, Napoli, Palermo, dichiarando la cessazione dell'autonomia della Toscana e dell'ex Regno delle Due Sicilie. Il regionalismo era definitivamente affossato. Fu preferito il modello napoleonico, che non prevedeva nessun organo sovraprovinciale.

Nel 1864, quando emerse la necessità di realizzare le prime statistiche nazionali sociali ed economiche, si dovette ovviare alla mancanza delle regioni. Il primo coordinatore della statistica nazionale, Pietro Maestri, superò il problema "ritagliando" delle circoscrizioni territoriali "secondo la loro coesione topografica". Il Maestri, cioè, non eseguì il suo lavoro basandosi su criteri storici, ma effettuò un puro e semplice raggruppamento di province. L'autore, inoltre, sostenne che la propria ripartizione aveva valore provvisorio, nell'attesa che i criteri di ripartizione fossero meglio definiti. Era nato il primo riparto statistico del territorio italiano. I 14 compartimenti di Pietro Maestri(fonte: L' Italia economica nel 1868) Le 15 regioni di Alfeo Pozzi(fonte: L'Italia nelle sue presenti condizioni fisiche,politiche, economiche, e monumentali descrittaalle scuole ed alle famiglie, 1870) Piemonte Regione piemontese o dell'Alto Po Lombardia Regione lombarda o della media traspadana —Nel 1864 il Veneto era parte dell'Austria.Regione veneta o della traspadana orientale Emilia Regione dell'Emilia o della media cispadana Regione romagnola o della cispadana orientale Liguria Regione ligureToscanaRegione toscanaUmbriaRegione tiberina, o umbro-romana—Il Lazio non è inserito, poiché costituiva lo Stato Pontificio.MarcheRegione delle Marche o della Riviera adriaticaAbruzzi e MoliseRegione abruzzese, o dell'Appennino centraleCampaniaRegione campana o della pianura tirrenicaPuglieRegione pugliese o della pianura adriaticaBasilicataRegione calabrese o dell'Appennino bimareCalabrieSiciliaRegione siculaSardegnaRegione sardaDifferenze rispetto al Maestri: a) l'Umbria è unita al Lazio, b) la Romagna è separata dall’Emilia, c) appare il Veneto, d) la Basilicata è unita alla Calabria.

Nel 1870 Alfeo Pozzi pubblicò il manuale L'Italia nelle sue presenti condizioni fisiche, politiche, economiche, monumentali, un libro per le scuole. Le 14 "Circoscrizioni di decentramento statistico-amministrative" elaborate dal Maestri divennero, dopo l'aggiunta del Veneto e del Lazio nel 1870Il 20 settembre si era compiuto il processo di unificazione italiana con la presa di Roma., 16 "Regioni". Il lavoro di Maestri, che fino ad allora era stato diffuso solamente tra gli specialisti, divenne noto al grande pubblico: però Maestri non era citato nel libro, quindi i lettori attribuirono a Pozzi anche l'ideazione delle 16 regioni. Il suo manuale incontrò un'enorme fortuna in tutte le scuole del Regno di ogni ordine e grado. In virtù del consenso che circondò l'opera del Pozzi, questa denominazione ebbe un riconoscimento ufficiale nel 1913: nellAnnuario Statistico Italiano 1912L'«Annuario di Statistica Italiano» faceva capo al Ministero di agricoltura, industria e commercio. (Roma, 1913) i 16 compartimenti di Pozzi vennero definiti per la prima volta "Regioni". È tuttavia da notare come rispetto all'opera di Pozzi avessero prevalso la scissione tra Lazio e Umbria e tra Basilicata e Calabria e viceversa l'unione di Emilia e Romagna, tutte proposte dal Maestri.

Per un cinquantennio i confini del Regno e delle sue 16 regioni rimasero pressoché invariati, finché in seguito alla vittoria nella prima guerra mondiale furono unite all'Italia anche la Venezia Tridentina (l'odierno Trentino-Alto Adige) e la Venezia Giulia.

Con il regio decreto del 13 dicembre 1923 il governo fissò le circoscrizioni elettorali in previsione delle elezioni politiche del 1924. Le regioni individuate furono 16, poi ridotte a 15: difatti non fu attuata la prevista circoscrizione del Sannio e prevalse la tradizionale divisione in Campania e Abruzzi-Molise.

Circoscrizioni elettorali italiane del 1924 Piemonte Liguria LombardiaVenetoComprendente la Venezia Tridentina.Venezia GiuliaComprendente la provincia di Udine o del Friuli.EmiliaComprendente la Romagna.ToscanaMarcheLazio e UmbriaAbruzziComposta dalle province di Aquila, Chieti e Teramo.SannioComposta dalle province di Avellino, Benevento e Campobasso; non attuata.CampaniaComposta dalle province di Napoli, Caserta e Salerno.PuglieCalabria e BasilicataSiciliaSardegna

Nel 1925 la successiva legge elettorale (15 febbraio 1925, n. 122) abolì la suddivisione del territorio nazionale in circoscrizioni. Il regime fascista arrivò a sopprimere addirittura le autonomie locali, facendo dipendere i comuni e le province direttamente dall'esecutivo centrale.

Il secondo dopoguerra e la Repubblica

Durante la seconda guerra mondiale riemerse in Sicilia un "regionalismo mediterraneo", basato sul "Progetto Massinissa", dell'intellettuale Enrico Di Natale. Il movimento separatista tenne agitata la vita dell'isola per diversi anni. Le rivendicazioni del movimento si spensero anche per l'istituzione della Regione Siciliana, la prima regione italiana (Regio Decreto 15 maggio 1946, che concedeva all'isola una speciale autonomia).

Il 2 giugno 1946 si tenne il referendum sulla forma dello Stato, vinto dalla Repubblica. Successivamente iniziarono i lavori dell'Assemblea Costituente, che si protrassero fino al 22 dicembre 1947La nuova Costituzione fu poi promulgata il 27 dicembre..

L'Assemblea nominò al suo interno una Commissione per la Costituzione, composta di 75 membri, incaricati di stendere il progetto generale della carta fondamentale. La Commissione si suddivise a sua volta in tre sottocommissioni. Tra esse, la seconda sottocommissione fu incaricata di elaborare gli articoli relativi all'organizzazione costituzionale dello Stato. Tra i suoi compiti figurò anche la stesura dell'elenco delle regioni. Ne furono eletti Presidente Umberto Terracini (PCI) e segretario Tomaso Perassi (PRI).

Rispetto al 1913, nell'assetto amministrativo dell'Italia erano avvenuti i seguenti cambiamenti: Dalle annessioni post prima guerra mondiale il Veneto era stato "triplicato": la regione del 1913 era stata rinominata Venezia Euganea (comprendeva sia il Veneto che il Friuli); poi erano nate: la Venezia Tridentina (attuale Trentino-Alto Adige) e la Venezia Giulia (il totale saliva a 17); La Lucania era stata definitivamente distinta dalla Calabria (il totale saliva a 18); Nel gennaio 1946 la Valle d'Aosta era diventata circoscrizione autonomaNon in tempo, comunque, per il referendum istituzionale di giugno. Il territorio aostano fece parte del Piemonte.(il totale saliva a 19).

Tra tutti i partiti presenti nell'Assemblea Costituente, i principali partiti regionalisti erano: Partito d'Azione, Partito Repubblicano e Democrazia Cristiana; i principali partiti antiregionalisti erano il Partito Socialista e il Partito Comunista; anche la destra era antiregionalista..

In sede costituente l'argomento “Regioni” avrebbe potuto essere approfondito mediante audizioni di geografi o mediante la raccolta di studi accademici monografici. Ciò non avvenne, né venne affrontato un dibattito sulle realtà regionali nella loro dimensione economica. Non è un mistero che ben 279 tra i membri dell'Assemblea fossero laureati in giurisprudenza. L'argomento fu quindi trattato con un'angolatura ben precisa.